Kenya: differenze tra le versioni

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Il Kenya è un Paese dell’Africa orientale sviluppatosi a contatto con una molteplicità di culture, tra cui la più influente è quella swahili. Una caratteristica distintiva dello Stato è la varietà di specie animali e vegetali che popolano l’entroterra e l’Oceano Indiano.  
Il Kenya è una nazione dell'Africa orientale che ha avuto contatti con una molteplicità di culture, tra cui quella swahili, che ha avuto un impatto significativo. Una delle caratteristiche  distintive dello Stato è la varietà di specie animali e vegetali che popolano l’entroterra e l’Oceano Indiano.  
== Geografia ==
== Geografia ==
=== Aspetti fisici ===
=== Aspetti fisici ===
Il Kenya confina a nord con l'Etiopia e il Sudan del sud, a est con la Somalia e l'Oceano Indiano, a sud con la Tanzania e a ovest con l'Uganda. Il territorio si estende sulle alteterre dell'Africa orientale, fra il lago Vittoria, l'acrocoro etiopico e l'Oceano Indiano, affacciandosi al mare su un fronte costiero di circa 420 km tra Ras Chiambone e l'imboccatura settentrionale del canale di Pemba.  
Il Kenya confina con: Etiopia e Sudan del Sud a nord, Somalia e Oceano Indiano a est, Tanzania a sud e Uganda a ovest.
Morfologicamente la fascia costiera è generalmente piatta, ma presenta discontinuità causate da ingressioni marine che hanno creato isole.
Morfologicamente la fascia costiera è generalmente piatta, ma presenta discontinuità causate dalle frequenti ingressioni marine.
I fiumi principali sboccano nel mare formando delta, mentre i fiumi minori creano ampi estuari come quello di Mombasa (seconda città più importante dello Stato dopo la capitale, Nairobi).  
I principali fiumi del Kenya sfociano nel mare formando dei delta, mentre i fiumi più piccoli danno vita a vasti estuari, come quello di Mombasa, la seconda città più importante dopo la capitale, Nairobi. Il paesaggio costiero è variegato e comprende zone paludose, spiagge sabbiose, palmeti, coltivazioni, villaggi di pescatori, porti e città. Le barriere coralline al largo proteggono la costa dalle tempeste e permettono la creazione di porti sicuri. Allontanandosi dal mare, il paesaggio diventa più arido, con steppe e cespugli, salendo verso l'altopiano montuoso invece si riscontra la presenza di fiumi e acquitrini. Gli altopiani del Kenya sono dominati dalla fossa tettonica estafricana, che include il lago Rodolfo, la Rift Valley e varie depressioni, alcune delle quali ospitano laghi, altre si presentano come solchi vallivi.  
Il paesaggio costiero è variegato, con zone paludose, spiagge sabbiose, palmeti, coltivazioni, villaggi di pescatori, porti e città. Le barriere coralline a largo proteggono la costa dalle tempeste facilitando la nascita di porti sicuri. Allontanandosi dal mare, il paesaggio diventa più arido con steppe e cespugli, salendo poi verso un altopiano montuoso attraversato da corsi d'acqua e acquitrini. Gli altopiani del Kenya sono dominati dalla fossa tettonica estafricana, che include il lago Rodolfo, la Rift Valley e diverse depressioni, alcune occupate da laghi e altre da solchi vallivi. La spettacolarità della Rift Valley si manifesta con particolare evidenza nel tratto a nord-ovest di Nairobi: si tratta di un ampio solco le cui pareti, per lunghissimi tratti, si presentano ripide, con dislivelli che raggiungono i 5000 metri.
Il Monte Kenya, situato appena a sud dell’equatore, è la montagna più alta del Paese e rappresenta un elemento centrale del paesaggio degli White Highlands (area delle alture centrali del Paese che, ad oggi, comprende alcune delle città più ricche e dotate di una buona rete di trasporti, come la capitale, Nairobi). Le pendici del Monte Kenya, fortemente erose, ospitano ghiacciai permanenti che contrastano con la foresta equatoriale alla base. Le tracce di antiche glaciazioni e le dorsali laviche sono visibili sulle montagne, dove si trovano circhi e formazioni moreniche. Un massiccio vulcanico rilevante è l'Elgon (4322 metri), situato al confine con l'Uganda.  
Il Monte Kenya, situato appena a sud dell'equatore è il punto più alto del Paese e un elemento centrale del paesaggio degli White Highlands (area delle alture centrali del Paese che, ad oggi, comprende alcune delle città più ricche e dotate di una buona rete di trasporti, come la capitale, Nairobi). Le sue pendici, molto erose, ospitano ghiacciai permanenti che contrastano con la foresta equatoriale alla base. Le dorsali laviche e le tracce di antiche glaciazioni sono visibili sulle montagne, con circhi e formazioni moreniche. Le eruzioni vulcaniche che hanno formato il Kenya sono evidenti nelle espansioni laviche che scompaiono sotto le alluvioni nelle fosse.
A nord, il Kenya comprende l’altopiano settentrionale, una zona meno elevata, con una struttura tabulare caratterizzata principalmente da steppe e savane. Quest’area, abitata da gruppi nomadi, presenta una pianura desolata interrotta da colline come i monti Huri e le alture di Marsabit.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 376-377</ref>
Un altro massiccio vulcanico importante è l'Elgon (4322 m), situato al confine con l'Uganda. La sua cima è un cratere con un'ampia pianura lavica circondato da montagne e vallate.  
A nord, il Kenya comprende anche l’altopiano settentrionale, area notevolmente meno elevata, con una struttura tabulare prevalentemente stepposa e savanica. Quest'ultima è abitata da gruppi nomadi e presenta una pianura desolata interrotta da colline come i monti Huri e le alture di Marsabit.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 376-377</ref>
=== Flora e fauna ===
=== Flora e fauna ===
La foresta equatoriale in Kenya è quasi scomparsa, ma qualche traccia è ancora visibile nelle zone interne della fascia costiera, alla base del Monte Kenya e lungo alcuni fiumi, sottoforma di foresta a galleria. Dopo la sua distruzione, la foresta primaria non si è più rigenerata; al suo posto si è formata una foresta secondaria, più bassa, ricca di cespugli, composta da piante a crescita rapida come eriche, felci arboree, ficus e bambù, con liane ed epifite che la rendono difficilmente percorribile. Le mangrovie coprono parzialmente il litorale, mentre le terre intorno al Lago Vittoria sono caratterizzate dalla presenza di canne palustri, papiri e grandi acacie.
La foresta equatoriale in Kenya è quasi scomparsa, ma alcune tracce si possono ancora trovare nelle zone interne della fascia costiera, alla base del Monte Kenya e lungo alcuni fiumi, sotto forma di foresta a galleria. Dopo la sua distruzione, la foresta primaria non si è più rigenerata e al suo posto è cresciuta una foresta secondaria, più bassa, con abbondanza di cespugli e piante a crescita rapida come eriche, felci arboree, ficus e bambù, che insieme a liane ed epifite rendono la zona difficile da percorrere. Le mangrovie coprono parzialmente la costa, mentre attorno al Lago Vittoria si trovano canne palustri, papiri e grandi acacie.
Sulle montagne, la vegetazione varia a seconda dell'altitudine: sopra i 2500 metri, gli alberi diventano più piccoli e contorti; liane, ficus e bambù crescono velocemente durante la stagione delle piogge. Oltre i 3000 metri, gli alberi diventano sempre più radi, si lascia spazio invece praterie montane, con fiori come genziane e ranuncoli. Nelle zone più alte, oltre i 4000 metri, muschi e licheni ricoprono le cime ghiacciate e innevate.
Sulle montagne, la vegetazione cambia con l'altitudine: sopra i 2500 metri, gli alberi diventano più piccoli e contorti, mentre liane, ficus e bambù crescono velocemente durante la stagione delle piogge. Oltre i 3000 metri, gli alberi sono più radi e lasciano spazio a praterie montane, con fiori come genziane e ranuncoli. Nelle zone più alte, oltre i 4000 metri, le cime ghiacciate e innevate sono ricoperte da muschi e licheni.
Le formazioni vegetali predominanti sono quelle aperte: le savane di erbe alte e le steppe, tipiche delle regioni tropicali con stagioni secche. In presenza di abbondanti precipitazioni, si sviluppa una savana-parco, ricca di fauna, mentre con una minore piovosità emerge una savana arborea, caratterizzata da baobab, acacie e piante adatte alla pastorizia. In condizioni ancora più scarsa piovosità, si formano steppe con manto erboso discontinuo e boscaglie di mimosacee. La zona nord-orientale del Kenya è semi-desertica, lì si trovano acacie, cespugli spinosi e palme dum, che resistono a venti forti e lunghe stagioni di siccità.
Le formazioni vegetali più comuni sono quelle aperte, come le savane di erbe alte e le steppe, tipiche delle regioni tropicali con stagioni secche. Quando le piogge sono abbondanti, si sviluppa una savana-parco ricca di fauna, mentre in zone con meno piogge emerge una savana arborea, con baobab, acacie e piante adatte alla pastorizia. Se le precipitazioni sono ancora più scarse, si formano steppe con manto erboso discontinuo e boscaglie di mimosacee.  
La fauna del Kenya è molto ricca e diversificata, rispecchiando la varietà dei suoi paesaggi. Tuttavia, alcune specie sono diventate rare o si sono estinte, a causa di fattori come il commercio dell'avorio, la caccia per pellicce e pelli, la caccia furtiva, le siccità che distruggono la vegetazione e le malattie che minacciano la sopravvivenza degli animali. Gli animali più comuni nelle boscaglie e nelle pianure sono gli gnu, le zebre, che vivono in grandi gruppi, e circa 400 specie di antilopi, tra cui impala, gazzelle, bongo e cudù. Ci sono anche erbivori come giraffe, babbuini e “vervet” (antica specie di scimmia), che abitano le zone alberate, e struzzi, che preferiscono le terre aperte. Nelle stesse aree si trovano anche i principali predatori: il leone, il leopardo, il ghepardo e il licaone (un cane selvatico). I necrofagi, come sciacalli, iene, marabù e avvoltoi, si nutrono dei resti lasciati dai predatori, contribuendo così a prevenire focolai di infezioni.
La fauna del Kenya è estremamente variegata anche se alcune specie sono diventate rare o si sono estinte a causa di fattori come il commercio dell'avorio, la caccia, la caccia furtiva, le siccità che danneggiano la vegetazione e le malattie che minacciano gli animali. Tra gli animali più comuni nelle boscaglie e nelle pianure ci sono gnu, zebre, e circa 400 specie di antilopi, tra cui impala, gazzelle, bongo e cudù. Si trovano anche giraffe, babbuini e “vervet” (antica specie di scimmia) nelle zone alberate, mentre gli struzzi preferiscono le terre aperte. In queste stesse aree vivono i principali predatori: leoni, leopardi, ghepardi e licaoni (un cane selvatico). Necrofagi come sciacalli, iene, marabù e avvoltoi si nutrono dei resti lasciati dai predatori, aiutando a prevenire focolai di infezioni.
