Fabrizio De André: differenze tra le versioni

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'''Fabrizio Cristiano De André'''  
[[File:Fabrizio De Andrè.jpg|miniatura|alt=Fabrizio De Andrè nel 1971.|Fabrizio De André nel 1971.]]
Fabrizio Cristiano De André è stato un cantautore italiano. Nato a Genova, nel quartiere di Pegli, il 18 febbraio 1940, morto a Milano l'11 gennaio 1999, è stato autore di alcuni dei brani più noti della canzone italiana contemporanea<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014)''; https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/</ref> .


1. Biografia
Fabrizio De André è conosciuto anche con il soprannome di ''“Faber”'', datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio<ref>''Fabrizio De André: chi gli ha dato il soprannome Faber, i due matrimoni, 7 segreti, di Arianna Ascione 11 Gennaio 2024, Corriere della Sera''; https://www.corriere.it/spettacoli/cards/fabrizio-de-andre-chi-ha-il-soprannome-faber-due-matrimoni-7-segreti/chi-ha-il-soprannome-faber.shtml</ref>.


2. Vita e opere
== Biografia ==


3. Infanzia e formazione
=== Genitori ===
Il padre di Fabrizio De André, Giuseppe De André, nato a Torino nel 1912, proveniva da una famiglia di umili origini ma con possibili radici nobili di origine provenzale. La madre, Luigia Amerio, detta Luisa, era nata nel 1911 a Pocapaglia, in provincia di Cuneo, in una famiglia di viticoltori e piccoli produttori di vino. I due si sposarono nel 1935 e dopo la nascita del primogenito Mauro, nel 1936, si stabilirono a Genova. Qui Giuseppe, laureatosi in Lettere e Filosofia all'età di ventidue anni a Torino, si distinse per intraprendenza e capacità imprenditoriale, acquistando un istituto tecnico per geometri e ragionieri nel quartiere genovese di Sampierdarena. Sotto la sua direzione, l’istituto conobbe una significativa espansione, in termini sia di iscrizioni sia di reputazione, garantendo alla famiglia il benessere economico<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/</ref>.


4. La prima volta di un “anarchico” alla Bussola. Il concerto di Fabrizio De André
=== Infanzia ===
Poco dopo la nascita di Fabrizio, l'Italia entrò nella Seconda guerra mondiale. Nel 1942, la famiglia De André lasciò Genova per trasferirsi nella campagna astigiana, a Revignano, dove l'anno precedente Giuseppe aveva acquistato la Cascina dell’Orto.


5. L’ultimo tour
La famiglia rimase lì fino al settembre del 1945, quando, con la fine della guerra, tornò a Genova. Dal 1947 Fabrizio iniziò la scuola elementare, prima in un istituto privato e poi in una scuola statale. L'anno successivo cominciò a prendere lezioni private di violino; continuò lo studio del violino fino al 1954, quando iniziò a suonare la chitarra. Nonostante il rientro definitivo in città, il legame con la campagna astigiana non si spezzò: la famiglia continuò a trascorrere le estati nella cascina, che mantenne fino al 1950.


6. Postilla critica
=== Formazione ===
Fabrizio De André crebbe tra due mondi distinti, che avrebbero profondamente influenzato la sua musica: da un lato, l’energia e la cultura marinara di Genova, dall’altro, la semplicità e le tradizioni della campagna piemontese. Durante l’anno viveva nel capoluogo ligure, frequentando la scuola e assorbendo l’atmosfera dei vicoli e del porto; d’estate, invece, si rifugiava con la famiglia nella tranquillità della campagna astigiana.  


Questa duplice appartenenza emerge chiaramente nelle sue canzoni, che raccontano tanto di mare, viaggi e città quanto di riti antichi, personaggi popolari e un mondo rurale intriso di tradizione.


Dopo la guerra, la famiglia De André consolidò la propria posizione sociale ed economica. Giuseppe De André ampliò il suo istituto scolastico e intraprese una carriera politica nel Partito Repubblicano Italiano, arrivando negli anni Cinquanta a ricoprire incarichi di rilievo come consigliere, assessore e vicesindaco di Genova. Tuttavia, dopo alcune divergenze con il partito, abbandonò la politica e si dedicò interamente al mondo imprenditoriale, assumendo ruoli di vertice in Eridania e successivamente nel settore editoriale, guidando il gruppo Poligrafici, proprietario di testate come ''Il Resto del Carlino'' e ''La Nazione.''


Fabrizio terminò la scuola media nel 1954 presso l’istituto del padre e proseguì gli studi al liceo classico, dove sviluppò una grande passione per la poesia.


''Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria''
Tuttavia, il suo percorso scolastico fu segnato anche da un atteggiamento ribelle e provocatorio nei confronti dei professori e delle istituzioni.


''col suo marchio speciale di speciale disperazione.''
Nel frattempo, frequentava la borghesia genovese, stringendo amicizia con Paolo Villaggio, conosciuto alla fine degli anni Quaranta durante una vacanza in montagna. I due conducevano una vita sregolata, esplorando i quartieri più malfamati della città e sfidando le convenzioni sociali con il loro comportamento irriverente. Fu in questo periodo che De André sviluppò un consumo eccessivo di alcol e sigarette, un’abitudine che con il tempo si trasformò in una vera e propria dipendenza, segnando la sua vita fino alla metà degli anni Ottanta.


''E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi''
Negli anni Cinquanta De André entrò in contatto con il pensiero anarchico, che lo affascinò profondamente e divenne un punto fermo della sua visione del mondo.


