Ville di Marcello D’Olivo a Lignano Sabbiadoro: differenze tra le versioni

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'''Le ville progettate da Marcello D'Olivo''' a Lignano Sabbiadoro rappresentano un esempio emblematico dell'architettura moderna italiana del dopoguerra. Queste abitazioni, realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, incarnano l'innovativo approccio progettuale dell'architetto, caratterizzato da un attento dialogo con il paesaggio naturale e da soluzioni estetiche e funzionali all'avanguardia. Attraverso l'uso di forme organiche, materiali locali e un'armonica integrazione con l'ambiente costiero, le ville si sono consolidate come simboli della creatività e dell'ingegno di D'Olivo, nonché come testimonianze significative di una stagione di grande fervore architettonico e culturale in Italia.
'''Le ville progettate da Marcello D'Olivo''' a Lignano Sabbiadoro, sono una serie di tre abitazioni unifamiliari realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Le tre ville, chiamate Villa Mainardis, Villa Spezzotti-Gregoratti e Villa Sinisgalli (ora Muratti), sono un esempio dell'approccio progettuale dell'architetto, caratterizzato da un dialogo con il paesaggio naturale e da soluzioni estetiche considerate all'avanguardia per l'epoca. Attraverso l'uso di forme organiche, materiali locali e un'armonica integrazione con l'ambiente costiero, le ville si sono consolidate come simboli della creatività e dell'ingegno di D'Olivo, nonché come testimonianze significative di una stagione di grande fervore architettonico e culturale in Italia.


== L’architetto e il suo rapporto con Lignano ==
== L’architetto e il suo rapporto con Lignano ==
'''Marcello D’Olivo''' (Udine, 27 febbraio 1921 - Udine, 24 agosto 1991) è stato un architetto italiano di rilievo nel XX secolo, noto per il suo approccio innovativo e organico, che combinava architettura e natura. Formatosi all'[https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_Iuav_di_Venezia Istituto Universitario di Architettura di Venezia]<ref>Giorgio Dri, ''D’Olivo Marcello'', in Dizionario Biografico dei Friulani.</ref>, dove si laureò nel 1947, si distinse per superare i canoni tradizionali e adottare soluzioni progettuali innovative.
Marcello D’Olivo (Udine, 27 febbraio 1921 - Udine, 24 agosto 1991) è stato un architetto italiano di rilievo, noto per il suo approccio organico, che combinava architettura e natura. Formatosi all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia<ref>Giorgio Dri, ''D’Olivo Marcello'', in ''Dizionario Biografico dei Friulani''.</ref>, dove si laureò nel 1947, si distinse per il suo sforzo nel superare i canoni tradizionali.
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La sua carriera, sviluppata sia in Italia che all'estero, si caratterizzò per la ricerca stilistica e l’attenzione al paesaggio. I suoi progetti includevano edifici residenziali, complessi pubblici e piani urbanistici, spesso arricchiti da riflessioni teoriche sull’urbanistica. Collaborò con artisti e intellettuali come De Chirico, Pasolini ed Hemingway, aggiungendo una dimensione culturale alle sue opere.
La sua carriera, sviluppata sia in Italia che all'estero, si caratterizzò per la ricerca stilistica e l’attenzione al paesaggio. I suoi progetti includevano edifici residenziali, complessi pubblici e piani urbanistici, spesso arricchiti da riflessioni teoriche sull’urbanistica. Collaborò con artisti e intellettuali come [https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_de_Chirico De Chirico], [https://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini Pasolini] ed [https://it.wikipedia.org/wiki/Ernest_Hemingway Hemingway], aggiungendo una profonda dimensione culturale alle sue opere.


=== La carriera nella bassa friulana ===
=== La carriera nella bassa friulana ===
Il legame di Marcello D’Olivo con Lignano Sabbiadoro è uno degli aspetti più distintivi della sua carriera. Negli anni Cinquanta, la cittadina stava vivendo una fase di grande trasformazione, passando da piccolo borgo marittimo a rinomata località turistica. Fu in questo contesto che D’Olivo venne coinvolto in un progetto di sviluppo urbanistico che segnò la storia della città e lo consacrò come uno degli architetti più visionari del suo tempo.
Il legame di D’Olivo con Lignano Sabbiadoro è un aspetto significativo della sua esperienza lavorativa. Negli anni Cinquanta, la cittadina stava vivendo una fase di trasformazione, passando da piccolo borgo marittimo a località turistica. In questo contesto, D’Olivo venne coinvolto in un progetto di sviluppo urbanistico che contribuì alla crescita della città.
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Nel 1953, infatti, su incarico della Lignano Pineta S.p.A., fondata da Aldo Mainardis<ref> Roberto Gargiulo, ''Aldo Mainardis'', in Dizionario Biografico dei Friulani.</ref>, D’Olivo progettò il piano urbanistico di Lignano Pineta. La sua idea rivoluzionaria prevedeva una disposizione a spirale delle strade, ispirata alla forma di una chiocciola, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e preservare la pineta preesistente. Questo schema urbanistico era unico nel suo genere e rifletteva l’approccio organico di D’Olivo, che mirava a integrare edifici e natura in un dialogo armonioso. La spirale urbanistica, con il centro destinato a spazi pubblici e le aree più esterne occupate da abitazioni, ha reso Lignano Pineta un modello di sviluppo sostenibile e innovativo. Il progetto attirò l’attenzione di critici e intellettuali, tra cui [https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Zevi Bruno Zevi], e venne ammirato a livello internazionale.
Nel 1953, su incarico della Lignano Pineta S.p.A., fondata da Aldo Mainardis<ref> Roberto Gargiulo, ''Aldo Mainardis'', in ''Dizionario Biografico dei Friulani''.</ref>, D’Olivo elaborò il piano urbanistico della località. La sua progettazione prevedeva una disposizione a spirale delle strade, ispirata alla forma di una chiocciola, per ridurre l’impatto ambientale e preservare la pineta preesistente. Questo schema rifletteva l’approccio organico di D’Olivo, che mirava a integrare edifici e natura in un dialogo armonioso. La spirale urbanistica, con il centro destinato a spazi pubblici e le aree più esterne occupate da abitazioni, ha reso Lignano Pineta un modello di sviluppo sostenibile. Il progetto attirò l’attenzione di critici e intellettuali, tra cui Bruno Zevi, e ottenne prestigio a livello internazionale.
Oltre al piano urbanistico, D’Olivo progettò diverse strutture a Lignano, tra cui ville residenziali, edifici pubblici e spazi ricettivi. Tra questi spicca [[Villa Mainardis]], una delle sue opere più iconiche, che combina una pianta circolare con materiali naturali, in perfetta sintonia con l’ambiente circostante.
Oltre al piano urbanistico, D’Olivo progettò diverse strutture a Lignano, tra cui ville residenziali, edifici pubblici e spazi ricettivi.
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Lignano divenne per D’Olivo un laboratorio a cielo aperto dove sperimentare soluzioni architettoniche innovative. La sua attenzione alla sostenibilità, alla luce naturale e al paesaggio si riflette in ogni progetto, rendendo la località un esempio pionieristico di sviluppo turistico rispettoso del territorio.


