Fabrizio De André: differenze tra le versioni

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De André è stato il primo artista italiano a introdurre nelle sue canzoni tematiche nuove, diverse da quelle sentimentali che fino ad allora avevano contraddistinto la musica leggera nazionale. Autore di testi ricchi di riferimenti letterari, nella sua produzione confluiscono svariate influenze, dal folk-blues alla musica popolare italiana<ref>TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/</ref>.  
De André è stato il primo artista italiano a introdurre nelle sue canzoni tematiche nuove, diverse da quelle sentimentali che fino ad allora avevano contraddistinto la musica leggera nazionale. Autore di testi ricchi di riferimenti letterari, nella sua produzione confluiscono svariate influenze, dal folk-blues alla musica popolare italiana<ref>TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/</ref>.  
Un grande innovatore della canzone italiana, viene da molti definito il più grande cantautore italiano con una parabola artistica tra le più lunghe e intense, sino a diventare un modello per i colleghi più giovani in quasi quarant'anni di percorso artistico: dall'inizio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla sua scomparsa nel 1999. È stato il primo cantautore a utilizzare lo strumento-canzone per affrontare tematiche diverse da quelle sentimentali che avevano contraddistinto e spesso corroso la canzone italiana sino a quel momento<ref> DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO di Ernesto Assante, Enciclopedia dei ragazzi (2005); https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/</ref>.
Un grande innovatore della canzone italiana, viene da molti definito il più grande cantautore italiano con una parabola artistica tra le più lunghe e intense, sino a diventare un modello per i colleghi più giovani in quasi quarant'anni di percorso artistico: dall'inizio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla sua scomparsa nel 1999. È stato il primo cantautore a utilizzare lo strumento-canzone per affrontare tematiche diverse da quelle sentimentali che avevano contraddistinto e spesso corroso la canzone italiana sino a quel momento<ref>TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO di Ernesto Assante, Enciclopedia dei ragazzi (2005); https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/</ref>.


=== Vita e opere ===
=== Vita e opere ===

Versione delle 10:33, 11 mar 2025

Fabrizio Cristiano De André è stato un cantautore italiano. Nacque a Genova, nel quartiere di Pegli, il 18 febbraio 1940 da genitori benestanti di origini piemontesi[1]. Soprannominato anche con l’appellativo “Faber”, datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio[2].

Biografia

Genitori, infanzia e formazione

Il padre, Giuseppe De André, era nato a Torino nel 1912 in una famiglia di condizioni modeste che pare vantasse però origini provenzali, forse addirittura nobili; la madre, Luigia Amerio (‘Luisa’), era nata nel 1911 a Pocapaglia (Cuneo), figlia di proprietari di vigneti e piccoli produttori vinicoli. La coppia si sposò nel 1935 e si stabilì a Genova dopo la nascita del primo figlio, Mauro (1936). Nella città ligure Giuseppe De André, che si era laureato in Lettere e Filosofia a Torino ventiduenne, acquistò un Istituto tecnico per geometri e ragionieri a Sampierdarena. Uomo intraprendente, diede impulso manageriale alla scuola e ne incrementò le iscrizioni, procurando a sé stesso e alla propria famiglia una condizione agiata[3].

Poco più di tre mesi dopo la nascita di Fabrizio, l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale, e già nel 1942 la famiglia De André (ad eccezione del padre che restò in città fino al 1944, quando venne ricercato per aver coperto gli alunni ebrei della scuola) lasciò Genova e si stabilì nella campagna astigiana, nella località di Revignano, dove Giuseppe aveva appositamente acquistato l’anno prima la Cascina dell’Orto. Qui i De André rimasero fino al settembre 1945, quando, a guerra conclusa, tornarono a Genova. Dal 1947 De André frequentò le scuole elementari, dapprima in un istituto privato, indi nella scuola statale; iniziò a prendere lezioni private di violino nel 1948. Il legame con l’astigiano non si spezzò: i De André continuarono a trascorrere i mesi estivi in campagna, dove mantennero la cascina fino al 1950.

