Rocca di Vicopisano: differenze tra le versioni

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La Rocca di Vicopisano, chiamata anche Rocca del Brunelleschi, è una delle fortificazioni presenti nel comune di Vicopisano, in provincia di Pisa. Visibile da lontano, è il simbolo del paese e dal diciannovesimo secolo fa parte del bene patrimoniale della famiglia Fehr.
La Rocca di Vicopisano, chiamata anche Rocca del Brunelleschi, è una delle fortificazioni presenti nel comune di Vicopisano, in provincia di Pisa. Visibile da lontano, è il simbolo del paese e dal diciannovesimo secolo è proprietà della famiglia Fehr.


==Fortificazione==
==Fortificazione==


La rocca con il suo complesso è stata il sistema difensivo di Vicopisano, allora chiamato Vico Pisano<ref>Burresi (a cura di), ''Vicopisano: il patrimonio culturale'', p. 13. Nelle fonti storiche appare per la prima volta il nome Vico Auserissola da Vico "ad Auseris insulam" poiché il fiume ''Auser'' circondava la terra del poggio arroccato. Dal 1238, per indicare la posizione geografica della rocca, a "Vico" si aggiunse l'aggettivo "Pisano"; da cui deriva il nome attuale.</ref>.
La rocca con il suo complesso ha formato il nucleo del sistema difensivo medievale di Vicopisano (che nel Medioevo e nell'età moderna aveva il nome di Vico Pisano)<ref>Burresi (a cura di), ''Vicopisano: il patrimonio culturale'', p. 13.  


La presenza di una fortificazione era già nota nei documenti presenti nell'archivio comunale e datati al 1006; probabilmente era fondata dalla famiglia degli Obertenghi nel decimo secolo, la quale ne vendette alcune porzioni. Invece, dai documenti archiviati risalenti al 1046 è possibile attribuire il nome del luogo "Vico" all’insediamento che comprendeva anche la fortificazione. Nel 1129 una parte del fortilizio venne ceduta al vescovo di Pisa Ruggero, iniziò dunque il periodo della Signoria dei vescovi pisani sulla fortezza di Vico<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 17.</ref>.
Nelle fonti storiche il nome "Vico" compare per la prima volta nel 1046; il nome viene presentato come Vico Auserissola, cioè "ad Auseris insulam", poiché il fiume ''Auser'' circondava la terra del poggio arroccato. Dal 1238 a "Vico" si aggiunse l'aggettivo "Pisano", da cui deriva il nome attuale.</ref>. La presenza di una fortificazione sul posto risulta però già da un documento del 1006: probabilmente la fortificazione era stata realizzata nel decimo secolo dalla famiglia degli Obertenghi, la quale ne vendette poi alcune parti.  


===Costruzione della rocca===
Nel 1129 una parte del fortilizio venne ceduta al vescovo di Pisa Ruggero; iniziò in questo modo il periodo della signoria dei vescovi pisani sulla fortezza di Vico<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 17.</ref>.
La conquista dei fiorentini nel 1406<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 27.</ref> aveva danneggiato l'area del poggio nella quale era costruito il castello. Poiché nel quindicesimo secolo le strategie e le tecnologie militari si erano sviluppate e dato che la minaccia viscontea stava per ripresentarsi, il governo fiorentino sentì la necessità di inviare qualcuno per costruire un nuovo sistema difensivo. Dopo che i fiorentini vennero a conoscenza di una congiura che i vicaresi avrebbero voluto attuare contro di loro, il governo impose la tassazione ai cittadini e vennero confiscati alcuni dei loro beni. Da questo l'Opera di Santa Maria del Fiore, per commissione del governo fiorentino, trovò i fondi per edificare i fortilizi di Vico e del Parlascio Pisano. Dopo i primi sopralluoghi, Filippo Brunelleschi, noto architetto fiorentino, venne mandato dall'Opera per studiare il progetto riguardante la costruzione del nuovo fortilizo<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 44-45.</ref>.


Dalla conquista dello Stato di Firenze nel 1406, la torre di Santa Maria o ''torre del Cavaliere'' conservava i suoi 15 metri eretti su base quadrata. Su questi Brunelleschi pose la base della "Torre Nova" mentre gli altri resti  vennero rasi al suolo per costruire le altre parti della fortificazione<ref>Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 27-28.</ref>.  
Nel Duecento il castello di Vico Pisano fu fondamentale per la difesa di Pisa contro gli attacchi degli eserciti fiorentini, lucchesi e di altre città toscane. Negli anni Trenta del Trecento il comune di Pisa realizzò una rocca nell'area dove sorge l'attuale municipio, ai piedi del colle sulla cui parte alta permaneva il castello<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 24.</ref>.