== Villa Mainardis ==
== Villa Mainardis ==


'''Villa Mainardis''' è una villa unifamiliare situata a Lignano Pineta, progettata dall’architetto Marcello d’Olivo. Il progetto della villa risale al 1953, con la costruzione completata nel 1955. L'edificio fu commissionato da ''Aldo Mainardis'', una figura di grande rilievo imprenditoriale e culturale del Friuli Venezia Giulia <ref> Roberto Gargiulo, ''Aldo Mainardis'' in Dizionario Biografico dei Friulani</ref>. Negli anni '50,  infatti, Mainardis si dedicò a progetti visionari, tra cui lo sviluppo urbanistico di ''Lignano Pineta'': tra i suoi progetti spiccano l'acquisizione di ettari di pineta e la fondazione di Lignano Pineta S.P.A. Mainardis, grande sostenitore dell'architettura moderna, commissionò diverse ville residenziali a D’Olivo, tra cui la sua residenza personale.
'''Villa Mainardis''' è una villa unifamiliare situata a Lignano Pineta. Il progetto della villa risale al 1953, mentre la costruzione fu completata nel 1955. L'edificio fu commissionato da Aldo Mainardis, una figura imprenditoriale e culturale del Friuli Venezia Giulia <ref> Roberto Gargiulo, ''Aldo Mainardis'' in ''Dizionario Biografico dei Friulani''.</ref>. Negli anni Cinquanta, Mainardis si dedicò a diversi progetti di sviluppo nel lignanese, tra cui l'acquisizione di diversi ettari di pineta, la fondazione della "Lignano Pineta S.P.A." e commissionò diverse ville residenziali a D’Olivo, tra cui la sua residenza personale.
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Villa Mainardis è un progetto frutto di una visione condivisa tra il committente e l'architetto e suscitò l'interesse di personalità internazionali come Ernest Hemingway e Bruno Zevi. L'approccio di D'Olivo ricevette anche l'apprezzamento di Leonardo Sinisgalli, che portò alla creazione di Villa Sinisgalli (Muratti).
Il rapporto tra Mainardis e D'Olivo si trasformò in una solida amicizia, arricchendo il progetto di Villa Mainardis con una visione condivisa di innovazione. Il progetto attirò l'attenzione di personalità illustri come [https://it.wikipedia.org/wiki/Ernest_Hemingway ''Ernest Hemingway''] e [https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Zevi ''Bruno Zevi''], che lodarono la fusione tra architettura e natura. Questo approccio originale suscitò anche l'interesse di [https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Sinisgalli Leonardo Sinisgalli], industriale e poeta.
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Villa Mainardis non è solo un simbolo di architettura moderna, ma anche un testimone dell'impegno di Aldo Mainardis per la promozione culturale e artistica della sua terra.


=== Descrizione ===
=== Descrizione ===
La villa si sviluppa su una pianta circolare, una scelta innovativa e poco convenzionale che riflette l'interesse di D'Olivo per la geometria organica e per le influenze di grandi maestri internazionali come [https://it.wikipedia.org/wiki/Frank_Lloyd_Wright ''Frank Lloyd Wright'']. La pianta è un fulcro simbolico e funzionale che conferisce alla struttura un carattere unico, esaltandone l'eleganza e la fluidità spaziale.  
Iniziata nel dicembre del 1954, Villa Mainardis si sviluppa su una pianta circolare, una scelta innovativa e poco convenzionale che riflette l'interesse di D'Olivo per la geometria organica. La struttura dell'abitazione è ispirata alla casa di Frank Lloyd Wright per il figlio David a Phoenix.


