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== Teoria politica == Il pensiero politico di Hannah Arendt trova una delle sue espressioni più complete in una delle sue opere principali, ''Le origini del totalitarismo'' (1951), che rappresenta ancora oggi una delle testimonianze più profonde e lucide del suo impegno. Con quest’opera, Arendt avvia una riflessione che si distacca tanto dalle ideologie utopistiche che promettono liberazioni messianiche quanto dalla retorica pessimistica della "crisi dell’Occidente". Hannah Arendt è stata spinta a riflettere dagli eventi che hanno sconvolto il XX secolo e la sua vita personale. Come ha spesso ribadito, il suo obiettivo era "comprendere"; questo desiderio di comprensione era alimentato dalla volontà di essere "contemporanea", anche se ciò significava trovare un accordo temporaneo con il mondo che aveva generato la Shoah, il totalitarismo e la bomba atomica: “Siamo contemporanei fin dove arriva la nostra comprensione. Se vogliamo sentirci a casa in questo mondo, anche al prezzo di sentirci a casa in questo secolo, dobbiamo cercare di partecipare al dialogo interminabile con l’essenza del totalitarismo”.<ref> Cfr. Hannah Arendt, ''Comprensione e politica (Le difficoltà del comprendere) (1954)'', in Archivio Arendt 2. 1950-1954, a cura di S.Forti, Milano, Feltrinelli, 2003, p. 98 </ref> Hannah Arendt iniziò a lavorare su ''Le origini del totalitarismo'' negli Stati Uniti tra il 1945 e il 1946, ma già in Francia aveva l'intenzione di esplorare l'antisemitismo e l'imperialismo. Aveva in mente una ricerca storica su quello che chiamava "imperialismo razziale", ovvero l'oppressione delle minoranze nazionali da parte della nazione dominante di uno Stato sovrano. Il titolo provvisorio dell'opera era ''Gli elementi della vergogna: antisemitismo, imperialismo e razzismo''; ci vollero sei anni per arrivare al titolo e alla struttura tripartita definitivi. <br> Arendt spiegava che i tre elementi del titolo provvisorio rappresentano ciascuno un insieme di problemi politici reali alla base del fenomeno totalitario, emersi sullo sfondo della disintegrazione dello Stato-nazione ottocentesco e del collasso delle strutture politiche e sociali. All'interno di questa cornice si sviluppano i temi principali dell'opera: la questione ebraica, la nuova organizzazione dei popoli, l'organizzazione di un mondo sempre più interconnesso e la nuova concezione dell'umanità. In un breve scritto del 1945 intitolato ''La colpa organizzata e la responsabilità'', Arendt osserva che l'uomo che si è lasciato coinvolgere dalla macchina nazista e ha partecipato attivamente al suo funzionamento è l'uomo massa. Questo individuo è privo di qualità e di coscienza morale; è capace di passare indifferentemente dal giocare con il figlio all'ucciderlo, obbediente agli ordini, incapace di distinguere tra una circolare aziendale e un ordine di sterminio, preoccupato solo di non incorrere nelle sanzioni dell'autorità: “la sola condizione che quest’uomo poneva era quella di non essere considerato responsabile di quello che faceva”.<ref> Hannah Arendt, ''Antologia. Pensiero, azione e critica nell’epoca dei totalitarismi'', a cura di Paolo Costa, Feltrinelli, 2006. </ref> Hannah Arendt ha ridefinito il concetto di azione politica, distinguendolo nettamente dalle attività pratiche e produttive. Secondo Arendt, l'azione politica è un'espressione dell'identità di una persona, diversa da attività come scrivere libri, dipingere quadri, redigere leggi o bilanci, o produrre beni materiali come tavoli e automobili. Questa distinzione è centrale nella sua teoria, che mira a recuperare il valore dell'agire politico dalla sua lunga marginalizzazione storica. Ogni azione introduce qualcosa di nuovo nel mondo, ma per preservare la libertà di questa innovazione, non si deve cercare di controllarne gli esiti, che sono imprevedibili poiché si intrecciano con le innumerevoli azioni degli altri. Il pensiero è il mezzo per dare compiutezza all'agire.
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