Il complesso difensivo è posto su un promontorio. La cinta muraria che delimita l'accesso dalle vie del paese è alta sette metri e l'area al suo interno comprende la torre detta "Il cavaliere", posta in cima al poggio; al fianco della torre si trova il ''cassero'' ovvero il muraglione che la circonda, le cui mura sono alte undici metri e delimitano il cortile interno della rocca. Dal cassero verso il basso si estende il "camminamento di ronda" che collega il complesso della rocca alla torre del Soccorso o ''torre di Guardia''. In origine, al termine del cammino dalla torre del Soccorso al cassero della rocca era presente un ponte levatoio che collegava le due strutture<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 56.</ref>.
===Costruzione della rocca nuova===
La conquista dei fiorentini nel 1406<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 27.</ref> aveva danneggiato l'area del poggio nella quale era costruito il castello. Poiché nel quindicesimo secolo le strategie e le tecnologie militari si erano sviluppate e data la minaccia dei Visconti di Milano, il governo fiorentino sentì la necessità di un nuovo sistema difensivo. Quando i fiorentini vennero a conoscenza di una congiura che i vicaresi avrebbero voluto attuare contro di loro, imposero nuove tasse e confiscarono alcuni dei loro beni. Da questo l'Opera di Santa Maria del Fiore, per commissione del governo fiorentino, trovò i fondi per edificare i fortilizi di Vico e del Parlascio Pisano. Dopo i primi sopralluoghi, Filippo Brunelleschi, noto architetto fiorentino, venne mandato dall'Opera per progettare la costruzione del nuovo fortilizio<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 44-45.</ref>. Gli interventi iniziarono nel 1436<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 18.</ref>.
 
Dalla conquista dello Stato di Firenze nel 1406, la precedente torre di Santa Maria o ''torre del Cavaliere'' conservava i suoi 15 metri eretti su base quadrata. Su questi, Brunelleschi pose la base della "Torre Nova", il mastio della rocca, mentre gli altri resti vennero rasi al suolo per costruire le altre parti della fortificazione<ref>Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 27-28.</ref>.
 
Il complesso difensivo è posto su un promontorio. La cinta muraria che delimita l'accesso dalle vie del paese è alta sette metri e l'area al suo interno comprende la torre detta "Il cavaliere", posta in cima al poggio; al fianco della torre si trova il ''cassero'' ovvero il muraglione che la circonda, le cui mura sono alte undici metri e delimitano il cortile interno della rocca. Dal cassero si estende verso il basso il camminamento di ronda che collega il complesso della rocca alla torre del Soccorso o ''torre di Guardia''. Quest'ultima è collocata in piano, su quella che fino al 1560 era la sponda del fiume Serezza, e deve il nome di "torre del Soccorso" proprio al fatto che, in caso d'assedio, dal fiume sarebbe stato possibile portare soccorso alla rocca. In origine, al termine del cammino dalla torre del Soccorso al cassero della rocca era presente un ponte levatoio che collegava le due strutture attraverso un fossato profondo circa tre metri. Dal portone sono visibili i segni lasciati dalla grata di ferro e dal ponte a levatoio.<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 56.</ref>


===Descrizione dell'ambiente===
===Descrizione dell'ambiente===
Per raggiungere il portone d’ingresso al cortile della rocca bisognava oltrepassare un fossato che impediva alle macchine da guerra dei nemici di arrivare alle mura. Dal portone sono visibili i segni lasciati dalla grata di ferro e dal ponte a levatoio.
I piani della Rocca Nuova sono collegati tra loro tramite una scala di legno; l'ambiente, decorato da stemmi dipinti, disegni a carboncino e a graffito, presenta delle caratteristiche riconducibili all'insediamento fiorentino. Al piano inferiore della torre c'erano due cisterne per l'acqua che proveniva dal tetto tramite canali di scolo: la prima conteneva l'acqua proveniente dalla canalina mentre la seconda conteneva l'acqua depurata. Sopra alla cantina c'è la "sala del magazzino" per le scorte alimentari.
 
Giungendo al primo piano della rocca si raggiungeva la “sala di comando”. La presenza del camino e le decorazioni risalenti agli anni Sessanta del Quattrocento fanno pensare che fosse la sala di normale residenza durante il giorno. Al piano superiore, raggiungibile con una scala, si perveniva in una stanza senza arredamento, probabilmente destinata ad armeria. Nel vano della finestra è presente una comoda, perciò, è deducibile che la stanza potesse fungere anche da latrina. La camera sopra, plausibilmente abitata dal castellano, è molto luminosa e contiene un grande camino. Infine, da qui una scala al muro porta alla cima della torre da dove era possibile sorvegliare il territorio.


I piani della torre del Cavaliere sono collegati tra loro tramite una scala di legno; l'ambiente, decorato da stemmi dipinti, disegni a carboncino e a graffito, presenta delle caratteristiche riconducibili all'insediamento fiorentino. Al piano inferiore della torre c'erano due cisterne per l'acqua che proveniva dal tetto tramite canali di scolo; la prima conteneva l'acqua proveniente dalla canalina mentre la seconda conteneva l'acqua depurata. Sopra alla cantina c'è la "sala del magazzino" per le scorte alimentari.
Giungendo al primo piano della rocca si raggiungeva la “sala di comando”; era la stanza più popolata nell'arco della giornata, ciò si può intuire dalla presenza del camino e dai decori degli anni Sessanta del Quattrocento. Al piano superiore, raggiungibile con una scala, si perveniva in una stanza senza arredamento, probabilmente destinata ad armeria. Nel vano della finestra è presente una comoda, perciò, è deducibile che la stanza potesse fungere anche da latrina. La camera sopra, plausibilmente abitata dal castellano, è molto luminosa e contiene un grande camino. Infine, da qui una scala al muro porta alla cima della torre da dove era possibile avvistare il nemico in lontananza.
Nel cassero abitavano i soldati della guarnigione mentre nella torre della rocca abitavano il capitano, i balestrieri e il castellano<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 56-65.</ref>
Nel cassero abitavano i soldati della guarnigione mentre nella torre della rocca abitavano il capitano, i balestrieri e il castellano<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 56-65.</ref>