''Per consegnare alla morte una goccia di splendore''
Dopo il liceo, nel 1959 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, sostenendo alcuni esami nei primi due anni.


''Di umanità, di verità.''
Tuttavia, man mano che la sua passione per la musica cresceva, gli studi universitari passarono in secondo piano, fino a essere definitivamente abbandonati mentre De André si dedicava completamente alla carriera artistica<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014), Infanzia e formazione''; https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/</ref>.


''(Smisurata preghiera)''
=== Attività musicale ===
Alla fine degli anni Cinquanta De André, iniziò a suonare in un gruppo jazz nella sua città.


Entrò così in contatto con cantautori come Luigi Tenco e Gino Paoli, con i quali delineò, nei primi anni Sessanta, la cosiddetta Scuola Genovese<ref>Treccani, De André Fabrizio di Marta Tedeschini Lalli Enciclopedia Italiana - VI Appendice (2000) https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_%28Enciclopedia-Italiana%29/</ref>.


Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare l'ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate.


Dopo l'esordio con ''Nuvole barocche'' (1958) e il primo importante successo con ''La canzone di Marinella'' (1962), tutta la produzione di De André è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l'album ''Tutti morimmo a stento'' (1968) è ispirato alla poetica di François Villon e quello de ''La buona novella'' (1970) ai ''Vangeli apocrifi'', mentre ''Non al denaro non all'amore né al cielo'' (1971) invece, reinterpretò in musica alcuni testi tratti dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.


Tra i temi centrali della sua opera spiccano la denuncia dell’ingiustizia sociale, l’ipocrisia del potere, la brutalità della guerra e le difficoltà delle minoranze perseguitate, come i rom, i nativi americani e i palestinesi. I suoi testi raccontano anche le storie di personaggi emarginati e, in diverse sfumature, riflettono sul tema della morte.


'''Bibliografia'''
A livello musicale, le strutture armoniche e ritmiche sono sempre pensate per valorizzare il testo: la metrica irregolare e le libertà espressive richiedono un accompagnamento strumentale essenziale e flessibile, capace di esaltare il timbro profondo della sua voce.
I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani.


- https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/ Treccani-De André Fabrizio
==== L'esibizione alla Bussola ====
Fabrizio De André salì per la prima volta su un palco per esibirsi dal vivo la notte del 15 marzo 1975, nel celebre locale La Bussola di Marina di Pietrasanta. L'evento attirò molti suoi amici: tra i presenti c’erano il fratello Mauro, la moglie, il figlio Cristiano, oltre a nomi noti come Gino Paoli, Paolo Villaggio, Lino Toffolo, Francesco De Gregori, Beppe Grillo e il regista Marco Ferreri. Fu proprio quest’ultimo a convincere De André, inizialmente restio, a uscire dal camerino e affrontare il pubblico.


- www.viadelcampo.com
All’esterno del locale si verificò una breve protesta per il costo del biglietto, ma lo spettacolo proseguì senza intoppi.


- www.fondazionedeandre.it
Il concerto si articolò in una scaletta di 13 brani, che mescolavano successi già noti e composizioni più recenti.  


- DIVISMO SPETTACOLO CULTURA 1950-1980 La Bussola di Sergio Bernardini- a cura di Andrea Tenerini Alessandro Volpi.
L’apertura fu affidata a ''La canzone dell’amore perduto'', un brano pubblicato come singolo nel marzo del 1966 e molto amato dal pubblico.  


Come gli sarebbe accaduto anche in futuro, De André modificò alcuni versi di ''Via della povertà'', brano nel quale spesso inseriva riferimenti a figure politiche dell’epoca. Quella sera, in particolare, aggiunse un chiaro riferimento a Sergio Bernardini, proprietario della Bussola.


Durante l’esibizione, De André non nascose la sua difficoltà nel ricordare i testi delle canzoni, poiché fino a quel momento era stato abituato a cantarle solo in studio di registrazione. Proprio per questo motivo, improvvisò in ''La canzone di Marinella'' una strofa inedita e particolarmente cruda, che non avrebbe mai più riproposto in seguito.


Anche in ''Canzone per l’estate'' il cantautore apportò una variazione a un verso.


'''De André Fabrizio Cristiano'''
Uno dei momenti più intensi della serata arrivò con l’attacco di ''Via del Campo'': alle prime note, il pubblico cominciò a cantare all’unisono, creando un’atmosfera carica di partecipazione e sentimento.<ref> ''Divismo spettacolo e cultura 1950-1980 "La Bussola di Sergio Bernardini" - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.''</ref>


soprannominato anche con l’appellativo “Faber”, datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio.
====Il rapimento====
Un evento drammatico segnò profondamente la sua vita nel 1979: mentre si trovava in Sardegna con la compagna Dori Ghezzi, entrambi furono rapiti dall’Anonima Sequestri e rilasciati solo dopo quattro mesi di prigionia, dietro pagamento di un riscatto.                                                                                  


====Gli ultimi album e il dialetto====
Negli ultimi tre album, ''Creuza de mä'' (1984), ''Le nuvole'' (1990) e ''Anime salve'' (1996), De André fece ampio uso del dialetto (genovese, sardo e napoletano), collaborando con artisti come Mauro Pagani e Ivano Fossati. Inoltre, tradusse in italiano alcune canzoni di Georges Brassens, Bob Dylan e Leonard Cohen, offrendo nuove interpretazioni dei loro brani<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano''; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/</ref><ref>Fondazione De André; http://www.fabriziodeandre.it/biografia/</ref>.


'''Biografia'''  
''Anime salve'' ottenne un grande riscontro sia dal pubblico che dalla critica.


