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=== Attività musicale === Alla fine degli anni Cinquanta De André, iniziò a suonare in un gruppo jazz nella sua città. Entrò così in contatto con cantautori come Luigi Tenco e Gino Paoli, con i quali delineò, nei primi anni Sessanta, la cosiddetta Scuola Genovese<ref>Treccani, De André Fabrizio di Marta Tedeschini Lalli Enciclopedia Italiana - VI Appendice (2000) https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre_%28Enciclopedia-Italiana%29/</ref>. Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare l'ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate. Dopo l'esordio con ''Nuvole barocche'' (1958) e il primo importante successo con ''La canzone di Marinella'' (1962), tutta la produzione di De André è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l'album ''Tutti morimmo a stento'' (1968) è ispirato alla poetica di François Villon e quello de ''La buona novella'' (1970) ai ''Vangeli apocrifi'', mentre ''Non al denaro non all'amore né al cielo'' (1971) invece, reinterpretò in musica alcuni testi tratti dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Tra i temi centrali della sua opera spiccano la denuncia dell’ingiustizia sociale, l’ipocrisia del potere, la brutalità della guerra e le difficoltà delle minoranze perseguitate, come i rom, i nativi americani e i palestinesi. I suoi testi raccontano anche le storie di personaggi emarginati e, in diverse sfumature, riflettono sul tema della morte. A livello musicale, le strutture armoniche e ritmiche sono sempre pensate per valorizzare il testo: la metrica irregolare e le libertà espressive richiedono un accompagnamento strumentale essenziale e flessibile, capace di esaltare il timbro profondo della sua voce. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani. ==== L'esibizione alla Bussola ==== Fabrizio De André salì per la prima volta su un palco per esibirsi dal vivo la notte del 15 marzo 1975, nel celebre locale La Bussola di Marina di Pietrasanta. L'evento attirò molti suoi amici: tra i presenti c’erano il fratello Mauro, la moglie, il figlio Cristiano, oltre a nomi noti come Gino Paoli, Paolo Villaggio, Lino Toffolo, Francesco De Gregori, Beppe Grillo e il regista Marco Ferreri. Fu proprio quest’ultimo a convincere De André, inizialmente restio, a uscire dal camerino e affrontare il pubblico. All’esterno del locale si verificò una breve protesta per il costo del biglietto, ma lo spettacolo proseguì senza intoppi. Il concerto si articolò in una scaletta di 13 brani, che mescolavano successi già noti e composizioni più recenti. L’apertura fu affidata a ''La canzone dell’amore perduto'', un brano pubblicato come singolo nel marzo del 1966 e molto amato dal pubblico. Come gli sarebbe accaduto anche in futuro, De André modificò alcuni versi di ''Via della povertà'', brano nel quale spesso inseriva riferimenti a figure politiche dell’epoca. Quella sera, in particolare, aggiunse un chiaro riferimento a Sergio Bernardini, proprietario della Bussola. Durante l’esibizione, De André non nascose la sua difficoltà nel ricordare i testi delle canzoni, poiché fino a quel momento era stato abituato a cantarle solo in studio di registrazione. Proprio per questo motivo, improvvisò in ''La canzone di Marinella'' una strofa inedita e particolarmente cruda, che non avrebbe mai più riproposto in seguito. Anche in ''Canzone per l’estate'' il cantautore apportò una variazione a un verso. Uno dei momenti più intensi della serata arrivò con l’attacco di ''Via del Campo'': alle prime note, il pubblico cominciò a cantare all’unisono, creando un’atmosfera carica di partecipazione e sentimento.<ref> ''Divismo spettacolo e cultura 1950-1980 "La Bussola di Sergio Bernardini" - a cura di Andrea Tenerini e Alessandro Volpi.''</ref> ====Il rapimento==== Un evento drammatico segnò profondamente la sua vita nel 1979: mentre si trovava in Sardegna con la compagna Dori Ghezzi, entrambi furono rapiti dall’Anonima Sequestri e rilasciati solo dopo quattro mesi di prigionia, dietro pagamento di un riscatto. ====Gli ultimi album e il dialetto==== Negli ultimi tre album, ''Creuza de mä'' (1984), ''Le nuvole'' (1990) e ''Anime salve'' (1996), De André fece ampio uso del dialetto (genovese, sardo e napoletano), collaborando con artisti come Mauro Pagani e Ivano Fossati. Inoltre, tradusse in italiano alcune canzoni di Georges Brassens, Bob Dylan e Leonard Cohen, offrendo nuove interpretazioni dei loro brani<ref>''Treccani, De André, Fabrizio Cristiano''; https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/</ref><ref>Fondazione De André; http://www.fabriziodeandre.it/biografia/</ref>. ''Anime salve'' ottenne un grande riscontro sia dal pubblico che dalla critica. A seguito dell’uscita del disco, De André intraprese un tour e pubblicò anche un album antologico, ''Mi innamoravo di tutto'' (1997), che includeva una nuova versione de ''La canzone di Marinella'', interpretata nuovamente da Mina. ====La malattia e la morte==== Tra il 1997 e il 1998 De André si esibì in un nuovo tour teatrale, a cui seguì, nell’estate del 1998, una serie di concerti all’aperto. Tuttavia, fu costretto a interrompere le esibizioni dopo che una TAC, eseguita il 25 agosto, rivelò la presenza di un tumore ai polmoni. Pochi mesi dopo, nella notte dell’11 gennaio 1999 alle ore 02:15, De André si spense all’Istituto Tumori di Milano, circondato dai suoi cari. Il 13 gennaio, oltre diecimila persone parteciparono ai suoi funerali, che si svolsero nella Basilica di Carignano a Genova. Tra la folla spiccavano la bandiera del Genoa, la sua squadra del cuore, e quella anarchica, simbolo del suo modo di essere e del suo pensiero. De André è sepolto nel cimitero di Staglieno a Genova, nella cappella di famiglia<ref>''Via del Campo, Biografia''; https://viadelcampo.com/biografia</ref>.
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