==Sistema difensivo==
==Sistema difensivo==


Vicopisano era considerato un luogo strategico per controllare il territorio nei pressi del monte<ref>Burresi (a cura di), ''Vicopisano: il patrimonio culturale'', p. 23.</ref>. Prima che Cosimo I de' Medici deviasse il corso dell'Arno intorno alla metà del cinquecento, ai piedi del poggio fortificato dove sorgeva la torre del Soccorso scorreva il fiume Serezza, un affluente dell'Arno. In stato d'assedio il fiume permetteva alle truppe rintanate nel cassero di ricevere provviste di cibo, armi e uomini direttamente da Firenze. Le barche potevano raggiungere un approdo costruito alla base della torre del Soccorso, dal cui portello accedevano i rifornimenti<ref>Bertini (a cura di), ''Vicopisano e il suo territorio'', pp. 17-19.</ref>. Un'ampia strada che giungeva a Bientina si trovava nei pressi della torre del Soccorso. Essa era considera di guardia perché dalla stessa i soldati della rocca potevano avvistare il nemico sia che giungesse da terra o dalla Serezza.
Vicopisano era considerato un luogo strategico per controllare il territorio nei pressi del monte<ref>Burresi (a cura di), ''Vicopisano: il patrimonio culturale'', p. 23.</ref>. Prima che Cosimo I de' Medici deviasse il corso dell'Arno alla metà del Cinquecento, ai piedi del poggio fortificato dove sorgeva la torre del Soccorso scorreva il fiume Serezza, un affluente dell'Arno. In caso d'assedio, il fiume avrebbe permesso alle truppe rinserrate nel cassero di ricevere provviste di cibo, armi e uomini direttamente da Firenze: le barche potevano raggiungere un approdo costruito alla base della torre del Soccorso, con un portello per scaricare i rifornimenti<ref>Bertini (a cura di), ''Vicopisano e il suo territorio'', pp. 17-19.</ref>. Un'ampia strada che giungeva a Bientina si trovava nei pressi della torre del Soccorso. Quest'ultima era considerata di guardia perché da essa i soldati della rocca potevano avvistare il nemico sia che giungesse da terra sia che giungesse dalla Serezza.


La torre della rocca era in posizione elevata, perciò, oltre che a contrastare il nemico, l'esercito aveva il compito di sorvegliare la zona e avvisare le altre torri dello Stato di Firenze<ref>Bertini (a cura di), ''Vicopisano e il suo territorio'', p. 12.</ref>. Per comunicare con le fortezze limitrofe i soldati della guarnigione esponevano le bandiere, accendevano fuochi nelle ore notturne oppure esponevano specchi nelle ore diurne. Una volta avvistati gli avversari, dalle feritoie del cassero e dalla rocca, i balestrieri potevano colpire le truppe che avanzavano verso le mura. Qualora i nemici avessero raggiunto le mura e tentato l'arrampicata, dal camminamento di ronda del cassero i soldati della guarnigione di Firenze avrebbero gettato sul nemico ''colofonia''<ref>https://www.treccani.it/enciclopedia/colofonia/</ref> oppure olii infiammabili<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 57.</ref>.
La torre della rocca era in posizione elevata, perciò, oltre che a contrastare il nemico, l'esercito aveva il compito di sorvegliare la zona e avvisare le altre torri dello Stato di Firenze<ref>Bertini (a cura di), ''Vicopisano e il suo territorio'', p. 12.</ref>. Per comunicare con le fortezze limitrofe i soldati della guarnigione esponevano le bandiere, accendevano fuochi nelle ore notturne oppure esponevano specchi nelle ore diurne. Una volta avvistati gli avversari, dalle feritoie del cassero e dalla rocca, i balestrieri avrebbero potuto colpire le truppe che avanzavano verso le mura. Qualora i nemici avessero raggiunto le mura e tentato l'arrampicata, dal camminamento di ronda del cassero i soldati della guarnigione di Firenze avrebbero gettato colofonia<ref>https://www.treccani.it/enciclopedia/colofonia/</ref> oppure olii infiammabili<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 57.</ref>.


In caso di conquista, il ponte levatoio separava la torre di guardia dal cassero e poteva essere ritirato permettendo l'isolamento della torre del Soccorso<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 60.</ref>.
In caso di conquista della torre del Soccorso o del cassero, il ponte levatoio poteva essere ritirato isolando un edificio dall'altro<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 60.</ref>.


