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== L'attività di Chanel durante la guerra == Il periodo della Seconda guerra mondiale fu uno dei momenti più controversi e misteriosi della vita di Chanel. Nel 1939 Chanel chiuse i suoi negozi, tranne la boutique a 31 Rue Cambon che rimase aperta alla vendita di profumi e gioielli di marchio Chanel. All’inizio della guerra, Chanel era una figura di spicco nel mondo della moda. Nel 1940, con l’invasione della Francia da parte dei tedeschi, Chanel decise di chiudere temporaneamente la sua casa di moda. Durante quel periodo si trasferì all’Hotel Ritz di Parigi, noto come quartier generale degli alti ufficiali tedeschi. Le connessioni interpersonali di Chanel con figure di spicco del Terzo Reich, tra cui Hans Gunther von Dincklage, ufficiale dell’intelligence militare tedesca con il quale intrattenne una relazione sentimentale, generarono un ampio dibattito storiografico sulle sue attività durante la guerra. Le teorie formulate a partire da queste relazioni, hanno portato a interpretazioni contrastanti sulla natura della sua collaborazione con il regime nazista, alimentando speculazioni riguardo al suo ruolo e ai suoi obbiettivi.<ref>Luce, ''Coco Chanel'', pp. 57-59.</ref> === L'esilio in Svizzera === Al termine della Seconda guerra mondiale Chanel si ritrovò al centro di una serie di controversie e le accuse di collaborazionismo erano troppo numerose per essere ignorate rendendo la sua posizione in Francia insostenibile. Così nel 1945 decise di auto-esiliarsi in Svizzera, un paese neutrale. Fu un periodo di inattività imposta che la costrinse ad una profonda riflessione sulle sue scelte future professionali e sull’immagine del suo marchio.<ref>Luce, ''Coco Chanel'', pp. 60-61.</ref>
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