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Vittorio Emanuele III
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==Prima guerra mondiale== Il 28 giugno 1914 lo studente serbo Gavrilo Princip assassinò a Sarajevo l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando e la moglie Sofia. L’attentato rappresentò la scintilla che diede avvio al primo conflitto mondiale, in un contesto europeo già segnato da forti tensioni politiche e diplomatiche. All’inizio del conflitto l’Italia proclamò la propria neutralità. Questa scelta fu motivata dal fatto che l’Austria-Ungheria non aveva consultato preventivamente gli alleati prima della dichiarazione di guerra e dalla natura difensiva della Triplice Alleanza, che non obbligava gli Stati membri a intervenire nel caso in cui uno di essi avesse iniziato le ostilità. A tali ragioni si aggiungevano la debolezza dell’economia italiana e l’inadeguata preparazione militare del paese. Nel periodo di neutralità, l’Italia subì pressioni diplomatiche da entrambe le parti, Francia e Gran Bretagna cercarono di favorire l’ingresso italiano al fianco dell’Intesa, mentre la Germania tentò di mantenere il paese all’interno della Triplice Alleanza. Il governo italiano condusse trattative con tutti gli Stati coinvolti nel conflitto, fino alla svolta decisiva che si verificò nell’aprile 1915, con la firma segreta del Patto di Londra, che impegnava l’Italia a entrare in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia. In cambio, le potenze dell’Intesa promisero all’Italia ampie compensazioni territoriali, tra cui il Trentino-Alto Adige fino al Brennero, Trieste, Gorizia, l’Istria, parte della Dalmazia e concessioni coloniali in Africa. Per Vittorio Emanuele, in particolare Trento e Trieste rappresentavano il completamento simbolico dell’unificazione nazionale.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', pp. 142-151</ref> Il conflitto fu un periodo difficile anche sul piano personale per il sovrano, segnato anche da uno dei rari momenti di crisi nel rapporto con la moglie Elena. Nonostante ciò, Vittorio frequentò assiduamente il fronte, alternando visite alle truppe a momenti di osservazione diretta, durante i quali raccolse appunti sulle gravi carenze dell’esercito e fece molte fotografie, sua grande passione. In questo contesto si intensificarono i contrasti con il generale Luigi Cadorna, con il quale il rapporto divenne progressivamente più teso e conflittuale, fino alla rottura definitiva successiva alla disfatta di Caporetto, quando il re decise di esonerarlo e di affidare il comando ad Armando Diaz, molto più incline a seguire le direttive reali. L’8 novembre 1917 Vittorio Emanuele partecipò al convegno interalleato di Peschiera del Garda, nel corso del quale presentò una valutazione della situazione militare italiana basata sulle osservazioni dirette maturate al fronte. Il sovrano sottolineò la capacità dell’esercito di attestarsi efficacemente lungo la linea del Piave, contribuendo a rafforzare la fiducia degli alleati. Il suo intervento fu accolto favorevolmente e ritenuto determinante per la conferma degli aiuti militari già discussi in precedenza a Rapallo;<ref>Paolo Colombo, «Vittorio Emanuele III di Savoia, re d’Italia», in ''Dizionario Biografico degli Italiani'', Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-emanuele-iii-di-savoia-re-d-italia_(Dizionario-Biografico)/</ref> il primo ministro britannico ne lodò l’efficacia, richiamando il fervore ideale di Mazzini e la visione politica di Cavour.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', p. 185</ref>
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