==Scontri tra Pisa e Firenze che coinvolsero la fortezza==
==Scontri tra Pisa e Firenze che coinvolsero la fortezza==


Con l'arrivo nel territorio italiano del Re di Francia Carlo VIII alla fine del quindicesimo secolo, la casata fiorentina tentò di ribellarsi ai francesi ma questo tentativo le costò la perdita del potere. Nell'ottobre del 1494 Piero de' Medici dovette definire con Carlo VIII un patto per la resa dello Stato di Firenze poiché non avrebbe potuto contrastare a lungo l'esercito nemico. I fiorentini dovettero così risarcire la sconfitta con ingente somma di denaro oltre che alla concessione di alcuni territori. La perdita dell'indipendenza dello Stato di Firenze scatenò un clima politico cittadino che divenne insostenibile. Il popolo pisano, con l'assenso di Carlo VIII, avviò una ribellione contro gli ufficiali della Signoria per impossessarsi delle fortezze occupate dal dominio fiorentino, come il castello di Vico Pisano<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 73.</ref>.  
Alla fine del quindicesimo secolo, con l'arrivo nel territorio italiano del Re di Francia Carlo VIII, la cacciata dei Medici da Firenze portò alla rivolta di Pisa contro il dominio fiorentino. In questa occasione il popolo pisano, con l'assenso del Re di Francia, si impossessò delle fortezze fiorentine nel suo territorio, compresa la fortezza di Vico<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 73.</ref>.  


Nel 1495, due commissari fiorentini condussero con il proprio esercito alcune battaglie per riconquistare i territori del contado pisano, compreso il castello di Vico. I condottieri, giunti al castello, furono costretti alla ritirata poiché i pisani si rafforzarono sia con più uomini e armi, sia con una ''colubrina''<ref>https://www.treccani.it/vocabolario/colubrina1/</ref> collocata sulla cima della Rocca; era in grado di lanciare palle di ferro di oltre sessanta libbre. Un anno dopo i fiorentini tentarono ancora di riconquistare la fortezza sottratta con un esercito più forte e, una volta arrivati vicino alla fortificazione vicarese, rimasero sorpresi dalla bandiera di San Marco esposta sulla torre, frutto di una breve alleanza tra Pisa e Venezia, durata fino al 1499. Anche questa volta i soldati di Firenze non riuscirono nell'obiettivo<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 74.</ref>.  
Nel 1495, due commissari fiorentini tentarono di rioccupare i territori del contado pisano, compresa la fortezza di Vico. I condottieri, giunti al castello, furono costretti alla ritirata poiché i pisani si rafforzarono sia con più uomini e armi, sia con una ''colubrina''<ref>https://www.treccani.it/vocabolario/colubrina1/</ref> collocata sulla cima della Rocca che era in grado di lanciare palle di ferro di oltre sessanta libbre. Un anno dopo i fiorentini tentarono ancora di riconquistare la fortezza con un esercito più forte. Tuttavia, una volta arrivati vicino alla fortificazione vicarese, rimasero sorpresi dalla bandiera di San Marco esposta sulla torre, frutto di una breve alleanza tra Pisa e Venezia, durata fino al 1499. Anche questa volta i soldati di Firenze non riuscirono nell'obiettivo<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 74.</ref>.  


Dopo un susseguirsi di scontri, nel 1498 l'esercito fiorentino riuscì ad impadronirsi della fortezza e tra la fine del quindicesimo secolo e l'inizio del nuovo, Pisa e Firenze raggiunsero una tregua e il castello di Vico venne presidiato dai fiorentini. Nel 1503, in seguito ad altre battaglie tra Pisa e Firenze, una delegazione del popolo di Vico Pisano giunse nella città medicea per giurare fedeltà alla Signoria<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p9. 75-77.</ref>.
Dopo un susseguirsi di scontri, nel 1498 l'esercito fiorentino riuscì ad impadronirsi della fortezza. Negli anni successivi, Pisa e Firenze raggiunsero una tregua e il castello di Vico venne presidiato dai fiorentini. Nel 1503, in seguito ad altri scontri tra Pisa e Firenze, una delegazione del popolo di Vico Pisano giunse a Firenze per giurare fedeltà alla Signoria<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p9. 75-77.</ref>.


==Restauri==
==Restauri==


Nei primi anni del 1500, dato il restauro della torre della Verruca, la rocca di Vico Pisano e il suo complesso non erano adatti a sostenere le nuove esigenze belliche, così, visto il periodo di quiete, i Capitani di Parte Guelfa smilitarizzarono la torre e la affidarono a un cittadino fiorentino; successivamente altre famiglie accudirono alcune parti della rocca. Il terreno circostante era fertile, perciò, i curatori della fortezza poterono trarre beneficio dalle coltivazioni. La rocca venne venduta a privati nel seicento<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 77-80.</ref>.
Nei primi anni del Cinquecento, dopo il restauro della vicina torre della Verruca, la rocca di Vico Pisano e il suo complesso non erano adatti a sostenere le nuove esigenze belliche. Visto il periodo di quiete, i Capitani di Parte Guelfa smilitarizzarono quindi la torre e la affidarono a un cittadino fiorentino; successivamente altre famiglie accudirono alcune parti della rocca. Il terreno circostante era fertile, perciò i curatori della fortezza poterono trarre beneficio dalle coltivazioni. La rocca venne venduta a privati nel Seicento<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 77-80.</ref>.


===Famiglia Fehr===
===Famiglia Fehr===


Lo sviluppo del porto di Livorno consentì alla famiglia svizzera Fehr di stabilirsi in Toscana per motivi commerciali. Nel 1842 gli svizzeri acquisirono dei terreni nel territorio, compresa la torre della Rocca e il cassero.  
Agli inizi dell'Ottocento, lo sviluppo del porto di Livorno consentì alla famiglia svizzera Fehr di stabilirsi in Toscana per motivi commerciali. Nel 1842 i Fehr acquisirono dei terreni nel territorio di Pisa, compresa la torre della Rocca e il cassero.  


