Pompeo Mazzocchi: differenze tra le versioni
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Pompeo Mazzocchi, | Pompeo Mazzocchi (Coccaglio, 8 luglio 1829 – 7 aprile 1915) fu un imprenditore della bachicoltura e un viaggiatore. Nella seconda metà dell'Ottocento, durante la crisi della sericoltura nel bresciano, dovuta alla malattia dei bachi da seta, fece numerosi viaggi in Estremo Oriente, procurandosi materiali e competenze per il rilancio di una delle più produttive e ricche attività del territorio. | ||
==Vita== | ==Vita== | ||
Pompeo Mazzocchi nacque l’8 luglio 1829, a Coccaglio (Brescia), terzo di cinque figli. | Pompeo Mazzocchi nacque l’8 luglio 1829, a Coccaglio (Brescia), terzo di cinque figli. | ||
L’azienda agricola di famiglia affiancava alla coltivazione dei campi l’allevamento dei bachi e il commercio delle foglie di gelso, importanti fonti di ricchezza del territorio. | L’azienda agricola di famiglia affiancava alla coltivazione dei campi l’allevamento dei bachi e il commercio delle foglie di gelso, importanti fonti di ricchezza del territorio. Come il padre e il nonno, Pompeo era destinato a diventare un ''semaio'', cioè un allevatore o un venditore di uova di bachi da seta, chiamate tipicamente ''semi'' o ''seme-bachi''. | ||
L’azienda era stata fondata dal nonno Giovanni e dal padre Andrea e avviata con grandi sacrifici. Entrambi appartenevano al ramo povero della famiglia, escluso dall’eredità del facoltoso fratello di Giovanni, Gabriele Mazzocchi, il cui patrimonio indiviso era passato a un altro parente. | |||
Insieme al fratello Gabriele, Pompeo fece i primi anni di scuola al Collegio Bertacagni di Brescia, dove iniziò a conoscere i | |||
L’azienda, grazie al lavoro dei Mazzocchi, era cresciuta fino ad allevare 200 once di semi di baco e a poter impiegare 80 ''pelini'', lavoratori specializzati nel raccogliere ("pelare") la foglia dei gelsi.<Ref>Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915'', p. 99.</Ref> | |||
Insieme al fratello Gabriele, Pompeo fece i primi anni di scuola al Collegio Bertacagni di Brescia, dove iniziò a conoscere i metodi educativi del tempo, soffrendo anche la fame. Proseguì gli studi a Chiari, Desenzano e Brescia, si diplomò ragioniere e fece pratica presso i Pii Luoghi, l'istituzione vescovile che gestiva gli enti di beneficenza e assistenza. | |||
All’inizio dei moti del 1848, Pompeo | |||
Inoltre, per esentare i figli dal servizio militare, il padre aveva versato una considerevole somma al governo austriaco : 2100 svanziche e 4000 lire italiane. <Ref> Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, p. | All’inizio dei moti del 1848, Pompeo rientrò in famiglia, per dedicarsi all’azienda e aiutare il padre a pagare i molti debiti che aveva contratto, negli anni, per sostenere l’impresa. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 22-26.</Ref> | ||
Il fratello Gabriele, tuttavia, si arruolò nel corpo volontario studentesco dell’esercito piemontese. | |||
Pompeo visse la repressione austriaca e condivise le aspirazioni risorgimentali del fratello, coraggioso patriota e sostenitore della causa nazionale. Ebbe sempre per lui ammirazione e riconoscenza. | Inoltre, per esentare i figli dal servizio militare, il padre aveva versato una considerevole somma al governo austriaco: 2100 svanziche e 4000 lire italiane. <Ref> Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, '' p. 100.</Ref> | ||
Il 1850 fu un anno di svolta per la famiglia di Pompeo Mazzocchi e per tutto il territorio bresciano. Le epidemie di colera, le carestie, le pesanti imposte austriache colpirono tutte le classi sociali. | |||
Le coltivazioni furono danneggiate da numerose malattie delle piante e | Il fratello Gabriele, tuttavia, si arruolò nel corpo volontario studentesco dell’esercito piemontese. Pompeo visse la repressione austriaca e condivise le aspirazioni risorgimentali del fratello, coraggioso patriota e sostenitore della causa nazionale. Ebbe sempre per lui ammirazione e riconoscenza. | ||
