Francesco Guccini: differenze tra le versioni

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Francesco Guccini
== Francesco Guccini ==




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Biografia
Biografia


Fanciullezza e Adolescenza (1940-1958)
=== Fanciullezza e Adolescenza (1940-1958) ===


Francesco Guccini nasce a Modena il 14 luglio 1940. La sua infanzia, e parte della sua adolescenza, viene vissuta al mulino di proprietà dei nonni materni a Pàvana, un paesino tra l'Appennino emiliano e toscano. La vita semplice, “di un mondo autosufficiente” lo segneranno profondamente. “Questo mi ha dato un “imprinting” incancellabile. Questo, in fondo, sono stato e sono ancora oggi, a tanti anni di distanza”[10].
Francesco Guccini nasce a Modena il 14 luglio 1940. La sua infanzia, e parte della sua adolescenza, viene vissuta al mulino di proprietà dei nonni materni a Pàvana, un paesino tra l'Appennino emiliano e toscano. La vita semplice, “di un mondo autosufficiente” lo segneranno profondamente. “Questo mi ha dato un “imprinting” incancellabile. Questo, in fondo, sono stato e sono ancora oggi, a tanti anni di distanza”[10].
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(da Dio è morto, I Nomadi cantano Guccini, 1967)
(da Dio è morto, I Nomadi cantano Guccini, 1967)


Il Debutto Musicale (1968-1975)
=== Il Debutto Musicale (1968-1975) ===


Dopo il ritiro da una possibile partecipazione al festival di Sanremo[20] , Guccini nei seguenti due anni incide altri due album considerati minori da lui stesso “Due Anni Dopo”(1969)[21] e “L’isola Non Trovata”(1970)[22]. Vale la pena ricordare, per il successivo successo, la ballata “La Primavera di Praga”, un ri-arrangiamento acustico divenuto celebre di “Un Altro Giorno È Andato" e la nostalgica “Vedi Cara”.
Dopo il ritiro da una possibile partecipazione al festival di Sanremo[20] , Guccini nei seguenti due anni incide altri due album considerati minori da lui stesso “Due Anni Dopo”(1969)[21] e “L’isola Non Trovata”(1970)[22]. Vale la pena ricordare, per il successivo successo, la ballata “La Primavera di Praga”, un ri-arrangiamento acustico divenuto celebre di “Un Altro Giorno È Andato" e la nostalgica “Vedi Cara”.
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Nel 1974 invece ritorna alla ormai consueta malinconia con un album marginale e fortemente criticato dalla stampa del tempo,“Stanze di Vita quotidiana”[26]. In particolare un certo Riccardo Bertoncelli[27], giornalista e critico musicale dell’epoca, lo critica aspramente.
Nel 1974 invece ritorna alla ormai consueta malinconia con un album marginale e fortemente criticato dalla stampa del tempo,“Stanze di Vita quotidiana”[26]. In particolare un certo Riccardo Bertoncelli[27], giornalista e critico musicale dell’epoca, lo critica aspramente.


