Castello di Lari: differenze tra le versioni

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Il castello di Lari è un castello situato nel centro dell'omonimo paese, un paese in provincia di Pisa nel cuore delle colline pisane.
Il castello di Lari è una fortezza che sorge nel centro dell'omonimo paese, su una collina a un'altitudine di 130 metri sul livello del mare, in provincia di Pisa.


==Storia di Lari e del suo castello==
==Storia di Lari e del suo castello==
===Posizione geografica===
===Prime attestazioni storiche del paese e del castello===
Il castello di Lari è situato nel centro dell’omonimo paese, in provincia di Pisa, nel cuore delle colline pisane. Il paese  è situato su una collina ad un’altitudine di 130 metri sul livello del mare. L’insediamento delle popolazioni passate è stato favorito probabilmente proprio dalla posizione geografica favorevole, sia dal punto di vista difensivo che da quello climatico. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 11.</ref>.  
La prima testimonianza scritta riguardante il paese risale al 22 settembre 968, quando a Volterra l'arcidiacono Arnoldo della chiesa di Sant'Ottaviano affittò una cascina a Lari a un chierico di nome Venerando;
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 11.</ref>
in quel periodo Lari era possesso di un certo Alchero, di origine alemanna.
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 13.</ref>   


===Primi attestati storici del paese e del castello===
Non è noto con certezza a quando risalga la costruzione del castello, tuttavia il primo documento nel quale si cita la rocca è del 1043; nel manoscritto è attestato che un tale Golfiero vendette a Paganello un appezzamento di terra nel castello di Lari per una spada.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 11-12.</ref>
Non sappiamo con certezza a quando risalga la costruzione del castello; la prima testimonianza scritta sul paese risale al 22 settembre 968, quando a Volterra l'arcidiacono Arnoldo della chiesa di Sant'Ottaviano affittò una cascina a Lari a un chierico di nome Venerando.
Il primo documento nel quale si cita la rocca larigiana è del 1043; nel manoscritto è attestato che un certo Golfiero vendette a Paganello un appezzamento di terra nel castello di Lari per una spada.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 11-12.</ref>.
===Epoca pisana===
A partire dal XI secolo, l’arcivescovato di Pisa ottenne sempre più influenza sul territorio larigiano tra doni ricevuti ed acquisizioni effettuate; nel 1067 Ildebrando, figlio di Alchero, donò alla Chiesa pisana diverse quote del castello.<ref>Tremolanti, ''Un antico castello delle colline pisane: Lari'', p. 23.</ref> 
Successivamente la famiglia degli Upezzinghi vendette tutto ciò che era di sua proprietà in Lari all’arcivescovato pisano. <ref>Tremolanti, ''Un antico castello delle colline pisane: Lari'', p. 25.</ref>
Nel XII secolo tre bolle papali consolidarono il potere temporale dell’arcivescovato di Pisa.  


===Storia dai primi attestati storici e epoca pisana===
Tale accrescimento del potere pisano attirò le ostilità di influenti famiglie locali; nel 1230 gli Upezzinghi si opposero al dominio pisano e si stabilirono a Lari, scappando da Mazzagamboli; nel 1233, in virtù di un accordo con il governo di Pisa, cedettero la proprietà del castello.  
Fonti scritte confermano che, prima dell'anno 1000, Lari apparteneva a un certo Alchero, di origine alemanna. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 13.</ref>. 
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 14.</ref>
A partire dal XI secolo, l’arcivescovato di Pisa ottenne ottenne sempre più influenza sul territorio larigiano tra doni ricevuti ed acquisizioni effettuate; nel 1067 Ildebrando, figlio di Alchero, donò alla chiesa pisana un certo numero di quote del castello.<ref>Tremolanti, ''Un antico castello delle colline pisane: Lari'', p. 23.</ref>. 
Gli Upezzinghi si stabilirono nuovamente in Lari nel 1287 ma ne furono estromessi nel 1289 grazie all’intervento militare del conte Guido da Montefeltro, podestà e capitano generale della guerra del comune di Pisa, che riconquistò la fortezza.
Successivamente la famiglia degli Upezzinghi donò tutto ciò che era di loro proprietà in Lari all’arcivescovato pisano. <ref>Tremolanti, ''Un antico castello delle colline pisane: Lari'', p. 25.</ref>. 
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 15.</ref>
Nel XII secolo tre bolle papali consolidano il potere temporale dell’arcivescovato di Pisa.
 