Gli animali della foresta sono meno numerosi. Anche elefanti e rinoceronti, vivono nella savana, dove i bufali tendono a cercare rifugi più sicuri. Nei laghi salati, la fauna acquatica è meno abbondante, ma vi si trovano numerosi uccelli migratori, come cicogne, gru, ibis, aironi e i famosi fenicotteri rosa che popolano il Lago Nakuru, oggi parco nazionale. Lungo le rive dei laghi, inoltre, sono comuni ippopotami e coccodrilli.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 377-379</ref>
Gli animali della foresta sono meno numerosi. Anche elefanti e rinoceronti vivono nella savana, dove i bufali tendono a cercare rifugi più sicuri. Nei laghi salati, la fauna acquatica è meno abbondante, ma si possono trovare molti uccelli migratori come cicogne, gru, ibis, aironi e i famosi fenicotteri rosa che popolano il Lago Nakuru, oggi parco nazionale. Lungo le rive dei laghi, sono comuni ippopotami e coccodrilli.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 377-379</ref>
=== Clima ===
=== Clima ===
La morfologia del Kenya è molto variata, e altrettanto diverse sono le  condizioni climatiche , sia dal punto di vista delle  temperature che delle  precipitazioni . In generale, si può dire che il clima del Kenya è influenzato dall'Oceano Indiano e dal continuo alternarsi dei venti, alisei e monsoni. Le precipitazioni sono abbondanti da marzo a giugno, mentre da ottobre a dicembre si verificano piogge di durata inferiore. Un aspetto molto rilevante del clima è la morfologia accidentata del territorio, che porta a una distribuzione irregolare delle precipitazioni: nei fondovalle si registrano minori quantità di pioggia, mentre le pendici montuose esposte al vento ricevono più precipitazioni, con un incremento proporzionale all'altezza. Nella parte centrale e occidentale del paese, che è la più piovosa, si trova anche la zona costiera, dove Mombasa registra circa 1200 mm di pioggia all'anno. Al contrario, la zona nord-orientale del Kenya è caratterizzata da un clima tropicale semiarido, con scarse precipitazioni. La posizione geografica del paese, vicino all'equatore, comporta temperature elevate, che diminuiscono gradualmente con l'aumento dell'altitudine, ma l'escursione termica annuale rimane comunque limitata.
Il Kenya presenta un territorio molto vario, con un clima che cambia a seconda della zona, sia per quanto riguarda le temperature che le precipitazioni. In generale, il clima del Paese è influenzato dall'Oceano Indiano e dai venti che si alternano, come gli alisei e i monsoni. Le piogge sono abbondanti tra marzo e giugno, mentre da ottobre a dicembre sono meno frequenti. La geografia del Kenya, con le sue montagne e valli, provoca una distribuzione irregolare delle precipitazioni: le valli ricevono meno pioggia, mentre le montagne, esposte ai venti, ne ricevono di più, con una quantità che aumenta con l'altitudine. La zona centrale e occidentale del paese è la più piovosa, mentre la costa, come Mombasa, riceve circa 1200 mm di pioggia all'anno. Al contrario, il nord-est del Kenya ha un clima tropicale secco, con scarse precipitazioni. La vicinanza all'equatore fa sì che le temperature siano generalmente alte, ma queste diminuiscono salendo in altitudine, anche se la variazione termica annuale è limitata.
Per quanto riguarda la rete idrografica, il Kenya è influenzato dai cambiamenti geologici avvenuti alla fine del Terziario (o Cenozoico, ultima delle tre ere geologico), che hanno alterato la rete fluviale preesistente. I corsi d'acqua del paese sono soggetti a notevoli variazioni nel loro flusso: durante le grandi piogge i fiumi diventano impetuosi e rischiosi, mentre nei periodi di siccità si riducono notevolmente, arrivando a essere quasi asciutti. I fiumi perenni sono pochi, ma il principale è il Tana, che raccoglie le acque provenienti dalle pendici meridionali ed orientali del Monte Kenya e sfocia nell'Oceano Indiano, a nord di Malindi. Inoltre, nel paese si trovano molte aree endoreiche, soprattutto nella Rift Valley e nella depressione che ospita il Lago Turkana.<ref>Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.</ref>
Dal punto di vista idrografico, il Kenya è stato influenzato da cambiamenti geologici avvenuti alla fine del Terziario (o Cenozoico, ultima delle tre ere geologiche), che hanno modificato la rete fluviale. I fiumi del paese sono soggetti a grandi variazioni nel loro flusso: durante le forti piogge diventano impetuosi, mentre nei periodi di siccità si riducono, arrivando a diventare quasi asciutti. I fiumi permanenti sono pochi, ma il più importante è il Tana, che raccoglie le acque dalle pendici meridionali ed orientali del Monte Kenya e sfocia nell'Oceano Indiano, a nord di Malindi. Inoltre, ci sono molte zone endoreiche, specialmente nella Rift Valley e nella depressione che ospita il Lago Turkana.<ref>Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.</ref>
== Storia==
== Storia==
La costa del Kenya ha iniziato ad avere contatti con Arabi e Persiani già dal XII secolo, successivamente con i Portoghesi nel 1505, quando conquistarono Mombasa, e nel 1509, quando fondarono la Provincia d’Etiopia con capitale Melinda. Nel XVII secolo, il sultano di Zanzibar estese il suo controllo sulla costa del Benadir, del Kenya e della Tanzania. Nel 1890, a seguito della crescente espansione europea in Africa, la Gran Bretagna prese il controllo dell'intero territorio del Kenya, che divenne una Colonia e un Protettorato dell'Africa Orientale Britannica, con un unico governatore a Nairobi dal 1920. La divisione del territorio in terre per gli africani, terre per gli europei e le “White Highlands” (terre della Corona) generò malcontento, specialmente tra i Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questa insoddisfazione portò alla creazione della Kenya African Union (KAU), guidata da Jomo Kenyatta. Nonostante l'istituzione di un ministero con la partecipazione di africani, alcuni gruppi come i Mau Mau si ribellarono con violenza. Gli inglesi risposero sopprimendo sanguinosamente la rivolta, ma infine concessero l'autogoverno. Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union), favorevole a un governo centralizzato, vinse le elezioni. Kenyatta divenne primo ministro e nel 1964, con la proclamazione della Repubblica, assunse la presidenza. Il governo di Kenyatta fu moderato e filo-occidentale, ma suscitò forti opposizioni, soprattutto da parte di Oginga Odinga e della Kenya People's Union (KPU). La situazione interna si complicò con crescenti tensioni etniche e l’assassinio di figure politiche come Tom Mboya (1969). Alla morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi salì alla presidenza e consolidò il suo potere negli anni '80, modificando la Costituzione per aumentare le sue prerogative. Il sistema politico divenne sempre più autoritario, con la KANU che esercitava sempre più controllo. La crisi politica degli anni '80, aggravata da conflitti etnici, portò a una crescente richiesta di riforme, sostenuta anche dai creditori internazionali. Nel 1991, fu introdotto il multipartitismo, ma la situazione rimase instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, sfidò Moi e, nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione, vinse le elezioni. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, segnando una perdita di consensi per Kibaki. Nel 2007, la sua rielezione portò a violenze nel paese, ma un accordo di governo di unità nazionale tra Kibaki e Odinga mise fine alla crisi. Nel 2010, fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma con un maggiore decentramento del potere, diviso anche a livello locale. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima di tensione e gravi accuse di illeciti, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Nel 2017, lo stesso scenario si ripeté con Kenyatta riconfermato, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, che confermarono nuovamente la sua vittoria. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, battendo ancora una volta Odinga, che contestò i risultati elettorali.  
La costa del Kenya ha avuto i primi contatti con arabi e persiani nell' VIII secolo, e in seguito con i portoghesi, che conquistarono Mombasa nel 1505 e fondarono la Provincia d’Etiopia con capitale Melinda nel 1509. Nel XVII secolo, il sultano di Zanzibar ampliò il suo controllo sulla costa del Kenya e della Tanzania. Nel 1890, con l'espansione coloniale europea in Africa, il Kenya divenne una colonia britannica sotto l'Africa Orientale Britannica, con Nairobi come capitale dal 1920. La divisione delle terre tra africani, europei e le "White Highlands" (terre della Corona) suscitò il malcontento dei Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questo portò alla nascita della Kenya African Union (KAU) sotto la guida di Jomo Kenyatta. Nonostante la creazione di un ministero con partecipazione africana, gruppi come i Mau Mau si ribellarono violentemente. La risposta britannica fu sanguinosa, ma alla fine fu concesso l'autogoverno.
Sul piano internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complesse con i governi occidentali, soprattutto durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni rapporti con la Tanzania e ha migliorato le sue relazioni con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come quella avviata nel 1994 con la creazione di una commissione permanente.<ref>Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.</ref>
Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union) vinse le elezioni e Kenyatta divenne primo ministro. Nel 1964, quando fu proclamata la Repubblica, Kenyatta assunse la carica di presidente. Il suo governo fu moderato e filo-occidentale, ma incontrò opposizioni, in particolare da Oginga Odinga e dalla Kenya People's Union (KPU). Le tensioni etniche aumentarono, e l'assassinio di Tom Mboya nel 1969 aggravò la situazione. Dopo la morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi divenne presidente e consolidò il suo potere negli anni '80, modificando la Costituzione per ampliare i suoi poteri. Il sistema politico divenne sempre più autoritario, con il KANU che esercitava un controllo crescente. La crisi politica degli anni '80, alimentata dai conflitti etnici, portò a richieste di riforme, sostenute anche dai creditori internazionali. Nel 1991 fu introdotto il multipartitismo, ma la situazione rimase instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, sfidò Moi e vinse le elezioni nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, causando una perdita di consensi per Kibaki. Nel 2007, la sua rielezione portò a violenze, ma un accordo di governo di unità nazionale con Odinga risolse la crisi. Nel 2010 fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma con un maggiore decentramento del potere. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima teso, con accuse di illeciti, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Nel 2017, la stessa situazione si ripeté, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, confermando nuovamente la vittoria di Kenyatta. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, battendo ancora una volta Odinga, che contestò i risultati.
 