Cantautore italiano, nacque a Genova, nel quartiere di Pegli, il 18 febbraio 1940 da genitori benestanti di origini piemontesi. Il padre, Giuseppe De André, era nato a Torino nel 1912 in una famiglia di condizioni modeste che pare vantasse però origini provenzali, forse addirittura nobili; la madre, Luigia Amerio (‘Luisa’), era nata nel 1911 a Pocapaglia (Cuneo), figlia di proprietari di vigneti e piccoli produttori vinicoli. La coppia si sposò nel 1935 e si stabilì a Genova dopo la nascita del primo figlio, Mauro (1936). Nella città ligure Giuseppe De André, che si era laureato in Lettere e Filosofia a Torino ventiduenne, acquistò un Istituto tecnico per geometri e ragionieri a Sampierdarena. Uomo intraprendente, diede impulso manageriale alla scuola e ne incrementò le iscrizioni, procurando a sé stesso e alla propria famiglia una condizione agiata.
A seguito dell’uscita del disco, De André intraprese un tour e pubblicò anche un album antologico, ''Mi innamoravo di tutto'' (1997), che includeva una nuova versione de ''La canzone di Marinella'', interpretata nuovamente da Mina.
De André è stato il primo artista italiano a introdurre nelle sue canzoni tematiche nuove, diverse da quelle sentimentali che fino ad allora avevano contraddistinto la musica leggera nazionale. Autore di testi ricchi di riferimenti letterari, nella sua produzione confluiscono svariate influenze, dal folk-blues alla musica popolare italiana.
Un grande innovatore della canzone italiana, viene da molti definito il più grande cantautore italiano con una parabola artistica tra le più lunghe e intense, sino a diventare un modello per i colleghi più giovani in quasi quarant'anni di percorso artistico: dall'inizio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla sua scomparsa nel 1999. È stato il primo cantautore a utilizzare lo strumento-canzone per affrontare tematiche diverse da quelle sentimentali che avevano contraddistinto e spesso corroso la canzone italiana sino a quel momento.
Infanzia e formazione
Poco più di tre mesi dopo la nascita di Fabrizio, l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale, e già nel 1942 la famiglia De André (ad eccezione del padre che restò in città fino al 1944, quando venne ricercato per aver coperto gli alunni ebrei della scuola) lasciò Genova e si stabilì nella campagna astigiana, nella località di Revignano, dove Giuseppe aveva appositamente acquistato l’anno prima la Cascina dell’Orto. Qui i De André rimasero fino al settembre 1945, quando, a guerra conclusa, tornarono a Genova. Dal 1947 De André frequentò le scuole elementari, dapprima in un istituto privato, indi nella scuola statale; iniziò a prendere lezioni private di violino nel 1948. Il legame con l’astigiano non si spezzò: i De André continuarono a trascorrere i mesi estivi in campagna, dove mantennero la cascina fino al 1950.
Fabrizio De André si formò dunque per un verso frequentando le scuole e passando la gran parte dell’anno nel capoluogo ligure e per l’altro trascorrendo le vacanze nella campagna piemontese. Si delineano così fin dalla formazione infantile due contesti che idealmente si ritrovano nell’intera sua produzione canora: da una parte quello, evidentissimo, di Genova, del mare, e della cultura marinara, che si esprime in riferimenti ad ambienti urbani specifici, a viaggi e tradizioni mediterranee; dall’altra, quello della cultura rurale e popolare, che si manifesta in ambienti popolari e in riti e forme di comportamento dal carattere atavico (oltreché, direttamente, nella canzone Ho visto Nina volare, 1996, che fa riferimento a un’amica d’infanzia).
Nel dopoguerra crebbe il benessere economico e la rilevanza sociale della famiglia De André: il padre proseguì e ampliò l’attività dell’istituto scolastico ed entrò in politica nelle file del Partito Repubblicano Italiano, divenendo negli anni Cinquanta consigliere, assessore e vicesindaco di Genova. Ritiratosi dall’impegno politico per dissensi col partito, proseguì nel decennio successivo la propria attività manageriale; ricoprì incarichi di primo piano ai vertici di Eridania nel gruppo Monti e fu poi dirigente dell’editoriale di controllo del Resto del Carlino e della Nazione, la Poligrafici.
Terminata la scuola media nel 1954 nell’istituto del padre, Fabrizio si iscrisse al Liceo classico, dove manifestò particolare interesse per la poesia, oltre a dar prova di atteggiamenti provocatorii verso i docenti e l’istituzione. L’adolescente, e poi il giovane, crebbe frequentando amici come lui appartenenti alla buona borghesia cittadina: tra di essi v’era il poco più anziano Paolo Villaggio, conosciuto nei tardi anni Quaranta durante un soggiorno in montagna. I due conducevano la vita degli enfants terribles, frequentavano i quartieri e i vicoli malfamati della città, manifestavano il loro ribellismo negli orari confusi di sonno e veglia ma anche, per De André, nell’abuso di alcolici e sigarette, sino ai primi segni di sostanziale dipendenza e d’alcolismo che finiranno per accompagnare, con alti e bassi, la vita del cantautore fino a metà degli anni Ottanta. Nel corso degli anni Cinquanta, De André conobbe il pensiero anarchico, al quale aderì poi per tutta la vita. Terminato il Liceo, si iscrisse a Giurisprudenza nell’anno accademico 1959-60 e sostenne alcuni esami soprattutto nel biennio iniziale; ridusse quindi il proprio impegno di studente universitario man mano che si venne affermando come musicista: al termine dell’anno accademico 1964-65, l’ultimo al quale si iscrisse, aveva sostenuto in tutto otto esami (Moscadelli, 2012, pp. 42, 56 n.).


