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Pompeo Mazzocchi
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==Viaggi== Il primo viaggio di Pompeo Mazzocchi, in Francia e in Inghilterra, non ebbe solo il risultato della conoscenza delle lingue, ma formò anche una nuova mentalità, maturata nell’ambiente cosmopolita di Parigi e Londra. Poco dopo il suo rientro in patria, Mazzocchi iniziò la lunga serie dei viaggi alla ricerca dei semi. In Anatolia, sperimentò la diffidenza e la superstizione dei mercanti turchi, in Dalmazia e Montenegro riuscì ad acquistare un buon quantitativo di materiale. Nel 1859 partì per la Spagna, per tenersi lontano dalle zone della guerra fra Piemonte e Austria e, in Romania e Bulgaria, affrontò le difficoltà della mancanza di strade e dell’arretratezza dei mezzi di trasporto, riuscendo tuttavia a procurarsi ancora un'altra fornitura di semi. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 42 -46.</Ref> Nel 1864 partì per il Giappone: via mare da Genova ad Alessandria d’Egitto, in ferrovia fino al Cairo, poiché il canale di Suez non era ancora aperto, e poi di nuovo via mare attraversando il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Mar Cinese fino a Shangai. Proseguì fino a Tientsin e Pechino. Durante il viaggio, ammirò la bellezza dell’arte, i palazzi e i templi, il fascino delle tradizioni. Osservò le forti contraddizioni della società cinese, la povertà delle popolazioni e il lusso della corte imperiale. Fu consapevole della tensione fra cinesi e stranieri, affrontò il rischio di aggressioni e l’ostilità verso i cristiani. Nella capitale si consultò con alcuni sacerdoti, punto di riferimento per gli europei, e ottenne informazioni sulla modesta qualità dei semi cinesi. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 62 -67.</Ref> Tornò quindi a Shangai e si imbarcò per il Giappone, destinazione Nagasaki e Hakodate, in Hokkaido. Il Giappone si era aperto al mondo da appena una decina di anni. Fino al 1853, il regime del ''sakoku'', ''paese chiuso'', conservato dallo shogun della famiglia Tokugawa, aveva tenuto il Giappone in uno stato di isolamento, con la sola eccezione del porto di Nagasaki, in cui potevano commerciare solo mercanti cinesi e olandesi. Il trattato di Kanagawa con gli Stati Uniti, del 1854, aveva permesso l’apertura dei porti di Shimoda e Hakodate, consentendo il commercio occidentale seppure con limitazioni e controlli. Mazzocchi fu affascinato dal Giappone, per la bellezza del paesaggio, il decoro, la gentilezza e la dignità della gente. “… è impossibile vedere paese più bello, dico la verità, dopo il nostro paese il sito che preferirei sarebbe il Giappone. È un paese incantevole … in China il governo è nulla, qui il governo è tutto, fa tutto, sa tutto. Il Giapponese non si ubriaca, ha pochi bisogni, un po’ di riso, un po’ di pesce, si lava il corpo tutti i giorni… le case son tutte di legno con pareti di carta …”. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 68-69.</Ref> Per il viaggio successivo Mazzocchi partì su incarico delle istituzioni bresciane. La spedizione fu accuratamente pianificata. Fu chiesta la copertura diplomatica di Francia e Inghilterra che avevano rappresentanti in Giappone. Si ottennero aperture di credito in Cina e Giappone a favore dei viaggiatori. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 72-75.</Ref> Anche i viaggi successivi si svolsero via mare, ad eccezione del tratto ferroviario dal Cairo a Suez, finché non fu aperto il canale nel 1869. Per nove volte, Mazzocchi tornò in patria dagli Stati Uniti. Nel suo diario descrisse la ferrovia transcontinentale da New York a San Francisco, la bachicoltura dei Mormoni, i pellirosse, le cascate del Niagara. Fece quindi nove volte il giro del mondo. Nel 1873 e 1874 viaggiò da Mumbai a Kolkata, procurandosi semi nel Bengala. <Ref>Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 127-128.</Ref>
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