Tale accrescimento del potere pisano attirò le ostilità di influenti famiglie locali; nel 1230 gli Upezzinghi si opposero al dominio pisano e si stabilirono a Lari, scappando da Mazzagamboli; nel 1233 gli Upezzinghi, in virtù di un accordo con il governo di Pisa, cedettero la loro proprietà sul castello.  
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 14.</ref>.
Gli Upezzinghi si stabilirono nuovamente in Lari nel 1287 ma la potente famiglia aristocratica fu estrommessa nel 1289 grazie all’intervento militare del conte Guido da Montefeltro, podestà e capitano generale della guerra del comune di Pisa, che riconquistò la fortezza.
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 15.</ref>.


===Lari sotto la dominazione fiorentina===
===Lari sotto la dominazione fiorentina===
Nel 1406 la repubblica pisana cade sotto il controllo fiorentino e così il 20 ottobre dello stesso anno Lari stessa è sottomessa a Firenze. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 15.</ref>.
Nel 1406 la repubblica pisana cade sotto il controllo fiorentino e così nell'ottobre dello stesso anno Lari stessa fu sottomessa a Firenze.  
 
Il governo fiorentino semplificò il sistema amministrativo per la gestione del territorio pisano: il contado fu diviso infatti in tre grandi vicariati con sedi rispettivamente a Vicopisano, Palaia e Lari.   
Il governo fiorentino semplificò il sistema amministrativo per la gestione del territorio pisano; il contado fu diviso infatti in 3 grandi vicariati con sedi rispettivamente a Vicopisano, Palaia e Lari.   
Il vicariato larigiano fu diviso a sua volta nelle tre podesterie di Lari, Crespina e Rosignano.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 11.</ref>.
I vicari restavano in carica per sei mesi e iniziavano a svolgere le loro funzioni il 26 settembre e il 25 marzo di ogni anno. Per ricoprire questo ruolo, erano necessarie solide competenze giuridiche e strategiche, poiché spettava loro il comando delle milizie locali in caso di necessità.
I vicari restavano in carica per sei mesi e iniziavano a svolgere le loro funzioni il 26 settembre e il 25 marzo di ogni anno. Per ricoprire questo ruolo, erano necessarie solide competenze giuridiche e strategiche, poiché spettava loro il comando delle milizie locali in caso di necessità.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 13.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 11-13.</ref>
 
 
Il vicariato larigiano fu diviso a sua volta nelle  3 podesterie di Lari, Crespina e Rosignano. 
Nel 1431 numerosi borghi insorsero contro il dominio fiorentino. Lari fu occupata dalle truppe di Niccolò Piccinino, generale al servizio di Filippo Maria Visconti, signore di Milano, contrario all’espansione di Firenze nel territorio pisano. Firenze riuscì a riprendere il controllo del borgo nel 1433. Tuttavia, nel 1494, Lari si ribellò nuovamente insieme a Pisa, ma le rivolte furono represse già l’anno successivo grazie all’intervento armato del duca di Urbino, Guidobaldo.
La città di Firenze indebolì i privilegi dell’Arcivescovo di Pisa, concedendo in feudo i beni della Curia arcivescovile alle comunità; l’obiettivo fiorentino era quello di limitare il numero dei privilegi della città di Pisa e dei signori rispetto alle popolazioni dei centri rurali minori.
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 15-16.</ref>
Per questo motivo, molti centri nel pisano si ribellarono alla citta del giglio nel 1431.
Lari fu occupato dalle truppe di Niccolò Piccinino che catturarono il vicario Lodovico Zanobi; Firenze ristabilì il controllo su Lari nel 1433.
Lari tornò a ribellarsi al dominio fiorentino assieme a Pisa nel 1494 ma tali rivolte furono soppresse già l’anno seguente grazie all’intervento armato del duca di Urbino, Guidobaldo.  
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 11-12.</ref>.


===Lari fino all’abolizione del vicariato===
===Lari fino all’abolizione del vicariato===
Il vicariato rimase in vigore anche durante il periodo del Granducato di Toscana.
Il vicariato rimase in vigore anche durante il periodo del Granducato di Toscana.
Nel 1772 i vicariati dello stato toscano furono divisi in “Vicariati Maggiori” e “Vicariati Maggiori”; Lari, rientrando nella categoria di vicariato maggiore, estese il suo territorio di competenza.  
Nel 1772 i vicariati dello stato toscano furono divisi in “Vicariati Maggiori” e “Vicariati Maggiori”; Lari, rientrando nella categoria di vicariato maggiore, estese il suo territorio di competenza.  