====La malattia e la morte====
Tra il 1997 e il 1998 De André si esibì in un nuovo tour teatrale, a cui seguì, nell’estate del 1998, una serie di concerti all’aperto.  Tuttavia, fu costretto a interrompere le esibizioni dopo che una TAC, eseguita il 25 agosto, rivelò la presenza di un tumore ai polmoni.


Pochi mesi dopo, nella notte dell’11 gennaio 1999 alle ore 02:15, De André si spense all’Istituto Tumori di Milano, circondato dai suoi cari.


'''Vita e opere'''
Il 13 gennaio, oltre diecimila persone parteciparono ai suoi funerali, che si svolsero nella Basilica di Carignano a Genova. Tra la folla spiccavano la bandiera del Genoa, la sua squadra del cuore, e quella anarchica, simbolo del suo modo di essere e del suo pensiero.


Dopo aver compiuto gli studi classici nella sua città, cominciò a suonare la chitarra in un gruppo jazz, entrando al tempo stesso in contatto con cantautori come L. Tenco, G. Paoli e altri, con i quali contribuì a delineare all'inizio degli anni Sessanta la cosiddetta scuola genovese. Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare la delicata ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate. Dopo l'esordio con Nuvole barocche (1958) e il primo importante successo con La canzone di Marinella (1962), tutta la produzione di De André è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l'album Tutti morimmo a stento (1968) è ispirato alla poetica di F. Villon e quello de La buona novella (1970) ai Vangeli apocrifi, mentre Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è composto sui testi dell'Antologia di Spoon River di E.L. Masters. La denuncia dell'ingiustizia, dell'ipocrisia del potere, della guerra, le vicende delle minoranze emarginate e perseguitate, i destini collettivi dei popoli rom, dei nativi americani, dei Palestinesi, così come una vasta galleria di singoli personaggi costituiscono il centro di queste e altre opere. La morte, pensata e cantata nelle sue varie accezioni, rappresenta un altro tema ricorrente. Le strutture musicali sono sempre subordinate alla resa del testo: irregolarità metriche e libertà poetiche di ogni genere implicano un linguaggio musicale e un supporto strumentale non invadente, elastico, capace di lasciare spazio alle peculiari qualità interpretative della voce di De André, particolarmente ricca nel registro grave. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani. Nel 1979 la vita familiare del cantautore viene scossa da un avvenimento eclatante: il rapimento suo e della compagna Dori Ghezzi in Sardegna ad opera dell'anonima sequestri, che li rilascerà dietro pagamento di un riscatto e una prigionia di circa quattro mesi.                                                                                    
De André è sepolto nel cimitero di Staglieno a Genova, nella cappella di famiglia<ref>''Via del Campo, Biografia''; https://viadelcampo.com/biografia</ref>.
Da un intenso ricorso al dialetto (genovese, sardo, napoletano) sono caratterizzati gli ultimi tre album di De André, Creuza de mä (1984), Le nuvole (1990) e Anime salve (1996), che hanno visto la collaborazione di M. Pagani e I. Fossati. De André ha inoltre creato interessanti versioni italiane di alcune canzoni di G. Brassens (Il gorilla, Marcia nuziale, Delitto di paese) e tradotto brani di B. Dylan e L. Cohen. È stato autore con A. Gennari del romanzo Un destino ridicolo (1996). Nel 2016 è stato edito il testo Sotto le ciglia chissà, raccolta di appunti e riflessioni che costituiscono un diario inedito e privato del cantautore, mentre nel 2018 la fondazione Fabrizio De André ha curato la pubblicazione del volume Anche le parole sono nomadi in cui è raccolta una selezione di testi delle sue canzoni; nel 2020 W. Veltroni ha ricostruito nel docufilm Il concerto ritrovato lo storico concerto tenuto nel 1979 a Genova dal cantautore e dalla Premiata Forneria Marconi.  


=== Stile e temi===
Fabrizio De André è considerato uno dei massimi esponenti della canzone italiana. La sua scrittura si distingueva per l’estrema cura dell’aspetto verbale, l’uso di forme metriche chiare, soprattutto nei primi anni, in linea con la tradizione poetica italiana, e una grande ricchezza di immagini. Questo ha portato molti critici a definirlo un vero e proprio poeta, definizione che lui stesso accoglieva con un misto di umiltà e ironia.


Dal punto di vista musicale, la sua produzione può essere suddivisa in quattro grandi fasi:


'''La prima volta di un “anarchico” alla Bussola. Il concerto di Fabrizio De André'''
* 1961-1967: il periodo dei 45 giri e dell’influenza folk;
* 1968-1973: l’epoca dei concept album e delle sperimentazioni progressive;
* 1973-1981: il periodo caratterizzato da due importanti collaborazioni, prima con Francesco De Gregori (1974-75) e poi con Massimo Bubola (1978-81);
* 1984-1996: la svolta verso le sonorità etniche, da ''Crêuza de mä'' a ''Anime salve''.