''<blockquote> "A pianta circolare è pure villa Mainardis, iniziata nel dicembre del 1954 e organizzata attorno a un patio centrale. Le dimensioni contenute della casa costringono l'architetto a rivedere una prima soluzione con il vano centrale più ampio, ma di incerta distribuzione delle stanze perimetrali, per sviluppare una seconda soluzione, poi attuata, con il patio di dimensioni più ridotte. Ispirata alla casa di Frank Lloyd Wright per il figlio David a Phoenix, questa villa è una sorta di disco volante planato tra le dune, metafora di una città futuribile" ''
''<blockquote> "Le dimensioni contenute della casa costringono l'architetto a rivedere una prima soluzione con il vano centrale più ampio, ma di incerta distribuzione delle stanze perimetrali, per sviluppare una seconda soluzione, poi attuata, con il patio di dimensioni più ridotte. [...] Questa villa è una sorta di disco volante planato tra le dune, metafora di una città futuribile" ''
Marcello D'Olivo, a cura di Guido Zucconi, Einaudi 1998
Guido Zucconi ''Marcello D'Olivo'', Einaudi 1998
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Tra le principali caratteristiche architettoniche della struttura, ''il tetto spiovente'', pur aderendo a uno stile contemporaneo, richiama le tradizioni locali e favorisce il deflusso delle acque piovane, creando al contempo un effetto visivo dinamico.'' Le terrazze sagomate'', perfettamente integrate con la pianta circolare, offrono spazi esterni panoramici e fruibili, mantenendo una stretta connessione con gli interni della villa. ''Le ampie vetrate a tutta altezza'' garantiscono un’eccellente illuminazione naturale e stabiliscono una costante relazione visiva con l’ambiente circostante. L’utilizzo di materiali naturali e durevoli, come il cemento armato per la struttura, i mattoni faccia a vista e l’intonaco bianco per le facciate, conferisce all’edificio un’estetica raffinata e senza tempo. La copertura praticabile in calcestruzzo e i serramenti in legno completano il progetto, garantendo un equilibrio tra funzionalità e design.
Tra le principali caratteristiche architettoniche della struttura, ''il tetto spiovente'', pur aderendo a uno stile contemporaneo, richiama le tradizioni locali e favorisce il deflusso delle acque piovane, creando un effetto visivo dinamico.'' Le terrazze sagomate'', integrate con la pianta circolare, offrono spazi esterni panoramici e fruibili, mantenendo una stretta connessione con gli interni della villa. ''Le ampie vetrate a tutta altezza'' garantiscono illuminazione naturale e stabiliscono una costante relazione visiva con l’ambiente circostante. L’utilizzo di materiali naturali e durevoli, come il cemento armato per la struttura, i mattoni faccia a vista e l’intonaco bianco per le facciate, contribuisce a definire l'estetica dell'edificio. La copertura praticabile in calcestruzzo e i serramenti in legno completano il progetto.


==== Stato attuale e conservazione ====
=== Stato attuale e conservazione ===
Villa Mainardis ha sempre goduto di una manutenzione esemplare, che ha permesso alla villa di conservare intatte le sue caratteristiche architettoniche distintive. Nel corso degli anni, l'edificio è stato oggetto di interventi di cura e restauro che ne hanno preservato l'integrità.  
Villa Mainardis ha sempre goduto di una manutenzione regolare, che ha permesso alla villa di conservare intatte le sue caratteristiche architettoniche distintive. Nel corso degli anni, l'edificio è stato oggetto di interventi di cura e restauro che ne hanno preservato l'integrità.  
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Un esempio dell'importanza artistica della villa è il suo coinvolgimentoin un video musicale di Mattia del Moro, ''Dove siamo finiti'', diretto dal regista Bruno Noaro <ref>[https://youtu.be/cYioQJdechg?si=0XV1Oa9jzvkRkjMo DelMoro (Mattia del Moro), ''Dove Siamo Finiti''.]</ref>nel 2019. In questa occasione, la villa è stata presentata attraverso l'obiettivo della telecamera, mettendo in risalto le caratteristiche architettoniche, nonché l'ampio spazio esterno, che identificano il progetto di D'Olivo.
Un significativo esempio della continua attenzione riservata alla villa è il suo coinvolgimento nel video musicale di Mattia del Moro, ''"Dove siamo finiti"'', diretto dal regista Bruno Noaro <ref>[https://youtu.be/cYioQJdechg?si=0XV1Oa9jzvkRkjMo DelMoro - Dove Siamo Finiti]</ref>nel 2019. In questa occasione, la villa è stata valorizzata attraverso l'obiettivo della telecamera, mettendo in risalto le sue linee moderne e le caratteristiche architettoniche uniche, nonché l'ampio spazio esterno, che si fonde armoniosamente con il paesaggio naturale circostante. Questo tipo di attenzione ha contribuito a mantenere viva l'importanza storica e architettonica di Villa Mainardis, confermandola come una delle icone dell'architettura del Novecento a Lignano Sabbiadoro.
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L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione  [https://www.villedilignano.it/ ''Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano''].
L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione  [https://www.villedilignano.it/ ''Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano''].