Durante la dominazione francese (1807-1814), vennero aboliti vicariati e podesterie; a Lari fu istituita una Giudicatura di Pace, affidata ad un Giudice di Pace il cui potere si limitava alle comunità di Lari e Chianni.
Durante la dominazione francese (1807-1814), vicariati e podesterie vennero aboliti; a Lari fu istituita una Giudicatura di Pace, affidata ad un Giudice di Pace il cui potere si limitava alle comunità di Lari e Chianni.
Il 13 ottobre del 1814 fu restaurate la situazione precedente alla parentesi napoleonica.
Il 13 ottobre del 1814 fu restaurata la situazione precedente alla parentesi napoleonica.
Il vicariato fu ufficialmente abolito con la riforma del 9 marzo 1848.
Il vicariato fu ufficialmente abolito con la riforma del 9 marzo 1848.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 15.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 15.</ref>


==Struttura architettonica==
Oggi, dell'antica struttura risalente al periodo pisano, distrutta dai pisani stessi nel 1164 e ricostruita dagli Upezzinghi tra il 1230 e il 1287, resta solo un tratto di mura sul lato sud-occidentale. L’aspetto attuale del castello si deve invece ai fiorentini, che lo ristrutturarono in più fasi e lo scelsero come sede dei Vicari.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 33.</ref>


==Struttura architettonica del Castello==
===Le tre porte del paese===
===Le tre porte del paese===
L’accesso al paese avveniva originariamente attraverso tre porte, di cui due sono ancora esistenti.
L’accesso al paese avveniva originariamente attraverso tre porte, di cui due sono ancora esistenti.
A ponente (ovest) si trova la Porta Pisana, conosciuta anche come porta Maremmana, caratterizzata da un’antiporta; superata una salita piuttosto ripida, si incontrano tredici scalini che conducono in via del Castello, la strada che costeggia le mura della fortezza.
A ovest si trova la Porta Pisana, conosciuta anche come porta Maremmana, caratterizzata da un’antiporta; superata una salita ripida si incontrano tredici scalini che conducono in via del Castello, la strada che costeggia le mura della fortezza.
A nord si erge la Porta Fiorentina, sormontata da diversi stemmi, tra i quali spicca quello mediceo.
A nord si trova la Porta Fiorentina, sormontata da diversi stemmi, tra i quali spicca quello mediceo.
La terza porta, detta Porta Volterrana, fu demolita nel 1780 perché troppo stretta e inadatta al passaggio di carri e veicoli.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 57-58.</ref>.
La terza porta, detta Porta Volterrana, fu demolita nel 1780 perché troppo stretta e inadatta al passaggio di carri e veicoli.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 57-58.</ref>  


===Architettura e stanze del castello===
===Architettura e stanze del castello===
====Cortile====
====Cortile====
Per accedere al castello bisogna seguire una scalinata di 95 gradini posta sul lato ovest della rocca; nel 1448 fu costruita una cisterna pubblica posta a metà scalinata ma od oggi non ne è rimasto piu alcun segno.  
Per accedere al castello bisogna seguire una scalinata di 95 gradini posta sul lato ovest della rocca; nel 1448 fu costruita una cisterna pubblica posta a metà scalinata ma oggi non ne è rimasto più alcun segno.  
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 35.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 35.</ref>.
Si accede cosi al cortile, a pianta circa quadrangolare, tramite un portale la cui tettoia è stata ricostruita nel secondo dopoguerra.  
Si accede così al cortile, a pianta approssimativamente quadrangolare, tramite un portale la cui tettoia è stata ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 58.</ref>
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 58.</ref>.
Ai lati dell’ingresso al cortile si trovano due piccoli cancelli che permettono di accedere al camminamento di ronda che delimita il perimetro del castello.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 59-60.</ref>
Ai lati dell’ingresso al cortile si trovano due piccoli cancelli che permettono di accedere al camminamento di ronda che delimita il perimetro del castello; grazie ad esso il corpo di guardia poteva avvistare l’avvicinarsi di eventuali nemici permettendo così di organizzare un’azione difensiva.
 
