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==La questione della tetralogia== Durante le Grandi Dionisie i concorrenti nell’agone tragico erano tenuti a presentare alla competizione una tetralogia di drammi, composta da tre tragedie e un dramma satiresco.<ref>Mario Pintacuda e Michela Venuto, ''Il nuovo grecità. Storia e testi della letteratura greca'', vol. 2, Palermo, G. B. Palumbo & C. Editore, 2020, p. 14.</ref> L’''Alcesti'' occupa il quarto posto nella tetralogia che Euripide presentò all’agone del 438 (composta da altre tre opere, le quali, a differenza dell’''Alcesti'', sono conservate solo in maniera frammentaria: ''Le Cretesi'', ''Alcmeone a Psofide'' e ''Telefo''<ref>Euripide, Giovanni Greco (a cura di), ''Alcesti'', Milano, Feltrinelli, 2019, p. 7.</ref>). Questa collocazione risulta però insolita per una tragedia, poiché in genere il quarto posto era riservato al dramma satiresco. Proprio per questo motivo la natura tragica dell’''Alcesti'' è stata oggetto di discussione. In passato si riteneva che alcuni elementi dell’opera (come per esempio il lieto fine) avessero tratti comici e farseschi, giustificando così il posizionamento inconsueto dell’opera nella tetralogia, ma è possibile che ciò rappresenti semplicemente un primo segnale della tendenza allo sperimentalismo di Euripide.<ref name="grecità_253">Mario Pintacuda e Michela Venuto, ''Il nuovo grecità. Storia e testi della letteratura greca'', vol. 2, Palermo, G. B. Palumbo & C. Editore, 2020, p. 253.</ref>
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