Quella notte del 15 marzo, a Focette, giunsero molti degli amici del genovese; oltre al fratello Mauro, alla moglie e al figlio Cristiano, erano presenti Gino Paoli, Paolo Villaggio, Lino Toffolo, Francesco De Gregori, Beppe Grillo e Marco Ferreri che ebbe un ruolo decisivo nello spingere sul palco il riluttante De André, a lungo chiuso in camerino. All’esterno ci fu una breve contestazione per il prezzo del biglietto. La scaletta fu composta da 13 pezzi che attingevano dal repertorio e dalle novità. L’apertura fu affidata ad un pezzo molto noto come La canzone dell’amore perduto, pubblicata come singolo nel marzo del 1966 e inserita, nel medesimo anno, nell’Lp Tutto Fabrizio De André, a cui seguirono Nancy, Via della povertà e Le passanti, tre traduzioni importanti, tratte da Canzoni, uscito nell’aprile del 1974 e da Volume VIII.  
La distinzione non è comunque netta, e all'interno dei diversi convivono elementi molto eterogenei, riflesso delle numerose collaborazioni artistiche di De André. I suoi brani, sempre attenti all’attualità, si muovono in un costante equilibrio tra adesione e critica al contesto sociale e musicale del tempo. Anche quando si occupava principalmente della scrittura dei testi, il suo coinvolgimento nelle scelte musicali era fondamentale, rendendolo uno dei principali artefici dell’evoluzione della canzone italiana tra gli anni Sessanta e Novanta.
Come avrebbe fatto poi in altre occasioni, De André modificò alcune strofe di Via della povertà, in cui avrebbe spesso inserito riferimenti a personaggi politici, per aggiungere, nell’esibizione della Bussola, un esplicito riferimento al suo proprietario: “Bernardini sembra così facile, ogni volta che sorride ti cattura, ricorda proprio Bette Davis con le mani appoggiate alla cintura. Arriva un De André trafelato e gli grida ‘il mio amore sei tu’ ma qualcuno gli chiede di andar via e di non presentarsi più. E l’unico suono che rimane quando l’orchestrina se ne va, è Bernardini che spazza La Bussola in Via della Povertà”. A più riprese, durante l’esibizione, De André fece esplicito riferimento alla difficoltà nel memorizzare i testi dei vari pezzi, avendo fino ad allora cantato solo in sala di registrazione: “Io ho scritto circa duecento pezzi, se avessimo dovuto montarli tutti quanti… ci ho messo quasi due anni avete capito? E invece ne abbiamo montati dodici o tredici (...) Cioè, voglio dire che c’è un grosso problema, il fatto che io fino a oggi non ho mai preparato quelle canzoni da cantare in pubblico, quindi non me le ero neanche studiate a memoria, mi è toccato scrivere e poi registrarle in sala di registrazione, quindi può darsi benissimo che in qualche modo mi sia dimenticato le parole sentita per radio”. Proprio facendo ricorso a questa giustificazione il cantautore modificava i versi di Marinella, introducendo una strofa molto cruda, che non avrebbe più ripetuto in futuro. Anche nel caso di Canzone per l’estate, De André cambiò una strofa.
L’attacco di Via del Campo segnò il punto di maggior coinvolgimento del pubblico che, dopo le note iniziali, cominciò a cantarla in maniera decisamente avvertibile.


L’intera opera di De André è permeata da una forte tensione morale, che si esprime nella sua attenzione per gli ultimi, ovvero coloro che, per condizione sociale o per scelta di vita, subiscono l’oppressione di forze istituzionali, morali o politiche. L’essere umano, nelle sue fragilità e contraddizioni, è il fulcro delle sue canzoni, delineando una visione profondamente umanista del mondo<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014)''; https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/</ref><ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Ernesto Assante, Enciclopedia dei ragazzi (2005)''; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/</ref>


===Influenza===
De André rivoluzionò la musica leggera italiana, introducendo temi inediti rispetto al tradizionale repertorio sentimentale. I suoi testi, densi di riferimenti letterari, attingono a diverse influenze musicali, dal folk-blues alla tradizione popolare italiana. È considerato uno dei più grandi innovatori della canzone d’autore e un punto di riferimento per intere generazioni di artisti. La sua lunga carriera, durata quasi quarant’anni, lo ha reso un modello per i cantautori successivi, segnando profondamente la storia della musica italiana<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano''; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/</ref>.


'''L’ultimo tour'''
==Note==
<references/>


Nel 1996 pubblicò l’album Anime salve, fu un successo, di pubblico e di critica. Nello stesso 1996, la versione spagnola di Smisurata preghiera (Desmedida plegaria) fu inserita come brano finale nella colonna sonora del film Ilona arriva con la pioggia del colombiano Sergio Cabrera, basato sull’omonimo lavoro di Mutis. Al disco fecero seguito un tour e un nuovo album antologico (Mi innamoravo di tutto, 1997), con una nuova versione della Canzone di Marinella, di nuovo cantata da Mina. Tra il 1997 e il 1998 si svolse un nuovo tour nei teatri. A luglio iniziò il tour estivo. Nell'estate del 1998 fu costretto però a interrompere il tour, la TAC, eseguita il 25 agosto, non lasciava speranze: tumore ai polmoni.
Appena pochi mesi dopo, alle ore 02.15 di notte dell'11 gennaio 1999, Fabrizio moriva presso l'Istituto Tumori di Milano, dov'era ricoverato, assistito sino all'ultimo momento dai suoi cari. Una folla commossa, di oltre diecimila persone, ha seguito i suoi funerali, svoltisi il 13 gennaio nella Basilica di Carignano, a Genova. Su quel mare di umanità svettavano la bandiera del Genoa (la sua squadra del cuore) e quella anarchica (a testimonianza e ricordo del suo "credo" politico, o meglio del suo "modo d'essere").
Riposa al cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia.


