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==Studi di Jean Piaget== Negli stessi anni in cui si sviluppavano psicanalisi, psicologia della Gestalt e comportamentismo, Jean Piaget (1896-1980), ricercatore svizzero, diede l’avvio a una tradizione di ricerca e a un approccio teorico che avrebbero portato a ripercussioni sulla disciplina psicologica. Piaget, trasferitosi dopo la tesi di laurea a Parigi, alla Sorbona venne a contatto con Théodore Simon. Quest’ultimo tentava di costruire test per misurare l’intelligenza nei bambini, sulla scia di Binet, nel laboratorio del quale lavorava. Piaget, non accontentandosi di rilevare le prestazioni dei bambini in sé, cominciò a chiedere loro i motivi delle loro risposte. Dopo un biennio trascorso a Parigi, Piaget tornò a Ginevra, divenne direttore dell’Istituto Rousseau e dedicò i successivi vent'anni allo studio dei bambini. Per condurre le proprie ricerche diede vita a un nuovo metodo, il “colloquio clinico”, un misto tra colloquio e osservazione che consisteva nel ricostruire le credenze dei bambini mentre risolvevano un compito, talvolta insieme allo sperimentatore, ponendo loro domande mirate. Tale metodo presentava potenzialità, ma anche limiti: Piaget era attento a non influire tramite le proprie domande sul resoconto offerto dai bambini, ma tendeva a dare un’interpretazione non ateoretica delle loro risposte e azioni<ref name="[16]">Legrenzi, ''Storia della psicologia'', pp. 159-161. </ref>. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, le teorie di Piaget sono state un punto di riferimento per gli studiosi dello sviluppo<ref name="[17]">Legrenzi, ''Storia della psicologia'', p. 167. </ref>.
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