==Villa Spezzotti-Gregoratti ==
==Villa Spezzotti-Gregoratti ==
'''Villa Spezzotti-Gregoratti''' è una villa unifamiliare progettata dall'architetto Marcello D'Olivo, situata nel comune di Lignano Sabbiadoro, nella zona di Lignano Pineta. L’abitazione fu commissionata dall'imprenditore [https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/spezzotti-giovanni-battista/ Giovanni Battista Spezzotti] come dono per la moglie ''Lydia Maria Rizzi''.
'''Villa Spezzotti-Gregoratti''' è una villa unifamiliare progettata dall'architetto Marcello D'Olivo, situata nel comune di Lignano Sabbiadoro, nella zona di Lignano Pineta. L’abitazione fu commissionata dall'imprenditore Giovanni Battista Spezzotti come dono per la moglie ''Lydia Maria Rizzi''.
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Progettata nel dicembre del 1955, la sua costruzione ebbe inizio solo nell'ottobre del 1956, quando D'Olivo aveva ormai perso il controllo sulle costruzioni realizzate all'interno della spirale di Lignano Pineta, dopo aver interrotto i rapporti con la Società Lignano Pineta a causa di disaccordi sul piano urbanistico. Secondo il Piano regionale delle emergenze della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, grazie al lavoro della catalogatrice Francesca Nodari, sappiamo che la villa fu completata tra il 1956 e il 1958 <ref> Francesca Nodari, ''Catalogo del Patrimonio Culturale FVG''.</ref>
La villa fu progettata nel dicembre del 1955, ma la sua costruzione ebbe inizio solo nell'ottobre del 1956, quando D'Olivo aveva ormai interrotto i rapporti con la Società Lignano Pineta a causa di disaccordi sul piano urbanistico. La villa venne completata tra il 1956 e il 1958 <ref> Francesca Nodari, ''Catalogo del Patrimonio Culturale FVG''.</ref>.
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Negli anni Settanta, a seguito della prematura morte di Lydia Maria Rizzi, la villa cambiò proprietà e assunse il nome di ‘’Villa Spezzotti-Gregoratti’’.
Negli anni Settanta, a seguito della morte di Lydia Maria Rizzi, la villa cambiò proprietà e assunse il nome di ‘’Villa Spezzotti-Gregoratti’’.
==== Descrizione ====
=== Descrizione ===
L'abitazione è concepita attorno a una maglia di anelli concentrici, distanziati di un metro e generati da quattro centri principali, su cui poggiano le pareti, caratterizzate da ampi raggi di curvatura di 16 metri e angoli di apertura di circa 65 gradi. Le mura perimetrali sono costituite da setti portanti in cemento armato, sia a vista che intonacati, con inserti decorativi in ceramica e bassorilievi. Questa impostazione dinamica, aperta e centrifuga, scelta da D'Olivo, consente una concezione inusuale degli spazi, che si sviluppano in modo fluido sia all'interno che all'esterno della villa.
L'abitazione è concepita attorno a una maglia di anelli concentrici, distanziati di un metro e generati da quattro centri principali, su cui poggiano le pareti. Queste ultime presentano ampi raggi di curvatura e angoli di apertura di circa 65 gradi. Le mura perimetrali sono costituite da setti portanti in cemento armato, sia a vista che intonacati, con inserti decorativi in ceramica e bassorilievi. Questa impostazione aperta e centrifuga consente all'architetto la distribuzione degli spazi sia all'interno che all'esterno della villa.
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Articolata su tre livelli, la villa è percorribile a partire dal piano terra, dove si trova l'accesso principale. Una rampa conduce al piano dell'abitazione, dove l'atrio, posto in posizione baricentrica, funge da punto di distribuzione degli ambienti. Da qui, brevi percorsi conducono al soggiorno passante, alla cucina e alla zona delle camere. Dal terrazzo del soggiorno, una scala permette di accedere al tetto praticabile.
Distribuita su tre livelli, la villa è percorribile a partire dal piano terra, dove si trova l'accesso principale. Una rampa conduce al piano dell'abitazione, dove l'atrio, posto in posizione baricentrica, funge da punto di distribuzione degli ambienti. Da qui, brevi percorsi conducono al soggiorno passante, alla cucina e alla zona delle camere. Dal terrazzo del soggiorno, una scala permette di accedere al tetto praticabile.


''<blockquote> "Villa Spezzotti continua la ricerca formale iniziata nelle due abitazioni precedenti - differenziandosi rispetto a villa Mainardis per un impianto planimetrico che rivela una forte tensione centrifuga. Nel "neoespressionismo" di villa Spezzotti vanno colti non solo l'intenzione liberatoria e l'illusoria fiducia nel gesto, ma anche il disagio intellettuale dell'architetto verso le costrizioni alienanti del fare architettura. Progettata nel dicembre del 1955, ma iniziata solo nell'ottobre del 1956, quando ormai a D'Olivo sfugge il controllo sulle costruzioni realizzate all'interno della spirale di Lignano Pineta, villa Spezzotti conclude l'esperienza di Lignano Pineta e ne rappresenta il canto del cigno" ''
''<blockquote>"[...] Nel "neoespressionismo" di villa Spezzotti vanno colti non solo l'intenzione liberatoria e l'illusoria fiducia nel gesto, ma anche il disagio intellettuale dell'architetto verso le costrizioni alienanti del fare architettura. [...] Villa Spezzotti conclude l'esperienza di Lignano Pineta e ne rappresenta il canto del cigno" ''
Marcello D'Olivo, a cura di Guido Zucconi, Einaudi 1998
Guido Zucconi, ''Marcello D'Olivo'', Einaudi 1998
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Il segno distintivo di Marcello D'Olivo è evidente in ogni dettaglio della villa. I muri perimetrali in cemento armato costituiscono solo la base per il motivo curvo predominante, che si manifesta in elementi decorativi come la scultura di [https://it.wikipedia.org/wiki/Luciano_Ceschia Luciano Ceschia], che sostituisce gli infissi del bagno padronale, e nel girasole in ceramica posto all'ingresso, anch'esso opera di Ceschia.
I muri perimetrali in cemento armato costituiscono solo la base per il motivo curvo predominante, che si manifesta in elementi decorativi come la scultura di Luciano Ceschia, che sostituisce gli infissi del bagno padronale, e nel girasole in ceramica posto all'ingresso, anch'esso opera di Ceschia.
 
L'interno della villa è adattato alla concezione circolare dell'abitazione: dal caminetto della zona giorno al corridoio che conduce alla zona notte, dove anche gli infissi seguono una linea curva. I mobili sono progettati come parte integrante dell'architettura. Gli armadi a muro, talvolta utilizzati come elementi divisori, sono realizzati con listelli di diverse essenze (frassino, pitch pine, larice, rovere, mogano) e, nella zona giorno, sono rivestiti da una tela con disegni raffiguranti segni zodiacali e galeoni.
 