=='''Bibliografia'''==


* ''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano,'' - https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/


'''Postilla critica'''
* ''Via del Campo'' - https://viadelcampo.com/biografia


Fabrizio De André è stato uno dei più importanti esponenti della canzone italiana. L’estrema attenzione all’aspetto verbale della canzone, l’adozione di forme metriche chiare e, soprattutto nella prima fase, aderenti alla tradizione poetica italiana, la dovizia delle immagini hanno portato vari critici a considerarlo a tutti gli effetti un poeta, ma egli se ne schermiva con un atteggiamento a metà tra l’umile e l’ironico: «Benedetto Croce diceva che fino all’età di diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore» (così nella videocassetta allegata a Fabrizio De André: parole e canzoni).
* ''Fondazione De André'' - http://www.fabriziodeandre.it/
Sotto il profilo musicale, la produzione di De André si può suddividere in quattro grandi periodi: 1961-67, l’epoca dei 45 giri e dell’adesione alle tendenze folk; 1968-73, i concept album e il progressive; 1973-81, a sua volta articolabile in 1974-75, la collaborazione con De Gregori, e 1978-81, quella con Bubola; 1984-96, la svolta etnica da Crêuza de mä ad Anime salve. Questi quattro periodi, considerati da vicino, per un verso presentano interrelazioni reciproche e per l’altro manifestano anche al loro interno elementi assai eterogenei, risentendo dei vari collaboratori dei quali il cantautore si valse: le canzoni cambiano significativamente per scelte testuali, forme, arrangiamenti, sempre attente a quanto accade nel panorama dell’attualità, rispetto al quale si collocano in posizione al tempo stesso contigua e dialettica. Anche quando il contributo di De André verte soprattutto sul testo, la sua responsabilità rispetto alle scelte musicali non viene meno: ciò fa senz’altro di lui uno dei principali artefici dei mutamenti avvenuti nella canzone italiana tra gli anni Sessanta e i Novanta. L’intera produzione di De André si caratterizza per la profonda tensione morale: essa si esprime nella predilezione per i cosiddetti “ultimi”, coloro che per condizione o scelta deliberata subiscono gli effetti di una forza istituzionale, sociale, morale alla quale non si conformano e ne vengono schiacciati. L’umanità, o meglio l’uomo, è dunque al centro delle canzoni e della poetica di De André: si può parlare in questo senso di un suo peculiare ‘umanismo’.  


* ''Divismo spettacolo e cultura 1950-1980 "La Bussola di Sergio Bernardini" - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.''


Matricola: 695240
- ''Corriere della Sera'' - https://www.corriere.it/spettacoli/cards/fabrizio-de-andre-chi-ha-il-soprannome-faber-due-matrimoni-7-segreti/chi-ha-il-soprannome-faber.shtml

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Fabrizio De Andrè nel 1971.
Fabrizio De André nel 1971.

Fabrizio Cristiano De André è stato un cantautore italiano. Nato a Genova, nel quartiere di Pegli, il 18 febbraio 1940, morto a Milano l'11 gennaio 1999, è stato autore di alcuni dei brani più noti della canzone italiana contemporanea[1] .

Fabrizio De André è conosciuto anche con il soprannome di “Faber”, datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio[2].

Biografia[modifica]

Genitori[modifica]

Il padre di Fabrizio De André, Giuseppe De André, nato a Torino nel 1912, proveniva da una famiglia di umili origini ma con possibili radici nobili di origine provenzale. La madre, Luigia Amerio, detta Luisa, era nata nel 1911 a Pocapaglia, in provincia di Cuneo, in una famiglia di viticoltori e piccoli produttori di vino. I due si sposarono nel 1935 e dopo la nascita del primogenito Mauro, nel 1936, si stabilirono a Genova. Qui Giuseppe, laureatosi in Lettere e Filosofia all'età di ventidue anni a Torino, si distinse per intraprendenza e capacità imprenditoriale, acquistando un istituto tecnico per geometri e ragionieri nel quartiere genovese di Sampierdarena. Sotto la sua direzione, l’istituto conobbe una significativa espansione, in termini sia di iscrizioni sia di reputazione, garantendo alla famiglia il benessere economico[3].

Infanzia[modifica]

Poco dopo la nascita di Fabrizio, l'Italia entrò nella Seconda guerra mondiale. Nel 1942, la famiglia De André lasciò Genova per trasferirsi nella campagna astigiana, a Revignano, dove l'anno precedente Giuseppe aveva acquistato la Cascina dell’Orto.

La famiglia rimase lì fino al settembre del 1945, quando, con la fine della guerra, tornò a Genova. Dal 1947 Fabrizio iniziò la scuola elementare, prima in un istituto privato e poi in una scuola statale. L'anno successivo cominciò a prendere lezioni private di violino; continuò lo studio del violino fino al 1954, quando iniziò a suonare la chitarra. Nonostante il rientro definitivo in città, il legame con la campagna astigiana non si spezzò: la famiglia continuò a trascorrere le estati nella cascina, che mantenne fino al 1950.

Formazione[modifica]

Fabrizio De André crebbe tra due mondi distinti, che avrebbero profondamente influenzato la sua musica: da un lato, l’energia e la cultura marinara di Genova, dall’altro, la semplicità e le tradizioni della campagna piemontese. Durante l’anno viveva nel capoluogo ligure, frequentando la scuola e assorbendo l’atmosfera dei vicoli e del porto; d’estate, invece, si rifugiava con la famiglia nella tranquillità della campagna astigiana.

Questa duplice appartenenza emerge chiaramente nelle sue canzoni, che raccontano tanto di mare, viaggi e città quanto di riti antichi, personaggi popolari e un mondo rurale intriso di tradizione.