Il Successo (1976-1989)
=== Il Successo (1976-1989) ===


Il successo commerciale arriva finalmente con l’album “Via Paolo Fabbri 43”(1976)[28], un disco a tratti inebriante ed a tratti commuovente. "L'Avvelenata"[29], un'altra delle canzoni più famose del cantautore,  sputa rabbia e lascia agli ascoltatori la libertà di immedesimarsi nella vita quotidiana di Guccini. Nella stessa canzone risponde alle contestazioni subite, nei due anni precedenti , dalla critica ed in particolare da Bertoncelli.
Il successo commerciale arriva finalmente con l’album “Via Paolo Fabbri 43”(1976)[28], un disco a tratti inebriante ed a tratti commuovente. "L'Avvelenata"[29], un'altra delle canzoni più famose del cantautore,  sputa rabbia e lascia agli ascoltatori la libertà di immedesimarsi nella vita quotidiana di Guccini. Nella stessa canzone risponde alle contestazioni subite, nei due anni precedenti , dalla critica ed in particolare da Bertoncelli.
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Iniziano anni di notevole successo mediatico e molteplici tour musicali; concretizzati con l’incisione di album live. Nel 1979 viene pubblicato l’Album “Concerto”[33], un live realizzato con i Nomadi. Importante è quest’album per il successo radiofonico del cantautore riproponendo brani dei primi album che non erano giunti al grande pubblico. Dopo l’album “Metropolis”(1981)[34], “Signora Bovary”(1983)[35] e “Guccini” (1987)[36], ricordato principalmente per il brano“Autogrill”, una verosimile storia d’amore, il cantautore emiliano incide altri due album live che sono una specie di sommatoria della sua carriera fino a quel momento: “Fra la Via Emilia e Il West (1984)[37] e “...Quasi Come Dumas…”(1988)[38].
Iniziano anni di notevole successo mediatico e molteplici tour musicali; concretizzati con l’incisione di album live. Nel 1979 viene pubblicato l’Album “Concerto”[33], un live realizzato con i Nomadi. Importante è quest’album per il successo radiofonico del cantautore riproponendo brani dei primi album che non erano giunti al grande pubblico. Dopo l’album “Metropolis”(1981)[34], “Signora Bovary”(1983)[35] e “Guccini” (1987)[36], ricordato principalmente per il brano“Autogrill”, una verosimile storia d’amore, il cantautore emiliano incide altri due album live che sono una specie di sommatoria della sua carriera fino a quel momento: “Fra la Via Emilia e Il West (1984)[37] e “...Quasi Come Dumas…”(1988)[38].
Negazioni e Amori (1990-2000)
 
=== Negazioni e Amori (1990-2000) ===
 
L’inizio del nuovo decennio si apre con la pubblicazione da parte del cantautore di un album cruciale per la sua storia, che si riallaccia fortemente al Guccini malinconico e nostalgico dei primi tempi: “Quello Che Non…”(1990)[39]. L’omonima traccia che dà nome all’album, “Cencio” e “Canzone Per Anna” sono tra le più amate dell’autore emiliano. Anche il capolavoro meno conosciuto “Canzone Delle Domande Consuete” gli regalerà grandi soddisfazioni attribuendogli il premio Tenco[40].
L’inizio del nuovo decennio si apre con la pubblicazione da parte del cantautore di un album cruciale per la sua storia, che si riallaccia fortemente al Guccini malinconico e nostalgico dei primi tempi: “Quello Che Non…”(1990)[39]. L’omonima traccia che dà nome all’album, “Cencio” e “Canzone Per Anna” sono tra le più amate dell’autore emiliano. Anche il capolavoro meno conosciuto “Canzone Delle Domande Consuete” gli regalerà grandi soddisfazioni attribuendogli il premio Tenco[40].
Sono veri e propri anni d’oro per il guccio durante i quali produce album fortemente apprezzati dalla critica e gode del favore del pubblico.
Sono veri e propri anni d’oro per il guccio durante i quali produce album fortemente apprezzati dalla critica e gode del favore del pubblico.
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Dopo l’ennesimo Live album ”Guccini Live Collection”(1998)[44], contenente altri successi del cantautore, è il momento del primo album del nuovo millenio del maestrone: “Stagioni”(2000)[45]. Quest’album è l’ennesima innovazione dal punto di vista musicale di Guccini, controverso politicamente e severo nei confronti della società, sostanzialmente un capolavoro del suo genere. Dalla ballata del “Don Chisciotte”, alla vincitrice del premio Tenco “Ho Ancora La Forza”[46], la biografia trasmutata in musica di Ernesto Guevara, nell’omonima traccia  “Stagioni”, che dà inoltre nome al disco, e infine, la più intima, “E Un Giorno…”. In quest’ultima mesta poesia l’autore mostra all’ascoltatore il prezzo di crescere, e ciò che consegue allo scorrere del tempo «che non c’è solo il dolce ad attenderti ma molto d’amaro e non è senza un prezzo salato diventare grande»[47].
Dopo l’ennesimo Live album ”Guccini Live Collection”(1998)[44], contenente altri successi del cantautore, è il momento del primo album del nuovo millenio del maestrone: “Stagioni”(2000)[45]. Quest’album è l’ennesima innovazione dal punto di vista musicale di Guccini, controverso politicamente e severo nei confronti della società, sostanzialmente un capolavoro del suo genere. Dalla ballata del “Don Chisciotte”, alla vincitrice del premio Tenco “Ho Ancora La Forza”[46], la biografia trasmutata in musica di Ernesto Guevara, nell’omonima traccia  “Stagioni”, che dà inoltre nome al disco, e infine, la più intima, “E Un Giorno…”. In quest’ultima mesta poesia l’autore mostra all’ascoltatore il prezzo di crescere, e ciò che consegue allo scorrere del tempo «che non c’è solo il dolce ad attenderti ma molto d’amaro e non è senza un prezzo salato diventare grande»[47].
Fine Della Carriera (2004-2012)
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Fine Della Carriera (2004-2012) ===