Fabrizio De André si formò per un verso frequentando le scuole e passando la gran parte dell’anno nel capoluogo ligure e per l’altro trascorrendo le vacanze nella campagna piemontese. Si delineano così fin dalla formazione infantile due contesti che idealmente si ritrovano nell’intera sua produzione canora: da una parte quello, evidentissimo, di Genova, del mare, e della cultura marinara, che si esprime in riferimenti ad ambienti urbani specifici, a viaggi e tradizioni mediterranee; dall’altra, quello della cultura rurale e popolare, che si manifesta in ambienti popolari e in riti e forme di comportamento dal carattere atavico (oltreché, direttamente, nella canzone Ho visto Nina volare, 1996, che fa riferimento a un’amica d’infanzia).

Nel dopoguerra crebbe il benessere economico e la rilevanza sociale della famiglia De André: il padre proseguì e ampliò l’attività dell’istituto scolastico ed entrò in politica nelle file del Partito Repubblicano Italiano, divenendo negli anni Cinquanta consigliere, assessore e vicesindaco di Genova. Ritiratosi dall’impegno politico per dissensi col partito, proseguì nel decennio successivo la propria attività manageriale; ricoprì incarichi di primo piano ai vertici di Eridania nel gruppo Monti e fu poi dirigente dell’editoriale di controllo del Resto del Carlino e della Nazione, la Poligrafici.

Terminata la scuola media nel 1954 nell’istituto del padre, Fabrizio si iscrisse al Liceo classico, dove manifestò particolare interesse per la poesia, oltre a dar prova di atteggiamenti provocatori verso i docenti e l’istituzione. L’adolescente, e poi il giovane, crebbe frequentando amici come lui appartenenti alla buona borghesia cittadina: tra di essi v’era il poco più anziano Paolo Villaggio, conosciuto nei tardi anni Quaranta durante un soggiorno in montagna. I due conducevano la vita degli enfants terribles, frequentavano i quartieri e i vicoli malfamati della città, manifestavano il loro ribellismo negli orari confusi di sonno e veglia ma anche, per De André, nell’abuso di alcolici e sigarette, sino ai primi segni di sostanziale dipendenza e d’alcolismo che finiranno per accompagnare, con alti e bassi, la vita del cantautore fino a metà degli anni Ottanta. Nel corso degli anni Cinquanta, De André conobbe il pensiero anarchico, al quale aderì poi per tutta la vita. Terminato il Liceo, si iscrisse a Giurisprudenza nell’anno accademico 1959-60 e sostenne alcuni esami soprattutto nel biennio iniziale; ridusse quindi il proprio impegno di studente universitario man mano che si venne affermando come musicista: al termine dell’anno accademico 1964-65, l’ultimo al quale si iscrisse[4].

De André è stato il primo artista italiano a introdurre nelle sue canzoni tematiche nuove, diverse da quelle sentimentali che fino ad allora avevano contraddistinto la musica leggera nazionale. Autore di testi ricchi di riferimenti letterari, nella sua produzione confluiscono svariate influenze, dal folk-blues alla musica popolare italiana[5]. Un grande innovatore della canzone italiana, viene da molti definito il più grande cantautore italiano con una parabola artistica tra le più lunghe e intense, sino a diventare un modello per i colleghi più giovani in quasi quarant'anni di percorso artistico: dall'inizio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla sua scomparsa nel 1999. È stato il primo cantautore a utilizzare lo strumento-canzone per affrontare tematiche diverse da quelle sentimentali che avevano contraddistinto e spesso corroso la canzone italiana sino a quel momento[6].