A livello internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complicate con i governi occidentali, specialmente durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni legami con la Tanzania e ha rafforzato i rapporti con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come la commissione permanente creata nel 1994.<ref>Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.</ref>
== Popolazione ==
== Popolazione ==
L'origine del popolamento del Kenya risale a tempi antichi, inserendosi in un contesto più ampio dell'Africa orientale, dove l'uomo (come l'Homo habilis e lo Zinjanthropus boisei) è presente fin dal primo Paleolitico, come dimostrano i reperti di Olduvai e quelli ritrovati a Elmenteita. Sebbene sia difficile determinare quale delle attuali popolazioni del Kenya sia la più antica, i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una razza boscimanoide (i boscimani sono una popolazione dell’Africa sud-occidentale) primitiva. Successivamente, circa 6000-5000 anni fa, arrivarono dal Nord e dalla Penisola Arabica popolazioni camitiche, seguite dai Bantu provenienti dall'Africa centrale, che svilupparono forme culturali e sociali più avanzate.
Il popolamento del Kenya ha origini molto antiche, risalenti ai primi periodi del Paleolitico, un’epoca in cui l’uomo, come l’Homo habilis e lo Zinjanthropus boisei, abitava l'Africa orientale. I reperti di Olduvai e Elmenteita testimoniano la presenza di questi antichi esseri umani. Non è facile identificare quale tra le popolazioni attuali del Kenya sia la più antica, ma i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una razza boscimanoide, simile ai boscimani dell’Africa sud-occidentale. Circa 6000-5000 anni fa, popolazioni camitiche provenienti dal Nord e dalla Penisola Arabica giunsero nella regione, seguite successivamente dai Bantu, che arrivarono dall'Africa centrale e svilupparono forme culturali e sociali più avanzate.
Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane.
Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane.
Nel 1500, i Portoghesi arrivarono, cercando di controllare il commercio e la tratta degli schiavi, ma dovettero ritirarsi di fronte alle crescenti difficoltà. Il commercio del legno d’ebano continuò nelle mani dei sultani locali, che razziavano le tribù bantu. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo niloto-camitico di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a ritirarsi verso la Tanzania.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 380-381</ref>
Nel 1500, i Portoghesi arrivarono in Kenya con l'intento di controllare il commercio e la tratta degli schiavi, ma dovettero ritirarsi a causa delle crescenti difficoltà. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a spostarsi verso la Tanzania.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 380-381</ref>
Il panorama etnico, molto variegato, è composto da circa 60 gruppi. I Bantu, provenienti dall’Africa centrale, sono il gruppo predominante, con i Kikuyu tra le popolazioni più numerose. I Luo, agricoltori e allevatori nilotici, che vivono vicino al Lago Vittoria. I Masai, appartenenti al ceppo niloto-camitico, che si trovano nel sud-ovest del paese e in Tanzania. Le regioni semi-aride del nord-est ospitano diverse comunità camitiche, come i Somali e i Galla, dediti all'allevamento. Accanto a queste popolazioni, ci sono anche gruppi non africani, come gli Indiani e i Pakistani, arrivati durante la costruzione della ferrovia e successivamente diventati commercianti, e gli Arabi, prevalentemente nelle zone costiere.  
Il Kenya è caratterizzato da una grande varietà etnica, con circa 60 gruppi diversi. I Bantu, provenienti dall’Africa centrale, sono il gruppo più numeroso, con i Kikuyu tra le popolazioni principali. I Luo, che sono agricoltori e allevatori nilotici, vivono vicino al Lago Vittoria, mentre i Masai, un gruppo niloto-camitico, si trovano nel sud-ovest del paese e in Tanzania. Le regioni semi-aride del nord-est ospitano diverse comunità camitiche, come i Somali e i Galla, dediti all'allevamento. Oltre a queste popolazioni, ci sono anche gruppi non africani, come gli Indiani e i Pakistani, arrivati durante la costruzione della ferrovia e poi diventati commercianti, e gli Arabi, presenti principalmente lungo la costa.
La popolazione del Kenya è aumentata notevolmente nel corso degli anni. Nel 1931, il censimento britannico riportò una popolazione di poco più di 3 milioni di abitanti. Nel 2009, la popolazione aveva raggiunto i 39 milioni, con una crescita rapida grazie a una natalità elevata. La distribuzione della popolazione non è uniforme: le regioni centrali e occidentali sono densamente popolate, mentre quelle orientali, costiere e nord-orientali sono meno abitate. Circa il 39% della popolazione vive in aree urbane, con Nairobi e Mombasa come principali città.
Nel corso degli anni, la popolazione del Kenya è aumentata significativamente. Nel 1931, il censimento britannico riportò circa 3 milioni di abitanti, mentre nel 2009 la popolazione era di circa 39 milioni, grazie a una crescita rapida dovuta a un'alta natalità. La distribuzione della popolazione non è uniforme: le regioni centrali e occidentali sono più densamente popolate, mentre quelle orientali, costiere e nord-orientali sono meno abitate. Circa il 39% della popolazione vive in città, con Nairobi e Mombasa come principali centri urbani.
Le lingue ufficiali sono lo swahili e l'inglese, ma sono parlati anche molti idiomi locali. Religiosamente, la maggioranza degli indigeni pratica credenze tradizionali animiste, mentre lungo la costa l'Islam è prevalente, portato dagli Arabi e dagli Indiani. Il Cristianesimo è diffuso, con molte comunità protestanti e cattoliche.<ref>Paolo Migliorini, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-f9a4b9dd-9b99-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/</ref>
Le lingue ufficiali del paese sono lo swahili e l'inglese, ma vengono parlati anche numerosi idiomi locali. Per quanto riguarda la religione, la maggior parte degli indigeni segue credenze tradizionali animiste, mentre lungo la costa l'Islam è la religione predominante, portata dagli Arabi e dagli Indiani. Il Cristianesimo è anch'esso diffuso, con numerose comunità protestanti e cattoliche.<ref>Paolo Migliorini, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-f9a4b9dd-9b99-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/</ref>
== Cultura e tradizioni ==
== Cultura e tradizioni ==
=== Arte ===
=== Arte ===
La produzione artistico-architettonica del Kenya riflette i linguaggi locali e le trazioni del Paese. In architettura, è ben marcata l’impronta inglese negli edifici governativi classicheggianti (1925-30) di Mombasa e Nairobi. Le moschee, i templi indu e sikh presentano una varietà di stili, mentre le chiese spaziano dall’eclettismo, ovvero la tendenza in ambito artistico a prendere gli elementi migliori di ciascuna forma d’ispirazione, alle forme internazionali degli anni 1970. Il Kenyatta Conference Centre (1979) di K.H. Nostvik, a Nairobi, con volumi geometrici e richiami alla tradizione, simboleggia i nuovi linguaggi architettonici. A partire dagli anni 1980, emerge una nuova espressione grafica e illustrativa, influenzata da tradizioni etniche e temi popolari, con artisti come J. Adamson, F. Oduya, E. Sukuro, J. Katirakawe e S. Wadu. Innovativa è anche l’opera delle artiste R. Anderson, T. Musoke, G. Robarts, R. Karuga. Lo sviluppo della scultura, sia in piccole dimensioni ispirate alla tradizione, sia monumentale, vede protagonisti scultori come E. Ongesa, P. Wanjau e F. Nnaggenda.<ref>Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.</ref>
La produzione artistica e architettonica del Kenya riflette le tradizioni locali e le influenze culturali del Paese. In campo architettonico, l'influenza britannica è evidente negli edifici governativi di Mombasa e Nairobi, risalenti agli anni 1925-30, caratterizzati da uno stile classico. Le moschee, i templi indu e sikh mostrano una varietà di stili, mentre le chiese spaziano dall'eclettismo, che mescola elementi di diverse tradizioni artistiche, fino agli stili internazionali degli anni '70. Il Kenyatta Conference Centre (1979), progettato da K.H. Nostvik a Nairobi, con le sue forme geometriche e i riferimenti alla tradizione, rappresenta una nuova direzione nell'architettura del Paese.  
Negli anni '80 emerge una nuova corrente artistica, caratterizzata da un'espressione grafica e illustrativa che trae ispirazione dalle tradizioni etniche e dai temi popolari. Artisti come J. Adamson, F. Oduya, E. Sukuro, J. Katirakawe e S. Wadu sono tra i principali esponenti di questa tendenza. Anche le opere delle artiste R. Anderson, T. Musoke, G. Robarts e R. Karuga si distinguono per l'innovazione. La scultura, sia nelle sue forme tradizionali in piccolo formato che in opere monumentali, ha visto protagonisti scultori come E. Ongesa, P. Wanjau e F. Nnaggenda.<ref>Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.</ref>
=== Cucina ===
=== Cucina ===
Il mais (granoturco) è l’alimento principale dei kenioti e un ingrediente fondamentale in molti piatti tradizionali. Viene cucinato come porridge, chiamato posho, e spesso combinato con fagioli, patate e verdure per creare il piatto chiamato Irio.
Il mais è un alimento fondamentale per i kenioti e viene utilizzato in molti piatti tipici. Viene cucinato come porridge, chiamato posho, e spesso mescolato con fagioli, patate e verdure per preparare un piatto chiamato Irio.
Uno dei piatti più diffusi in Kenya è l’ugali, preparato con mais bianco, sale, zucchero o spezie. Viene servito in grandi quantità, spesso in una forma a cupola ottenuta con una ciotola capovolta, e accompagnato da verdure o stufati di carne. Per mangiarlo, si prende una porzione, la si compatta nel palmo della mano e si forma una piccola palla che viene utilizzata per raccogliere sughi e carne.
Un piatto molto comune in Kenya è l'ugali, che si prepara con mais bianco, sale, zucchero o spezie. Viene servito in grandi porzioni, di solito modellato in una forma a cupola con una ciotola capovolta, e accompagnato da verdure o stufati di carne. Per mangiarlo, si prende una porzione con le mani, la si compatta e si forma una pallina per raccogliere il sugo e la carne.