Il 1850 fu un anno di svolta per la famiglia di Pompeo Mazzocchi e per tutto il territorio bresciano. Le epidemie di colera, le carestie, le pesanti imposte austriache colpirono tutte le classi sociali. Le coltivazioni furono danneggiate da numerose malattie delle piante e un’epidemia di pebrina, una malattia dei bachi da seta, si diffuse in tutta Italia. Da qui nacque la necessità di reperire semi in paesi in cui la malattia non fosse ancora arrivata. | |||
Da qui la necessità di reperire | Nella primavera del 1856 il padre di Pompeo inviò il figlio in Francia e in Inghilterra, per imparare le lingue necessarie per i lunghi viaggi. In Francia, Pompeo Mazzocchi apprese le potenzialità del mercato della seta, sempre più diffusa fra le classi più ricche. A Londra, conobbe la società e l’economia inglese, modello per il resto d’Europa. Ritornò in patria dopo aver acquisito l’apertura mentale e l’esperienza che lo avrebbero aiutato negli anni a venire. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' p. 42.</Ref> | ||
Nella primavera del 1856 il padre di Pompeo inviò il figlio in Francia e in Inghilterra, per imparare le lingue necessarie per i lunghi viaggi. | |||
Il diffondersi della pebrina in Europa rese poi necessario cercare altri mercati, già conosciuti ai bachicoltori italiani: il Caucaso, la Persia e, attraverso la Russia, anche la Cina, dove tuttavia la malattia iniziava a dilagare. | Visto il peggioramento della crisi della bachicoltura, Pompeo Mazzocchi si mise nuovamente in viaggio, in Turchia, Dalmazia, Bulgaria e Romania, dove riuscì a procurarsi semi sani. Il diffondersi della pebrina in Europa rese poi necessario cercare altri mercati, già conosciuti ai bachicoltori italiani: il Caucaso, la Persia e, attraverso la Russia, anche la Cina, dove tuttavia la malattia iniziava a dilagare. | ||
Nel 1864, Pompeo Mazzocchi partì per il Giappone come | |||
Il successivo viaggio in Giappone, organizzato dalla società costituita dalla Giunta Municipale e dalla Camera di Commercio di Brescia, consolidò la sua fama con la consegna, al ritorno dalla spedizione, | Nel 1864, Pompeo Mazzocchi partì per il Giappone come ''agente viaggiatore''. La spedizione era organizzata da una società in accomandita fondata da Enrico Andreossi, un importatore bergamasco che Mazzocchi aveva conosciuto nel suo viaggio in Romania. Pompeo arrivò in Cina, dove acquistò una modesta quantità di materiale. In Giappone, infine, trovò semi di qualità, e ne organizzò l’esportazione verso l’Italia con un volume di quasi 500.000 cartoni in un anno. Per questo ricevette un compenso di complessive 13200 lire, l’inizio della sua fortuna.<Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' p. 69.</Ref> | ||
I viaggi di Pompeo Mazzocchi in Estremo Oriente, nell’arco di diciassette anni, furono quindici, di cui nove ritornando in Europa dagli Stati Uniti. | |||
Nel suo | Il successivo viaggio in Giappone, organizzato dalla società costituita dalla Giunta Municipale e dalla Camera di Commercio di Brescia, consolidò la sua fama con la consegna, al ritorno dalla spedizione, di oltre 63.000 cartoni di semi, che contribuirono al rilancio dell’industria della seta nel bresciano. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 125-126.</Ref> | ||
Nel 1881, cinquantenne, sposò Vittoria Almici, da cui ebbe cinque figli. | |||
Vide la ripresa dell’industria della seta, iniziata nel 1870 grazie ai semi portati dal Giappone e andata a pieno regime intorno al 1880. | I viaggi di Pompeo Mazzocchi in Estremo Oriente, nell’arco di diciassette anni, furono quindici, di cui nove ritornando in Europa dagli Stati Uniti. Nel suo diario, Mazzocchi raccontò rotte e circostanze dei viaggi, usi costumi e aspetti politici dei paesi visitati, con particolare attenzione all’agricoltura e all’allevamento. | ||
Morì il 7 aprile 1915, a 86 anni. | |||