Il tema del mare è ripreso nelle camere da letto, ispirate agli interni di una nave. Le pareti attrezzate, curvilinee, fungono sia da armadi a nicchia che da alcove. Anche la cucina è ispirata al mondo nautico, con comparti componibili e modulari che richiamano i casiers standard di Le Corbusier, una delle fonti di ispirazione di D'Olivo. Nel piano interrato, nella zona più fresca della casa, si trova una vera e propria cambusa.
 
Sebbene non rimanga nulla della duna naturale su cui la villa fu costruita negli anni Cinquanta, il giardino conserva l'influenza della pineta circostante, con numerosi pini marittimi.
 
=== Stato attuale e conservazione ===
Villa Spezzotti ha attraversato un periodo di grave abbandono e degrado, soprattutto tra il 2010 e il 2020.
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L'interno della villa esprime appieno la concezione circolare dell'abitazione: dal caminetto della zona giorno al corridoio che conduce alla zona notte, dove anche gli infissi seguono una linea curva. I mobili sono progettati come parte integrante dell'architettura. Gli armadi a muro, talvolta utilizzati come elementi divisori, sono realizzati con listelli di diverse essenze (frassino, pitch pine, larice, rovere, mogano) e, nella zona giorno, sono rivestiti da una tela con disegni raffiguranti segni zodiacali e galeoni.
Successivamente la villa è stata acquistata da privati che hanno intrapreso un'opera di recupero e ristrutturazione. Gli interventi effettuati hanno riportato la villa a condizioni abitabili, mantenendo però il più possibile le caratteristiche architettoniche originali.
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Il tema del mare è particolarmente presente nelle camere da letto, ispirate agli interni di una nave. Le pareti attrezzate, curvilinee, fungono sia da armadi a nicchia che da alcove. Anche la cucina riflette l'influenza del mondo nautico, con comparti componibili e modulari che richiamano i casiers standard di [https://it.wikipedia.org/wiki/Le_Corbusier Le Corbusier], una delle fonti di ispirazione di D'Olivo. Nel piano interrato, nella zona più fresca della casa, si trova una vera e propria cambusa, dove si racconta che gli Spezzotti organizzassero cene con artisti e intellettuali dell’epoca.
L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione  [https://www.villedilignano.it/ ''Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano''].
 
== Villa Sinisgalli ora Muratti ==
 
'''Villa Sinisgalli''', oggi conosciuta come Villa Muratti, è una villa unifamiliare situata a Lignano Pineta, progettata e costruita tra il 1954 e il 1955. Commissionata dal poeta e ingegnere Leonardo Sinisgalli e dalla moglie, Giorgia de Cousandier, fu concepita come residenza estiva per la famiglia.
=== Descrizione ===
La casa è rialzata da terra mediante quattro pilotis (pilastri), una soluzione progettuale pensata per preservare il terreno sottostante e creare un ampio porticato, non destinato agli spazi abitativi. La zona residenziale si sviluppa su un unico livello con una pianta quadrata di 9 metri per lato, mentre l’accesso avviene tramite una rampa.
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Gli esterni della villa sono altrettanto affascinanti: sebbene non rimanga nulla della duna naturale su cui la villa fu costruita negli anni Cinquanta, il giardino conserva l'essenza originale della pineta, con numerosi pini marittimi.
L’organizzazione spaziale della villa è definita dalla scansione modulare dei pannelli in cemento a vista, larghi 90 cm, che articolano sia gli ambienti interni che quelli esterni. La copertura, leggermente concava, si distacca dal volume quadrato dell’edificio, mentre il terrazzo, in linea con le soluzioni progettuali di D’Olivo, poggia su due elementi a forma di ombrello quadrato, collegati da una cerniera. L’insieme conferisce all’edificio l’aspetto di un guscio in cemento armato.
==== Stato attuale e conservazione ====
Villa Spezzotti ha attraversato un periodo di grave abbandono e degrado, soprattutto tra il 2010 e il 2020. Durante questo decennio, la villa si trovava in condizioni particolarmente precarie, con intonaco staccato, cancelli danneggiati e vetri rotti. La gestione della proprietà da parte di un'agenzia immobiliare durante questo periodo non ha contribuito a migliorare le condizioni dell'edificio, e la villa è stata venduta a causa delle sue condizioni deteriorate e del disinteresse da parte degli agenti incaricati.
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La situazione è cambiata radicalmente quando la villa è stata acquistata da privati che hanno intrapreso un'opera di recupero e ristrutturazione. Gli interventi effettuati hanno riportato la villa a condizioni abitabili, mantenendo però il più possibile le caratteristiche architettoniche originali che la rendono unica. Oggi, Villa Spezzotti rappresenta un esempio di recupero e valorizzazione dell'architettura modernista di metà Novecento, restituendo alla comunità e ai visitatori un bene culturale di grande valore.
La geometria del cerchio definisce non solo la struttura di pareti e solai, ma anche ogni elemento di dettaglio, dalle gronde alle solette, fino alle decorazioni delle pareti e al disegno delle pavimentazioni.
=== Stato attuale e conservazione ===
Oggi la villa, inizialmente denominata "Sinisgalli" e ora conosciuta come "Muratti", ha subito numerose modifiche che ne hanno alterato l’aspetto originale. Sovrapposizioni, aggiunte e ampliamenti, in particolare sulla facciata, hanno progressivamente snaturato il disegno architettonico concepito in origine.
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L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione [https://www.villedilignano.it/ ''Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano''].
Non è tutelata da nessuna associazione a livello architettonico, ma presente è presente nell'archivio dell'associazione [https://www.villedilignano.it/ ''Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano''].