Il matoke è un altro piatto comune, composto da banane bollite avvolte nelle foglie, che cuociono per alcune ore.
Un altro piatto tipico è il matoke, che consiste in banane bollite avvolte in foglie e cotte per alcune ore.
La carne è costosa e consumata raramente, mentre i pastori si nutrono principalmente di latte e derivati. Il pesce è molto apprezzato lungo la costa e attorno al Lago Vittoria. A Mombasa, la cucina indiana è molto presente, con piatti come curry, samosa (un antipasto con ripieno di verdura) e chapati (pane indiano), portati dagli immigrati dal subcontinente.
La carne è un alimento costoso e viene consumata solo occasionalmente. I pastori, invece, si nutrono principalmente di latte e prodotti lattiero-caseari. Lungo la costa e nelle zone intorno al Lago Vittoria, il pesce è molto apprezzato. A Mombasa, la cucina indiana è molto influente, con piatti come curry, samosa (antipasti ripieni di verdura) e chapati (pane indiano), introdotti dagli immigrati provenienti dal subcontinente.<ref>Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html</ref>
=== Cerimonia della rasatura ===
=== Cerimonia della rasatura ===
I Masai sono una delle tribù più conosciute del Kenya, soprattutto tra i turisti, poiché sono l'unico gruppo che ha mantenuto molte delle sue tradizioni ancestrali.
I Masai sono una delle tribù più celebri del Kenya, soprattutto tra i turisti, grazie alla loro capacità di mantenere molte tradizioni antiche. Una delle cerimonie più significative per loro è la rasatura dei Morans, i guerrieri, che segna il loro passaggio a un ruolo di maggiore responsabilità nella comunità. Questo rituale, noto come "Enuoto", avviene ogni dieci anni.
Una delle cerimonie più importanti è la rasatura dei Morans (guerrieri), che segna il passaggio dei giovani guerrieri a una posizione di maggiore responsabilità all'interno della comunità. Questo rito, chiamato "Enuoto", si celebra ogni dieci anni.
Durante l'evento, i guerrieri indossano perline colorate nei capelli, che vengono intrecciati e dipinti di rosso ocra. Anche i loro volti sono dipinti con lo stesso colore, e partecipano alla cerimonia armati di bastoni, mentre cantano tradizionali canti Masai.
Durante la cerimonia, i Morans indossano perline colorate nei capelli, che vengono intrecciati e dipinti di rosso ocra. Anche i volti sono dipinti con lo stesso colore, e i partecipanti si presentano con bastoni, cantando canti tradizionali.
Il rituale prevede che i Morans si rechino a un fiume per lavarsi, rimuovendo il colore dai capelli e dal viso. Dopo, tornano al luogo della cerimonia, dove vengono rasati, solitamente dalle proprie madri. Gli "Oloibonis", ovvero gli anziani della tribù, li benedicono sputando loro in faccia come segno di benedizione. Coloro che non partecipano a questa cerimonia non possono sposarsi.<ref>Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html</ref>
Il rituale prevede che i Morans si rechino a un fiume per lavarsi, rimuovendo i colori dai capelli e dal viso, prima di tornare al luogo della cerimonia, dove vengono rasati, solitamente dalle loro madri. Gli "Oloibonis" (anziani della comunità) li benedicono sputando loro in faccia come segno di benedizione; chi non partecipa a questa cerimonia non può sposarsi.
=== Danze tradizionali ===
=== Danze tradizionali ===
Le danze tradizionali del Kenya sono estremamente varie e popolari in tutta l'Africa. Ogni gruppo etnico del paese ha la propria musica, danza e cultura, che contribuiscono alla ricca diversità della tradizione musicale keniota.
Le danze tradizionali del Kenya sono molto diverse tra loro e conosciute in tutta l'Africa. Ogni gruppo etnico ha la sua musica, danza e cultura, contribuendo alla grande varietà della tradizione musicale keniota. Il tamburo è lo strumento più usato nelle danze, ma si trovano anche campane, corni, chitarre, flauti e fischietti.
Il tamburo è lo strumento musicale più usato nelle danze del paese, ma sono comuni anche le campane, i corni, le chitarre, i flauti e i fischietti.
La musica e la danza del Kenya si possono suddividere in tre categorie principali: folk, tradizionale e internazionale. Isiku è una danza tradizionale del popolo Luhya, caratterizzata da movimenti ondulatori accompagnati da tamburi, campane, fischietti e trombe.
La musica e la danza in Kenya possono essere suddivise in tre categorie principali: folk, tradizionale e internazionale. Isiku è la danza tradizionale del popolo Luhya, che si esprime in movimenti ondulatori accompagnati da tamburi, campane, fischietti e trombe.
I Masai eseguono danze specifiche per diverse occasioni, come la "Masai Jumping" o "Adamu", in cui i guerrieri saltano in cerchio, dimostrando forza e resistenza mentre cantano. Nelle loro canzoni non usano strumenti musicali, ma le donne indossano campane e sonagli per accompagnare il canto con il movimento.
Le comunità Masai eseguono danze strutturate per diverse occasioni, come la "Masai Jumping" o "Adamu", una danza che mostra forza e resistenza, con i guerrieri che saltano in cerchio mentre cantano. I Masai non usano strumenti musicali nelle loro canzoni, ma le donne indossano campane e sonagli per accompagnare il canto con il movimento.
I Kamba e i Chuka sono noti per il loro stile di danza acrobatico, dove i tamburi segnano il ritmo. Il Taarab, popolare a Mombasa e lungo la costa, è una danza che unisce musica africana e araba, con uomini e donne che ballano al ritmo di poesie in swahili.
I Kamba e i Chuka sono noti per il loro stile acrobatico di danza, con i tamburi utilizzati per segnare il ritmo. Il Taarab, una danza tradizionale di Mombasa che è ancora popolare lungo la costa, mescola la musica africana e araba, con uomini e donne che ballano al ritmo di poesie in swahili.
Con l'influenza della cultura occidentale, la musica keniota ha integrato strumenti come la chitarra e ha visto l'emergere di generi moderni come reggae, hip-hop, jazz, rap, afro-fusion e pop congolese, molto amati dai giovani, soprattutto nelle città.
Con l'influenza occidentale, la musica keniota ha visto l'integrazione di strumenti come la chitarra e l'emergere di generi moderni come reggae, hip-hop, jazz, rap, afro-fusion e pop congolese, che sono diventati molto amati dai giovani, soprattutto nelle aree urbane.
L'introduzione del cristianesimo ha portato anche alla diffusione della musica gospel, che è ora una forma di danza praticata in molte chiese del paese.<ref>Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html</ref>
La diffusione del cristianesimo ha introdotto anche la musica gospel, che è diventata una forma di ballo praticata in molte chiese del paese.<ref>Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html</ref>
== Economia ==
== Economia ==
Dopo l'indipendenza, la crescita economica del Kenya è stata ostacolata dalla carenza di materie prime minerarie e risorse energetiche, dalla dipendenza dalle colture commerciali estremamente sensibili alle variazioni del ciclo economico e ai cambiamenti climatici, e dall'incertezza nelle politiche di riforma, che non hanno attratto investimenti esteri. Altri ostacoli sono stati l'isolamento internazionale durante il regime di D.A. Moi (1978-2002), i conflitti interni al governo, la povertà diffusa e le emergenze alimentari ricorrenti.
Dopo aver ottenuto l'indipendenza, il Kenya ha affrontato difficoltà economiche dovute alla mancanza di risorse minerarie e energetiche, alla dipendenza da colture sensibili ai cambiamenti climatici ed economici, e alla mancanza di riforme politiche che potessero attrarre investimenti esteri. Durante il regime di Daniel Arap Moi (1978-2002), il Paese ha anche sofferto di isolamento internazionale, conflitti interni al governo e alti livelli di povertà, con emergenze alimentari frequenti.
L'economia keniota è ancora fortemente dipendente dal settore primario, che rappresenta il 16,5% del PIL, mentre l'industria (18,7%) e il terziario (65%) sono in crescita. L’agricoltura commerciale, praticata da grandi proprietari terrieri e multinazionali, è dominata da coltivazioni come caffè (48.300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il primo produttore africano e il quarto mondiale, con 295.000 tonnellate). La floricoltura e l’orticoltura hanno visto un notevole sviluppo negli ultimi anni. Il Paese è anche il primo produttore mondiale di frutta tropicale e di piretro (8.000 tonnellate nel 2005). Le colture di sussistenza principali sono mais, manioca, grano e, nelle aree più aride, sorgo e miglio. Nell’allevamento, il Kenya ha una netta distinzione tra l’allevamento tradizionale, prevalentemente nomade, e quello commerciale sui pascoli dell’altopiano.
Oggi, l'economia del Kenya è ancora fortemente legata all'agricoltura, che contribuisce al 16,5% del PIL, mentre il settore industriale (18,7%) e quello terziario (65%) sono in crescita. L’agricoltura commerciale, dominata da grandi proprietari terrieri e multinazionali, si concentra principalmente su caffè (48300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il primo produttore africano e il quarto mondiale, con 295000 tonnellate). Anche la floricoltura e l’orticoltura sono in forte espansione. Inoltre, il Kenya è il primo produttore mondiale di frutta tropicale e piretro (8000 tonnellate nel 2005). Le colture di sussistenza principali sono mais, manioca, grano, e in zone più aride, sorgo e miglio. L'allevamento si distingue tra quello tradizionale, spesso nomade, e quello commerciale, praticato nell'altopiano.
Le risorse minerarie sono limitate, con piccole quantità di oro, amianto, niobio e caolino. L’energia idroelettrica soddisfa l’80% del fabbisogno nazionale, mentre il 15% proviene da energia geotermica. Le attività industriali sono ancora modeste, ma il settore è relativamente ben strutturato rispetto ad altri paesi della regione. Tra le industrie più rilevanti ci sono quelle alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche.
Le risorse minerarie sono scarse, con piccole quantità di oro, amianto, niobio e caolino. L'energia idroelettrica copre l'80% della domanda nazionale, mentre il 15% proviene da energia geotermica. Il settore industriale, pur essendo ancora limitato, è relativamente ben sviluppato rispetto ad altri paesi della regione, con industrie alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche tra le principali.