Il suo | Nel 1881, cinquantenne, sposò Vittoria Almici, da cui ebbe cinque figli. Si dedicò alla famiglia e all’azienda. Vide la ripresa dell’industria della seta, iniziata nel 1870 grazie ai semi portati dal Giappone e andata a pieno regime intorno al 1880. Morì il 7 aprile 1915, a 86 anni. | ||
Nel 1967 | Il suo diario, scritto dal 1887 al 1905, riporta il racconto dei numerosi viaggi dell’autore, vissuti con determinazione e curiosità intellettuale, e testimonia i suoi valori sociali e familiari. | ||
Nel 1967 fu istituita la Fondazione Pompeo e Cesare Mazzocchi di Coccaglio, per testamento del figlio Cesare, con il mandato di gestire l’ingente patrimonio, destinandolo alla costruzione di una casa di riposo a Torbole-Casaglia, agli anziani di Coccaglio e al futuro Museo di Coccaglio che avrebbe conservato il patrimonio artistico raccolto da Pompeo nei suoi viaggi. | |||
==Viaggi== | ==Viaggi== | ||
Il primo viaggio di Pompeo Mazzocchi, in Francia e in Inghilterra, non ebbe solo il risultato della conoscenza delle lingue, ma formò anche una nuova mentalità, maturata nell’ambiente cosmopolita di Parigi e Londra. | |||
Poco dopo il suo rientro in patria, Mazzocchi iniziò la lunga serie dei viaggi alla ricerca dei semi. In Anatolia, sperimentò la diffidenza e la superstizione dei mercanti turchi, in Dalmazia e Montenegro riuscì ad acquistare un buon quantitativo di materiale. Nel 1859 partì per la Spagna, per tenersi lontano dalle zone della guerra fra Piemonte e Austria e, in Romania e Bulgaria, affrontò le difficoltà della mancanza di strade e dell’arretratezza dei mezzi di trasporto, riuscendo tuttavia a procurarsi ancora un'altra fornitura di semi. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 42 -46.</Ref> | |||
Nel 1864 partì per il Giappone: via mare da Genova ad Alessandria d’Egitto, in ferrovia fino al Cairo, poiché il canale di Suez non era ancora aperto, e poi di nuovo via mare attraversando il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Mar Cinese fino a Shangai. Proseguì fino a Tientsin e Pechino. Durante il viaggio, ammirò la bellezza dell’arte, i palazzi e i templi, il fascino delle tradizioni. Osservò le forti contraddizioni della società cinese, la povertà delle popolazioni e il lusso della corte imperiale. Fu consapevole della tensione fra cinesi e stranieri, affrontò il rischio di aggressioni e l’ostilità verso i cristiani. Nella capitale si consultò con alcuni sacerdoti, punto di riferimento per gli europei, e ottenne informazioni sulla modesta qualità dei semi cinesi. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 62 -67.</Ref> | |||
Tornò quindi a Shangai e si imbarcò per il Giappone, destinazione Nagasaki e Hakodate, in Hokkaido. | |||
Il Giappone si era aperto al mondo da appena una decina di anni. Fino al 1853, il regime del ''sakoku'', ''paese chiuso'', conservato dallo shogun della famiglia Tokugawa, aveva tenuto il Giappone in uno stato di isolamento, con la sola eccezione del porto di Nagasaki, in cui potevano commerciare solo mercanti cinesi e olandesi. Il trattato di Kanagawa con gli Stati Uniti, del 1854, aveva permesso l’apertura dei porti di Shimoda e Hakodate, consentendo il commercio occidentale seppure con limitazioni e controlli. | |||
Mazzocchi fu affascinato dal Giappone, per la bellezza del paesaggio, il decoro, la gentilezza e la dignità della gente. “… è impossibile vedere paese più bello, dico la verità, dopo il nostro paese il sito che preferirei sarebbe il Giappone. È un paese incantevole … in China il governo è nulla, qui il governo è tutto, fa tutto, sa tutto. Il Giapponese non si ubriaca, ha pochi bisogni, un po’ di riso, un po’ di pesce, si lava il corpo tutti i giorni… le case son tutte di legno con pareti di carta …”. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 68-69.</Ref> | |||
