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==Tecniche narrative== La ''Storia vera'' è un’opera narrativa autobiografica suddivisa in due libri. Come dichiara Luciano stesso nel prologo<ref>Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), ''Storia vera'', Milano, Rizzoli, 1990, pp. 53-57.</ref>, solo una cosa di quell’opera è vera, ovvero il fatto che in essa non ci sia proprio nulla di vero. Dal principio l’autore dichiara il suo intento, cioè quello di procurare nel lettore un momento di tranquillità. Non mancano i riferimenti alle opere affini alla sua nell’inventare cose del tutto fuori dalla realtà, e Luciano offre una parodia di queste opere. La formula artistica della ''Storia vera'', come si nota già nei primi episodi, è nell’esagerazione, ma un’esagerazione che non mira, come accade nell’epica, a sbalordire il lettore, bensì a farlo ridere. Così Luciano scrive di pulci-sagittario grosse quanto dodici elefanti, della pancia della balena capace di contenere una città di diecimila abitanti, o dell’esercito del sole costituito da sessanta milioni di unità. All’esagerazione iperbolica viene accostata un’altra tecnica espressiva, che è l’opposto dell’esagerazione, ovvero la precisazione e la descrizione minuziosa dei dati evidentemente esagerati. Questo accostamento crea un contrasto che mette in risalto l’aspetto grottesco della narrazione. Un altro espediente utilizzato da Luciano è quello di rievocare i personaggi e le divinità del passato riproponendoli in una dimensione più umana (per esempio quando Calipso dopo la lettura della lettera di Ulisse chiede se Penelope fosse realmente così tanto bella come lui diceva, o quando Tersite fa causa a Omero per diffamazione).<ref>Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), ''Storia vera'', Milano, Rizzoli, 1990, pp. 19-27.</ref>
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