Nel 2004 viene pubblicato Ritratti[48] che riscuote poco successo mediatico, e ben nove anni dopo, Guccini pubblica il suo ultimo album di inediti, “L’Ultima Thule” (2012)[49]. È un album pigro e nostalgico, di un uomo stanco delle dinamiche musicali che fino a quel momento aveva tollerato, un disco concepito per essere il suo personalissimo inno d’addio[50] alla musica.
Nel 2004 viene pubblicato Ritratti[48] che riscuote poco successo mediatico, e ben nove anni dopo, Guccini pubblica il suo ultimo album di inediti, “L’Ultima Thule” (2012)[49]. È un album pigro e nostalgico, di un uomo stanco delle dinamiche musicali che fino a quel momento aveva tollerato, un disco concepito per essere il suo personalissimo inno d’addio[50] alla musica.

Versione delle 13:40, 20 feb 2025

Francesco Guccini

Francesco Guccini è uno dei cantautori italiani più rilevanti del secolo scorso[1][2][3].


Oltre ad essere cantautore, il Maestrone[4] è stato attore[5], scrittore[6] e persino docente di lingua italiana al Dickinson College di Bologna[7].

Tutte le sue opere, album, libri o film sono fortemente intrisi dalla sua ideologia[8][9] e personalissima etica, toccando i vari temi esistenziali che ogni uomo conosce durante la propria vita: le ingiustizie sociali, il tempo che fugge, la riflessione sull’esistenza e, naturalmente le precarietà umane. Biografia

Fanciullezza e Adolescenza (1940-1958)

Francesco Guccini nasce a Modena il 14 luglio 1940. La sua infanzia, e parte della sua adolescenza, viene vissuta al mulino di proprietà dei nonni materni a Pàvana, un paesino tra l'Appennino emiliano e toscano. La vita semplice, “di un mondo autosufficiente” lo segneranno profondamente. “Questo mi ha dato un “imprinting” incancellabile. Questo, in fondo, sono stato e sono ancora oggi, a tanti anni di distanza”[10].

Nel 1958 si diploma alla scuola magistrale di letteratura di Modena mostrando già una particolare adesione alla musica, fondando il suo primo complesso musicale “Gli Hurricanes”[11] . Come descritto nella canzone “Piccola Città”[12], Modena non gli andrà mai a genio, infatti nel 1961 ne riuscì a sfuggire trasferendosi a Bologna con la famiglia.

