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==Cave== Nel territorio del comune di Carrara si trova una parte delle cave del marmo di Carrara, noto a livello mondiale per la ricchezza dei giacimenti e le caratteristiche del materiale. Gli innumerevoli lavori realizzati con l'impiego dei marmi della zona hanno fatto sì che il nome di Carrara fosse associato al marmo. A diffondere, a rafforzare e a mantenere viva questa fama, hanno poi contribuito migliaia di cavatori che sono stati costretti all’emigrazione nei periodi di crisi o richiesti altrove per la loro riconosciuta abilità. Questa notorietà ha portato a uno sviluppo di tutte le attività collegate al marmo: dall'estrazione alla lavorazione, al trasporto e alla vendita. Tale sviluppo ha portato nuovi investitori, anche al di fuori dell'Italia, a fondare diverse aziende nelle aree limitrofe al comune di Carrara.<ref>Augusto Cesare Ambrosi, Romano Bavastro, Giulio Conti, Almo Farina, Erminio Ferrarini, Pietro Giorgieri, Claudio Giumelli, Giulivo Ricci, Isabella Ronchieri''La provincia di Massa Carrara: Ambiente, storia , arte tradizioni , economia'', Cassa di risparmio di Carrara, , pp. 264-247 (il marmo) </ref> ===Opere con il marmo di Carrara=== Il marmo di Carrara è stato simbolo di bellezza e di ricchezza fin dall'epoca dei Romani. È stato usato in numerose opere famose: * Arco di Tito al Foro romano, in cui è stato utilizzato nella parte superiore dell’arco. * Duomo di Pisa, in cui è ampiamente diffuso in tutta la struttura, sia in ambito architettonico sia nelle sculture. * Campidoglio degli Stati Uniti, ideato da William Thornton su ispirazione del Louvre di Parigi e del Pantheon di Roma; anche qui il marmo è stato utilizzato per fini sia architettonici che artistici con numerose statue e fregi. * Foro Italico, vasto complesso sportivo a Roma, in cui sono state realizzate in marmo le gradinate e le oltre 60 statue che circondano lo stadio. * Oslo opera House, uno dei più importanti teatri d’Europa e del mondo intero, con una struttura impreziosita dal marmo bianco di Carrara che viene proiettata al di fuori dello specchio d’acqua come se vi sorgesse.<ref>''5 tra le opere architettoniche in marmo di Carrara più celebri al mondo'' https://www.fum.it/blog/storie-di-marmo/5-tra-le-opere-architettoniche-in-marmo-di-carrara-piu-celebri-al-mondo/</ref> ===Valorizzazione turistica=== Le cave di marmo di Carrara sono una destinazione turistica importante per la città. Attualmente, l'unico modo per esplorare le cave con una guida è il “Marmo Tour”. Partendo dal parcheggio dello stadio di Carrara con jeep messe a disposizione dell’organizzazione, si risale lungo strade sterrate da cui si possono vedere sia il mare che la montagna. Alla fine della strada si trova la località di Fantiscritti, dove sorge una delle cave più famose, la cava Michelangelo. Lì le jeep vengono lasciate nel parcheggio fuori dall'ingresso della cava e il tour prosegue all'interno a piedi. All'interno sono tenuti i macchinari che servono per l’estrazione del marmo. Nell’ultima sala interna si trovano pareti alte tra i quindici e venti metri e il murales ''La Genesi di Michelangelo'' di Ozmo. ===Lizzatura storica=== Prima dell’avvento dei camion, per portare i blocchi a valle, nelle segherie e nei laboratori, si usava una tecnica particolare, chiamata lizzatura. Questa tecnica molto pericolosa richiedeva enormi sforzi da parte di personale specializzato, i lizzatori. Il blocco di marmo riquadrato veniva trascinato a valle attraverso particolari strade zigzaganti chiamate via di lizza. Il blocco veniva fasciato da funi e fatto slittare sopra assi di legno, chiamate parati, per raggiungere il piazzale, con una pendenza che arriva fino al 50%. Veniva quindi legato a piri, solidi pali di legno piantati nel terreno. Buona parte dell'operazione era compiuta da tre mollatori, aiutati da ragazzi. A un segnale, veniva data la corda in modo da far scendere il blocco; con il procedere della discesa, sotto al blocco venivano posizionati i parati in modo che il blocco non toccasse mai terra. Un "uomo delle voci" (l’uomo del collegamento) dava l’ordine di fermarsi a quelli che non possono vederlo. Gli incidenti erano frequenti e spesso mortali.<ref>"Il Tirreno", ''Lavoro, storia e tradizione: ecco la Lizzatura'', https://www.iltirreno.it/tempo-libero/2019/08/10/news/lavoro-storia-e-tradizione-e-la-lizzatura-1.37333830</ref>
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