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 59-60.</ref>
Al centro del cortile si trova una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.
Al centro del cortile si trova una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.
La pavimentazione in cotto presenta elementi accostati vicino al portone, mentre nel resto dell’area è realizzata con il sistema dell’incoltellato. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p.58.</ref>.  
Vicino al portone, la pavimentazione in cotto presenta elementi accostati, mentre nel resto dell’area è realizzata con il caratteristico sistema dell’accoltellato. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 58.</ref>.  
Sul lato est della pianta si sussegue un complesso di 3 edifici; da nord verso sud troviamo rispettivamente le prigioni (22), il palazzo dei cancellieri (23) e il palazzo dei vicari (24)
Sul lato est della pianta si sussegue un complesso di 3 edifici; da nord verso sud si collocano rispettivamente le prigioni, il Palazzo dei Cancellieri e il Palazzo dei Vicari
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 32.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 32.</ref>
Una piccola scalinata interna al cortile permette di accedere alla terrazza della rocca, posta a sud ovest; tale terrazza era frequentata dai carcerati quando era concessa loro l’ora d’aria.  
Una piccola scalinata interna al cortile permette di accedere alla terrazza della rocca, posta a sud ovest.
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 59.</ref>.
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 59.</ref>


====Ala ovest====
====Ala ovest====
Sulla parte ovest del cortile risiedeva l’ala ovest del castello, completamente distrutta durante l’ultima guerra; qui si trovavano la sacrestia della vicina cappella castellana, le stalle per i cavalli del vicario e della sua guarnigione e le carceri femminili.  
Sulla parte ovest del cortile risiedeva l’ala ovest del castello, completamente distrutta durante l’ultima guerra; qui si trovavano la sacrestia della vicina cappella castellana, le stalle per i cavalli del vicario e della sua guarnigione e le carceri femminili, costruite nel 1586.  
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 35.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 35.</ref>
Sempre sul lato ovest, accanto al Palazzo dei Vicari, sorgeva una torre, di cui oggi resta solo il basamento. Collocata nel punto più alto del rilievo, la torre aveva una funzione di avvistamento in epoca medievale.
Sempre sul lato ovest, accanto al Palazzo dei Vicari, sorgeva una torre di cui oggi resta solo il basamento. Collocata nel punto più alto del rilievo, la torre aveva una funzione di avvistamento in epoca medievale.
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 59.</ref>.  
<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 59.</ref>   


====Chiesa Castellana====
====Chiesa Castellana====
Dedicata allo Sposalizio della Vergine e ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, la chiesa fu costruita tra il 1689 e il 1692, sotto il vicariato di Carlo Buontalenti, che fece collocare il proprio stemma sulla facciata.
Dedicata allo Sposalizio della Vergine e ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, la chiesa fu costruita tra il 1689 e il 1692, sotto il vicariato di Carlo Buontalenti, che fece collocare il proprio stemma sulla facciata.
Ai lati dell'edificio si trovano cinque piccole celle, dalle cui fessure i detenuti potevano osservare l'altare e partecipare alle funzioni religiose senza entrare in contatto con gli altri fedeli.
Ai lati dell'edificio si trovano cinque piccole celle, dalle cui fessure i detenuti potevano osservare l'altare e partecipare alle funzioni religiose senza entrare in contatto con gli altri fedeli.
Nel 1976 subì un restauro poco accurato; al suo interno sono ancora visibili frammenti di decorazioni pittoriche settecentesche.  
Nel 1976 la chiesa subì un restauro poco accurato.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 35-36.</ref>.
Al suo interno sono ancora visibili frammenti di decorazioni pittoriche settecentesche.  
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 35-36.</ref>


====Prigioni====
====Prigioni====
Situate sul lato nord, le prigioni costituiscono un prezioso esempio di architettura carceraria sette-ottocentesca.  
Non si conosce con certezza la data di costruzione delle prigioni del castello di Lari. È probabile che siano state realizzate durante il dominio fiorentino agli inizi del XV secolo come è probabile che i fiorentini stessi abbiano eseguito un ampliamento della struttura pisana; Lari infatti, sotto la Repubblica Pisana, era sede di una Capitania di Giustizia già dal 1375.<ref>Tremolanti, ''Un antico castello delle colline pisane: Lari'', pp. 46,58.</ref>
L’edificio, che si sviluppa su 2 piani ciascuno dei quali suddiviso tra sezione penale e sezione civile, era destinato alla custodia degli accusati in attesa di giudizio e alla detenzione punitiva.
 
Al primo piano si trovavano gli alloggi delle guardie carcerarie e del Sovrastante.
Situate sul lato nord, le prigioni oggi costituiscono un prezioso esempio di architettura carceraria sette-ottocentesca, destinato alla custodia degli accusati in attesa di giudizio e alla detenzione punitiva. L'edificio si sviluppa su due piani, ciascuno dei quali suddiviso tra sezione penale e sezione civile. Al primo piano si trovavano gli alloggi delle guardie carcerarie e del Sovrastante.
Il carcere è stato chiuso nel 1923 ma nell’estate del 1944 ospitarono i prigionieri fatti dall’esercito tedesco in ritirata prima e quelli dell’esercito alleato poi; da quel momento non furono più usate.
 