Vita e opere

Dopo aver compiuto gli studi classici nella sua città, cominciò a suonare la chitarra in un gruppo jazz, entrando al tempo stesso in contatto con cantautori come Luigi Tenco, Gino Paoli e altri, con i quali contribuì a delineare all'inizio degli anni Sessanta la cosiddetta scuola genovese. Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare la delicata ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate. Dopo l'esordio con Nuvole barocche (1958) e il primo importante successo con La canzone di Marinella (1962), tutta la produzione di De André è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l'album Tutti morimmo a stento (1968) è ispirato alla poetica di François Villon e quello de La buona novella (1970) ai Vangeli apocrifi, mentre Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è composto sui testi dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. La denuncia dell'ingiustizia, dell'ipocrisia del potere, della guerra, le vicende delle minoranze emarginate e perseguitate, i destini collettivi dei popoli rom, dei nativi americani, dei Palestinesi, così come una vasta galleria di singoli personaggi costituiscono il centro di queste e altre opere. La morte, pensata e cantata nelle sue varie accezioni, rappresenta un altro tema ricorrente. Le strutture musicali sono sempre subordinate alla resa del testo: irregolarità metriche e libertà poetiche di ogni genere implicano un linguaggio musicale e un supporto strumentale non invadente, elastico, capace di lasciare spazio alle peculiari qualità interpretative della voce di De André, particolarmente ricca nel registro grave. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani. Nel 1979 la vita familiare del cantautore viene scossa da un avvenimento eclatante: il rapimento suo e della compagna Dori Ghezzi in Sardegna ad opera dell'anonima sequestri, che li rilascerà dietro pagamento di un riscatto e una prigionia di circa quattro mesi. Da un intenso ricorso al dialetto (genovese, sardo, napoletano) sono caratterizzati gli ultimi tre album di De André, Creuza de mä (1984), Le nuvole (1990) e Anime salve (1996), che hanno visto la collaborazione di Mauro Pagani e Ivano Fossati. De André ha inoltre creato interessanti versioni italiane di alcune canzoni di George Brassens e tradotto brani di Bob Dylan e Leonard Cohen. È stato autore con Alessandro Gennari del romanzo Un destino ridicolo (1996). Nel 2016 è stato edito il testo Sotto le ciglia chissà, raccolta di appunti e riflessioni che costituiscono un diario inedito e privato del cantautore, mentre nel 2018 la Fondazione Fabrizio De André ha curato la pubblicazione del volume Anche le parole sono nomadi in cui è raccolta una selezione di testi delle sue canzoni; nel 2020 Walter Veltroni ha ricostruito nel docufilm Il concerto ritrovato lo storico concerto tenuto nel 1979 a Genova dal cantautore e dalla Premiata Forneria Marconi[7][8].

La prima volta di un anarchico alla Bussola

La notte del 15 marzo 1975, a Focette, presso Marina di Pietrasanta nella costa versiliese, De André decise per la prima volta di esibirsi pubblicamente su di un palco. Giunsero molti degli amici del genovese; oltre al fratello Mauro, alla moglie e al figlio Cristiano, erano presenti Gino Paoli, Paolo Villaggio, Lino Toffolo, Francesco De Gregori, Beppe Grillo e Marco Ferreri che ebbe un ruolo decisivo nello spingere sul palco il riluttante De André, a lungo chiuso in camerino. All’esterno ci fu una breve contestazione per il prezzo del biglietto. La scaletta fu composta da 13 pezzi che attingevano dal repertorio e dalle novità. L’apertura fu affidata ad un pezzo molto noto come La canzone dell’amore perduto, pubblicata come singolo nel marzo del 1966 e inserita, nel medesimo anno, nell’Lp Tutto Fabrizio De André. Come avrebbe fatto poi in altre occasioni, De André modificò alcune strofe di Via della povertà, in cui avrebbe spesso inserito riferimenti a personaggi politici, per aggiungere, nell’esibizione della Bussola, un esplicito riferimento al suo proprietario Bernardini. A più riprese, durante l’esibizione, De André fece esplicito riferimento alla difficoltà nel memorizzare i testi dei vari pezzi, avendo fino ad allora cantato solo in sala di registrazione. Proprio facendo ricorso a questa giustificazione il cantautore modificava i versi di Marinella, introducendo una strofa molto cruda, che non avrebbe più ripetuto in futuro. Anche nel caso di Canzone per l’estate, De André cambiò una strofa. L’attacco di Via del Campo segnò il punto di maggior coinvolgimento del pubblico che, dopo le note iniziali, cominciò a cantarla in maniera decisamente avvertibile.[9]

L’ultimo tour

Nel 1996 pubblicò l’album Anime salve, fu un successo, di pubblico e di critica. Al disco fecero seguito un tour e un nuovo album antologico (Mi innamoravo di tutto, 1997), con una nuova versione della Canzone di Marinella, di nuovo cantata da Mina. Tra il 1997 e il 1998 si svolse un nuovo tour nei teatri. A luglio iniziò il tour estivo. Nell'estate del 1998 fu costretto però a interrompere il tour, una TAC eseguita il 25 agosto gli diagnosticava un tumore ai polmoni. Appena pochi mesi dopo, alle ore 02.15 di notte dell'11 gennaio 1999, Fabrizio moriva presso l'Istituto Tumori di Milano, dov'era ricoverato, assistito sino all'ultimo momento dai suoi cari. Una folla commossa, di oltre diecimila persone, ha seguito i suoi funerali, svoltisi il 13 gennaio nella Basilica di Carignano, a Genova. In mezzo a quella numerosa folla svettavano la bandiera del Genoa (la sua squadra del cuore) e quella anarchica (a testimonianza e ricordo del suo "credo" politico, o meglio del suo "modo d'essere"). Riposa al cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia[10].

