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=== Toscana === Boccaccio fornisce le tappe del successivo itinerario tra le corti montane della Toscana, dicendo che dopo il 1306 Dante trovò rifugio presso il marchese Moroello Malaspina in Lunigiana, il conte Salvatico nel Casentino, e Uguccione della Faggiola nei territori attualmente a cavallo tra Toscana e Marche. Nell’ottobre del Dante 1306 fu sicuramente ospitato dai Malaspina in Lunigiana; lo rivela il fatto che fu impiegato come diplomatico per risolvere un conflitto con il vescovo di Luni. Moroello Malaspina era un fedele alleato del governo dei Neri a Firenze, e capitano delle truppe che avevano preso la bianca Pistoia l’anno prima. Non c'è da stupirsi se Dante si trovasse presso di lui in servizio; infatti a questo periodo dell’esilio è, quasi all’unanimità, collocato il pentimento di Dante, e il tentativo, assumendosi le sue colpe, di rientrare a Firenze da uomo libero perdonato dei suoi errori.<ref>Riguardo al Dante pentito: Barbero, ''Dante'', pp. 196-205.</ref> Dopo aver lasciato la corte dei Malaspina Dante si recò dai conti Guidi nel Casentino. Fu ospite del conte Guido Salvatico, strettamente legato al regime dei Neri: ciò riconferma la volontà di Dante di cercare appoggi per poter tornare in patria. Infine, Dante visse, per un breve periodo, presso il conte Uguccione della Faggiola. Rimane possibile una permanenza a Lucca, principalmente grazie a due indizi. Il primo è un riferimento interno alla Commedia (in particolare nel canto XXIV del ''Purgatorio'') dove il poeta lucchese Bonagiunta Orbicciani predice a Dante un piacevole incontro amoroso che gli farà apprezzare la città toscana. Il secondo, di più difficile interpretazione, è un documento notarile del 1308, dove è certificata la presenza in città di Giovanni, figlio di Dante. In ogni caso la sua permanenza potrebbe essere durata al massimo fino al marzo del 1309 quando un editto del comune tornò a vietare con vigore l’ingresso nella città ai fuoriusciti fiorentini, già vietato in precedenza. Sia il Boccaccio che Giovanni Villani sostengono che Dante si possa essere recato a Parigi, probabilmente dopo i soggiorni toscani, sino al 1310, tornando in Italia in occasione dell’arrivo di Enrico VII nella penisola. Sempre gli stessi dicono che a Parigi Dante studiò filosofia e teologia e “mostrò l’altezza del suo ingegno”, probabilmente riferendosi al fatto che tenne lezioni o disputazioni con altri intellettuali.<ref>Barbero, ''Dante'', pp. 206-224 e Pellegrini, ''Dante Alighieri'', pp. 119-130.</ref>
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