== Note ==
== Note ==
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== Bibliografia ==
== Bibliografia ==
*Giorgio Dri, ''D’Olivo Marcello'', in Dizionario Biografico dei Friulani.<https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/dolivo-marcello/>
*Giorgio Dri, ''D’Olivo Marcello'', in ''Dizionario Biografico dei Friulani''.<https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/dolivo-marcello/>
*Luigi Prestinenza Puglisi, ''Architetti d'Italia''. Marcello D'Olivo, il sognatore, «Artribune», 9 ottobre 2019 <https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2019/10/marcello-dolivo-storia-italia/>
*Luigi Prestinenza Puglisi, ''Architetti d'Italia''. Marcello D'Olivo, il sognatore, «Artribune», 9 ottobre 2019. <https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2019/10/marcello-dolivo-storia-italia/>
*G. Zucconi - ''Marcello D'Olivo. Architetture e progetti 1947-1991'', Milano, Electa, 1998
*Guido Zucconi, ''Marcello D'Olivo. Architetture e progetti 1947-1991'', Milano, Electa, 1998.
*Dizionario Biografico dei Friulani - ''Mainardis Aldo'', Roberto Gargiulo <https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/mainardis-aldo/>
*Roberto Gargiulo, ''Mainardis Aldo'', in ''Dizionario Biografico dei Friulani''.  <https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/mainardis-aldo/>
*Catalogo Patrimonio Culturale FVG - ''Villa Mainardis'', scheda A_7803<https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/architettura/?s_id=448163>
*Catalogo Patrimonio Culturale FVG, ''Villa Mainardis'', scheda ''A_7803''. <https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/architettura/?s_id=448163>
*Università  degli Studi di Trieste, Dipartimento di Studi Umanistici Resp. Scient. Massimo Degrassi (2015), Giulia Menzietti (2022),  Direzione Generale Creatività Contemporanea: ''censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi - Villa Mainardis'', 31 dicembre 2015 <https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2184>
*Università  degli Studi di Trieste, Dipartimento di Studi Umanistici Resp. Scient. Massimo Degrassi (2015), Giulia Menzietti (2022),  Direzione Generale Creatività Contemporanea: ''censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi - Villa Mainardis'', 31 dicembre 2015. <https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2184>
*Catalogo Patrimonio Culturale FVG - ''Villa Spezzotti-Gregoratti'', scheda A_7804  <https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/architettura/?s_id=448164>
*Catalogo Patrimonio Culturale FVG - ''Villa Spezzotti-Gregoratti'', scheda ''A_7804''. <https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/architettura/?s_id=448164>
*Università  degli Studi di Trieste, Dipartimento di Studi Umanistici Resp. Scient. Massimo Degrassi (2015), Giulia Menzietti (2022), Direzione Generale Creatività Contemporanea: ''censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi - Villa Spezzotti-Gregoratti'' <https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2188>
*Università  degli Studi di Trieste, Dipartimento di Studi Umanistici Resp. Scient. Massimo Degrassi (2015), Giulia Menzietti (2022), Direzione Generale Creatività Contemporanea: ''censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi - Villa Spezzotti-Gregoratti''. <https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2188>
*Billiani 1991 Design - ''Una villa di Marcello D'Olivo'', Lisa Cadamuro <https://www.billiani.it/it/story/la-natura-e-dominata-da-curve-una-villa-di-marcello-dolivo/>
*Lisa Cadamuro, Billiani 1991 Design, ''Una villa di Marcello D'Olivo''. <https://www.billiani.it/it/story/la-natura-e-dominata-da-curve-una-villa-di-marcello-dolivo/>
*Associazione Raggi e Architetture - ''Ville di Lignano'' <https://www.villedilignano.it/t>
*Associazione Raggi e Architetture - ''Ville di Lignano''. <https://www.villedilignano.it/t>
* Archivio Comunale di Lignano Sabbiadoro - ''urbanistica a cura di Marcello D’Olivo 1950-1960''
*Università  degli Studi di Trieste, Dipartimento di Studi Umanistici Resp. Scient. Massimo Degrassi (2015), Giulia Menzietti (2022),  Direzione Generale Creatività Contemporanea: ''censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi - Villa Sinisgalli ora Muratti'', 31 dicembre 2015. <https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=2186>
* Archivio Comunale di Lignano Sabbiadoro - ''urbanistica a cura di Marcello D’Olivo 1950-1960''.

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Le ville progettate da Marcello D'Olivo a Lignano Sabbiadoro, sono una serie di tre abitazioni unifamiliari realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Le tre ville, chiamate Villa Mainardis, Villa Spezzotti-Gregoratti e Villa Sinisgalli (ora Muratti), sono un esempio dell'approccio progettuale dell'architetto, caratterizzato da un dialogo con il paesaggio naturale e da soluzioni estetiche considerate all'avanguardia per l'epoca. Attraverso l'uso di forme organiche, materiali locali e un'armonica integrazione con l'ambiente costiero, le ville si sono consolidate come simboli della creatività e dell'ingegno di D'Olivo, nonché come testimonianze significative di una stagione di grande fervore architettonico e culturale in Italia.

L’architetto e il suo rapporto con Lignano[modifica]

Marcello D’Olivo (Udine, 27 febbraio 1921 - Udine, 24 agosto 1991) è stato un architetto italiano di rilievo, noto per il suo approccio organico, che combinava architettura e natura. Formatosi all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia[1], dove si laureò nel 1947, si distinse per il suo sforzo nel superare i canoni tradizionali.

La sua carriera, sviluppata sia in Italia che all'estero, si caratterizzò per la ricerca stilistica e l’attenzione al paesaggio. I suoi progetti includevano edifici residenziali, complessi pubblici e piani urbanistici, spesso arricchiti da riflessioni teoriche sull’urbanistica. Collaborò con artisti e intellettuali come De Chirico, Pasolini ed Hemingway, aggiungendo una dimensione culturale alle sue opere.