Dopo la guerra, la famiglia De André consolidò la propria posizione sociale ed economica. Giuseppe De André ampliò il suo istituto scolastico e intraprese una carriera politica nel Partito Repubblicano Italiano, arrivando negli anni Cinquanta a ricoprire incarichi di rilievo come consigliere, assessore e vicesindaco di Genova. Tuttavia, dopo alcune divergenze con il partito, abbandonò la politica e si dedicò interamente al mondo imprenditoriale, assumendo ruoli di vertice in Eridania e successivamente nel settore editoriale, guidando il gruppo Poligrafici, proprietario di testate come Il Resto del Carlino e La Nazione.

Fabrizio terminò la scuola media nel 1954 presso l’istituto del padre e proseguì gli studi al liceo classico, dove sviluppò una grande passione per la poesia.

Tuttavia, il suo percorso scolastico fu segnato anche da un atteggiamento ribelle e provocatorio nei confronti dei professori e delle istituzioni.

Nel frattempo, frequentava la borghesia genovese, stringendo amicizia con Paolo Villaggio, conosciuto alla fine degli anni Quaranta durante una vacanza in montagna. I due conducevano una vita sregolata, esplorando i quartieri più malfamati della città e sfidando le convenzioni sociali con il loro comportamento irriverente. Fu in questo periodo che De André sviluppò un consumo eccessivo di alcol e sigarette, un’abitudine che con il tempo si trasformò in una vera e propria dipendenza, segnando la sua vita fino alla metà degli anni Ottanta.

Negli anni Cinquanta De André entrò in contatto con il pensiero anarchico, che lo affascinò profondamente e divenne un punto fermo della sua visione del mondo.

Dopo il liceo, nel 1959 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, sostenendo alcuni esami nei primi due anni.

Tuttavia, man mano che la sua passione per la musica cresceva, gli studi universitari passarono in secondo piano, fino a essere definitivamente abbandonati mentre De André si dedicava completamente alla carriera artistica[4].

Attività musicale[modifica]

Alla fine degli anni Cinquanta De André, iniziò a suonare in un gruppo jazz nella sua città.

Entrò così in contatto con cantautori come Luigi Tenco e Gino Paoli, con i quali delineò, nei primi anni Sessanta, la cosiddetta Scuola Genovese[5].

Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare l'ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate.

Dopo l'esordio con Nuvole barocche (1958) e il primo importante successo con La canzone di Marinella (1962), tutta la produzione di De André è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l'album Tutti morimmo a stento (1968) è ispirato alla poetica di François Villon e quello de La buona novella (1970) ai Vangeli apocrifi, mentre Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) invece, reinterpretò in musica alcuni testi tratti dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Tra i temi centrali della sua opera spiccano la denuncia dell’ingiustizia sociale, l’ipocrisia del potere, la brutalità della guerra e le difficoltà delle minoranze perseguitate, come i rom, i nativi americani e i palestinesi. I suoi testi raccontano anche le storie di personaggi emarginati e, in diverse sfumature, riflettono sul tema della morte.

A livello musicale, le strutture armoniche e ritmiche sono sempre pensate per valorizzare il testo: la metrica irregolare e le libertà espressive richiedono un accompagnamento strumentale essenziale e flessibile, capace di esaltare il timbro profondo della sua voce. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani.

L'esibizione alla Bussola[modifica]

Fabrizio De André salì per la prima volta su un palco per esibirsi dal vivo la notte del 15 marzo 1975, nel celebre locale La Bussola di Marina di Pietrasanta. L'evento attirò molti suoi amici: tra i presenti c’erano il fratello Mauro, la moglie, il figlio Cristiano, oltre a nomi noti come Gino Paoli, Paolo Villaggio, Lino Toffolo, Francesco De Gregori, Beppe Grillo e il regista Marco Ferreri. Fu proprio quest’ultimo a convincere De André, inizialmente restio, a uscire dal camerino e affrontare il pubblico.

All’esterno del locale si verificò una breve protesta per il costo del biglietto, ma lo spettacolo proseguì senza intoppi.

Il concerto si articolò in una scaletta di 13 brani, che mescolavano successi già noti e composizioni più recenti.

L’apertura fu affidata a La canzone dell’amore perduto, un brano pubblicato come singolo nel marzo del 1966 e molto amato dal pubblico.

Come gli sarebbe accaduto anche in futuro, De André modificò alcuni versi di Via della povertà, brano nel quale spesso inseriva riferimenti a figure politiche dell’epoca. Quella sera, in particolare, aggiunse un chiaro riferimento a Sergio Bernardini, proprietario della Bussola.

Durante l’esibizione, De André non nascose la sua difficoltà nel ricordare i testi delle canzoni, poiché fino a quel momento era stato abituato a cantarle solo in studio di registrazione. Proprio per questo motivo, improvvisò in La canzone di Marinella una strofa inedita e particolarmente cruda, che non avrebbe mai più riproposto in seguito.

Anche in Canzone per l’estate il cantautore apportò una variazione a un verso.

Uno dei momenti più intensi della serata arrivò con l’attacco di Via del Campo: alle prime note, il pubblico cominciò a cantare all’unisono, creando un’atmosfera carica di partecipazione e sentimento.[6]

Il rapimento[modifica]

Un evento drammatico segnò profondamente la sua vita nel 1979: mentre si trovava in Sardegna con la compagna Dori Ghezzi, entrambi furono rapiti dall’Anonima Sequestri e rilasciati solo dopo quattro mesi di prigionia, dietro pagamento di un riscatto.

