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=== Dante tra i ribelli === La condanna comminata a Dante fu il risultato di una grande quantità di processi che si aprirono con false accuse e sbrigative condanne contro tutti gli avversari politici della Firenze nera. Nei primi mesi del 1302 gli esiliati furono circa 600 e fra loro si trova Dante, che comunque fu oggetto di particolare attenzione: infatti, fu processato dal podestà imposto dai neri insieme ad altri cinque priori della Firenze bianca. Degno di nota è che tra questi imputati solo Dante fu considerato particolarmente pericoloso, a riprova della grande influenza che in quel periodo avrebbe esercitato sulle faccende cittadine. A quel punto divenne evidente l’impossibilità di un rientro in città per Dante, che, tornato dal viaggio a Roma, raggiunse presto gli altri fuoriusciti a Gargonza. In breve tempo, guelfi bianchi e ghibellini esiliati si riunirono e progettarono assieme di rientrare in città con la forza. Nel 1303 diedero battaglia in diversi territori fiorentini, assaltando castelli e poderi. I risultati non furono però quelli sperati e i fiorentini guidati da Fulcieri da Calboli li dispersero senza grande fatica. Agli inizi dell’anno seguente, il nuovo papa Benedetto XI, decisamente meno implicato nello scontro rispetto al suo predecessore, tentò la via della pacificazione inviando un altro cardinale in città. La mossa sembrò funzionare quando, grazie all’intermediario, si celebrò nell’aprile del 1304 la fine delle violenze tra le parti. Che la pace fosse poco solida fu però chiaro rapidamente: il clima in città si fece di nuovo teso e la minaccia di nuovi scontri fece fuggire ad Arezzo i rappresentanti dei bianchi. Un nuovo tentativo di ingresso violento in città fu preparato dai Bianchi e dai ghibellini chiedendo aiuto in tutta la regione. Tuttavia, la spedizione si risolse in una sconfitta disastrosa nella battaglia della Lastra (luglio 1304), che chiuse definitivamente le speranze di un immediato ritorno a Firenze. La partecipazione di Dante alle attività dei ribelli è attestata e di rilievo: figura infatti, tra i maggiori rappresentanti della parte bianca. Tuttavia la sua presenza negli scontri armati sopracitati è dubbia. Lui stesso dichiara nel XVII canto del ''Paradiso'' di aver lasciato in quel periodo il partito dei ribelli per far parte per sé stesso<ref>Ripreso il v. 69 canto XVII del ''Paradiso''.</ref>.<ref>Barbero, ''Dante'', pp. 172-183 e Pellegrini, ''Dante Alighieri'', pp. 73-80.</ref>
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