Di particolare importanza risultano la cella numero uno, che conserva ancora le catene da mettere ai piedi del prigioniero, e la cella numero cinque, dove nel 1922 si suicidò per l’ingiusta condanna che qui lo aveva portato, un certo Giovanni Princi, detto “Rosso della Paola”; leggenda vuole che il fantasma del Rosso la notte fra il 15 e 16 dicembre si aggiri tra le stanze del castello.  
Il carcere è stato chiuso nel 1923 ma nell’estate del 1944 ospitò i prigionieri catturati dall’esercito tedesco in ritirata prima e quelli dell’esercito alleato poi; da quel momento le prigioni non sono state più utilizzate.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 36-37.</ref>.
Di particolare importanza sono la cella numero uno, che conserva ancora le catene da mettere ai piedi del prigioniero, e la cella numero cinque dove nel 1922 si suicidò per l’ingiusta condanna che qui lo aveva portato un certo Giovanni Princi, detto “Rosso della Paola”; leggenda vuole che il fantasma del Rosso la notte fra il 15 e 16 dicembre si aggiri tra le stanze del castello.<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 36-37.</ref>


====Il palazzo dei cancellieri====  
====Palazzo dei Cancellieri====  
All'interno dell'edificio erano ospitate la Cancelleria Criminale, la Sala delle udienze, ancora presente agli inizi del 1700 con il banco del cancelliere, la Camera del giudice e diversi ambienti destinati a denunce e pratiche burocratiche.
All'interno dell'edificio erano ospitate la Cancelleria Criminale, la Sala delle udienze, ancora presente agli inizi del Settecento con il banco del cancelliere, la Camera del giudice e diversi ambienti destinati a denunce e pratiche burocratiche.
Un corridoio attraversa il palazzo, collegando direttamente le prigioni al Palazzo dei Vicari. Al piano superiore si trovavano gli archivi.
Un corridoio attraversa il palazzo, collegando direttamente le prigioni al Palazzo dei Vicari. Al piano superiore si trovavano gli archivi.
Oggi restano la cassaforte del cancelliere e un dipinto murale, un tempo parte della cappella castellana. Dall'interno dell'edificio si accede ai sotterranei del castello.  
Oggi restano la cassaforte del cancelliere e un dipinto murale, un tempo parte della cappella castellana. Dall'interno dell'edificio si accede ai sotterranei del castello.  
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 37.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 37.</ref>


====Palazzo dei vicari====
====Palazzo dei Vicari====
Originariamente concepito per ospitare al piano terra gli uffici per l’amministrazione della giustizia e al piano superiore l’abitazione del Vicario e della sua famiglia, il palazzo fu ampiamente ristrutturato nel XVI secolo, assumendo l'aspetto che ha oggi.
Originariamente concepito per ospitare al piano terra gli uffici per l’amministrazione della giustizia e al piano superiore l’abitazione del vicario e della sua famiglia, il palazzo fu ampiamente ristrutturato nel XVI secolo, assumendo l'aspetto che ha oggi.
La facciata risale al tardo Cinquecento.
La facciata risale al tardo Cinquecento.
Sopra l’ingresso principale è visibile lo stemma dei Medici, a simboleggiare il potere che il Vicario esercitava. La presenza di ben quattro stemmi robbiani testimonia l'attenzione che molti vicari riservarono all'aspetto decorativo del palazzo, un chiaro simbolo dell'influenza fiorentina su gran parte del contado pisano.
Sopra l’ingresso principale è visibile lo stemma dei Medici, a simboleggiare il potere che il vicario esercitava. La presenza di ben quattro stemmi robbiani testimonia l'attenzione che molti vicari riservarono all'aspetto decorativo del palazzo, un chiaro simbolo dell'influenza fiorentina su gran parte del contado pisano.
Fino al XVII secolo, una volta varcata la porta d’ingresso, si accedeva alla Sala dei Tormenti, destinata alla tortura e alle pubbliche esecuzioni delle pene corporali.  
Fino al XVII secolo, una volta varcata la porta d’ingresso, si accedeva alla Sala dei Tormenti, destinata alla tortura e alle pubbliche esecuzioni delle pene corporali.  
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 38.</ref>.
<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 38.</ref>




