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== Economia == Dopo aver ottenuto l'indipendenza, il Kenya ha dovuto affrontare diverse difficoltà economiche, tra cui la scarsità di risorse naturali, la vulnerabilità delle sue colture agli sbalzi climatici ed economici, e l'assenza di riforme politiche in grado di attrarre investimenti esteri. Durante il lungo periodo sotto la leadership di Daniel Arap Moi (1978-2002), il paese ha sofferto anche di un isolamento internazionale, conflitti interni al governo e livelli elevati di povertà, con frequenti emergenze alimentari. Attualmente, l'economia del Kenya dipende ancora in gran parte dall'agricoltura, che rappresenta circa il 16,5% del prodotto interno lordo (PIL). Nel frattempo, il settore industriale (18,7%) e quello dei servizi (65%) sono in fase di sviluppo. Le coltivazioni commerciali, dominato da grandi terrieri e compagnie internazionali, si concentrano principalmente su caffè (48.300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il principale produttore in Africa e il quarto a livello mondiale, con 295.000 tonnellate). Anche il settore della floricoltura e dell'orticoltura è in espansione. Inoltre, il Kenya è il primo produttore mondiale di frutta tropicale e piretro (8.000 tonnellate nel 2005). Le principali colture destinate al consumo interno sono mais, manioca e grano, mentre nelle zone più secche si coltivano sorgo e miglio. L'allevamento si suddivide in pratiche tradizionali, spesso nomadi, e attività commerciali, particolarmente diffuse nell'altopiano. Le risorse minerarie sono limitate, con piccole estrazioni di oro, amianto, niobio e caolino. La produzione di energia idroelettrica soddisfa circa l'80% della domanda nazionale, mentre il restante 15% proviene da fonti geotermiche. Sebbene il settore industriale sia ancora in fase di crescita, è tra i più sviluppati della regione, con industrie alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche tra i principali settori produttivi. Il sistema di comunicazione del paese include una rete ferroviaria che si estende per 1.917 km, principalmente concentrata sulla tratta Mombasa-Nairobi, e una rete stradale di 64.000 km, che in molti casi versa in condizioni precarie, specialmente durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa rappresenta uno dei principali hub marittimi dell'Africa orientale, mentre gli aeroporti più importanti sono situati a Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu. La bilancia commerciale del Kenya mostra un deficit continuo, principalmente dovuto alle fluttuazioni dei prezzi di caffè e tè. Le importazioni consistono principalmente in prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni si concentrano su beni agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. Tra i principali partner commerciali si trovano gli Stati Uniti, i paesi del Medio Oriente, il Regno Unito e i Paesi Bassi. Il settore turistico, che nel 2005 ha accolto 1,2 milioni di visitatori, ha acquisito un'importanza crescente nell'economia del paese, grazie alle moderne infrastrutture e alla sua ricca offerta naturale, che include numerosi parchi e riserve naturali.<ref>Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.</ref>
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