L'amministrazione comunale invitò gli acquirenti a restaurare gli edifici medioevali;
L'amministrazione comunale invitò gli acquirenti a restaurare gli edifici medioevali; i Fehr pertanto decisero di aggiungere al progetto di restauro la costruzione di una villa nell'area del convento francescano, edificato a suo tempo nel cortile della rocca. Il restauro prevedeva di consolidare le pietre pericolanti, installare delle catene di ferro per la sommità della torre e per i beccatelli instabili, erigere pilastri in mattoni e installare il parafulmine sulla torre<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 86-92.</ref>.
i Fehr pertanto decisero di aggiungere al progetto di restauro la costruzione di una villa nell'area del convento francescano, edificato a suo tempo nel cortile della rocca.
Il restauro prevedeva di consolidare le pietre pericolanti, installare delle catene di ferro per la sommità della torre e per i beccatelli instabili, erigere pilastri in mattoni e installare il parafulmine sulla torre<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 86-92.</ref>.


Il 18 aprile 1911 il Ministero dell'Istruzione Pubblica del Regno d'Italia riconobbe la monumentalità della rocca e la dichiarò monumento di importante interesse storico<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 103.</ref>.
Il 18 aprile 1911 il Ministero dell'Istruzione Pubblica del Regno d'Italia riconobbe la monumentalità della rocca e la dichiarò monumento di importante interesse storico<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 103.</ref>.


Durante la Seconda Guerra mondiale i tedeschi, giunti a Vicopisano e nelle zone limitrofe, vollero insediare un comando nella villa degli svizzeri ma grazie ai legami familiari, i Fehr ottennero la protezione del Consolato Svizzero di Firenze; costrinsero così i tedeschi a stabilirsi nel palazzo Pretorio, immediatamente vicino all'area della fortezza. I danni recati alla fortificazione furono minimi rispetto agli altri paesi<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 106-107.</ref>.
Durante la Seconda Guerra mondiale i tedeschi, giunti a Vicopisano e nelle zone limitrofe, vollero insediare un comando nella villa ma, grazie ai loro legami familiari, i Fehr ottennero la protezione del Consolato Svizzero di Firenze; i tedeschi si insediarono quindi nel palazzo Pretorio, immediatamente vicino all'area della fortezza. I danni recati alla fortificazione furono minimi rispetto agli altri paesi<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', pp. 106-107.</ref>.


Nel 1959 i Fehr acquisirono anche la torre del Soccorso e la restaurarono<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 108.</ref>.
Nel 1959 i Fehr acquisirono anche la torre del Soccorso e la restaurarono<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 108.</ref>.
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Nel 1996 la fortificazione subì un nuovo intervento di restauro alle mura. Due anni dopo la rocca riaprì al pubblico.
Nel 1996 la fortificazione subì un nuovo intervento di restauro alle mura. Due anni dopo la rocca riaprì al pubblico.
Nel 2003, la Fondazione Pisa, il comune di Vicopisano e la provincia di Pisa costituirono l'associazione "Il Borgo Murato A.p.s" che riuscì a chiedere il patrocinio al Ministero dei Beni e delle Attività culturali.  Per realizzare il progetto di restauro delle fortificazioni nel comune di Vicopisano, l'associazione predispose una convenzione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico (SBAPPSAD) di alcune province toscane.
Nel 2003, la Fondazione Pisa, il comune di Vicopisano e la provincia di Pisa costituirono l'associazione "Il Borgo Murato A.p.s" che ottenne un patrocinio dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali.  Per realizzare il progetto di restauro delle fortificazioni nel comune di Vicopisano, l'associazione predispose una convenzione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico (SBAPPSAD) di alcune province toscane.
 
Nel gennaio 2005, un team di esperti avviò il lavoro di progettazione analizzando attentamente il territorio e lo stato dei sottomessi al restauro. Le attività realizzate si sono basate su linee guida per le pratiche e la conservazione secondo i principi internazionali UNESCO<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 11.</ref>. Il restauro comprendeva la bonifica dalla vegetazione, nuove catene alla torre del Soccorso e il consolidamento del camminamento<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 231.</ref>. Nel 2021 il camminamento è stato aperto ai visitatori.
Nel gennaio 2005, un team di esperti avviò il lavoro di progettazione analizzando attentamente il territorio e lo stato dei sottomessi al restauro. Le attività realizzate si sono basate su linee guida per le pratiche e la conservazione secondo i principi internazionali UNESCO<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 11.</ref>. Il restauro comprendeva la bonifica dalla vegetazione, nuove catene alla torre del Soccorso e il consolidamento del camminamento<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 231.</ref>. Nel 2021 il camminamento è stato aperto ai visitatori.


