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=== Il primo biennio (1295-1296) === Dante iniziò a partecipare alla vita politica di Firenze intorno ai trent’anni. Non si può parlare di una vera e propria carriera politica, in quanto a quel tempo le cariche erano di breve durata e aperte a gran parte della popolazione. In ogni caso la prima attestazione di un intervento di Dante nei consigli cittadini è databile al 1295, nel consiglio generale del comune, che contava 300 membri. La situazione a Firenze era critica: i magnati o Grandi, esclusi dal governo, rivendicavano il loro potere con dimostrazioni di forza militare che portavano la città sull’orlo della guerra civile. È riconoscibile in Dante la tipica figura del regime popolare al tempo al potere. Rappresentava infatti il ceto dei popolani facoltosi, ostili rispetto alla dittatura del popolo minuto e ben disposti ad ammorbidire le leggi del regime in favore dei nobili, a patto che questi abbandonassero gli usi violenti di cui erano spesso protagonisti. L’adesione a questo ideale gli costò anche l’astio dell’amico Guido Cavalcanti, fervido difensore del potere delle famiglie magnatizie di cui faceva parte. Sempre nel 1295 Dante è citato tra i 36 membri del consiglio speciale del capitano del popolo, in carica dal novembre del 1295 all’aprile del 1296. Nel frattempo, ricoprì il ruolo di sapiente nel consiglio delle Capitudini delle dodici arti, per discutere le modalità di elezione dei successivi priori. Infine, nel giugno del 1296 appare tra i membri del consiglio dei Cento, per approvare alcune spese straordinarie. Particolarità di questo consiglio è il grande potere che deteneva, poiché maneggiava le finanze comunali; quindi, i membri di questo gruppo dovevano essere, oltre che i migliori contribuenti, anche i più fidati.<ref>Barbero, ''Dante'', pp. 117-134.</ref>
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