«Piccola città, bastardo posto, /appena nato ti compresi / o fu il fato che in tre mesi /mi spinse via?» (da Piccola città, Radici, 1972)


Venne profondamente influenzato dall'arrivo del rock’n’roll in Italia[13], iniziò a strimpellare la chitarra ed a scrivere le prime canzoni. Si iscrisse alla facoltà di Lettere, ma la sua inquietudine lo portò a sperimentare diverse strade: lavorò come istruttore in un collegio, giornalista per la Gazzetta di Modena e musicista in orchestre da ballo. Fu proprio in questo periodo che il guccio plasmò la sua visione del mondo e ebbe modo di sviluppare la sua capacità di raccontare storie e modellare personaggi provenienti da diverse realtà sociali. La gioventù ed il suo primo album (1961-1967)

Nel 1961 Guccini si trova a Bologna, città che diventerà il centro della sua vita artistica del cantautore. Qui entra in contatto con il fermento politico degli anni ‘60, un periodo di grandi cambiamenti e di forti tensioni sociali che influenzeranno profondamente la sua visione del mondo e il suo impegno politico. Inizia a frequentare l'Osteria delle Dame[14]., luogo di ritrovo di artisti e intellettuali, e stringe amicizia con personaggi come Pasolini e Lucio Dalla. È proprio qui che la sua carriera musicale inizia a prendere forma: dopo aver suonato con il gruppo "I Gatti", successivamente conosciuti con il nome di Equipe 84[15]., inizia a esibirsi come solista, avanzando canzoni dai testi impegnati e basi folk influenzate dalla tradizione cantautorale italiana e americana. Nel 1967 incide il suo primo album di impatto commerciale quasi nullo denominato "Folk Beat n. 1"[16]; che raccoglie alcune canzoni che diventeranno pietre miliari per i suoi fan solo negli anni a seguire. Brani come "Auschwitz"[17], “Canzone per un’amica”[18] o “Dio è morto”[19] raccontano in pieno lo spirito gucciniano, toccando temi delicati come la morte, l’Olocausto e la disilusione sociale.

«In ciò che noi vogliamo, Dio è risorto / Nel mondo che faremo / Dio è risorto» (da Dio è morto, I Nomadi cantano Guccini, 1967)

Il Debutto Musicale (1968-1975)

Dopo il ritiro da una possibile partecipazione al festival di Sanremo[20] , Guccini nei seguenti due anni incide altri due album considerati minori da lui stesso “Due Anni Dopo”(1969)[21] e “L’isola Non Trovata”(1970)[22]. Vale la pena ricordare, per il successivo successo, la ballata “La Primavera di Praga”, un ri-arrangiamento acustico divenuto celebre di “Un Altro Giorno È Andato" e la nostalgica “Vedi Cara”.

«Vedi cara, certe crisi son soltanto / Segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire» (da Vedi Cara, Due Anni Dopo, 1970)

La progressiva scalata del cantautore ormai bolognese è consacrata dall’album Radici (1972)[23], contenente brani estremamente evocativi e identificativi per l’epoca. Dalla meno conosciuta “Canzone dei dodici mesi”, a “Incontro” e la sua forse più famosa “Locomotiva”[24]. Guccini cavalca i moti rivoluzionari sessantottini diventando il paladino di una generazione. Proprio con quest’ultima canzone, una ballata anarchica ispirata al fallito attentato ferroviario, conquisterà il grande pubblico divenendo il suo inno al tema dell'uguaglianza e della giustizia sociale.


«e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via /la bomba proletaria e illuminava l' aria/la fiaccola dell' anarchia» (da La Locomotiva, Radici, 1972) Corre l’anno 1973 quando Il Maestrone, mostra per la prima volta il suo lato ironico nell’album “Opera buffa”[25], live registrato all’Osteria delle Dame. Nel 1974 invece ritorna alla ormai consueta malinconia con un album marginale e fortemente criticato dalla stampa del tempo,“Stanze di Vita quotidiana”[26]. In particolare un certo Riccardo Bertoncelli[27], giornalista e critico musicale dell’epoca, lo critica aspramente.

