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Castello di Lari
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==Struttura architettonica== Oggi, dell'antica struttura risalente al periodo pisano, distrutta dai pisani stessi nel 1164 e ricostruita dagli Upezzinghi tra il 1230 e il 1287, resta solo un tratto di mura sul lato sud-occidentale. L’aspetto attuale del castello si deve invece ai fiorentini, che lo ristrutturarono in più fasi e lo scelsero come sede dei Vicari. <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 33.</ref> ===Le tre porte del paese=== L’accesso al paese avveniva originariamente attraverso tre porte, di cui due sono ancora esistenti. A ovest si trova la Porta Pisana, conosciuta anche come porta Maremmana, caratterizzata da un’antiporta; superata una salita ripida si incontrano tredici scalini che conducono in via del Castello, la strada che costeggia le mura della fortezza. A nord si trova la Porta Fiorentina, sormontata da diversi stemmi, tra i quali spicca quello mediceo. La terza porta, detta Porta Volterrana, fu demolita nel 1780 perché troppo stretta e inadatta al passaggio di carri e veicoli.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 57-58.</ref> ===Architettura e stanze del castello=== ====Cortile==== Per accedere al castello bisogna seguire una scalinata di 95 gradini posta sul lato ovest della rocca; nel 1448 fu costruita una cisterna pubblica posta a metà scalinata ma oggi non ne è rimasto più alcun segno. <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 35.</ref>. Si accede così al cortile, a pianta approssimativamente quadrangolare, tramite un portale la cui tettoia è stata ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 58.</ref> Ai lati dell’ingresso al cortile si trovano due piccoli cancelli che permettono di accedere al camminamento di ronda che delimita il perimetro del castello.<ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', pp. 59-60.</ref> Al centro del cortile si trova una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Vicino al portone, la pavimentazione in cotto presenta elementi accostati, mentre nel resto dell’area è realizzata con il caratteristico sistema dell’accoltellato. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 58.</ref>. Sul lato est della pianta si sussegue un complesso di 3 edifici; da nord verso sud si collocano rispettivamente le prigioni, il Palazzo dei Cancellieri e il Palazzo dei Vicari <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 32.</ref> Una piccola scalinata interna al cortile permette di accedere alla terrazza della rocca, posta a sud ovest. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 59.</ref> ====Ala ovest==== Sulla parte ovest del cortile risiedeva l’ala ovest del castello, completamente distrutta durante l’ultima guerra; qui si trovavano la sacrestia della vicina cappella castellana, le stalle per i cavalli del vicario e della sua guarnigione e le carceri femminili, costruite nel 1586. <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 35.</ref> Sempre sul lato ovest, accanto al Palazzo dei Vicari, sorgeva una torre di cui oggi resta solo il basamento. Collocata nel punto più alto del rilievo, la torre aveva una funzione di avvistamento in epoca medievale. <ref>Mazza, ''Lari: il passato dentro le mura'', p. 59.</ref> ====Chiesa Castellana==== Dedicata allo Sposalizio della Vergine e ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, la chiesa fu costruita tra il 1689 e il 1692, sotto il vicariato di Carlo Buontalenti, che fece collocare il proprio stemma sulla facciata. Ai lati dell'edificio si trovano cinque piccole celle, dalle cui fessure i detenuti potevano osservare l'altare e partecipare alle funzioni religiose senza entrare in contatto con gli altri fedeli. Nel 1976 la chiesa subì un restauro poco accurato. Al suo interno sono ancora visibili frammenti di decorazioni pittoriche settecentesche. <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 35-36.</ref> ====Prigioni==== Non si conosce con certezza la data di costruzione delle prigioni del castello di Lari. È probabile che siano state realizzate durante il dominio fiorentino agli inizi del XV secolo come è probabile che i fiorentini stessi abbiano eseguito un ampliamento della struttura pisana; Lari infatti, sotto la Repubblica Pisana, era sede di una Capitania di Giustizia già dal 1375.<ref>Tremolanti, ''Un antico castello delle colline pisane: Lari'', pp. 46,58.</ref> Situate sul lato nord, le prigioni oggi costituiscono un prezioso esempio di architettura carceraria sette-ottocentesca, destinato alla custodia degli accusati in attesa di giudizio e alla detenzione punitiva. L'edificio si sviluppa su due piani, ciascuno dei quali suddiviso tra sezione penale e sezione civile. Al primo piano si trovavano gli alloggi delle guardie carcerarie e del Sovrastante. Il carcere è stato chiuso nel 1923 ma nell’estate del 1944 ospitò i prigionieri catturati dall’esercito tedesco in ritirata prima e quelli dell’esercito alleato poi; da quel momento le prigioni non sono state più utilizzate. Di particolare importanza sono la cella numero uno, che conserva ancora le catene da mettere ai piedi del prigioniero, e la cella numero cinque dove nel 1922 si suicidò per l’ingiusta condanna che qui lo aveva portato un certo Giovanni Princi, detto “Rosso della Paola”; leggenda vuole che il fantasma del Rosso la notte fra il 15 e 16 dicembre si aggiri tra le stanze del castello.<ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', pp. 36-37.</ref> ====Palazzo dei Cancellieri==== All'interno dell'edificio erano ospitate la Cancelleria Criminale, la Sala delle udienze, ancora presente agli inizi del Settecento con il banco del cancelliere, la Camera del giudice e diversi ambienti destinati a denunce e pratiche burocratiche. Un corridoio attraversa il palazzo, collegando direttamente le prigioni al Palazzo dei Vicari. Al piano superiore si trovavano gli archivi. Oggi restano la cassaforte del cancelliere e un dipinto murale, un tempo parte della cappella castellana. Dall'interno dell'edificio si accede ai sotterranei del castello. <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 37.</ref> ====Palazzo dei Vicari==== Originariamente concepito per ospitare al piano terra gli uffici per l’amministrazione della giustizia e al piano superiore l’abitazione del vicario e della sua famiglia, il palazzo fu ampiamente ristrutturato nel XVI secolo, assumendo l'aspetto che ha oggi. La facciata risale al tardo Cinquecento. Sopra l’ingresso principale è visibile lo stemma dei Medici, a simboleggiare il potere che il vicario esercitava. La presenza di ben quattro stemmi robbiani testimonia l'attenzione che molti vicari riservarono all'aspetto decorativo del palazzo, un chiaro simbolo dell'influenza fiorentina su gran parte del contado pisano. Fino al XVII secolo, una volta varcata la porta d’ingresso, si accedeva alla Sala dei Tormenti, destinata alla tortura e alle pubbliche esecuzioni delle pene corporali. <ref>Tani, ''Lari attraverso i secoli'', p. 38.</ref>
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