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La "Torre Nova" conserva la muratura in conci di verrucano della precedente torre di Santa Maria. Inoltre, presenta su una delle facciate un portalino con arco ogivale. Pietre e laterizi costruiscono le mura della torre, sulle quali sono posti in alto archi su beccatelli messi in serie<ref>Burresi (a cura di), ''Vicopisano: il patrimonio culturale'', p. 23.</ref>. Sulla facciata si trovano tre stemmi che posano su una lastra di marmo bianco: il giglio fiorentino, la croce a rappresentare il Capitano del Popolo e l'aquila che artiglia il drago, segno della Parte guelfa<ref>Bertini (a cura di), ''Vicopisano e il suo territorio'', p. 16.</ref>. La torre della rocca è alta circa 30 metri con i lati lunghi circa 15.  
La "Torre Nova" conserva la muratura in conci di verrucano della precedente torre di Santa Maria. Inoltre, presenta su una delle facciate un portalino con arco ogivale. Pietre e laterizi costruiscono le mura della torre, sulle quali sono posti in alto archi su beccatelli messi in serie<ref>Burresi (a cura di), ''Vicopisano: il patrimonio culturale'', p. 23.</ref>. Sulla facciata si trovano tre stemmi che posano su una lastra di marmo bianco: il giglio fiorentino, la croce a rappresentare il Capitano del Popolo e l'aquila che artiglia il drago, segno della Parte guelfa<ref>Bertini (a cura di), ''Vicopisano e il suo territorio'', p. 16.</ref>. La torre della rocca è alta circa 30 metri con i lati lunghi circa 15.  


Il camminamento di ronda del cassero e del muraglione della torre del Soccorso sono dotati di mensole in pietra serena e archi in laterizio<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 57.</ref>.  
Il camminamento di ronda del cassero e del muraglione della torre del Soccorso sono dotati di mensole in pietra serena e archi in laterizio<ref>Ciampa (a cura di), ''Le fortificazioni di Vicopisano'', p. 57.</ref>.


==Note==
==Note==

Versione attuale delle 18:17, 26 feb 2025

La Rocca di Vicopisano, chiamata anche Rocca del Brunelleschi, è una delle fortificazioni presenti nel comune di Vicopisano, in provincia di Pisa. Visibile da lontano, è il simbolo del paese e dal diciannovesimo secolo è proprietà della famiglia Fehr.

Fortificazione[modifica]

La rocca con il suo complesso ha formato il nucleo del sistema difensivo medievale di Vicopisano (che nel Medioevo e nell'età moderna aveva il nome di Vico Pisano)[1]. La presenza di una fortificazione sul posto risulta però già da un documento del 1006: probabilmente la fortificazione era stata realizzata nel decimo secolo dalla famiglia degli Obertenghi, la quale ne vendette poi alcune parti.

Nel 1129 una parte del fortilizio venne ceduta al vescovo di Pisa Ruggero; iniziò in questo modo il periodo della signoria dei vescovi pisani sulla fortezza di Vico[2].

Nel Duecento il castello di Vico Pisano fu fondamentale per la difesa di Pisa contro gli attacchi degli eserciti fiorentini, lucchesi e di altre città toscane. Negli anni Trenta del Trecento il comune di Pisa realizzò una rocca nell'area dove sorge l'attuale municipio, ai piedi del colle sulla cui parte alta permaneva il castello[3].

Costruzione della rocca nuova[modifica]

La conquista dei fiorentini nel 1406[4] aveva danneggiato l'area del poggio nella quale era costruito il castello. Poiché nel quindicesimo secolo le strategie e le tecnologie militari si erano sviluppate e data la minaccia dei Visconti di Milano, il governo fiorentino sentì la necessità di un nuovo sistema difensivo. Quando i fiorentini vennero a conoscenza di una congiura che i vicaresi avrebbero voluto attuare contro di loro, imposero nuove tasse e confiscarono alcuni dei loro beni. Da questo l'Opera di Santa Maria del Fiore, per commissione del governo fiorentino, trovò i fondi per edificare i fortilizi di Vico e del Parlascio Pisano. Dopo i primi sopralluoghi, Filippo Brunelleschi, noto architetto fiorentino, venne mandato dall'Opera per progettare la costruzione del nuovo fortilizio[5]. Gli interventi iniziarono nel 1436[6].

Dalla conquista dello Stato di Firenze nel 1406, la precedente torre di Santa Maria o torre del Cavaliere conservava i suoi 15 metri eretti su base quadrata. Su questi, Brunelleschi pose la base della "Torre Nova", il mastio della rocca, mentre gli altri resti vennero rasi al suolo per costruire le altre parti della fortificazione[7].

Il complesso difensivo è posto su un promontorio. La cinta muraria che delimita l'accesso dalle vie del paese è alta sette metri e l'area al suo interno comprende la torre detta "Il cavaliere", posta in cima al poggio; al fianco della torre si trova il cassero ovvero il muraglione che la circonda, le cui mura sono alte undici metri e delimitano il cortile interno della rocca. Dal cassero si estende verso il basso il camminamento di ronda che collega il complesso della rocca alla torre del Soccorso o torre di Guardia. Quest'ultima è collocata in piano, su quella che fino al 1560 era la sponda del fiume Serezza, e deve il nome di "torre del Soccorso" proprio al fatto che, in caso d'assedio, dal fiume sarebbe stato possibile portare soccorso alla rocca. In origine, al termine del cammino dalla torre del Soccorso al cassero della rocca era presente un ponte levatoio che collegava le due strutture attraverso un fossato profondo circa tre metri. Dal portone sono visibili i segni lasciati dalla grata di ferro e dal ponte a levatoio.[8]

Descrizione dell'ambiente[modifica]

I piani della Rocca Nuova sono collegati tra loro tramite una scala di legno; l'ambiente, decorato da stemmi dipinti, disegni a carboncino e a graffito, presenta delle caratteristiche riconducibili all'insediamento fiorentino. Al piano inferiore della torre c'erano due cisterne per l'acqua che proveniva dal tetto tramite canali di scolo: la prima conteneva l'acqua proveniente dalla canalina mentre la seconda conteneva l'acqua depurata. Sopra alla cantina c'è la "sala del magazzino" per le scorte alimentari.