Il Successo (1976-1989)

Il successo commerciale arriva finalmente con l’album “Via Paolo Fabbri 43”(1976)[28], un disco a tratti inebriante ed a tratti commuovente. "L'Avvelenata"[29], un'altra delle canzoni più famose del cantautore, sputa rabbia e lascia agli ascoltatori la libertà di immedesimarsi nella vita quotidiana di Guccini. Nella stessa canzone risponde alle contestazioni subite, nei due anni precedenti , dalla critica ed in particolare da Bertoncelli.

«Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,/un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!» (da L’Avvelenata, Via Paolo Fabbri 43, 1976)

L’album successivo è “Amerigo”(1978)[30], di cui la cui canzone più famosa è certamente Eskimo[31], storia di un amore giovanile sull’orlo della fine, raccontato sullo sfondo culturale e politico degli anni ’70. Nonostante il successo commerciale di Eskimo, il brano più riuscito e in pieno stile guccinano è sicuramente Amerigo[32], una ballata in cui un Francesco Guccini adolescente vede l’America attraverso gli occhi dello zio Amerigo, emigrato in America, credendo nell’ardente, quanto falso, sogno americano. «Perché a vent’anni è tutto ancora intero/perché a vent'anni è tutto chi lo sa/ a vent'anni si è stupidi davvero/ quante balle si ha in testa a quell'eta'» (da Eskimo, Amerigo, 1978)

Iniziano anni di notevole successo mediatico e molteplici tour musicali; concretizzati con l’incisione di album live. Nel 1979 viene pubblicato l’Album “Concerto”[33], un live realizzato con i Nomadi. Importante è quest’album per il successo radiofonico del cantautore riproponendo brani dei primi album che non erano giunti al grande pubblico. Dopo l’album “Metropolis”(1981)[34], “Signora Bovary”(1983)[35] e “Guccini” (1987)[36], ricordato principalmente per il brano“Autogrill”, una verosimile storia d’amore, il cantautore emiliano incide altri due album live che sono una specie di sommatoria della sua carriera fino a quel momento: “Fra la Via Emilia e Il West (1984)[37] e “...Quasi Come Dumas…”(1988)[38].

Negazioni e Amori (1990-2000)

L’inizio del nuovo decennio si apre con la pubblicazione da parte del cantautore di un album cruciale per la sua storia, che si riallaccia fortemente al Guccini malinconico e nostalgico dei primi tempi: “Quello Che Non…”(1990)[39]. L’omonima traccia che dà nome all’album, “Cencio” e “Canzone Per Anna” sono tra le più amate dell’autore emiliano. Anche il capolavoro meno conosciuto “Canzone Delle Domande Consuete” gli regalerà grandi soddisfazioni attribuendogli il premio Tenco[40]. Sono veri e propri anni d’oro per il guccio durante i quali produce album fortemente apprezzati dalla critica e gode del favore del pubblico. Ne sono l’esempio gli Album "Parnassius Guccinii“(1993)[41] (la farfalla in copertina è chiamata così in onore del cantautore) e “D’Amore di Morte E Di Altre Sciocchezze”(1996)[42]. Il primo dei due album esplora una dimensione maggiormente ideologica dalla condizione umana, con uno sguardo critico e riflessivo sulla realtà. Il secondo album invece affronta temi profondi e personali con un'attenzione particolare alle riflessioni sulla vita, sull'amore, sulla morte e sulla precarietà dell'esistenza. Tutto ciò è superbamente esplicitato nelle canzoni “Farwell”, “Quattro Stracci”,”Stelle”, “Lettera” e la celeberrima “Cirano”[43]. Ad esempio prendendo in analisi quest’ultima ballata, possiamo notare ancora una volta la genialità di Guccini nell’usare una storia d’amore tratta da un romanzo di fine ‘800, come contorno per una critica a una società satura di inetti, che ricoprono ruoli prestigiosi senza esserselo realmente guadagnato. «Buffoni che campate di versi senza forza/Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza/Godetevi il successo, godete finché dura/Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura» (da Cirano,D’Amore Di Morte E Di Altre Sciocchezza, 1996)

