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=== ''Vita Activa'' === Il saggio ''Vita Activa'', che affronta il tema della condizione umana, inizialmente non riceve un'accoglienza positiva, anzi viene ignorato e frainteso, principalmente perché sfida convinzioni radicate nella cultura occidentale. Arendt focalizza l'attenzione sull'agire politico nella sua forma più autentica, come l'attività umana suprema, e sottolinea che la responsabilità è legata alla libertà dell'azione. La sua visione non è filosofica, ma fenomenologica, considerando l'agire come parte integrante della sfera dei fenomeni; per questo motivo, rifiuta di parlare dell'uomo in termini generali, preferendo invece concentrarsi sugli individui concreti in quanto pluralità di uomini <ref> Mara Casale, ''La politica come esistenza autentica e la storia come narrazione: Hannah Arendt e l'esperienza totalitaria'', «Storicamente», 2006, <https://storicamente.org/02casale_2> </ref>, la Arendt afferma per esempio: <br> “<small>L’azione, la solo attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo</small>”. <ref> Hannah Arendt, ''Vita Activa. La condizione umana'', Bompiani, Milano, 2001 </ref> La concezione politica di Hannah Arendt si basa sul modello della ''polis'' ateniese e sulle sue tre attività che caratterizzano le condizioni della dimensione umana, ossia il lavoro, l’opera o produzione e l’azione. <br> Con il lavoro, l’attività più antica, l’uomo primitivo (''homo laborans'') esegue mansioni capaci di produrre beni durevoli e di consumo necessario per soddisfare i bisogni dell’organismo; è un’attività naturale ma anche basilare, in analogia con i processi naturali, che avvicina gli uomini agli animali, che sono anch'essi costretti a mangiare, bere e riprodursi. <br> Con l’opera o la produzione, propria dell’''homo faber'', l’esistenza umana si fa più stabile. È l’attività che permette all’uomo di produrre beni durevoli, dagli oggetti d’uso alle opere d’arte, che forniscono la possibilità di dominare la natura; dunque, è un’attività che implica fatica ma che fornisce soprattutto una componente creativa. <br> Infine, con l’azione, l’espressione più alta della dignità umana, l’individuo si riscatta dai vincoli biologici. L’azione avviene nella sfera politica, in cui l’uomo realizza la propria libertà, poiché egli confrontandosi con altri uomini diventa consapevole del fatto che ci siano altre opinioni e che, di conseguenza, esiste il diritto di poterle esprimere. Inoltre, la libertà politica è intesa anche in senso filosofico come mancanza di determinismo; per di più, chi parla politicamente agisce responsabilmente assumendosi la responsabilità delle proprie parole. <ref> Mara Casale, ''La politica come esistenza autentica e la storia come narrazione: Hannah Arendt e l'esperienza totalitaria'', «Storicamente», 2006, <https://storicamente.org/02casale_2> </ref> La crisi della politica, secondo la Arendt, nasce quando questa sfera, che è per sua natura libera, viene invasa dalla logica delle altre due azioni, quella del lavoro e quella della produzione, cioè la logica dell’interesse economico. Questo ha portato a una sorta di spoliticizzazione: l’uomo ha perduto sempre di più il contatto con la sua natura più nobile e la politica si è trasferita nelle mani di pochi. Hannah Arendt critica il mondo moderno proprio per questo, perché ha privilegiato il lato economico su quello politico, esaltando la componente egoistica. <br> Soprattutto le democrazie che pensano di vivere in regimi in libertà hanno il compito di valorizzare al massimo questa sfera, perché altrimenti rischiano esse stesse di essere travolte, quindi di degenerare, lasciando spazio al pregiudizio dei totalitarismi. La soluzione è il ritorno alla politica. <ref> Salvatore Veca, Battista Picinali, Duilio Biagio Giacomo Catalano e altri, ''Il pensiero e la meraviglia'' Vol. 3B, Zanichelli, 2020.</ref>
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