Giungendo al primo piano della rocca si raggiungeva la “sala di comando”. La presenza del camino e le decorazioni risalenti agli anni Sessanta del Quattrocento fanno pensare che fosse la sala di normale residenza durante il giorno. Al piano superiore, raggiungibile con una scala, si perveniva in una stanza senza arredamento, probabilmente destinata ad armeria. Nel vano della finestra è presente una comoda, perciò, è deducibile che la stanza potesse fungere anche da latrina. La camera sopra, plausibilmente abitata dal castellano, è molto luminosa e contiene un grande camino. Infine, da qui una scala al muro porta alla cima della torre da dove era possibile sorvegliare il territorio.

Nel cassero abitavano i soldati della guarnigione mentre nella torre della rocca abitavano il capitano, i balestrieri e il castellano[9]

Sistema difensivo[modifica]

Vicopisano era considerato un luogo strategico per controllare il territorio nei pressi del monte[10]. Prima che Cosimo I de' Medici deviasse il corso dell'Arno alla metà del Cinquecento, ai piedi del poggio fortificato dove sorgeva la torre del Soccorso scorreva il fiume Serezza, un affluente dell'Arno. In caso d'assedio, il fiume avrebbe permesso alle truppe rinserrate nel cassero di ricevere provviste di cibo, armi e uomini direttamente da Firenze: le barche potevano raggiungere un approdo costruito alla base della torre del Soccorso, con un portello per scaricare i rifornimenti[11]. Un'ampia strada che giungeva a Bientina si trovava nei pressi della torre del Soccorso. Quest'ultima era considerata di guardia perché da essa i soldati della rocca potevano avvistare il nemico sia che giungesse da terra sia che giungesse dalla Serezza.

La torre della rocca era in posizione elevata, perciò, oltre che a contrastare il nemico, l'esercito aveva il compito di sorvegliare la zona e avvisare le altre torri dello Stato di Firenze[12]. Per comunicare con le fortezze limitrofe i soldati della guarnigione esponevano le bandiere, accendevano fuochi nelle ore notturne oppure esponevano specchi nelle ore diurne. Una volta avvistati gli avversari, dalle feritoie del cassero e dalla rocca, i balestrieri avrebbero potuto colpire le truppe che avanzavano verso le mura. Qualora i nemici avessero raggiunto le mura e tentato l'arrampicata, dal camminamento di ronda del cassero i soldati della guarnigione di Firenze avrebbero gettato colofonia[13] oppure olii infiammabili[14].

In caso di conquista della torre del Soccorso o del cassero, il ponte levatoio poteva essere ritirato isolando un edificio dall'altro[15].

Scontri tra Pisa e Firenze che coinvolsero la fortezza[modifica]

Alla fine del quindicesimo secolo, con l'arrivo nel territorio italiano del Re di Francia Carlo VIII, la cacciata dei Medici da Firenze portò alla rivolta di Pisa contro il dominio fiorentino. In questa occasione il popolo pisano, con l'assenso del Re di Francia, si impossessò delle fortezze fiorentine nel suo territorio, compresa la fortezza di Vico[16].

Nel 1495, due commissari fiorentini tentarono di rioccupare i territori del contado pisano, compresa la fortezza di Vico. I condottieri, giunti al castello, furono costretti alla ritirata poiché i pisani si rafforzarono sia con più uomini e armi, sia con una colubrina[17] collocata sulla cima della Rocca che era in grado di lanciare palle di ferro di oltre sessanta libbre. Un anno dopo i fiorentini tentarono ancora di riconquistare la fortezza con un esercito più forte. Tuttavia, una volta arrivati vicino alla fortificazione vicarese, rimasero sorpresi dalla bandiera di San Marco esposta sulla torre, frutto di una breve alleanza tra Pisa e Venezia, durata fino al 1499. Anche questa volta i soldati di Firenze non riuscirono nell'obiettivo[18].

Dopo un susseguirsi di scontri, nel 1498 l'esercito fiorentino riuscì ad impadronirsi della fortezza. Negli anni successivi, Pisa e Firenze raggiunsero una tregua e il castello di Vico venne presidiato dai fiorentini. Nel 1503, in seguito ad altri scontri tra Pisa e Firenze, una delegazione del popolo di Vico Pisano giunse a Firenze per giurare fedeltà alla Signoria[19].

Restauri[modifica]

Nei primi anni del Cinquecento, dopo il restauro della vicina torre della Verruca, la rocca di Vico Pisano e il suo complesso non erano adatti a sostenere le nuove esigenze belliche. Visto il periodo di quiete, i Capitani di Parte Guelfa smilitarizzarono quindi la torre e la affidarono a un cittadino fiorentino; successivamente altre famiglie accudirono alcune parti della rocca. Il terreno circostante era fertile, perciò i curatori della fortezza poterono trarre beneficio dalle coltivazioni. La rocca venne venduta a privati nel Seicento[20].