Dopo l’ennesimo Live album ”Guccini Live Collection”(1998)[44], contenente altri successi del cantautore, è il momento del primo album del nuovo millenio del maestrone: “Stagioni”(2000)[45]. Quest’album è l’ennesima innovazione dal punto di vista musicale di Guccini, controverso politicamente e severo nei confronti della società, sostanzialmente un capolavoro del suo genere. Dalla ballata del “Don Chisciotte”, alla vincitrice del premio Tenco “Ho Ancora La Forza”[46], la biografia trasmutata in musica di Ernesto Guevara, nell’omonima traccia “Stagioni”, che dà inoltre nome al disco, e infine, la più intima, “E Un Giorno…”. In quest’ultima mesta poesia l’autore mostra all’ascoltatore il prezzo di crescere, e ciò che consegue allo scorrere del tempo «che non c’è solo il dolce ad attenderti ma molto d’amaro e non è senza un prezzo salato diventare grande»[47].

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Fine Della Carriera (2004-2012) ===

Nel 2004 viene pubblicato Ritratti[48] che riscuote poco successo mediatico, e ben nove anni dopo, Guccini pubblica il suo ultimo album di inediti, “L’Ultima Thule” (2012)[49]. È un album pigro e nostalgico, di un uomo stanco delle dinamiche musicali che fino a quel momento aveva tollerato, un disco concepito per essere il suo personalissimo inno d’addio[50] alla musica. «quando il giorno dell'ultima volta / che vedrai il sole nell'albeggiare / e la pioggia ed il vento soffiare / ed il ritmo del tuo respirare / che pian piano si ferma e scompare» (da L’ultima volta,L’Ultima Thule, 2012) L’Ideologia Francesco Guccini ha sviluppato nel corso della sua carriera un pensiero politico e sociale complesso, caratterizzato da una forte critica alle ingiustizie, un umanesimo radicale e una visione libertaria e progressista[51]. Guccini è stato sempre critico verso il capitalismo, il consumismo e le disuguaglianze sociali come si può notare nelle già citate "La locomotiva" (1972) ed "Eskimo" (1988) ma anche nella forse meno conosciuta "Il Sociale E L’Antisociale" (1967) che negli anni a seguire diventerà il suo manifesto ideologico[52]. Il cantautore emiliano ha sempre mantenuto viva la memoria della Resistenza e dell'antifascismo, rifiutando ogni forma di autoritarismo, incluso il comunismo sovietico. Tra gli esempi più conosciuti sicuramente c’è la sopracitata "Auschwitz" (1964, nota anche come "La canzone del bambino nel vento")[53]. Altre canzoni simbolo di questa sfaccettatura gucciniana è certamente "Il vecchio e il bambino" (1972) che riflette sulla violenza della guerra e sull'ipocrisia del potere[54]. Altro tema caro a Guccini è l’umanesimo esistenziale dove fonde impegno politico e riflessione filosofica, ponendo al centro l'individuo e la sua lotta per la dignità. Brani generazionali definiti spesso come inni di riscossa popolare come "Dio è morto" (1964)[55] invitano a una rilettura della realtà facendoci interrogare sul nostro senso della fede. Oltra profonda canzone del cantautore è "Incontro" (1993)[56] che esplora la solitudine dell’uomo in un mondo caotico. In ultima battuta il guccio, da anarchico-libertario qual è, disprezza ogni forma di potere gerarchico, snocciolando a fondo tali concetti in "Don Chisciotte" (2000), che diventa una metafora della lotta contro i mulini a vento del conformismo. In "Canzone della bambina portoghese"(1972)[57], un gioiello poco conosciuto quanto affascinante, dichiara la necessità di