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===L'estetismo e i romanzi=== Negli anni Ottanta e Novanta D’Annunzio si avvicina all’estetismo. A questa fase appartengono opere come ''Intermezzo di rime'' (1883), ''Isotteo'' e ''La Chimera'' (1885-1888), che lo stesso autore definì esercizi, esperimenti e giochi stilistici, caratterizzati da una forte ricerca formale. Con ''Il piacere'' (1889) si ha una svolta decisiva: attraverso la figura di Andrea Sperelli, D’Annunzio costruisce il ritratto dell’esteta raffinato e sensuale, dando vita a una sorta di autobiografia spirituale. Il romanzo offre anche celebri descrizioni della Roma papale e seicentesca ed è considerato uno dei risultati più alti della sua narrativa. Nei romanzi successivi — ''Giovanni Episcopo'' (1892), ''L’Innocente'' (1892), ''Il trionfo della morte'' (1894), ''Le vergini delle rocce'' (1896), ''Il fuoco'' (1900) — l’autore sperimenta diverse soluzioni ideologiche (compassione, volontarismo, mito del superuomo), con esiti diseguali. Le pagine più riuscite restano quelle dominate dalla sensualità, dal paesaggio e dalla rappresentazione della decadenza morale e fisica. ''Forse che sì forse che no'' (1910) rappresenta l’estremo approdo dell’estetismo dannunziano: il romanzo mette in scena il conflitto tra sensualità e volontà di dominio, portando all’estremo il mito del superuomo. I personaggi agiscono al di fuori di ogni morale comune e il paesaggio, più che realistico, diventa un’esplosione disordinata di sensazioni.
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