Famiglia Fehr[modifica]

Agli inizi dell'Ottocento, lo sviluppo del porto di Livorno consentì alla famiglia svizzera Fehr di stabilirsi in Toscana per motivi commerciali. Nel 1842 i Fehr acquisirono dei terreni nel territorio di Pisa, compresa la torre della Rocca e il cassero.

L'amministrazione comunale invitò gli acquirenti a restaurare gli edifici medioevali; i Fehr pertanto decisero di aggiungere al progetto di restauro la costruzione di una villa nell'area del convento francescano, edificato a suo tempo nel cortile della rocca. Il restauro prevedeva di consolidare le pietre pericolanti, installare delle catene di ferro per la sommità della torre e per i beccatelli instabili, erigere pilastri in mattoni e installare il parafulmine sulla torre[21].

Il 18 aprile 1911 il Ministero dell'Istruzione Pubblica del Regno d'Italia riconobbe la monumentalità della rocca e la dichiarò monumento di importante interesse storico[22].

Durante la Seconda Guerra mondiale i tedeschi, giunti a Vicopisano e nelle zone limitrofe, vollero insediare un comando nella villa ma, grazie ai loro legami familiari, i Fehr ottennero la protezione del Consolato Svizzero di Firenze; i tedeschi si insediarono quindi nel palazzo Pretorio, immediatamente vicino all'area della fortezza. I danni recati alla fortificazione furono minimi rispetto agli altri paesi[23].

Nel 1959 i Fehr acquisirono anche la torre del Soccorso e la restaurarono[24].

Restauri recenti[modifica]

Nel 1996 la fortificazione subì un nuovo intervento di restauro alle mura. Due anni dopo la rocca riaprì al pubblico. Nel 2003, la Fondazione Pisa, il comune di Vicopisano e la provincia di Pisa costituirono l'associazione "Il Borgo Murato A.p.s" che ottenne un patrocinio dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Per realizzare il progetto di restauro delle fortificazioni nel comune di Vicopisano, l'associazione predispose una convenzione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico (SBAPPSAD) di alcune province toscane.

Nel gennaio 2005, un team di esperti avviò il lavoro di progettazione analizzando attentamente il territorio e lo stato dei sottomessi al restauro. Le attività realizzate si sono basate su linee guida per le pratiche e la conservazione secondo i principi internazionali UNESCO[25]. Il restauro comprendeva la bonifica dalla vegetazione, nuove catene alla torre del Soccorso e il consolidamento del camminamento[26]. Nel 2021 il camminamento è stato aperto ai visitatori.

L'associazione Ippolito Rossellini si occupa delle visite guidate al monumento, la realizzazione di eventi e di pubblicazioni per diffondere la conoscenza della Rocca di Vicopisano e del suo complesso fortificato[27].

Caratteristiche[modifica]

La "Torre Nova" conserva la muratura in conci di verrucano della precedente torre di Santa Maria. Inoltre, presenta su una delle facciate un portalino con arco ogivale. Pietre e laterizi costruiscono le mura della torre, sulle quali sono posti in alto archi su beccatelli messi in serie[28]. Sulla facciata si trovano tre stemmi che posano su una lastra di marmo bianco: il giglio fiorentino, la croce a rappresentare il Capitano del Popolo e l'aquila che artiglia il drago, segno della Parte guelfa[29]. La torre della rocca è alta circa 30 metri con i lati lunghi circa 15.

Il camminamento di ronda del cassero e del muraglione della torre del Soccorso sono dotati di mensole in pietra serena e archi in laterizio[30].

Note[modifica]

  1. Burresi (a cura di), Vicopisano: il patrimonio culturale, p. 13. Nelle fonti storiche il nome "Vico" compare per la prima volta nel 1046; il nome viene presentato come Vico Auserissola, cioè "ad Auseris insulam", poiché il fiume Auser circondava la terra del poggio arroccato. Dal 1238 a "Vico" si aggiunse l'aggettivo "Pisano", da cui deriva il nome attuale.
  2. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 17.
  3. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 24.
  4. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 27.
  5. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 44-45.
  6. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 18.
  7. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 27-28.
  8. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 56.
  9. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 56-65.
  10. Burresi (a cura di), Vicopisano: il patrimonio culturale, p. 23.
  11. Bertini (a cura di), Vicopisano e il suo territorio, pp. 17-19.
  12. Bertini (a cura di), Vicopisano e il suo territorio, p. 12.
  13. https://www.treccani.it/enciclopedia/colofonia/
  14. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 57.
  15. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 60.
  16. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 73.
  17. https://www.treccani.it/vocabolario/colubrina1/
  18. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 74.
  19. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p9. 75-77.
  20. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 77-80.
  21. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 86-92.
  22. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 103.
  23. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 106-107.
  24. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 108.
  25. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 11.
  26. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 231.
  27. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 253.
  28. Burresi (a cura di), Vicopisano: il patrimonio culturale, p. 23.
  29. Bertini (a cura di), Vicopisano e il suo territorio, p. 16.
  30. Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, p. 57.

Bibliografia[modifica]

  • Mariagiulia Burresi (a cura di), Vicopisano: il patrimonio culturale, Pisa, Pacini editore, 2000.
  • Moreno Bertini (a cura di), Vicopisano e il suo territorio: genti e luoghi della memoria, Fornacette di Calcinaia, CLD libri, 2009.
  • Mauro Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, Pacini Editore, 2018.