Per il viaggio successivo Mazzocchi partì su incarico delle istituzioni bresciane. La spedizione fu accuratamente pianificata. Fu chiesta la copertura diplomatica di Francia e Inghilterra che avevano rappresentanti in Giappone. Si ottennero aperture di credito in Cina e Giappone a favore dei viaggiatori. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 72-75.</Ref> | |||
Anche i viaggi successivi si svolsero via mare, ad eccezione del tratto ferroviario dal Cairo a Suez, finché non fu aperto il canale nel 1869. | |||
Per nove volte, Mazzocchi tornò in patria dagli Stati Uniti. Nel suo diario descrisse la ferrovia transcontinentale da New York a San Francisco, la bachicoltura dei Mormoni, i pellirosse, le cascate del Niagara. Fece quindi nove volte il giro del mondo. | |||
Nel 1873 e 1874 viaggiò da Mumbai a Kolkata, procurandosi semi nel Bengala. <Ref>Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 127-128.</Ref> | |||
==Contributo all’industria della seta== | |||
Il proverbio “L’ombra del gelso è l’ombra d’oro” testimonia l’importanza della bachicoltura nella pianura e nelle zone pedemontane lombarde nell’Ottocento. Dall’inizio del secolo moltissime famiglie contadine si dedicarono, oltre alla coltivazione dei campi, anche all’allevamento del baco. Questa attività stagionale era una risorsa importante per il miglioramento delle loro condizioni di vita. | |||
Veniva anche eseguita la prima parte della lavorazione della seta, la ''trattura'': i bozzoli venivano posti in acqua bollente, il filo dipanato e avvolto in matasse di seta grezza. Questo era un impegno per tutta la famiglia, compresi i minori tra i cinque ai dodici anni, per dodici o quindici ore al giorno. <Ref>Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 18-19.</Ref> | |||
Pompeo Mazzocchi visse nella realtà di una azienda agricola bene avviata, sia pure con difficoltà e debiti, e divenne un profondo conoscitore della bachicoltura. | |||
Mazzocchi fece parte di una ristretta categoria di professionisti, i semai, alle cui capacità venivano affidate la scelta, l’acquisto e la spedizione dei semi di baco. Dal loro lavoro, generalmente legato ad associazioni o aziende, dipendeva la sopravvivenza di centinaia di famiglie. <Ref> Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915,'' p. 21.</Ref> Erano quindi richieste ai semai, oltre alla competenza e l’onestà, anche coraggio e disponibilità a viaggiare per mesi in territori ostili a rischio della propria vita, spirito imprenditoriale, capacità di creare legami commerciali e di gestire la parte di conservazione e trasporto a destinazione di un materiale vivo e delicato. | |||
Le numerose spedizioni di Mazzocchi in Giappone permisero l’instaurarsi di durature relazioni commerciali e garantirono, negli anni successivi, una costante fornitura di semi sani. | |||
Il suo lavoro diede un decisivo contributo alla tutela e alla ripresa dell’industria serica. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' p. 130.</Ref> | |||
==Note== | ==Note== | ||
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==Bibliografia== | ==Bibliografia== | ||
Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi'', Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 1999. | * Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi'', Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 1999. | ||
Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915'', Roccafranca (BS), La Compagnia della Stampa, 2003. | * Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915'', Roccafranca (BS), La Compagnia della Stampa, 2003. | ||
Versione attuale delle 13:54, 6 set 2025
Pompeo Mazzocchi (Coccaglio, 8 luglio 1829 – 7 aprile 1915) fu un imprenditore della bachicoltura e un viaggiatore. Nella seconda metà dell'Ottocento, durante la crisi della sericoltura nel bresciano, dovuta alla malattia dei bachi da seta, fece numerosi viaggi in Estremo Oriente, procurandosi materiali e competenze per il rilancio di una delle più produttive e ricche attività del territorio.