==Il castello Oggi (fonte: sito del castello di Lari)==
==Il castello oggi==
Dal 1991, l’associazione culturale “il Castello” cerca di rivalorizzare la rocca come edificio storico organizzando visite aperte al pubblico. In particolare il cortile d’ingresso del castello è utilizzato sia per svolgere cerimonie matrimoniali che per tenere conferenze o presentazioni. Nelle sale interne alla rocca sono tenute frequentemente mostre di vario genere, dalla pittura alla fotografia e perfino esposizioni di reperti bellici.
Dal 1991, l’associazione culturale “il Castello” cerca di rivalorizzare la rocca come edificio storico organizzando visite aperte al pubblico. In particolare, il cortile d’ingresso del castello è utilizzato sia per svolgere cerimonie matrimoniali che per tenere conferenze o presentazioni. Nelle sale interne alla rocca sono tenute frequentemente mostre di vario genere, dalla pittura alla fotografia e alle esposizioni di reperti bellici.
<ref>Associazione Culturale "Il Castello", ''Castellodeivicari'', <https://www.castellodilari.it/it/il-castello/></ref>.
<ref>Associazione Culturale "Il Castello", ''Castellodeivicari'', <https://www.castellodilari.it/it/il-castello/></ref>


==Note==
==Note==

Versione attuale delle 16:00, 13 apr 2025

Il castello di Lari è una fortezza che sorge nel centro dell'omonimo paese, su una collina a un'altitudine di 130 metri sul livello del mare, in provincia di Pisa.

Storia di Lari e del suo castello[modifica]

Prime attestazioni storiche del paese e del castello[modifica]

La prima testimonianza scritta riguardante il paese risale al 22 settembre 968, quando a Volterra l'arcidiacono Arnoldo della chiesa di Sant'Ottaviano affittò una cascina a Lari a un chierico di nome Venerando; [1] in quel periodo Lari era possesso di un certo Alchero, di origine alemanna. [2]

Non è noto con certezza a quando risalga la costruzione del castello, tuttavia il primo documento nel quale si cita la rocca è del 1043; nel manoscritto è attestato che un tale Golfiero vendette a Paganello un appezzamento di terra nel castello di Lari per una spada.[3]

Epoca pisana[modifica]

A partire dal XI secolo, l’arcivescovato di Pisa ottenne sempre più influenza sul territorio larigiano tra doni ricevuti ed acquisizioni effettuate; nel 1067 Ildebrando, figlio di Alchero, donò alla Chiesa pisana diverse quote del castello.[4] Successivamente la famiglia degli Upezzinghi vendette tutto ciò che era di sua proprietà in Lari all’arcivescovato pisano. [5] Nel XII secolo tre bolle papali consolidarono il potere temporale dell’arcivescovato di Pisa.

Tale accrescimento del potere pisano attirò le ostilità di influenti famiglie locali; nel 1230 gli Upezzinghi si opposero al dominio pisano e si stabilirono a Lari, scappando da Mazzagamboli; nel 1233, in virtù di un accordo con il governo di Pisa, cedettero la proprietà del castello. [6] Gli Upezzinghi si stabilirono nuovamente in Lari nel 1287 ma ne furono estromessi nel 1289 grazie all’intervento militare del conte Guido da Montefeltro, podestà e capitano generale della guerra del comune di Pisa, che riconquistò la fortezza. [7]

Lari sotto la dominazione fiorentina[modifica]

Nel 1406 la repubblica pisana cade sotto il controllo fiorentino e così nell'ottobre dello stesso anno Lari stessa fu sottomessa a Firenze. Il governo fiorentino semplificò il sistema amministrativo per la gestione del territorio pisano: il contado fu diviso infatti in tre grandi vicariati con sedi rispettivamente a Vicopisano, Palaia e Lari. Il vicariato larigiano fu diviso a sua volta nelle tre podesterie di Lari, Crespina e Rosignano. I vicari restavano in carica per sei mesi e iniziavano a svolgere le loro funzioni il 26 settembre e il 25 marzo di ogni anno. Per ricoprire questo ruolo, erano necessarie solide competenze giuridiche e strategiche, poiché spettava loro il comando delle milizie locali in caso di necessità. [8]

Nel 1431 numerosi borghi insorsero contro il dominio fiorentino. Lari fu occupata dalle truppe di Niccolò Piccinino, generale al servizio di Filippo Maria Visconti, signore di Milano, contrario all’espansione di Firenze nel territorio pisano. Firenze riuscì a riprendere il controllo del borgo nel 1433. Tuttavia, nel 1494, Lari si ribellò nuovamente insieme a Pisa, ma le rivolte furono represse già l’anno successivo grazie all’intervento armato del duca di Urbino, Guidobaldo. [9]

Lari fino all’abolizione del vicariato[modifica]

Il vicariato rimase in vigore anche durante il periodo del Granducato di Toscana. Nel 1772 i vicariati dello stato toscano furono divisi in “Vicariati Maggiori” e “Vicariati Maggiori”; Lari, rientrando nella categoria di vicariato maggiore, estese il suo territorio di competenza.

