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Vittorio Emanuele III
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==Ascesa politica== Alla morte di Umberto I, avvenuta il 29 luglio 1900 in seguito a un attentato anarchico a Monza, Vittorio Emanuele si trovava con la moglie Elena in crociera in Grecia. La coppia rientrò rapidamente in Italia, facendo tappa a Reggio Calabria per poi raggiungere Monza.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', pp. 78-92</ref> Salito al trono, il nuovo sovrano stabilì la residenza della famiglia reale a Villa Ada, riservando il Palazzo del Quirinale prevalentemente alle funzioni istituzionali.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', p. 109</ref> ===Politica interna=== In ambito di politica interna, Vittorio Emanuele III si discostò in parte dall’impostazione del padre, che aveva sostenuto una linea repressiva nei confronti delle rivendicazioni delle classi lavoratrici. Il nuovo re adottò un atteggiamento più aperto e favorì un progressivo allentamento della repressione sociale.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', pp.93-94</ref> Nel 1901, in seguito alla caduta del governo Saracco, il sovrano affidò l’incarico di presidente del Consiglio a Giuseppe Zanardelli, esponente del centrosinistra, che nominò ministro dell’Interno Giovanni Giolitti. L’azione di governo inaugurò una fase di riforme che caratterizzò il primo decennio del Novecento, spesso definito dalla storiografia come un periodo di relativa stabilità e crescita: in questi anni l’Italia conobbe uno sviluppo industriale significativo, il rafforzamento del sistema scolastico, il raggiungimento della parità aurea, la statalizzazione delle ferrovie, l’introduzione del suffragio universale maschile e un processo di modernizzazione agricola e industriale, con l’affermazione dei principali gruppi dell’industria pesante.<ref>Paolo Colombo, «Vittorio Emanuele III di Savoia, re d’Italia», in ''Dizionario Biografico degli Italiani'', Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-emanuele-iii-di-savoia-re-d-italia_(Dizionario-Biografico)/ </ref> ===Politica estera=== In politica estera, Vittorio Emanuele III manifestò una sostanziale diffidenza nei confronti della Triplice Alleanza, stipulata dal padre con la Germania e l'Austria-Ungheria. Pur mantenendo formalmente l’adesione all’accordo, il sovrano avviò una progressiva diversificazione delle relazioni internazionali, favorendo un riavvicinamento alla Francia e un rafforzamento dei rapporti con la Gran Bretagna.<ref>Paolo Colombo, «Vittorio Emanuele III di Savoia, re d’Italia», in ''Dizionario Biografico degli Italiani'', Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-emanuele-iii-di-savoia-re-d-italia_(Dizionario-Biografico)/ </ref> Nel 1911 appoggiò la campagna di Libia, così da non rimanere indietro rispetto alle altre potenze europee che avevano allungato le mani sull’Africa settentrionale: la Francia aveva Tunisi, Algeri e si spartiva il Marocco con la Spagna; gli inglesi Gibilterra e Suez, mentre la Germania non nascondeva il suo interesse sul Mediterraneo.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', p. 124</ref> Le operazioni iniziarono il 5 ottobre e la pace fu conclusa a Losanna il 18 ottobre 1912, con l’Italia che otteneva la Libia e l’amministrazione del Dodecaneso.<ref>Italo-Turca, guerra, Enciclopedia Treccani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/guerra-italo-turca/ .</ref>
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