La carriera nella bassa friulana[modifica]

Il legame di D’Olivo con Lignano Sabbiadoro è un aspetto significativo della sua esperienza lavorativa. Negli anni Cinquanta, la cittadina stava vivendo una fase di trasformazione, passando da piccolo borgo marittimo a località turistica. In questo contesto, D’Olivo venne coinvolto in un progetto di sviluppo urbanistico che contribuì alla crescita della città.

Nel 1953, su incarico della Lignano Pineta S.p.A., fondata da Aldo Mainardis[2], D’Olivo elaborò il piano urbanistico della località. La sua progettazione prevedeva una disposizione a spirale delle strade, ispirata alla forma di una chiocciola, per ridurre l’impatto ambientale e preservare la pineta preesistente. Questo schema rifletteva l’approccio organico di D’Olivo, che mirava a integrare edifici e natura in un dialogo armonioso. La spirale urbanistica, con il centro destinato a spazi pubblici e le aree più esterne occupate da abitazioni, ha reso Lignano Pineta un modello di sviluppo sostenibile. Il progetto attirò l’attenzione di critici e intellettuali, tra cui Bruno Zevi, e ottenne prestigio a livello internazionale. Oltre al piano urbanistico, D’Olivo progettò diverse strutture a Lignano, tra cui ville residenziali, edifici pubblici e spazi ricettivi.

Villa Mainardis[modifica]

Villa Mainardis è una villa unifamiliare situata a Lignano Pineta. Il progetto della villa risale al 1953, mentre la costruzione fu completata nel 1955. L'edificio fu commissionato da Aldo Mainardis, una figura imprenditoriale e culturale del Friuli Venezia Giulia [3]. Negli anni Cinquanta, Mainardis si dedicò a diversi progetti di sviluppo nel lignanese, tra cui l'acquisizione di diversi ettari di pineta, la fondazione della "Lignano Pineta S.P.A." e commissionò diverse ville residenziali a D’Olivo, tra cui la sua residenza personale.

Villa Mainardis è un progetto frutto di una visione condivisa tra il committente e l'architetto e suscitò l'interesse di personalità internazionali come Ernest Hemingway e Bruno Zevi. L'approccio di D'Olivo ricevette anche l'apprezzamento di Leonardo Sinisgalli, che portò alla creazione di Villa Sinisgalli (Muratti).

Descrizione[modifica]

Iniziata nel dicembre del 1954, Villa Mainardis si sviluppa su una pianta circolare, una scelta innovativa e poco convenzionale che riflette l'interesse di D'Olivo per la geometria organica. La struttura dell'abitazione è ispirata alla casa di Frank Lloyd Wright per il figlio David a Phoenix.

"Le dimensioni contenute della casa costringono l'architetto a rivedere una prima soluzione con il vano centrale più ampio, ma di incerta distribuzione delle stanze perimetrali, per sviluppare una seconda soluzione, poi attuata, con il patio di dimensioni più ridotte. [...] Questa villa è una sorta di disco volante planato tra le dune, metafora di una città futuribile" 

Guido Zucconi Marcello D'Olivo, Einaudi 1998

Tra le principali caratteristiche architettoniche della struttura, il tetto spiovente, pur aderendo a uno stile contemporaneo, richiama le tradizioni locali e favorisce il deflusso delle acque piovane, creando un effetto visivo dinamico. Le terrazze sagomate, integrate con la pianta circolare, offrono spazi esterni panoramici e fruibili, mantenendo una stretta connessione con gli interni della villa. Le ampie vetrate a tutta altezza garantiscono illuminazione naturale e stabiliscono una costante relazione visiva con l’ambiente circostante. L’utilizzo di materiali naturali e durevoli, come il cemento armato per la struttura, i mattoni faccia a vista e l’intonaco bianco per le facciate, contribuisce a definire l'estetica dell'edificio. La copertura praticabile in calcestruzzo e i serramenti in legno completano il progetto.

Stato attuale e conservazione[modifica]

Villa Mainardis ha sempre goduto di una manutenzione regolare, che ha permesso alla villa di conservare intatte le sue caratteristiche architettoniche distintive. Nel corso degli anni, l'edificio è stato oggetto di interventi di cura e restauro che ne hanno preservato l'integrità.

Un esempio dell'importanza artistica della villa è il suo coinvolgimentoin un video musicale di Mattia del Moro, Dove siamo finiti, diretto dal regista Bruno Noaro [4]nel 2019. In questa occasione, la villa è stata presentata attraverso l'obiettivo della telecamera, mettendo in risalto le caratteristiche architettoniche, nonché l'ampio spazio esterno, che identificano il progetto di D'Olivo.

L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano.

Villa Spezzotti-Gregoratti[modifica]

Villa Spezzotti-Gregoratti è una villa unifamiliare progettata dall'architetto Marcello D'Olivo, situata nel comune di Lignano Sabbiadoro, nella zona di Lignano Pineta. L’abitazione fu commissionata dall'imprenditore Giovanni Battista Spezzotti come dono per la moglie Lydia Maria Rizzi.

La villa fu progettata nel dicembre del 1955, ma la sua costruzione ebbe inizio solo nell'ottobre del 1956, quando D'Olivo aveva ormai interrotto i rapporti con la Società Lignano Pineta a causa di disaccordi sul piano urbanistico. La villa venne completata tra il 1956 e il 1958 [5].

Negli anni Settanta, a seguito della morte di Lydia Maria Rizzi, la villa cambiò proprietà e assunse il nome di ‘’Villa Spezzotti-Gregoratti’’.