Il sistema delle comunicazioni è carente, con una rete ferroviaria di 1.917 km (di cui la linea Mombasa-Nairobi è la principale) e strade che, pur essendo 64.000 km, sono per lo più in cattive condizioni e difficili da percorrere durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa è uno dei più importanti dell’Africa orientale, mentre gli aeroporti principali sono quelli di Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu.
Il sistema delle comunicazioni presenta delle carenze, con una rete ferroviaria di 1917 km, la maggior parte dei quali concentrati nella linea Mombasa-Nairobi, e una rete stradale di 64000 km, spesso in cattive condizioni, soprattutto durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa è uno dei più importanti dell'Africa orientale, e gli aeroporti principali sono quelli di Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu.
La bilancia commerciale presenta un deficit persistente, influenzato dalle variazioni continue dei prezzi di caffè e tè. Le importazioni sono dominate da prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni comprendono principalmente prodotti agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. I principali partner commerciali includono Stati Uniti, paesi del Medio Oriente, Regno Unito e Paesi Bassi. Il turismo, che nel 2005 ha visto 1,2 milioni di arrivi, ha acquisito sempre più importanza per la bilancia dei pagamenti, grazie anche a un buon livello di infrastrutture e a un vasto patrimonio naturale, che comprende numerosi parchi nazionali e riserve naturali.<ref>Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.</ref>
La bilancia commerciale del Kenya registra un deficit continuo, principalmente a causa delle fluttuazioni nei prezzi di caffè e tè. Le importazioni consistono principalmente in prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni sono dominati da prodotti agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. I principali partner commerciali includono Stati Uniti, paesi del Medio Oriente, Regno Unito e Paesi Bassi. Il turismo, che nel 2005 ha visto 1,2 milioni di arrivi, ha un'importanza crescente per l'economia grazie anche alle infrastrutture moderne e alla ricca offerta naturale, che comprende numerosi parchi e riserve naturali.<ref>Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.</ref>
== Politica ==
== Politica ==
Il Kenya è una repubblica presidenziale, dove il presidente ricopre sia il ruolo di capo dello stato che di capo del governo, all'interno di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è affidato al governo, mentre il potere legislativo è suddiviso tra l'esecutivo, l'Assemblea Nazionale e il Senato. I giudici sono indipendenti, ma durante il mandato dell'ex presidente Moi si sono verificati preoccupazioni riguardo all'influenza dell'esecutivo sul sistema giudiziario.
Il Kenya è una repubblica presidenziale, dove il presidente ricopre sia il ruolo di capo dello stato che di capo del governo, all'interno di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è affidato al governo, mentre il potere legislativo è suddiviso tra l'esecutivo, l'Assemblea Nazionale e il Senato. I giudici sono indipendenti, ma durante il mandato dell'ex presidente Moi si sono verificati preoccupazioni riguardo all'influenza dell'esecutivo sul sistema giudiziario.
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La revisione della Costituzione del Kenya, avvenuta con la legge del 27 agosto 2010, ha introdotto significativi cambiamenti nel sistema politico. Le elezioni generali del 2002 sono state un momento cruciale, poiché hanno segnato il passaggio di potere dalla lunga dominanza dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU) alla coalizione Rainbow Coalition (NARC), che ha vinto le elezioni, garantendo un processo democratico e pacifico.<ref> Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications</ref>
La revisione della Costituzione del Kenya, avvenuta con la legge del 27 agosto 2010, ha introdotto significativi cambiamenti nel sistema politico. Le elezioni generali del 2002 sono state un momento cruciale, poiché hanno segnato il passaggio di potere dalla lunga dominanza dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU) alla coalizione Rainbow Coalition (NARC), che ha vinto le elezioni, garantendo un processo democratico e pacifico.<ref> Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications</ref>
=== Parità di genere ===
=== Parità di genere ===
Un aiuto fondamentale nel settore della parità di genere è UN Women, con cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha stabilito una collaborazione solida. La Sede di Nairobi, dal 2019, ha finanziato l’agenzia nell’ambito dell’iniziativa “Let It Not Happen Again”, destinata a favorire l’accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere, con particolare attenzione ai periodi elettorali. Questo progetto sta attraversando oggi la sua quarta fase, in cui si collabora con le istituzioni locali (polizia, magistratura, servizi sanitari) per rafforzare la risposta contro la violenza di genere, promuovere i diritti e sostenere attività di sensibilizzazione e supporto.
Un aiuto fondamentale nel settore della parità di genere è UN Women, con cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha stabilito una collaborazione solida. La Sede di Nairobi, dal 2019, ha finanziato l’agenzia nell’ambito dell’iniziativa “Let It Not Happen Again”, destinata a favorire l’accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere, con particolare attenzione ai periodi elettorali. Questo progetto sta attraversando oggi la sua quarta fase, in cui collabora con le istituzioni locali (polizia, magistratura, servizi sanitari) per rafforzare la risposta contro la violenza di genere, promuovere i diritti e sostenere attività di sensibilizzazione e supporto.
Nel 2024 a due Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane, impegnate su temi legati all'empowerment femminile, alla salute e all’ambiente in due contee Aride e Semi Aride (ASAL) del Kenya è stato affidato un nuovo compito, diviso in due componenti principali: una realizzata da “We World-G.V.C.”, Onlus nella Contea di Narok, che si concentra sulla prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose, informando gli studenti sui loro diritti sessuali e riproduttivi e formando le istituzioni locali per garantire un miglior accesso ai servizi essenziali. L’altra componente, affidata all’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA) nella Contea di Laikipia, mira a rafforzare il ruolo decisionale delle donne, garantendo loro un accesso equo al mercato agricolo e alla gestione della terra, nonché a sviluppare piani di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in aree vulnerabili alla siccità e ad altri eventi climatici estremi.
Nel 2024 a due Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane, impegnate su temi legati all'empowerment femminile, alla salute e all’ambiente in due contee Aride e Semi Aride (ASAL) del Kenya è stato affidato un nuovo compito, diviso in due componenti principali: una realizzata da “We World-G.V.C.”, Onlus nella Contea di Narok, che si concentra sulla prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose, informando gli studenti sui loro diritti sessuali e riproduttivi e formando le istituzioni locali per garantire un miglior accesso ai servizi essenziali. L’altra componente, affidata all’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA) nella Contea di Laikipia, mira a rafforzare il ruolo decisionale delle donne, garantendo loro un accesso equo al mercato agricolo e alla gestione della terra, nonché a sviluppare piani di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in aree vulnerabili alla siccità e ad altri eventi climatici estremi.
Nel continuo impegno su questa tematica, la Sede di Nairobi ha l’obiettivo di integrare ulteriori interventi specifici per la riduzione della violenza di genere nel medio periodo, accompagnati da azioni complementari come campagne di sensibilizzazione e informazione online e offline. Un esempio di questa strategia è la campagna “Activate Nairobi”, organizzata nel 2023 dall’AICS di Nairobi insieme all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Nairobi e l’ambasciata d'Italia in Kenya. La campagna è stata realizzata in concomitanza con i sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, e ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sulla lotta alla violenza di genere, affrontando anche temi complementari come la promozione della parità di genere, gli stereotipi di genere, gli impatti del cambiamento climatico sui diritti delle donne, e la protezione dei diritti delle bambine e delle ragazze. Per favorire la massima diffusione dei messaggi di sensibilizzazione, l’iniziativa ha incluso una serie di eventi su diversi canali, raggiungendo così oltre 1.000 persone in Kenya.<ref>empowerment femminile, diritti umani e sostegno alla società civile, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo • Nairobi, https://nairobi.aics.gov.it/home-ita/paesi/kenya/women/.</ref>
Nel continuo impegno su questa tematica, la Sede di Nairobi ha l’obiettivo di integrare ulteriori interventi specifici per la riduzione della violenza di genere nel medio periodo, accompagnati da azioni complementari come campagne di sensibilizzazione e informazione online e offline. Un esempio di questa strategia è la campagna “Activate Nairobi”, organizzata nel 2023 dall’AICS di Nairobi insieme all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Nairobi e l’ambasciata d'Italia in Kenya. La campagna è stata realizzata in concomitanza con i sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, e ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sulla lotta alla violenza di genere, affrontando anche temi complementari come la promozione della parità di genere, gli stereotipi di genere, gli impatti del cambiamento climatico sui diritti delle donne, e la protezione dei diritti delle bambine e delle ragazze. Per favorire la massima diffusione dei messaggi di sensibilizzazione, l’iniziativa ha incluso una serie di eventi su diversi canali, raggiungendo così oltre 1.000 persone in Kenya.<ref>empowerment femminile, diritti umani e sostegno alla società civile, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo • Nairobi, https://nairobi.aics.gov.it/home-ita/paesi/kenya/women/.</ref>