Gli ultimi album e il dialetto[modifica]

Negli ultimi tre album, Creuza de mä (1984), Le nuvole (1990) e Anime salve (1996), De André fece ampio uso del dialetto (genovese, sardo e napoletano), collaborando con artisti come Mauro Pagani e Ivano Fossati. Inoltre, tradusse in italiano alcune canzoni di Georges Brassens, Bob Dylan e Leonard Cohen, offrendo nuove interpretazioni dei loro brani[7][8].

Anime salve ottenne un grande riscontro sia dal pubblico che dalla critica.

A seguito dell’uscita del disco, De André intraprese un tour e pubblicò anche un album antologico, Mi innamoravo di tutto (1997), che includeva una nuova versione de La canzone di Marinella, interpretata nuovamente da Mina.

La malattia e la morte[modifica]

Tra il 1997 e il 1998 De André si esibì in un nuovo tour teatrale, a cui seguì, nell’estate del 1998, una serie di concerti all’aperto. Tuttavia, fu costretto a interrompere le esibizioni dopo che una TAC, eseguita il 25 agosto, rivelò la presenza di un tumore ai polmoni.

Pochi mesi dopo, nella notte dell’11 gennaio 1999 alle ore 02:15, De André si spense all’Istituto Tumori di Milano, circondato dai suoi cari.

Il 13 gennaio, oltre diecimila persone parteciparono ai suoi funerali, che si svolsero nella Basilica di Carignano a Genova. Tra la folla spiccavano la bandiera del Genoa, la sua squadra del cuore, e quella anarchica, simbolo del suo modo di essere e del suo pensiero.

De André è sepolto nel cimitero di Staglieno a Genova, nella cappella di famiglia[9].

Stile e temi[modifica]

Fabrizio De André è considerato uno dei massimi esponenti della canzone italiana. La sua scrittura si distingueva per l’estrema cura dell’aspetto verbale, l’uso di forme metriche chiare, soprattutto nei primi anni, in linea con la tradizione poetica italiana, e una grande ricchezza di immagini. Questo ha portato molti critici a definirlo un vero e proprio poeta, definizione che lui stesso accoglieva con un misto di umiltà e ironia.

Dal punto di vista musicale, la sua produzione può essere suddivisa in quattro grandi fasi:

  • 1961-1967: il periodo dei 45 giri e dell’influenza folk;
  • 1968-1973: l’epoca dei concept album e delle sperimentazioni progressive;
  • 1973-1981: il periodo caratterizzato da due importanti collaborazioni, prima con Francesco De Gregori (1974-75) e poi con Massimo Bubola (1978-81);
  • 1984-1996: la svolta verso le sonorità etniche, da Crêuza de mä a Anime salve.

La distinzione non è comunque netta, e all'interno dei diversi convivono elementi molto eterogenei, riflesso delle numerose collaborazioni artistiche di De André. I suoi brani, sempre attenti all’attualità, si muovono in un costante equilibrio tra adesione e critica al contesto sociale e musicale del tempo. Anche quando si occupava principalmente della scrittura dei testi, il suo coinvolgimento nelle scelte musicali era fondamentale, rendendolo uno dei principali artefici dell’evoluzione della canzone italiana tra gli anni Sessanta e Novanta.

L’intera opera di De André è permeata da una forte tensione morale, che si esprime nella sua attenzione per gli ultimi, ovvero coloro che, per condizione sociale o per scelta di vita, subiscono l’oppressione di forze istituzionali, morali o politiche. L’essere umano, nelle sue fragilità e contraddizioni, è il fulcro delle sue canzoni, delineando una visione profondamente umanista del mondo[10][11]

Influenza[modifica]

De André rivoluzionò la musica leggera italiana, introducendo temi inediti rispetto al tradizionale repertorio sentimentale. I suoi testi, densi di riferimenti letterari, attingono a diverse influenze musicali, dal folk-blues alla tradizione popolare italiana. È considerato uno dei più grandi innovatori della canzone d’autore e un punto di riferimento per intere generazioni di artisti. La sua lunga carriera, durata quasi quarant’anni, lo ha reso un modello per i cantautori successivi, segnando profondamente la storia della musica italiana[12].

Note[modifica]

  1. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  2. Fabrizio De André: chi gli ha dato il soprannome Faber, i due matrimoni, 7 segreti, di Arianna Ascione 11 Gennaio 2024, Corriere della Sera; https://www.corriere.it/spettacoli/cards/fabrizio-de-andre-chi-ha-il-soprannome-faber-due-matrimoni-7-segreti/chi-ha-il-soprannome-faber.shtml
  3. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  4. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014), Infanzia e formazione; https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  5. Treccani, De André Fabrizio di Marta Tedeschini Lalli Enciclopedia Italiana - VI Appendice (2000) https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_%28Enciclopedia-Italiana%29/
  6. Divismo spettacolo e cultura 1950-1980 "La Bussola di Sergio Bernardini" - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.
  7. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/
  8. Fondazione De André; http://www.fabriziodeandre.it/biografia/
  9. Via del Campo, Biografia; https://viadelcampo.com/biografia
  10. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Paolo Somigli, Dizionario Biografico degli Italiani (2014); https://www.treccani.it/enciclopedia/de-andre-fabrizio-cristiano_(Dizionario-Biografico)/
  11. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano, di Ernesto Assante, Enciclopedia dei ragazzi (2005); https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
  12. Treccani, De André, Fabrizio Cristiano; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/


Bibliografia[modifica]

  • Divismo spettacolo e cultura 1950-1980 "La Bussola di Sergio Bernardini" - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.

- Corriere della Sera - https://www.corriere.it/spettacoli/cards/fabrizio-de-andre-chi-ha-il-soprannome-faber-due-matrimoni-7-segreti/chi-ha-il-soprannome-faber.shtml