Vita[modifica]
Pompeo Mazzocchi nacque l’8 luglio 1829, a Coccaglio (Brescia), terzo di cinque figli.
L’azienda agricola di famiglia affiancava alla coltivazione dei campi l’allevamento dei bachi e il commercio delle foglie di gelso, importanti fonti di ricchezza del territorio. Come il padre e il nonno, Pompeo era destinato a diventare un semaio, cioè un allevatore o un venditore di uova di bachi da seta, chiamate tipicamente semi o seme-bachi.
L’azienda era stata fondata dal nonno Giovanni e dal padre Andrea e avviata con grandi sacrifici. Entrambi appartenevano al ramo povero della famiglia, escluso dall’eredità del facoltoso fratello di Giovanni, Gabriele Mazzocchi, il cui patrimonio indiviso era passato a un altro parente.
L’azienda, grazie al lavoro dei Mazzocchi, era cresciuta fino ad allevare 200 once di semi di baco e a poter impiegare 80 pelini, lavoratori specializzati nel raccogliere ("pelare") la foglia dei gelsi.[1]
Insieme al fratello Gabriele, Pompeo fece i primi anni di scuola al Collegio Bertacagni di Brescia, dove iniziò a conoscere i metodi educativi del tempo, soffrendo anche la fame. Proseguì gli studi a Chiari, Desenzano e Brescia, si diplomò ragioniere e fece pratica presso i Pii Luoghi, l'istituzione vescovile che gestiva gli enti di beneficenza e assistenza.
All’inizio dei moti del 1848, Pompeo rientrò in famiglia, per dedicarsi all’azienda e aiutare il padre a pagare i molti debiti che aveva contratto, negli anni, per sostenere l’impresa. [2]
Inoltre, per esentare i figli dal servizio militare, il padre aveva versato una considerevole somma al governo austriaco: 2100 svanziche e 4000 lire italiane. [3]
Il fratello Gabriele, tuttavia, si arruolò nel corpo volontario studentesco dell’esercito piemontese. Pompeo visse la repressione austriaca e condivise le aspirazioni risorgimentali del fratello, coraggioso patriota e sostenitore della causa nazionale. Ebbe sempre per lui ammirazione e riconoscenza.
Il 1850 fu un anno di svolta per la famiglia di Pompeo Mazzocchi e per tutto il territorio bresciano. Le epidemie di colera, le carestie, le pesanti imposte austriache colpirono tutte le classi sociali. Le coltivazioni furono danneggiate da numerose malattie delle piante e un’epidemia di pebrina, una malattia dei bachi da seta, si diffuse in tutta Italia. Da qui nacque la necessità di reperire semi in paesi in cui la malattia non fosse ancora arrivata.
Nella primavera del 1856 il padre di Pompeo inviò il figlio in Francia e in Inghilterra, per imparare le lingue necessarie per i lunghi viaggi. In Francia, Pompeo Mazzocchi apprese le potenzialità del mercato della seta, sempre più diffusa fra le classi più ricche. A Londra, conobbe la società e l’economia inglese, modello per il resto d’Europa. Ritornò in patria dopo aver acquisito l’apertura mentale e l’esperienza che lo avrebbero aiutato negli anni a venire. [4]
Visto il peggioramento della crisi della bachicoltura, Pompeo Mazzocchi si mise nuovamente in viaggio, in Turchia, Dalmazia, Bulgaria e Romania, dove riuscì a procurarsi semi sani. Il diffondersi della pebrina in Europa rese poi necessario cercare altri mercati, già conosciuti ai bachicoltori italiani: il Caucaso, la Persia e, attraverso la Russia, anche la Cina, dove tuttavia la malattia iniziava a dilagare.