Durante la dominazione francese (1807-1814), vicariati e podesterie vennero aboliti; a Lari fu istituita una Giudicatura di Pace, affidata ad un Giudice di Pace il cui potere si limitava alle comunità di Lari e Chianni. Il 13 ottobre del 1814 fu restaurata la situazione precedente alla parentesi napoleonica. Il vicariato fu ufficialmente abolito con la riforma del 9 marzo 1848. [10]

Struttura architettonica[modifica]

Oggi, dell'antica struttura risalente al periodo pisano, distrutta dai pisani stessi nel 1164 e ricostruita dagli Upezzinghi tra il 1230 e il 1287, resta solo un tratto di mura sul lato sud-occidentale. L’aspetto attuale del castello si deve invece ai fiorentini, che lo ristrutturarono in più fasi e lo scelsero come sede dei Vicari. [11]

Le tre porte del paese[modifica]

L’accesso al paese avveniva originariamente attraverso tre porte, di cui due sono ancora esistenti. A ovest si trova la Porta Pisana, conosciuta anche come porta Maremmana, caratterizzata da un’antiporta; superata una salita ripida si incontrano tredici scalini che conducono in via del Castello, la strada che costeggia le mura della fortezza. A nord si trova la Porta Fiorentina, sormontata da diversi stemmi, tra i quali spicca quello mediceo. La terza porta, detta Porta Volterrana, fu demolita nel 1780 perché troppo stretta e inadatta al passaggio di carri e veicoli.[12]

Architettura e stanze del castello[modifica]

Cortile[modifica]

Per accedere al castello bisogna seguire una scalinata di 95 gradini posta sul lato ovest della rocca; nel 1448 fu costruita una cisterna pubblica posta a metà scalinata ma oggi non ne è rimasto più alcun segno. [13]. Si accede così al cortile, a pianta approssimativamente quadrangolare, tramite un portale la cui tettoia è stata ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale.[14] Ai lati dell’ingresso al cortile si trovano due piccoli cancelli che permettono di accedere al camminamento di ronda che delimita il perimetro del castello.[15]

Al centro del cortile si trova una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Vicino al portone, la pavimentazione in cotto presenta elementi accostati, mentre nel resto dell’area è realizzata con il caratteristico sistema dell’accoltellato. [16]. Sul lato est della pianta si sussegue un complesso di 3 edifici; da nord verso sud si collocano rispettivamente le prigioni, il Palazzo dei Cancellieri e il Palazzo dei Vicari [17] Una piccola scalinata interna al cortile permette di accedere alla terrazza della rocca, posta a sud ovest. [18]

Ala ovest[modifica]

Sulla parte ovest del cortile risiedeva l’ala ovest del castello, completamente distrutta durante l’ultima guerra; qui si trovavano la sacrestia della vicina cappella castellana, le stalle per i cavalli del vicario e della sua guarnigione e le carceri femminili, costruite nel 1586. [19] Sempre sul lato ovest, accanto al Palazzo dei Vicari, sorgeva una torre di cui oggi resta solo il basamento. Collocata nel punto più alto del rilievo, la torre aveva una funzione di avvistamento in epoca medievale. [20]

Chiesa Castellana[modifica]

Dedicata allo Sposalizio della Vergine e ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, la chiesa fu costruita tra il 1689 e il 1692, sotto il vicariato di Carlo Buontalenti, che fece collocare il proprio stemma sulla facciata. Ai lati dell'edificio si trovano cinque piccole celle, dalle cui fessure i detenuti potevano osservare l'altare e partecipare alle funzioni religiose senza entrare in contatto con gli altri fedeli. Nel 1976 la chiesa subì un restauro poco accurato. Al suo interno sono ancora visibili frammenti di decorazioni pittoriche settecentesche. [21]

Prigioni[modifica]

Non si conosce con certezza la data di costruzione delle prigioni del castello di Lari. È probabile che siano state realizzate durante il dominio fiorentino agli inizi del XV secolo come è probabile che i fiorentini stessi abbiano eseguito un ampliamento della struttura pisana; Lari infatti, sotto la Repubblica Pisana, era sede di una Capitania di Giustizia già dal 1375.[22]

Situate sul lato nord, le prigioni oggi costituiscono un prezioso esempio di architettura carceraria sette-ottocentesca, destinato alla custodia degli accusati in attesa di giudizio e alla detenzione punitiva. L'edificio si sviluppa su due piani, ciascuno dei quali suddiviso tra sezione penale e sezione civile. Al primo piano si trovavano gli alloggi delle guardie carcerarie e del Sovrastante.

