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Caccia in botte a Orbetello
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===La posa degli stampi e dei richiami vivi=== Il cacciatore si prepara spesso almeno un'ora prima dell'orario consentito, dato che ha bisogno di mettere insieme gli stampi e i richiami vivi e indossare l'equipaggiamento necessario (tra cui gli stivali, visto il terreno fangoso, e i fucili con le apposite munizioni). Il tutto avviene prima del sorgere del Sole. Giunto sul posto, il cacciatore spegne le torce o qualsiasi altra fonte luminosa e inizia a installare gli stampi in acqua, lasciando libere eventuali ''chiarine'': specchi d'acqua che, con ancora il buio del mattino, catturano le prime luci dell'alba, facendo vedere la sagoma dell'animale che si sposta da un gruppo di stampi a un altro. Per ultimi vengono rilasciati i richiami vivi, uccelli usati per fare da esca: in genere tre femmine e un maschio che non possono allontanarsi visto che viene messa sulla loro zampa una ''calzetta'' costituita da un anello legato a un filo abbastanza lungo, fissato sul fondo dell’acquitrino con dei pesi. Sempre come richiamo vivo, viene usato un germano reale, noto anche come ''capoverde''<ref> Roberto Ferrigato (a cura di), ''La caccia in botte'', in: Giuseppe Tosi, Le meraviglie della Costa d'Argento. Dizionario etnofaunistico dell'Argentario, dell'Isola del Giglio e di Orbetello, vol. 2, Arcidosso, Effigi, 2022, pp. 236-237.</ref> per attirare dietro di sé i selvatici avvistati. L'insieme di stampi e richiami vivi si chiama ''tesa''.
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