Nel 1864, Pompeo Mazzocchi partì per il Giappone come agente viaggiatore. La spedizione era organizzata da una società in accomandita fondata da Enrico Andreossi, un importatore bergamasco che Mazzocchi aveva conosciuto nel suo viaggio in Romania. Pompeo arrivò in Cina, dove acquistò una modesta quantità di materiale. In Giappone, infine, trovò semi di qualità, e ne organizzò l’esportazione verso l’Italia con un volume di quasi 500.000 cartoni in un anno. Per questo ricevette un compenso di complessive 13200 lire, l’inizio della sua fortuna.[5]
Il successivo viaggio in Giappone, organizzato dalla società costituita dalla Giunta Municipale e dalla Camera di Commercio di Brescia, consolidò la sua fama con la consegna, al ritorno dalla spedizione, di oltre 63.000 cartoni di semi, che contribuirono al rilancio dell’industria della seta nel bresciano. [6]
I viaggi di Pompeo Mazzocchi in Estremo Oriente, nell’arco di diciassette anni, furono quindici, di cui nove ritornando in Europa dagli Stati Uniti. Nel suo diario, Mazzocchi raccontò rotte e circostanze dei viaggi, usi costumi e aspetti politici dei paesi visitati, con particolare attenzione all’agricoltura e all’allevamento.
Nel 1881, cinquantenne, sposò Vittoria Almici, da cui ebbe cinque figli. Si dedicò alla famiglia e all’azienda. Vide la ripresa dell’industria della seta, iniziata nel 1870 grazie ai semi portati dal Giappone e andata a pieno regime intorno al 1880. Morì il 7 aprile 1915, a 86 anni.
Il suo diario, scritto dal 1887 al 1905, riporta il racconto dei numerosi viaggi dell’autore, vissuti con determinazione e curiosità intellettuale, e testimonia i suoi valori sociali e familiari.
Nel 1967 fu istituita la Fondazione Pompeo e Cesare Mazzocchi di Coccaglio, per testamento del figlio Cesare, con il mandato di gestire l’ingente patrimonio, destinandolo alla costruzione di una casa di riposo a Torbole-Casaglia, agli anziani di Coccaglio e al futuro Museo di Coccaglio che avrebbe conservato il patrimonio artistico raccolto da Pompeo nei suoi viaggi.
Viaggi[modifica]
Il primo viaggio di Pompeo Mazzocchi, in Francia e in Inghilterra, non ebbe solo il risultato della conoscenza delle lingue, ma formò anche una nuova mentalità, maturata nell’ambiente cosmopolita di Parigi e Londra.
Poco dopo il suo rientro in patria, Mazzocchi iniziò la lunga serie dei viaggi alla ricerca dei semi. In Anatolia, sperimentò la diffidenza e la superstizione dei mercanti turchi, in Dalmazia e Montenegro riuscì ad acquistare un buon quantitativo di materiale. Nel 1859 partì per la Spagna, per tenersi lontano dalle zone della guerra fra Piemonte e Austria e, in Romania e Bulgaria, affrontò le difficoltà della mancanza di strade e dell’arretratezza dei mezzi di trasporto, riuscendo tuttavia a procurarsi ancora un'altra fornitura di semi. [7]
Nel 1864 partì per il Giappone: via mare da Genova ad Alessandria d’Egitto, in ferrovia fino al Cairo, poiché il canale di Suez non era ancora aperto, e poi di nuovo via mare attraversando il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Mar Cinese fino a Shangai. Proseguì fino a Tientsin e Pechino. Durante il viaggio, ammirò la bellezza dell’arte, i palazzi e i templi, il fascino delle tradizioni. Osservò le forti contraddizioni della società cinese, la povertà delle popolazioni e il lusso della corte imperiale. Fu consapevole della tensione fra cinesi e stranieri, affrontò il rischio di aggressioni e l’ostilità verso i cristiani. Nella capitale si consultò con alcuni sacerdoti, punto di riferimento per gli europei, e ottenne informazioni sulla modesta qualità dei semi cinesi. [8]
Tornò quindi a Shangai e si imbarcò per il Giappone, destinazione Nagasaki e Hakodate, in Hokkaido.
Il Giappone si era aperto al mondo da appena una decina di anni. Fino al 1853, il regime del sakoku, paese chiuso, conservato dallo shogun della famiglia Tokugawa, aveva tenuto il Giappone in uno stato di isolamento, con la sola eccezione del porto di Nagasaki, in cui potevano commerciare solo mercanti cinesi e olandesi. Il trattato di Kanagawa con gli Stati Uniti, del 1854, aveva permesso l’apertura dei porti di Shimoda e Hakodate, consentendo il commercio occidentale seppure con limitazioni e controlli.