mantenere una posizione critica verso il potere e rimanere sempre guardigni da chi ha la cosiddetta “verità in tasca”. L’intreccio di tutte queste ideologie e pensieri ha dato vita a Guccini, un “maestro di dubbio” che invita l’ascoltatore delle sue canzoni, lettore dei suoi romanzi o spettatore dei suoi film a ricercare una verità concreta, senza dogmi, consacrando la sua vita al risveglio della coscienza collettiva. «Siamo di un' era in transizione/fra una civiltà quasi finita/ed una nuova inconcepita.» (da Mondo Nuovo,Amerigo, 1978) Debutto Letterario Cròniche epafàniche, Milano, Feltrinelli, 1989. Vacca d'un cane, Milano, Feltrinelli, 1993. La legge del bar e altre comiche, Bologna, Comix, 1996. Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti, con Loriano Macchiavelli, Milano, Mondadori, 1997. Un disco dei Platters - Romanzo di un maresciallo e una regina, con Loriano Macchiavelli, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-45062-2. Un altro giorno è andato. Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto, Firenze, Giunti, 1999. Portavo allora un eskimo innocente. Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto, Firenze-Milano, Giunti, 2007. Questo sangue che impasta la terra. Romanzo, con Loriano Macchiavelli, Milano, Mondadori, 2001. Lo Spirito e altri briganti, con Loriano Macchiavelli, Milano, Mondadori, 2002. Il vecchio e il bambino, la canzone di Francesco Guccini, Cittanòva blues. Romanzo, Milano, Mondadori, 2003. L'uomo che reggeva il cielo, Pistoia, Libreria dell'Orso, 2005. Icaro, Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-04-56221-4. Non so che viso avesse. La storia della mia vita, Milano, Mondadori, 2010. Dizionario delle cose perdute, Milano, Mondadori, 2012. La pioggia fa sul serio. Romanzo di frane e altri delitti, con Loriano Macchiavelli, Milano, Mondadori, 2014. Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto, Milano, Mondadori, 2015. Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri, con Loriano Macchiavelli, Milano, Giunti Editore, 2017 Storie liete, fiabe nere e tempi andati, Milano, Rizzoli, 2021. Vola golondrina, con Loriano Macchiavelli, Milano, Giunti Editore, 2023. Filmografia I giorni cantati (1979) Le lunghe ombre (1987) Musica per vecchi animali (1989) Radiofreccia (1998) Ormai è fatta! (1999) Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005) Io e Marilyn (2009) Francesco Guccini La mia Thule (2013) La linea gialla (2015) Son morto che ero bambino - Francesco Guccini va ad Auschwithz – documentario Rai Storia (2017) Riconoscimenti Nell'ambito dei riconoscimenti del Club Tenco[58][59] Guccini riceve: 1975 – Premio Tenco per la carriera, insieme a Umberto Bindi, Enzo Jannacci e Fabrizio de Andrè.2015 – Premio Tenco per la carriera 1987 – Targa Tenco per la canzone Scirocco 1990 – Targa Tenco per la canzone Canzone delle domande consuete 1994 – Targa Tenco per l'album Parnassius Guccinii 2000 – Targa Tenco per la canzone Ho ancora la forza Altri Premi di rilievo

1992 - Premio Montale per il particolare rilievo della dimensione poetica dei suoi testi[60].

1992 - un entomologo dedicò a Guccini una nuova specie di farfalla e le diede il nome Parnassius mnemosyne guccinii[61]. 2004 - ha ricevuto la Targa Ferrè[62]. 2005 - gli viene conferito anche il premio "Giuseppe Giacosa – Parole per la musica[63]. 2020 - Finalista del premio campanello con il romanzo “Tralummescuro”[64].