Versione delle 13:21, 8 feb 2025

Il Kenya è una nazione dell'Africa orientale che ha avuto contatti con una molteplicità di culture, tra cui quella swahili, che ha avuto un impatto significativo. Una delle caratteristiche distintive dello Stato è la varietà di specie animali e vegetali che popolano l’entroterra e l’Oceano Indiano.

Geografia

Aspetti fisici

Il Kenya confina con: Etiopia e Sudan del Sud a nord, Somalia e Oceano Indiano a est, Tanzania a sud e Uganda a ovest. Morfologicamente la fascia costiera è generalmente piatta, ma presenta discontinuità causate dalle frequenti ingressioni marine. I principali fiumi del Kenya sfociano nel mare formando dei delta, mentre i fiumi più piccoli danno vita a vasti estuari, come quello di Mombasa, la seconda città più importante dopo la capitale, Nairobi. Il paesaggio costiero è variegato e comprende zone paludose, spiagge sabbiose, palmeti, coltivazioni, villaggi di pescatori, porti e città. Le barriere coralline al largo proteggono la costa dalle tempeste e permettono la creazione di porti sicuri. Allontanandosi dal mare, il paesaggio diventa più arido, con steppe e cespugli, salendo verso l'altopiano montuoso invece si riscontra la presenza di fiumi e acquitrini. Gli altopiani del Kenya sono dominati dalla fossa tettonica estafricana, che include il lago Rodolfo, la Rift Valley e varie depressioni, alcune delle quali ospitano laghi, altre si presentano come solchi vallivi. Il Monte Kenya, situato appena a sud dell’equatore, è la montagna più alta del Paese e rappresenta un elemento centrale del paesaggio degli White Highlands (area delle alture centrali del Paese che, ad oggi, comprende alcune delle città più ricche e dotate di una buona rete di trasporti, come la capitale, Nairobi). Le pendici del Monte Kenya, fortemente erose, ospitano ghiacciai permanenti che contrastano con la foresta equatoriale alla base. Le tracce di antiche glaciazioni e le dorsali laviche sono visibili sulle montagne, dove si trovano circhi e formazioni moreniche. Un massiccio vulcanico rilevante è l'Elgon (4322 metri), situato al confine con l'Uganda. A nord, il Kenya comprende l’altopiano settentrionale, una zona meno elevata, con una struttura tabulare caratterizzata principalmente da steppe e savane. Quest’area, abitata da gruppi nomadi, presenta una pianura desolata interrotta da colline come i monti Huri e le alture di Marsabit.[1]

Flora e fauna

La foresta equatoriale in Kenya è quasi scomparsa, ma alcune tracce si possono ancora trovare nelle zone interne della fascia costiera, alla base del Monte Kenya e lungo alcuni fiumi, sotto forma di foresta a galleria. Dopo la sua distruzione, la foresta primaria non si è più rigenerata e al suo posto è cresciuta una foresta secondaria, più bassa, con abbondanza di cespugli e piante a crescita rapida come eriche, felci arboree, ficus e bambù, che insieme a liane ed epifite rendono la zona difficile da percorrere. Le mangrovie coprono parzialmente la costa, mentre attorno al Lago Vittoria si trovano canne palustri, papiri e grandi acacie. Sulle montagne, la vegetazione cambia con l'altitudine: sopra i 2500 metri, gli alberi diventano più piccoli e contorti, mentre liane, ficus e bambù crescono velocemente durante la stagione delle piogge. Oltre i 3000 metri, gli alberi sono più radi e lasciano spazio a praterie montane, con fiori come genziane e ranuncoli. Nelle zone più alte, oltre i 4000 metri, le cime ghiacciate e innevate sono ricoperte da muschi e licheni. Le formazioni vegetali più comuni sono quelle aperte, come le savane di erbe alte e le steppe, tipiche delle regioni tropicali con stagioni secche. Quando le piogge sono abbondanti, si sviluppa una savana-parco ricca di fauna, mentre in zone con meno piogge emerge una savana arborea, con baobab, acacie e piante adatte alla pastorizia. Se le precipitazioni sono ancora più scarse, si formano steppe con manto erboso discontinuo e boscaglie di mimosacee. La fauna del Kenya è estremamente variegata anche se alcune specie sono diventate rare o si sono estinte a causa di fattori come il commercio dell'avorio, la caccia, la caccia furtiva, le siccità che danneggiano la vegetazione e le malattie che minacciano gli animali. Tra gli animali più comuni nelle boscaglie e nelle pianure ci sono gnu, zebre, e circa 400 specie di antilopi, tra cui impala, gazzelle, bongo e cudù. Si trovano anche giraffe, babbuini e “vervet” (antica specie di scimmia) nelle zone alberate, mentre gli struzzi preferiscono le terre aperte. In queste stesse aree vivono i principali predatori: leoni, leopardi, ghepardi e licaoni (un cane selvatico). Necrofagi come sciacalli, iene, marabù e avvoltoi si nutrono dei resti lasciati dai predatori, aiutando a prevenire focolai di infezioni. Gli animali della foresta sono meno numerosi. Anche elefanti e rinoceronti vivono nella savana, dove i bufali tendono a cercare rifugi più sicuri. Nei laghi salati, la fauna acquatica è meno abbondante, ma si possono trovare molti uccelli migratori come cicogne, gru, ibis, aironi e i famosi fenicotteri rosa che popolano il Lago Nakuru, oggi parco nazionale. Lungo le rive dei laghi, sono comuni ippopotami e coccodrilli.[2]

