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Gabriele D'Annunzio
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==Imprese politiche e militari== Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Gabriele D’Annunzio assunse un ruolo di primo piano nella campagna interventista. Il 5 maggio 1915, a Quarto, dichiarò pubblicamente il proprio intento di entrare nel conflitto, incitando apertamente l’Italia a prendervi parte; tale posizione trovò il suo momento culminante in un discorso pronunciato al Campidoglio il 17 maggio 1915. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia (1915), D’Annunzio partecipò attivamente alle operazioni militari, nonostante l’età non più giovane. Arruolatosi come volontario, prese parte ad azioni particolarmente rischiose, soprattutto nell’ambito dell’aviazione <ref>Luigi RUSSU, ''D'ANNUNZIO, Gabriele'', Enciclopedia Italiana (1931), Treccani. https://www.treccani.it/enciclopedia/gabriele-d-annunzio_(Enciclopedia-Italiana)./</ref>. Tra le imprese più note si ricordano: *La beffa di Buccari: un’impresa navale compiuta nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918. Gabriele D’Annunzio, insieme a Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, a bordo di tre ''M.A.S.'' <ref>''La prima guerra mondiale e l'impresa di Fiume'', sito ufficiale del Vittoriale degli Italiani. https://www.vittoriale.it/vita-gabriele-dannunzio/partecipazione-alla-grande-guerra-e-impresa-di-fiume/</ref>(motoscafi antisommergibili della Marina Italiana) <ref> ''MAS'', Enciclopedia Italiana (1934), Treccani. https://www.treccani.it/enciclopedia/mas_res-0eb027e2-8bb1-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)./</ref>, penetrò nel golfo di Fiume per bombardare le navi nemiche e per lasciare galleggiare sull’acqua tre bottiglie sormontate da fiamme tricolori. *Il volo su Vienna: dopo un primo tentativo fallito l’8 agosto 1918, il giorno successivo D’Annunzio partì alla guida di una formazione composta da undici aeroplani monoplani, uno dei quali appositamente modificato per lui. Il gruppo sorvolò Vienna lanciando circa 40.000 volantini con cui invitava la popolazione alla resa, inneggiando alla libertà, all’Italia e all’Intesa <ref>''La prima guerra mondiale e l'impresa di Fiume'', sito ufficiale del Vittoriale degli Italiani. https://www.vittoriale.it/vita-gabriele-dannunzio/partecipazione-alla-grande-guerra-e-impresa-di-fiume/</ref>. Nel corso della guerra subì anche gravi ferite, tra cui un danno alla vista che influenzò la composizione del ''Notturno''. Le imprese del poeta-soldato furono ricompensate con cinque medaglie d’argento, una di bronzo, una d’oro e tre promozioni per merito di guerra. Nel giugno 1919 D'Annunzio lasciò l’esercito, ma poco dopo divenne protagonista della sua più celebre iniziativa politica: l’occupazione di Fiume. Nella notte tra l’11 e il 12 settembre 1919, con 287 volontari, partì da Ronchi alla volta della città, occupandola e ottenendo, due giorni dopo, il ritiro del presidio interalleato. Divenuto «comandante» della città, instaurò una forma di governo autonomo dando vita alla Reggenza italiana del Carnaro. Il 13 novembre 1919 occupò anche Veglia, Arbe e Albona, territori che il trattato di Rapallo assegnava alla Jugoslavia; si ritirò solo quando le truppe guidate dal generale Enrico Caviglia ricorsero all’uso delle armi, episodio passato alla storia come il ''Natale di sangue'' (1920). Dopo questi eventi, D’Annunzio non prese più parte attiva alla vita politica, ritirandosi nella sua villa di Gardone Riviera. Solo il 3 agosto 1922 tornò a parlare pubblicamente, rivolgendosi alla folla milanese dal balcone del palazzo comunale, sottratto dai fascisti all’amministrazione socialista allora in carica <ref>Luigi RUSSU, ''D'ANNUNZIO, Gabriele'', Enciclopedia Italiana (1931), Treccani. https://www.treccani.it/enciclopedia/gabriele-d-annunzio_(Enciclopedia-Italiana)/</ref>.
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