Mazzocchi fu affascinato dal Giappone, per la bellezza del paesaggio, il decoro, la gentilezza e la dignità della gente. “… è impossibile vedere paese più bello, dico la verità, dopo il nostro paese il sito che preferirei sarebbe il Giappone. È un paese incantevole … in China il governo è nulla, qui il governo è tutto, fa tutto, sa tutto. Il Giapponese non si ubriaca, ha pochi bisogni, un po’ di riso, un po’ di pesce, si lava il corpo tutti i giorni… le case son tutte di legno con pareti di carta …”. [9]
Per il viaggio successivo Mazzocchi partì su incarico delle istituzioni bresciane. La spedizione fu accuratamente pianificata. Fu chiesta la copertura diplomatica di Francia e Inghilterra che avevano rappresentanti in Giappone. Si ottennero aperture di credito in Cina e Giappone a favore dei viaggiatori. [10]
Anche i viaggi successivi si svolsero via mare, ad eccezione del tratto ferroviario dal Cairo a Suez, finché non fu aperto il canale nel 1869.
Per nove volte, Mazzocchi tornò in patria dagli Stati Uniti. Nel suo diario descrisse la ferrovia transcontinentale da New York a San Francisco, la bachicoltura dei Mormoni, i pellirosse, le cascate del Niagara. Fece quindi nove volte il giro del mondo. Nel 1873 e 1874 viaggiò da Mumbai a Kolkata, procurandosi semi nel Bengala. [11]
Contributo all’industria della seta[modifica]
Il proverbio “L’ombra del gelso è l’ombra d’oro” testimonia l’importanza della bachicoltura nella pianura e nelle zone pedemontane lombarde nell’Ottocento. Dall’inizio del secolo moltissime famiglie contadine si dedicarono, oltre alla coltivazione dei campi, anche all’allevamento del baco. Questa attività stagionale era una risorsa importante per il miglioramento delle loro condizioni di vita.
Veniva anche eseguita la prima parte della lavorazione della seta, la trattura: i bozzoli venivano posti in acqua bollente, il filo dipanato e avvolto in matasse di seta grezza. Questo era un impegno per tutta la famiglia, compresi i minori tra i cinque ai dodici anni, per dodici o quindici ore al giorno. [12]
Pompeo Mazzocchi visse nella realtà di una azienda agricola bene avviata, sia pure con difficoltà e debiti, e divenne un profondo conoscitore della bachicoltura.
Mazzocchi fece parte di una ristretta categoria di professionisti, i semai, alle cui capacità venivano affidate la scelta, l’acquisto e la spedizione dei semi di baco. Dal loro lavoro, generalmente legato ad associazioni o aziende, dipendeva la sopravvivenza di centinaia di famiglie. [13] Erano quindi richieste ai semai, oltre alla competenza e l’onestà, anche coraggio e disponibilità a viaggiare per mesi in territori ostili a rischio della propria vita, spirito imprenditoriale, capacità di creare legami commerciali e di gestire la parte di conservazione e trasporto a destinazione di un materiale vivo e delicato.
Le numerose spedizioni di Mazzocchi in Giappone permisero l’instaurarsi di durature relazioni commerciali e garantirono, negli anni successivi, una costante fornitura di semi sani. Il suo lavoro diede un decisivo contributo alla tutela e alla ripresa dell’industria serica. [14]
Note[modifica]
- ↑ Claudio Zanier (a cura di), Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, p. 99.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 22-26.
- ↑ Claudio Zanier (a cura di), Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, p. 100.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, p. 42.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, p. 69.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 125-126.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 42 -46.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 62 -67.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 68-69.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 72-75.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 127-128.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, pp. 18-19.
- ↑ Claudio Zanier (a cura di), Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, p. 21.
- ↑ Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, p. 130.
Bibliografia[modifica]
- Caterina Saldi Barisani, Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 1999.
- Claudio Zanier (a cura di), Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, Roccafranca (BS), La Compagnia della Stampa, 2003.