Clima

Il Kenya presenta un territorio molto vario, con un clima che cambia a seconda della zona, sia per quanto riguarda le temperature che le precipitazioni. In generale, il clima del Paese è influenzato dall'Oceano Indiano e dai venti che si alternano, come gli alisei e i monsoni. Le piogge sono abbondanti tra marzo e giugno, mentre da ottobre a dicembre sono meno frequenti. La geografia del Kenya, con le sue montagne e valli, provoca una distribuzione irregolare delle precipitazioni: le valli ricevono meno pioggia, mentre le montagne, esposte ai venti, ne ricevono di più, con una quantità che aumenta con l'altitudine. La zona centrale e occidentale del paese è la più piovosa, mentre la costa, come Mombasa, riceve circa 1200 mm di pioggia all'anno. Al contrario, il nord-est del Kenya ha un clima tropicale secco, con scarse precipitazioni. La vicinanza all'equatore fa sì che le temperature siano generalmente alte, ma queste diminuiscono salendo in altitudine, anche se la variazione termica annuale è limitata. Dal punto di vista idrografico, il Kenya è stato influenzato da cambiamenti geologici avvenuti alla fine del Terziario (o Cenozoico, ultima delle tre ere geologiche), che hanno modificato la rete fluviale. I fiumi del paese sono soggetti a grandi variazioni nel loro flusso: durante le forti piogge diventano impetuosi, mentre nei periodi di siccità si riducono, arrivando a diventare quasi asciutti. I fiumi permanenti sono pochi, ma il più importante è il Tana, che raccoglie le acque dalle pendici meridionali ed orientali del Monte Kenya e sfocia nell'Oceano Indiano, a nord di Malindi. Inoltre, ci sono molte zone endoreiche, specialmente nella Rift Valley e nella depressione che ospita il Lago Turkana.[3]

Storia

La costa del Kenya ha avuto i primi contatti con arabi e persiani nell' VIII secolo, e in seguito con i portoghesi, che conquistarono Mombasa nel 1505 e fondarono la Provincia d’Etiopia con capitale Melinda nel 1509. Nel XVII secolo, il sultano di Zanzibar ampliò il suo controllo sulla costa del Kenya e della Tanzania. Nel 1890, con l'espansione coloniale europea in Africa, il Kenya divenne una colonia britannica sotto l'Africa Orientale Britannica, con Nairobi come capitale dal 1920. La divisione delle terre tra africani, europei e le "White Highlands" (terre della Corona) suscitò il malcontento dei Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questo portò alla nascita della Kenya African Union (KAU) sotto la guida di Jomo Kenyatta. Nonostante la creazione di un ministero con partecipazione africana, gruppi come i Mau Mau si ribellarono violentemente. La risposta britannica fu sanguinosa, ma alla fine fu concesso l'autogoverno. Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union) vinse le elezioni e Kenyatta divenne primo ministro. Nel 1964, quando fu proclamata la Repubblica, Kenyatta assunse la carica di presidente. Il suo governo fu moderato e filo-occidentale, ma incontrò opposizioni, in particolare da Oginga Odinga e dalla Kenya People's Union (KPU). Le tensioni etniche aumentarono, e l'assassinio di Tom Mboya nel 1969 aggravò la situazione. Dopo la morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi divenne presidente e consolidò il suo potere negli anni '80, modificando la Costituzione per ampliare i suoi poteri. Il sistema politico divenne sempre più autoritario, con il KANU che esercitava un controllo crescente. La crisi politica degli anni '80, alimentata dai conflitti etnici, portò a richieste di riforme, sostenute anche dai creditori internazionali. Nel 1991 fu introdotto il multipartitismo, ma la situazione rimase instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, sfidò Moi e vinse le elezioni nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, causando una perdita di consensi per Kibaki. Nel 2007, la sua rielezione portò a violenze, ma un accordo di governo di unità nazionale con Odinga risolse la crisi. Nel 2010 fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma con un maggiore decentramento del potere. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima teso, con accuse di illeciti, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Nel 2017, la stessa situazione si ripeté, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, confermando nuovamente la vittoria di Kenyatta. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, battendo ancora una volta Odinga, che contestò i risultati. A livello internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complicate con i governi occidentali, specialmente durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni legami con la Tanzania e ha rafforzato i rapporti con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come la commissione permanente creata nel 1994.[4]

Popolazione

Il popolamento del Kenya ha origini molto antiche, risalenti ai primi periodi del Paleolitico, un’epoca in cui l’uomo, come l’Homo habilis e lo Zinjanthropus boisei, abitava l'Africa orientale. I reperti di Olduvai e Elmenteita testimoniano la presenza di questi antichi esseri umani. Non è facile identificare quale tra le popolazioni attuali del Kenya sia la più antica, ma i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una razza boscimanoide, simile ai boscimani dell’Africa sud-occidentale. Circa 6000-5000 anni fa, popolazioni camitiche provenienti dal Nord e dalla Penisola Arabica giunsero nella regione, seguite successivamente dai Bantu, che arrivarono dall'Africa centrale e svilupparono forme culturali e sociali più avanzate. Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane. Nel 1500, i Portoghesi arrivarono in Kenya con l'intento di controllare il commercio e la tratta degli schiavi, ma dovettero ritirarsi a causa delle crescenti difficoltà. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a spostarsi verso la Tanzania.[5] Il Kenya è caratterizzato da una grande varietà etnica, con circa 60 gruppi diversi. I Bantu, provenienti dall’Africa centrale, sono il gruppo più numeroso, con i Kikuyu tra le popolazioni principali. I Luo, che sono agricoltori e allevatori nilotici, vivono vicino al Lago Vittoria, mentre i Masai, un gruppo niloto-camitico, si trovano nel sud-ovest del paese e in Tanzania. Le regioni semi-aride del nord-est ospitano diverse comunità camitiche, come i Somali e i Galla, dediti all'allevamento. Oltre a queste popolazioni, ci sono anche gruppi non africani, come gli Indiani e i Pakistani, arrivati durante la costruzione della ferrovia e poi diventati commercianti, e gli Arabi, presenti principalmente lungo la costa. Nel corso degli anni, la popolazione del Kenya è aumentata significativamente. Nel 1931, il censimento britannico riportò circa 3 milioni di abitanti, mentre nel 2009 la popolazione era di circa 39 milioni, grazie a una crescita rapida dovuta a un'alta natalità. La distribuzione della popolazione non è uniforme: le regioni centrali e occidentali sono più densamente popolate, mentre quelle orientali, costiere e nord-orientali sono meno abitate. Circa il 39% della popolazione vive in città, con Nairobi e Mombasa come principali centri urbani. Le lingue ufficiali del paese sono lo swahili e l'inglese, ma vengono parlati anche numerosi idiomi locali. Per quanto riguarda la religione, la maggior parte degli indigeni segue credenze tradizionali animiste, mentre lungo la costa l'Islam è la religione predominante, portata dagli Arabi e dagli Indiani. Il Cristianesimo è anch'esso diffuso, con numerose comunità protestanti e cattoliche.[6]

Cultura e tradizioni

Arte

La produzione artistica e architettonica del Kenya riflette le tradizioni locali e le influenze culturali del Paese. In campo architettonico, l'influenza britannica è evidente negli edifici governativi di Mombasa e Nairobi, risalenti agli anni 1925-30, caratterizzati da uno stile classico. Le moschee, i templi indu e sikh mostrano una varietà di stili, mentre le chiese spaziano dall'eclettismo, che mescola elementi di diverse tradizioni artistiche, fino agli stili internazionali degli anni '70. Il Kenyatta Conference Centre (1979), progettato da K.H. Nostvik a Nairobi, con le sue forme geometriche e i riferimenti alla tradizione, rappresenta una nuova direzione nell'architettura del Paese. Negli anni '80 emerge una nuova corrente artistica, caratterizzata da un'espressione grafica e illustrativa che trae ispirazione dalle tradizioni etniche e dai temi popolari. Artisti come J. Adamson, F. Oduya, E. Sukuro, J. Katirakawe e S. Wadu sono tra i principali esponenti di questa tendenza. Anche le opere delle artiste R. Anderson, T. Musoke, G. Robarts e R. Karuga si distinguono per l'innovazione. La scultura, sia nelle sue forme tradizionali in piccolo formato che in opere monumentali, ha visto protagonisti scultori come E. Ongesa, P. Wanjau e F. Nnaggenda.[7]

Cucina

Il mais è un alimento fondamentale per i kenioti e viene utilizzato in molti piatti tipici. Viene cucinato come porridge, chiamato posho, e spesso mescolato con fagioli, patate e verdure per preparare un piatto chiamato Irio. Un piatto molto comune in Kenya è l'ugali, che si prepara con mais bianco, sale, zucchero o spezie. Viene servito in grandi porzioni, di solito modellato in una forma a cupola con una ciotola capovolta, e accompagnato da verdure o stufati di carne. Per mangiarlo, si prende una porzione con le mani, la si compatta e si forma una pallina per raccogliere il sugo e la carne. Un altro piatto tipico è il matoke, che consiste in banane bollite avvolte in foglie e cotte per alcune ore. La carne è un alimento costoso e viene consumata solo occasionalmente. I pastori, invece, si nutrono principalmente di latte e prodotti lattiero-caseari. Lungo la costa e nelle zone intorno al Lago Vittoria, il pesce è molto apprezzato. A Mombasa, la cucina indiana è molto influente, con piatti come curry, samosa (antipasti ripieni di verdura) e chapati (pane indiano), introdotti dagli immigrati provenienti dal subcontinente.[8]

