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==Il Vittoriale degli Italiani== Dopo l’esperienza di Fiume, D’Annunzio escluse la possibilità di tornare a vivere a Venezia, città della sua ultima residenza, nella quale riaffioravano con forza i ricordi della guerra e degli amici caduti. Il poeta, che ormai amava definirsi «il Comandante», decise invece di ritirarsi in un luogo appartato, preferibilmente in una zona di confine. Furono gli amici più fidati e i collaboratori più stretti a esplorare i territori intorno ai laghi di Como, Maggiore e Garda; fu quest’ultimo a imporsi come scelta definitiva. Il 28 gennaio 1921 D’Annunzio giunse così alla villa di Cargnacco, una dimora rustica immersa nella vegetazione, situata a mezza costa su un colle terrazzato tra un uliveto e una limonaia. In un primo momento l’idea fu quella di una permanenza temporanea, limitata a poche settimane di solitudine necessarie a portare a termine ''il Notturno''. Tuttavia, già dopo pochi giorni maturò in D'Annunzio il desiderio di prolungare il soggiorno per diversi mesi. Nel corso di marzo prese addirittura forma il progetto di acquisto: D’Annunzio considerò opportuno dotarsi di una residenza stabile. Nella quiete della villa la scrittura tornò a imporsi come necessità, favorita anche dalla possibilità di acquistare la proprietà a condizioni vantaggiose. Sfruttando abilmente il proprio prestigio, D’Annunzio riuscì infatti a superare gli ostacoli burocratici, sostenendo con forza la causa dell’italianizzazione del Garda, per lui particolarmente conveniente. Il prezzo stabilito fu di 130.000 lire (centotrentamila) lire, una somma di cui il poeta non dispose: egli ricorse dunque a un prestito bancario che venne estinto solo dopo la sua morte. Subito dopo, il neo proprietario apparve quasi sconcertato dalla normale modestia della dimora: il contrasto tra la semplicità della casa e ciò che D’Annunzio incarnò — lusso, eccezionalità e stravaganza — risultò evidente. L’avvio degli interventi di trasformazione divennero quindi il primo passo verso la costruzione di una dimora sempre più grandiosa<ref>Annamaria Andreoli, ''D'Annunzio'', pp. 155-159</ref>. Parallelamente all’ascesa di Mussolini, D’Annunzio avviò una serie di mosse politicamente accorte: pretese che gli fossero riconosciuti senza indugio i meriti di guerra e, consapevole della tendenza del fascismo ad appropriarsi del suo mito e del suo immaginario, decise di precederlo donando egli stesso il Vittoriale agli italiani. Il nome scelto richiamò esplicitamente il Vittoriano, l’Altare della Patria di Roma, sottolineando fin da subito il valore simbolico e nazionale del progetto. Già nel dicembre del 1923 aveva formalmente donato il complesso allo Stato, ottenendo in cambio le risorse necessarie per allestimenti sempre più ambiziosi. Affidandosi all’architetto Giancarlo Maroni, D’Annunzio diede così avvio alla cosiddetta Fabbrica del Vittoriale, concepita innanzitutto come monumento alla Grande Guerra. Ne furono testimonianza lo ''S.V.A. 10'' del volo su Vienna <ref>Annamaria Andreoli, ''D'Annunzio'', pp. 167-173</ref>, (celebre velivolo italiano progettato come aereo da caccia e da ricognizione)<ref> ''SVA 10'', Ministero della cultura https://grandeguerra.cultura.gov.it/progetti/sva-10/</ref>, il ''M.A.S.'' della beffa di Buccari, la prua della nave ''Puglia'' e i numerosi massi del Carso. Il Vittoriale nacque come un sistema di allusioni e rimandi continui: particolarmente significativa fu la predilezione di D’Annunzio per il calco, il fac-simile e la copia. Le riproduzioni di cui si circondò — dai cavalli del Partenone alla ''Nike di Samotracia'' in scala ridotta, fino alla ''Gioconda'' in formato cartolina — non ebbero una funzione meramente decorativa, ma assunsero un valore simbolico, tanto negli spazi esterni quanto in quelli interni, dominati dalla Priora<ref>Annamaria Andreoli, ''D'Annunzio'', pp. 167-173</ref>. La Priora, ovvero la «casa del Priore», denominazione con cui Gabriele d'Annunzio indicò la propria abitazione definendosi «frate» costituì il fulcro abitativo e simbolico del Vittoriale. L'atmosfera di sacralità che permeava la Priora fu accentuata dalla scarsa illuminazione, dalle vetrate dipinte, dalle finestre schermate da pesanti tendaggi e dall'uso di luci soffuse. All'interno dell'abitazione furono conservati circa 10.000 oggetti e oltre 30.000 volumi, disposti secondo un progetto simbolico e accompagnati da iscrizioni enigmatiche incise su architravi e camini<ref> ''La Priora'', sito ufficiale del Vittoriale degli Italiani https://www.vittoriale.it/luoghi-del-vittoriale/la-prioria/</ref>. La vita al Vittoriale coinvolse numerosi ospiti, tra cui giovani amanti, politici, scrittori e collaboratori. Il lago circostante costituì uno spazio centrale per le attività quotidiane: D'Annunzio organizzò competizioni nautiche e solcò le acque a bordo del M.A.S. e dell’idrovolante ''Alcyone'', denominazione che richiamò la sua più celebre raccolta poetica <ref>Annamaria Andreoli, ''D'Annunzio'', pp. 176-178</ref>. Il Vittoriale si configurò così come una composizione poetica totale, nella quale D’Annunzio si circondò di oggetti, forme e simboli scelti con la stessa cura minuziosa con cui selezionò le parole dei suoi versi e delle sue frasi <ref>Annamaria Andreoli, ''D'Annunzio'', p. 174</ref>.
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