Note

Francesco Guccini Rai Cultura Guccini, il cantautore che rispetta le parole -IlFattoQuotidiano Francesco Guccini, l'uomo che ha fatto letteratura con le canzoni Il Maestrone dei cantautori italiani Filmografia - Guccini Bibliografia - Guccini Il Maestrone, i miei anni con Francesco Guccini Guccini intervista al Corriere.it Guccini a Rolling Stone Italia “Questo mi ha dato un “imprinting” incancellabile. “Questo, in fondo, sono stato e sono ancora oggi, a tanti anni di distanza”. Francesco Guccini, Non so che viso avesse, 2010, Mondadori, pagg 19-20. Francesco Guccini - Comune di Sambuca Pistoiese Piccola Città, Guccini Guccini: il “rock’n’roll” OSTERIA DELLE DAME


https://www.equipe84lastoria.it/homepage/ Folk Beat N. 1 - Francesco Guccini "Auschwitz” - la Repubblica Guccini, la storia di "Canzone per un'amica" "Dio è morto” - La Repubblica Guccini, i due no a Sanremo - Spettacoli Due Anni Dopo - Guccini L'isola non trovata - Guccini Radici - Guccini 'La Locomotiva' di Guccini Opera Buffa - Guccini Stanze di vita quotidiana - Guccini Riccardo Bertoncelli Via Paolo Fabbri 43 - Guccini Guccini spiega ‘L’Avvelenata’ - la Repubblica Amerigo - Guccini Guccini: Eskimo 1979- Corriere.it Guccini: Amerigo1978- Corriere.it Concerto - Francesco Guccini Metropolis - Francesco Guccini Signora Bovary - Guccini https://www.francescoguccini.it/discografia/guccini/ Fra la Via Emilia e il West - Guccini Quasi come Dumas - Guccini Quello che non - Guccini Targhe Tenco - Albo d'oro Parnassius Guccinii - Guccini D'amore di morte e di altre sciocchezze - Guccini "Cirano": Guccini contro dogmi. Francesco Guccini Live Stagioni - Guccini A Ligabue e Guccini il premio Tenco - Il Fatto Quotidiano E Un Giorno… - Guccini Ritratti - Guccini L'ultima thule - Guccini Guccini: "L'ultima Thule": l'addio alla musica? Guccini: “Mai stato comunista, libertario decisamente." Francesco Guccini, la storia di "Il sociale e l'antisociale" Guccini: Auschwitz - Corriere.it Guccini, perché "Il vecchio e il bambino" è da considerarsi poesia Guccini: Dio è morto - Corriere.it Guccini: Incontro - Corriere.it Intervista a Francesco Guccini Regolamento Targhe – Club Tenco Targhe Tenco - Albo d'oro Francesco Guccini - Premio Montale "Parnassius Guccinii" - Francesco Guccini Francesco Guccini - Canzoni da Osteria Guccini a Colleretto Giacosa Premio Campiello 2020


Bibliografia Anna Caterina Bellati (a cura di), Francesco Guccini. Dietro a frasi di canzoni, Milano, C. Lombardi, 1993. Annalisa Corradi, Francesco Guccini. Le cose più belle. [Ritagli di parole, ricordi, immagini e provocazioni], Reggio Emilia, Aliberti, 2008. Massimo Cotto (a cura di), Un altro giorno è andato: Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto, Giunti, 1999, Massimo Cotto (a cura di), Portavo allora un eskimo innocente: Francesco Guccini si racconta a Massimo Cotto, Firenze, Giunti, 2007, Brunetto Salvarani, Odoardo Semellini, Di questa cosa che chiami vita. Il mondo di Francesco Guccini, Trento, Il Margine, 2007. Andrea Sanfilippo, Francesco Guccini. Storie di vita quotidiana. Un'autobiografia poetica, Foggia, Bastogi, 2004. Francesco Guccini, Alberto Bertoni, Non so che viso avesse, quasi un’autobiografia, Milano, Mondadori, 2011 Paolo Talanca, Fra la via Emilia e il West. Francesco Guccini: le radici, i luoghi, la poetica, Milano, Hoepli Editrice, 2019.