Cerimonia della rasatura

I Masai sono una delle tribù più celebri del Kenya, soprattutto tra i turisti, grazie alla loro capacità di mantenere molte tradizioni antiche. Una delle cerimonie più significative per loro è la rasatura dei Morans, i guerrieri, che segna il loro passaggio a un ruolo di maggiore responsabilità nella comunità. Questo rituale, noto come "Enuoto", avviene ogni dieci anni. Durante l'evento, i guerrieri indossano perline colorate nei capelli, che vengono intrecciati e dipinti di rosso ocra. Anche i loro volti sono dipinti con lo stesso colore, e partecipano alla cerimonia armati di bastoni, mentre cantano tradizionali canti Masai. Il rituale prevede che i Morans si rechino a un fiume per lavarsi, rimuovendo il colore dai capelli e dal viso. Dopo, tornano al luogo della cerimonia, dove vengono rasati, solitamente dalle proprie madri. Gli "Oloibonis", ovvero gli anziani della tribù, li benedicono sputando loro in faccia come segno di benedizione. Coloro che non partecipano a questa cerimonia non possono sposarsi.[9]

Danze tradizionali

Le danze tradizionali del Kenya sono molto diverse tra loro e conosciute in tutta l'Africa. Ogni gruppo etnico ha la sua musica, danza e cultura, contribuendo alla grande varietà della tradizione musicale keniota. Il tamburo è lo strumento più usato nelle danze, ma si trovano anche campane, corni, chitarre, flauti e fischietti. La musica e la danza del Kenya si possono suddividere in tre categorie principali: folk, tradizionale e internazionale. Isiku è una danza tradizionale del popolo Luhya, caratterizzata da movimenti ondulatori accompagnati da tamburi, campane, fischietti e trombe. I Masai eseguono danze specifiche per diverse occasioni, come la "Masai Jumping" o "Adamu", in cui i guerrieri saltano in cerchio, dimostrando forza e resistenza mentre cantano. Nelle loro canzoni non usano strumenti musicali, ma le donne indossano campane e sonagli per accompagnare il canto con il movimento. I Kamba e i Chuka sono noti per il loro stile di danza acrobatico, dove i tamburi segnano il ritmo. Il Taarab, popolare a Mombasa e lungo la costa, è una danza che unisce musica africana e araba, con uomini e donne che ballano al ritmo di poesie in swahili. Con l'influenza della cultura occidentale, la musica keniota ha integrato strumenti come la chitarra e ha visto l'emergere di generi moderni come reggae, hip-hop, jazz, rap, afro-fusion e pop congolese, molto amati dai giovani, soprattutto nelle città. L'introduzione del cristianesimo ha portato anche alla diffusione della musica gospel, che è ora una forma di danza praticata in molte chiese del paese.[10]

Economia

Dopo aver ottenuto l'indipendenza, il Kenya ha affrontato difficoltà economiche dovute alla mancanza di risorse minerarie e energetiche, alla dipendenza da colture sensibili ai cambiamenti climatici ed economici, e alla mancanza di riforme politiche che potessero attrarre investimenti esteri. Durante il regime di Daniel Arap Moi (1978-2002), il Paese ha anche sofferto di isolamento internazionale, conflitti interni al governo e alti livelli di povertà, con emergenze alimentari frequenti. Oggi, l'economia del Kenya è ancora fortemente legata all'agricoltura, che contribuisce al 16,5% del PIL, mentre il settore industriale (18,7%) e quello terziario (65%) sono in crescita. L’agricoltura commerciale, dominata da grandi proprietari terrieri e multinazionali, si concentra principalmente su caffè (48300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il primo produttore africano e il quarto mondiale, con 295000 tonnellate). Anche la floricoltura e l’orticoltura sono in forte espansione. Inoltre, il Kenya è il primo produttore mondiale di frutta tropicale e piretro (8000 tonnellate nel 2005). Le colture di sussistenza principali sono mais, manioca, grano, e in zone più aride, sorgo e miglio. L'allevamento si distingue tra quello tradizionale, spesso nomade, e quello commerciale, praticato nell'altopiano. Le risorse minerarie sono scarse, con piccole quantità di oro, amianto, niobio e caolino. L'energia idroelettrica copre l'80% della domanda nazionale, mentre il 15% proviene da energia geotermica. Il settore industriale, pur essendo ancora limitato, è relativamente ben sviluppato rispetto ad altri paesi della regione, con industrie alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche tra le principali. Il sistema delle comunicazioni presenta delle carenze, con una rete ferroviaria di 1917 km, la maggior parte dei quali concentrati nella linea Mombasa-Nairobi, e una rete stradale di 64000 km, spesso in cattive condizioni, soprattutto durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa è uno dei più importanti dell'Africa orientale, e gli aeroporti principali sono quelli di Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu. La bilancia commerciale del Kenya registra un deficit continuo, principalmente a causa delle fluttuazioni nei prezzi di caffè e tè. Le importazioni consistono principalmente in prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni sono dominati da prodotti agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. I principali partner commerciali includono Stati Uniti, paesi del Medio Oriente, Regno Unito e Paesi Bassi. Il turismo, che nel 2005 ha visto 1,2 milioni di arrivi, ha un'importanza crescente per l'economia grazie anche alle infrastrutture moderne e alla ricca offerta naturale, che comprende numerosi parchi e riserve naturali.[11]

Politica

Il Kenya è una repubblica presidenziale, dove il presidente ricopre sia il ruolo di capo dello stato che di capo del governo, all'interno di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è affidato al governo, mentre il potere legislativo è suddiviso tra l'esecutivo, l'Assemblea Nazionale e il Senato. I giudici sono indipendenti, ma durante il mandato dell'ex presidente Moi si sono verificati preoccupazioni riguardo all'influenza dell'esecutivo sul sistema giudiziario. Il Kenya si trova tra i paesi con alti livelli di corruzione, secondo l'indice di percezione della corruzione di Transparency International (CPI). Nel 2012, il paese occupava il 139° posto su 176, con un punteggio di 27/100. Tuttavia, sono stati adottati provvedimenti per contrastare la corruzione, come la creazione della Commissione Etica e Anti-Corruzione (EACC), un ente indipendente incaricato di monitorare e combattere la corruzione nel governo. La revisione della Costituzione del Kenya, avvenuta con la legge del 27 agosto 2010, ha introdotto significativi cambiamenti nel sistema politico. Le elezioni generali del 2002 sono state un momento cruciale, poiché hanno segnato il passaggio di potere dalla lunga dominanza dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU) alla coalizione Rainbow Coalition (NARC), che ha vinto le elezioni, garantendo un processo democratico e pacifico.[12]

Parità di genere

Un aiuto fondamentale nel settore della parità di genere è UN Women, con cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha stabilito una collaborazione solida. La Sede di Nairobi, dal 2019, ha finanziato l’agenzia nell’ambito dell’iniziativa “Let It Not Happen Again”, destinata a favorire l’accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere, con particolare attenzione ai periodi elettorali. Questo progetto sta attraversando oggi la sua quarta fase, in cui collabora con le istituzioni locali (polizia, magistratura, servizi sanitari) per rafforzare la risposta contro la violenza di genere, promuovere i diritti e sostenere attività di sensibilizzazione e supporto. Nel 2024 a due Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane, impegnate su temi legati all'empowerment femminile, alla salute e all’ambiente in due contee Aride e Semi Aride (ASAL) del Kenya è stato affidato un nuovo compito, diviso in due componenti principali: una realizzata da “We World-G.V.C.”, Onlus nella Contea di Narok, che si concentra sulla prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose, informando gli studenti sui loro diritti sessuali e riproduttivi e formando le istituzioni locali per garantire un miglior accesso ai servizi essenziali. L’altra componente, affidata all’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA) nella Contea di Laikipia, mira a rafforzare il ruolo decisionale delle donne, garantendo loro un accesso equo al mercato agricolo e alla gestione della terra, nonché a sviluppare piani di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in aree vulnerabili alla siccità e ad altri eventi climatici estremi. Nel continuo impegno su questa tematica, la Sede di Nairobi ha l’obiettivo di integrare ulteriori interventi specifici per la riduzione della violenza di genere nel medio periodo, accompagnati da azioni complementari come campagne di sensibilizzazione e informazione online e offline. Un esempio di questa strategia è la campagna “Activate Nairobi”, organizzata nel 2023 dall’AICS di Nairobi insieme all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Nairobi e l’ambasciata d'Italia in Kenya. La campagna è stata realizzata in concomitanza con i sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, e ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sulla lotta alla violenza di genere, affrontando anche temi complementari come la promozione della parità di genere, gli stereotipi di genere, gli impatti del cambiamento climatico sui diritti delle donne, e la protezione dei diritti delle bambine e delle ragazze. Per favorire la massima diffusione dei messaggi di sensibilizzazione, l’iniziativa ha incluso una serie di eventi su diversi canali, raggiungendo così oltre 1.000 persone in Kenya.[13]

Bibliografia

Note

  1. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 376-377
  2. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 377-379
  3. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  4. Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.
  5. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 380-381
  6. Paolo Migliorini, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-f9a4b9dd-9b99-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/
  7. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  8. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  9. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  10. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  11. Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.
  12. Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications
  13. empowerment femminile, diritti umani e sostegno alla società civile, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo • Nairobi, https://nairobi.aics.gov.it/home-ita/paesi/kenya/women/.