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== Storia== === Preistoria === Il Kenya è famoso per i suoi importanti reperti paleontologici. Nel 1926, Louis Leakey iniziò le sue ricerche nella regione, scoprendo manufatti e fossili di ominidi risalenti a milioni di anni fa. Tra le sue scoperte più significative ci sono i resti di "Zinjanthropus Boisei", conosciuto come il "Nutcracker Man", e di "Homo habilis", considerato dai Leakey il vero progenitore dell'uomo moderno. Il popolamento del Kenya ha quindi origini molto antiche, risalenti ai primi periodi del Paleolitico. Non è facile identificare quale tra le popolazioni attuali del Kenya sia la più antica, ma i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una popolazione simile ai boscimani dell’Africa sud-occidentale. Nel Neolitico, gli spostamenti in Kenya sono stati frequenti, a partire dai nomadi cusciti che arrivarono dal nord e che portarono con sé sistemi di allevamento e irrigazione. A questi si aggiunsero i Kalenjin provenienti dalla valle del Nilo e i Masai, che si spostarono nel lago Turkana. I Luo, invece, vennero dal lago Vittoria. Circa 3000 anni fa gli Yaaku si stabilirono nella parte centrale del paese. In seguito, i Bantu arrivarono dall'Africa centrale e svilupparono forme culturali e sociali più avanzate. === L'influenza araba e persiana === Le prime notizie storiche sul Kenya provengono dal geografo greco Tolomeo e dallo storico arabo Al-Mas'udi, che descrissero la costa keniota. Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane. Nel XIV secolo, la cultura swahili emerse come quella predominante lungo la costa, grazie ai commercianti arabi e persiani. Mombasa divenne un porto importante per il commercio dell'oro e dell'avorio. Nel 1497, Vasco da Gama arrivò sulla costa keniota, prima a Mombasa e poi a Malindi, stabilendo rapporti con i sultani locali. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a spostarsi verso la Tanzania.<ref> Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 380-381</ref> Nel 1593, i portoghesi conquistarono Mombasa e costruirono la fortezza di Fort Jesus per difendere il porto. Nel 1698, Mombasa passò sotto il controllo degli omaniti, che sconfissero i portoghesi. Nel XIX secolo, Mombasa era governata dalla famiglia araba Al Mazruis, ma nel 1824 il sultano di Oman cercò protezione dagli inglesi, segnando l'inizio dell'influenza britannica nella regione. Il XIX secolo vide una crescente attenzione da parte degli inglesi verso l'Africa Orientale, soprattutto dopo l'apertura del Canale di Suez nel 1869, che facilitò i commerci verso l'India e la Cina. Con il trattato di Berlino del 1885, l'Inghilterra ottenne il controllo del Kenya e dell'Uganda, mentre la Germania prese il Tanganika. Nel 1883, l'esploratore britannico Joseph Thomson attraversò il territorio che oggi è il Kenya, compiendo una spedizione epica che lo portò a esplorare la Rift Valley e a scoprire la gazzella di Thomson. La sua impresa suscitò l'interesse dell'Occidente, portando a un crescente interesse per la regione e i suoi abitanti.<ref>Cimoservice. Kenya – La sua storia. Cimoservice, https://www.cimoservice.com/kenya-la-sua-storia/. Accessed 7 Feb. 2025.</ref> === L'influenza europea === L'influenza britannica in Kenya si è consolidata nel corso dei decenni, lasciando un segno profondo nella cultura, nell'economia e nella politica del paese. Nel 1890, con l'espansione coloniale europea in Africa, il Kenya divenne una colonia britannica come parte dell'Africa Orientale Britannica, con Nairobi come capitale dal 1920. La divisione delle terre tra africani, europei e le "White Highlands" (terre della Corona) suscitò il malcontento dei Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questo portò alla nascita della Kenya African Union (KAU) sotto la guida di Jomo Kenyatta. Nonostante la creazione di un ministero con partecipazione africana, gruppi come i Mau Mau si ribellarono violentemente. La risposta britannica fu sanguinosa, ma alla fine fu concesso l'autogoverno. Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union) vinse le elezioni e Kenyatta divenne primo ministro. Nel 1964, quando fu proclamata la Repubblica, Kenyatta assunse la carica di presidente. Il suo governo fu moderato e filo-occidentale, ma incontrò opposizioni, in particolare da Oginga Odinga e dalla Kenya People's Union (KPU). Le tensioni etniche aumentarono, e l'assassinio di Tom Mboya nel 1969 aggravò la situazione. Dopo la morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi divenne presidente e consolidò il suo potere negli anni Ottanta, modificando la Costituzione per ampliare i suoi poteri. Il sistema politico divenne sempre più autoritario, con il KANU che esercitava un controllo crescente. La crisi politica degli anni Ottanta, alimentata dai conflitti etnici, portò a richieste di riforme, sostenute anche dai creditori internazionali. Nel 1991 fu introdotto il multipartitismo, ma la situazione rimase instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, sfidò Moi e vinse le elezioni nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, causando una perdita di consensi per Kibaki. Nel 2007, la sua rielezione portò a violenze, ma un accordo di governo di unità nazionale con Odinga risolse la crisi. Nel 2010 fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma con un maggiore decentramento del potere. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima teso, con accuse di illeciti, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Nel 2017, la stessa situazione si ripeté, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, confermando nuovamente la vittoria di Kenyatta. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, battendo ancora una volta Odinga, che contestò i risultati. A livello internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complicate con i governi occidentali, specialmente durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni legami con la Tanzania e ha rafforzato i rapporti con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come la commissione permanente creata nel 1994.<ref>Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.</ref>
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