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===L’eterno ritorno=== Nietzsche presenta la teoria dell’eterno ritorno <ref>https://www.pensierofilosofico.it/articolo/Eterno-ritorno-e-Amor-Fati-in-Friedrich-Nietzsche/213/ </ref> dell’uguale, ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo. La formulazione più eloquente e suggestiva della teoria dell'eterno ritorno si trova in ''Così parlò Zarathustra'', nel discorso intitolato “la visione e l’enigma” in cui si descrive una visione del «più solitario tra gli uomini» (= il filosofo autentico). Zarathustra narra di una salita su un impervio sentiero di montagna (simbolo del faticoso innalzarsi del pensiero), durante la quale egli, seguito da un nano, giunge di fronte a una porta carraia sulla quale è scritta la parola «attimo» (= il presente) e dinanzi alla quale si uniscono due sentieri che «nessuno ha mai percorso sino alla fine», in quanto si perdono nell'eternità. Uno di essi porta all'indietro (= il passato) e l'altro porta in avanti (= il futuro). Zarathustra chiede al nano se le due vie siano destinate a contraddirsi in eterno. «Tutte le cose diritte mentono», borbotta sprezzante il nano: «Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo». A questo punto si assiste a una trasformazione della scena, una sorta di visione nella visione: Zarathustra vede un giovane pastore rotolarsi stravolto in viso, cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca. Zarathustra cerca di tirare con forza il serpente ma non riesce a estrarlo; il pastore, poi, morde il serpente, sputa la testa e balza in piedi, trasformandosi in una creatura circonfusa di luce. Parecchi significati specifici di questo racconto rimangono enigmatici, tuttavia, la scena centrale del pastore che morde la testa al serpente, trasformandosi in creatura luminosa e ridente, allude in modo abbastanza chiaro al fatto che l'uomo (= il pastore) può trasformarsi in creatura superiore e ridente (= il superuomo) solo a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell'eterno ritorno (= il serpente, emblema del circolo) e di prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (= il morso alla testa del serpente).
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