Descrizione[modifica]

L'abitazione è concepita attorno a una maglia di anelli concentrici, distanziati di un metro e generati da quattro centri principali, su cui poggiano le pareti. Queste ultime presentano ampi raggi di curvatura e angoli di apertura di circa 65 gradi. Le mura perimetrali sono costituite da setti portanti in cemento armato, sia a vista che intonacati, con inserti decorativi in ceramica e bassorilievi. Questa impostazione aperta e centrifuga consente all'architetto la distribuzione degli spazi sia all'interno che all'esterno della villa.

Articolata su tre livelli, la villa è percorribile a partire dal piano terra, dove si trova l'accesso principale. Una rampa conduce al piano dell'abitazione, dove l'atrio, posto in posizione baricentrica, funge da punto di distribuzione degli ambienti. Da qui, brevi percorsi conducono al soggiorno passante, alla cucina e alla zona delle camere. Dal terrazzo del soggiorno, una scala permette di accedere al tetto praticabile.

"[...] Nel "neoespressionismo" di villa Spezzotti vanno colti non solo l'intenzione liberatoria e l'illusoria fiducia nel gesto, ma anche il disagio intellettuale dell'architetto verso le costrizioni alienanti del fare architettura. [...] Villa Spezzotti conclude l'esperienza di Lignano Pineta e ne rappresenta il canto del cigno" 

Guido Zucconi, Marcello D'Olivo, Einaudi 1998

I muri perimetrali in cemento armato costituiscono solo la base per il motivo curvo predominante, che si manifesta in elementi decorativi come la scultura di Luciano Ceschia, che sostituisce gli infissi del bagno padronale, e nel girasole in ceramica posto all'ingresso, anch'esso opera di Ceschia.

L'interno della villa è adattato alla concezione circolare dell'abitazione: dal caminetto della zona giorno al corridoio che conduce alla zona notte, dove anche gli infissi seguono una linea curva. I mobili sono progettati come parte integrante dell'architettura. Gli armadi a muro, talvolta utilizzati come elementi divisori, sono realizzati con listelli di diverse essenze (frassino, pitch pine, larice, rovere, mogano) e, nella zona giorno, sono rivestiti da una tela con disegni raffiguranti segni zodiacali e galeoni.

Il tema del mare è ripreso nelle camere da letto, ispirate agli interni di una nave. Le pareti attrezzate, curvilinee, fungono sia da armadi a nicchia che da alcove. Anche la cucina è ispirata al mondo nautico, con comparti componibili e modulari che richiamano i casiers standard di Le Corbusier, una delle fonti di ispirazione di D'Olivo. Nel piano interrato, nella zona più fresca della casa, si trova una vera e propria cambusa.

Sebbene non rimanga nulla della duna naturale su cui la villa fu costruita negli anni Cinquanta, il giardino conserva l'influenza della pineta circostante, con numerosi pini marittimi.

Stato attuale e conservazione[modifica]

Villa Spezzotti ha attraversato un periodo di grave abbandono e degrado, soprattutto tra il 2010 e il 2020.

Successivamente la villa è stata acquistata da privati che hanno intrapreso un'opera di recupero e ristrutturazione. Gli interventi effettuati hanno riportato la villa a condizioni abitabili, mantenendo però il più possibile le caratteristiche architettoniche originali.

L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano.

Villa Sinisgalli ora Muratti[modifica]

Villa Sinisgalli, oggi conosciuta come Villa Muratti, è una villa unifamiliare situata a Lignano Pineta, progettata e costruita tra il 1954 e il 1955. Commissionata dal poeta e ingegnere Leonardo Sinisgalli e dalla moglie, Giorgia de Cousandier, fu concepita come residenza estiva per la famiglia.

Descrizione[modifica]

La casa è rialzata da terra mediante quattro pilotis (pilastri), una soluzione progettuale pensata per preservare il terreno sottostante e creare un ampio porticato, non destinato agli spazi abitativi. La zona residenziale si sviluppa su un unico livello con una pianta quadrata di 9 metri per lato, mentre l’accesso avviene tramite una rampa.

L’organizzazione spaziale della villa è definita dalla scansione modulare dei pannelli in cemento a vista, larghi 90 cm, che articolano sia gli ambienti interni che quelli esterni. La copertura, leggermente concava, si distacca dal volume quadrato dell’edificio, mentre il terrazzo, in linea con le soluzioni progettuali di D’Olivo, poggia su due elementi a forma di ombrello quadrato, collegati da una cerniera. L’insieme conferisce all’edificio l’aspetto di un guscio in cemento armato.

La geometria del cerchio definisce non solo la struttura di pareti e solai, ma anche ogni elemento di dettaglio, dalle gronde alle solette, fino alle decorazioni delle pareti e al disegno delle pavimentazioni.

Stato attuale e conservazione[modifica]

Oggi la villa, inizialmente denominata "Sinisgalli" e ora conosciuta come "Muratti", ha subito numerose modifiche che ne hanno alterato l’aspetto originale. Sovrapposizioni, aggiunte e ampliamenti, in particolare sulla facciata, hanno progressivamente snaturato il disegno architettonico concepito in origine.

Non è tutelata da nessuna associazione a livello architettonico, ma presente è presente nell'archivio dell'associazione Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano.

Note[modifica]

  1. Giorgio Dri, D’Olivo Marcello, in Dizionario Biografico dei Friulani.
  2. Roberto Gargiulo, Aldo Mainardis, in Dizionario Biografico dei Friulani.
  3. Roberto Gargiulo, Aldo Mainardis in Dizionario Biografico dei Friulani.
  4. DelMoro (Mattia del Moro), Dove Siamo Finiti.
  5. Francesca Nodari, Catalogo del Patrimonio Culturale FVG.

Bibliografia[modifica]