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==Il ciclo di vita di un prodotto== La durata di un prodotto nel fast fashion si differenzia da quello tradizionale perché avviene in maniera più rapida e tramite cinque fasi: progettazione, produzione, distribuzione, consumo e smaltimento. I marchi aggiornano le proprie collezioni a un ritmo veloce anche andando a scapito della durata d’uso degli abiti stessi, portando i consumatori a dover gettare via i loro capi, per poter stare al passo con le tendenze e incentivare i consumi impulsivi. ===Fase 1: Progettazione=== Questa fase è estremamente rapida in termini di tempo ed è basata su un’analisi quotidiana delle tendenze in termini di competenze. I marchi monitorano costantemente i social media e ciò che è popolare tra i consumatori per individuare i trend emergenti e trasformarli in prodotti pronti per la vendita nel minor tempo possibile. In termini di materiali, i capi fast fashion sono molto probabilmente realizzati con materiali economici e poco costosi da usare, ma altamente contaminanti. Tra i principali troviamo: • Fibre sintetiche (poliestere, nylon, acrilico): derivano dal petrolio e sono scelte per la loro economicità. • Cotone non sostenibile: nonostante sia naturale la sua coltivazione in maniera industriale richiede alte quantità di acqua e pesticidi. • Coloranti chimici tossici: molti usano sostanze nocive che vengono scaricate nell’acqua, causando danni ambientali e sanitari. Questa fase è cruciale perché determina l’impatto ambientale di tutto il ciclo di vita del capo: la scelta dei materiali, infatti, influisce sulla durata dell’indumento, sulle emissioni di CO₂ durante la produzione e sulla possibilità di riciclarlo a fine vita. ===Fase 2: Produzione=== Il fast fashion si basa su una produzione velocissima e delocalizzata. Le aziende usano fornitori situati in paesi con bassi costi di manodopera per realizzare i proprio capi, come Bangladesh, India, Vietnam e Cina. Uno degli aspetti più critici della produzione sta proprio nello sfruttamento della manodopera. I lavoratori, presenti in fabbriche di questo settore, ricevono salari estremamente bassi e operano in condizioni di scarsa sicurezza. Un esempio importante fu nel 2013 con il crollo del Rana Plaza in Bangladesh, che ha causato la morte di oltre 1.100 operai tessili, che ha reso evidente le condizioni precarie in cui vengono prodotti i capi del fast fashion. ===Fase 3: Distribuzione=== La distribuzione nel fast fashion è organizzata per assicurare un rinnovamento costante dei prodotti nei negozi, dove avvengono spesso anche rifornimenti settimanali. Avvengono diversi tipi di trasporti ma comunque ha un ruolo fondamentale. Ad esempio il trasporto marittimo, anche se meno costoso, richiede tempi più lunghi a differenza di quello aereo che consente consegne rapide ma altamente inquinante. Marchi come Zara si basano su una gestione della distribuzione efficiente, infatti hanno magazzini in Europa che distribuiscono i prodotti ai negozi, anche più volte alla settimana. H&M, invece, opera con una supply chain più estesa, basata su una maggiore produzione in Asia e previsioni algoritmiche per gestire gli stock. L’e-commerce ha trasformato ulteriormente la distribuzione, con marchi come Shein, che eliminano i negozi fisici e spediscono direttamente dai loro magazzini asiatici ai consumatori, riducendo i costi operativi ma aumentando l’uso del trasporto internazionale . ===Fase 4: Consumo=== Il consumo è una fase chiave nel ciclo di vita del fast fashion. Le aziende attraverso strategie di marketing, collaborazioni con influencer e pubblicità mirate incentivano continuamente il desiderio di acquisto. L’obbiettivo è cercare di convincere i consumatori a considerare i capi di abbigliamento come un bene sostituibile di breve durata. Rispetto agli anni 2000, molti capi vengono indossati solo qualche volte prima di essere scartati, ciò v a significare che la durata media di utilizzo di un capo del fast fashion è drasticamente diminuita. Questo è dovuto a: • Bassa qualità dei materiali e delle cuciture, che rende i capi meno resistenti. • Obsolescenza percepita, ovvero la sensazione che un capo sia “vecchio” non perché logorato, ma perché superato dalle nuove tendenze. • Prezzi molto bassi, che incentivano gli acquisti impulsivi e riducono la percezione del valore degli indumenti. ===Fase 5: Smaltimento=== Il problema principale del fast fashion è la quantità enorme di rifiuti tessili generati: • Il 73% degli abiti prodotti finisce in discarica o viene incenerito. • Il 12% viene riciclato e vengono prodotti materiali di scarsa qualità. • Meno dell’1% dei vestiti viene effettivamente riciclato per la produzione di nuovi articoli. Il cotone trattato chimicamente rilascia sostanze nocive nel suolo e nelle falde acquifere, mentre i materiali sintetici, come il poliestere, impiegano molti anni per degradarsi. Lo smaltimento avviene attraverso tre metodi principali: 1. Discariche: è la soluzione più comune, ma anche la più problematica perché crea cumuli di rifiuti tessili in territori come l’Africa o l’Asia trasferiti da altri Paesi, che porta un inquinamento. 2. Inceneritori: in questo processo gli indumenti vengono bruciati per creare energia, ma ciò rilascia sostanze tossiche nell'atmosfera. 3. Mercati di seconda mano: alcuni degli abiti donati ai centri di raccolta finiscono nei mercati in Africa, dove la sovrabbondanza di abiti ha danneggiato l'industria tessile locale.
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