Fabrizio De André: Poeta e Innovatore della Canzone Italiana

Fabrizio De André è stato uno dei più importanti esponenti della canzone italiana. L’estrema attenzione all’aspetto verbale della canzone, l’adozione di forme metriche chiare e, soprattutto nella prima fase, aderenti alla tradizione poetica italiana, la dovizia delle immagini hanno portato vari critici a considerarlo a tutti gli effetti un poeta, ma egli se ne schermiva con un atteggiamento a metà tra l’umile e l’ironico. Sotto il profilo musicale, la produzione di De André si può suddividere in quattro grandi periodi: 1961-67, l’epoca dei 45 giri e dell’adesione alle tendenze folk; 1968-73, i concept album e il progressive; 1973-81, a sua volta articolabile in 1974-75, la collaborazione con De Gregori, e 1978-81, quella con Bubola; 1984-96, la svolta etnica da Crêuza de mä ad Anime salve. Questi quattro periodi, considerati da vicino, per un verso presentano interrelazioni reciproche e per l’altro manifestano anche al loro interno elementi assai eterogenei, risentendo dei vari collaboratori dei quali il cantautore si valse: le canzoni cambiano significativamente per scelte testuali, forme, arrangiamenti, sempre attente a quanto accade nel panorama dell’attualità, rispetto al quale si collocano in posizione al tempo stesso contigua e dialettica. Anche quando il contributo di De André verte soprattutto sul testo, la sua responsabilità rispetto alle scelte musicali non viene meno: ciò fa senz’altro di lui uno dei principali artefici dei mutamenti avvenuti nella canzone italiana tra gli anni Sessanta e i Novanta. L’intera produzione di De André si caratterizza per la profonda tensione morale: essa si esprime nella predilezione per i cosiddetti “ultimi”, coloro che per condizione o scelta deliberata subiscono gli effetti di una forza istituzionale, sociale, morale alla quale non si conformano e ne vengono schiacciati. L’umanità, o meglio l’uomo, è dunque al centro delle canzoni e della poetica di De André: si può parlare in questo senso di un suo peculiare "umanismo"[11].

Note

  1. TRECCANI, DE ANDRÉ, FABRIZIO CRISTIANO di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  2. Fabrizio De André: chi gli ha dato il soprannome Faber, i due matrimoni, 7 segreti di Arianna Ascione 11 GENNAIO 2024;https://www.corriere.it/spettacoli/cards/fabrizio-de-andre-chi-ha-il-soprannome-faber-due-matrimoni-7-segreti/chi-ha-il-soprannome-faber.shtml
  3. TRECCANI, DE ANDRÉ, FABRIZIO CRISTIANO di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  4. TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014), Infanzia e formazione; https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  5. TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/
  6. TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO di Ernesto Assante, Enciclopedia dei ragazzi (2005); https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
  7. TRECCANI DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/
  8. FONDAZIONE DE ANDRÉ; http://www.fabriziodeandre.it/biografia/
  9. DIVISMO SPETTACOLO CULTURA 1950-1980 "La Bussola di Sergio Bernardini" - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.
  10. VIA DEL CAMPO, Biografia; https://viadelcampo.com/biografia
  11. TRECCANI, DE ANDRÉ FABRIZIO CRISTIANO, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/


Bibliografia

- Treccani-De André Fabrizio - https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/

- Via del campo - https://viadelcampo.com/biografia

- Fondazione De André - http://www.fabriziodeandre.it/

- DIVISMO SPETTACOLO CULTURA 1950-1980 La Bussola di Sergio Bernardini - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.

- Corriere della Sera - https://www.corriere.it/spettacoli/cards/fabrizio-de-andre-chi-ha-il-soprannome-faber-due-matrimoni-7-segreti/chi-ha-il-soprannome-faber.shtml