Il carcere è stato chiuso nel 1923 ma nell’estate del 1944 ospitò i prigionieri catturati dall’esercito tedesco in ritirata prima e quelli dell’esercito alleato poi; da quel momento le prigioni non sono state più utilizzate. Di particolare importanza sono la cella numero uno, che conserva ancora le catene da mettere ai piedi del prigioniero, e la cella numero cinque dove nel 1922 si suicidò per l’ingiusta condanna che qui lo aveva portato un certo Giovanni Princi, detto “Rosso della Paola”; leggenda vuole che il fantasma del Rosso la notte fra il 15 e 16 dicembre si aggiri tra le stanze del castello.[23]

Palazzo dei Cancellieri[modifica]

All'interno dell'edificio erano ospitate la Cancelleria Criminale, la Sala delle udienze, ancora presente agli inizi del Settecento con il banco del cancelliere, la Camera del giudice e diversi ambienti destinati a denunce e pratiche burocratiche. Un corridoio attraversa il palazzo, collegando direttamente le prigioni al Palazzo dei Vicari. Al piano superiore si trovavano gli archivi. Oggi restano la cassaforte del cancelliere e un dipinto murale, un tempo parte della cappella castellana. Dall'interno dell'edificio si accede ai sotterranei del castello. [24]

Palazzo dei Vicari[modifica]

Originariamente concepito per ospitare al piano terra gli uffici per l’amministrazione della giustizia e al piano superiore l’abitazione del vicario e della sua famiglia, il palazzo fu ampiamente ristrutturato nel XVI secolo, assumendo l'aspetto che ha oggi. La facciata risale al tardo Cinquecento. Sopra l’ingresso principale è visibile lo stemma dei Medici, a simboleggiare il potere che il vicario esercitava. La presenza di ben quattro stemmi robbiani testimonia l'attenzione che molti vicari riservarono all'aspetto decorativo del palazzo, un chiaro simbolo dell'influenza fiorentina su gran parte del contado pisano. Fino al XVII secolo, una volta varcata la porta d’ingresso, si accedeva alla Sala dei Tormenti, destinata alla tortura e alle pubbliche esecuzioni delle pene corporali. [25]


Il castello oggi[modifica]

Dal 1991, l’associazione culturale “il Castello” cerca di rivalorizzare la rocca come edificio storico organizzando visite aperte al pubblico. In particolare, il cortile d’ingresso del castello è utilizzato sia per svolgere cerimonie matrimoniali che per tenere conferenze o presentazioni. Nelle sale interne alla rocca sono tenute frequentemente mostre di vario genere, dalla pittura alla fotografia e alle esposizioni di reperti bellici. [26]

Note[modifica]

  1. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 11.
  2. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 13.
  3. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 11-12.
  4. Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, p. 23.
  5. Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, p. 25.
  6. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 14.
  7. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 15.
  8. Tani, Lari attraverso i secoli, pp. 11-13.
  9. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 15-16.
  10. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 15.
  11. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 33.
  12. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 57-58.
  13. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 35.
  14. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 58.
  15. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 59-60.
  16. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 58.
  17. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 32.
  18. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 59.
  19. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 35.
  20. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 59.
  21. Tani, Lari attraverso i secoli, pp. 35-36.
  22. Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, pp. 46,58.
  23. Tani, Lari attraverso i secoli, pp. 36-37.
  24. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 37.
  25. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 38.
  26. Associazione Culturale "Il Castello", Castellodeivicari, <https://www.castellodilari.it/it/il-castello/>

Bibliografia[modifica]

  • Marialuisa Mazza, Lari: il passato dentro le mura, Lari, Associazione Culturale "Il Castello", 1998.
  • Maurizio Tani, Lari attraverso i secoli, Lari, Associazione Culturale "Il Castello", 1996.
  • Ezio Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, Fornacette, CLD libri, 2003.
  • Associazione Culturale "Il Castello", Castellodeivicari, sito, 2006 <https://www.castellodilari.it/it/il-castello/>