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==Vita== Pompeo Mazzocchi nacque l’8 luglio 1829, a Coccaglio (Brescia), terzo di cinque figli. L’azienda agricola di famiglia affiancava alla coltivazione dei campi l’allevamento dei bachi e il commercio delle foglie di gelso, importanti fonti di ricchezza del territorio. Come il padre e il nonno, Pompeo era destinato a diventare un ''semaio'', cioè un allevatore o un venditore di uova di bachi da seta, chiamate tipicamente ''semi'' o ''seme-bachi''. L’azienda era stata fondata dal nonno Giovanni e dal padre Andrea e avviata con grandi sacrifici. Entrambi appartenevano al ramo povero della famiglia, escluso dall’eredità del facoltoso fratello di Giovanni, Gabriele Mazzocchi, il cui patrimonio indiviso era passato a un altro parente. L’azienda, grazie al lavoro dei Mazzocchi, era cresciuta fino ad allevare 200 once di semi di baco e a poter impiegare 80 ''pelini'', lavoratori specializzati nel raccogliere ("pelare") la foglia dei gelsi.<Ref>Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915'', p. 99.</Ref> Insieme al fratello Gabriele, Pompeo fece i primi anni di scuola al Collegio Bertacagni di Brescia, dove iniziò a conoscere i metodi educativi del tempo, soffrendo anche la fame. Proseguì gli studi a Chiari, Desenzano e Brescia, si diplomò ragioniere e fece pratica presso i Pii Luoghi, l'istituzione vescovile che gestiva gli enti di beneficenza e assistenza. All’inizio dei moti del 1848, Pompeo rientrò in famiglia, per dedicarsi all’azienda e aiutare il padre a pagare i molti debiti che aveva contratto, negli anni, per sostenere l’impresa. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 22-26.</Ref> Inoltre, per esentare i figli dal servizio militare, il padre aveva versato una considerevole somma al governo austriaco: 2100 svanziche e 4000 lire italiane. <Ref> Claudio Zanier (a cura di), ''Il Diario di Pompeo Mazzocchi 1829-1915, '' p. 100.</Ref> Il fratello Gabriele, tuttavia, si arruolò nel corpo volontario studentesco dell’esercito piemontese. Pompeo visse la repressione austriaca e condivise le aspirazioni risorgimentali del fratello, coraggioso patriota e sostenitore della causa nazionale. Ebbe sempre per lui ammirazione e riconoscenza. Il 1850 fu un anno di svolta per la famiglia di Pompeo Mazzocchi e per tutto il territorio bresciano. Le epidemie di colera, le carestie, le pesanti imposte austriache colpirono tutte le classi sociali. Le coltivazioni furono danneggiate da numerose malattie delle piante e un’epidemia di pebrina, una malattia dei bachi da seta, si diffuse in tutta Italia. Da qui nacque la necessità di reperire semi in paesi in cui la malattia non fosse ancora arrivata. Nella primavera del 1856 il padre di Pompeo inviò il figlio in Francia e in Inghilterra, per imparare le lingue necessarie per i lunghi viaggi. In Francia, Pompeo Mazzocchi apprese le potenzialità del mercato della seta, sempre più diffusa fra le classi più ricche. A Londra, conobbe la società e l’economia inglese, modello per il resto d’Europa. Ritornò in patria dopo aver acquisito l’apertura mentale e l’esperienza che lo avrebbero aiutato negli anni a venire. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' p. 42.</Ref> Visto il peggioramento della crisi della bachicoltura, Pompeo Mazzocchi si mise nuovamente in viaggio, in Turchia, Dalmazia, Bulgaria e Romania, dove riuscì a procurarsi semi sani. Il diffondersi della pebrina in Europa rese poi necessario cercare altri mercati, già conosciuti ai bachicoltori italiani: il Caucaso, la Persia e, attraverso la Russia, anche la Cina, dove tuttavia la malattia iniziava a dilagare. Nel 1864, Pompeo Mazzocchi partì per il Giappone come ''agente viaggiatore''. La spedizione era organizzata da una società in accomandita fondata da Enrico Andreossi, un importatore bergamasco che Mazzocchi aveva conosciuto nel suo viaggio in Romania. Pompeo arrivò in Cina, dove acquistò una modesta quantità di materiale. In Giappone, infine, trovò semi di qualità, e ne organizzò l’esportazione verso l’Italia con un volume di quasi 500.000 cartoni in un anno. Per questo ricevette un compenso di complessive 13200 lire, l’inizio della sua fortuna.<Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' p. 69.</Ref> Il successivo viaggio in Giappone, organizzato dalla società costituita dalla Giunta Municipale e dalla Camera di Commercio di Brescia, consolidò la sua fama con la consegna, al ritorno dalla spedizione, di oltre 63.000 cartoni di semi, che contribuirono al rilancio dell’industria della seta nel bresciano. <Ref> Caterina Saldi Barisani, ''Pompeo Mazzocchi: la vita e i viaggi, '' pp. 125-126.</Ref> I viaggi di Pompeo Mazzocchi in Estremo Oriente, nell’arco di diciassette anni, furono quindici, di cui nove ritornando in Europa dagli Stati Uniti. Nel suo diario, Mazzocchi raccontò rotte e circostanze dei viaggi, usi costumi e aspetti politici dei paesi visitati, con particolare attenzione all’agricoltura e all’allevamento. Nel 1881, cinquantenne, sposò Vittoria Almici, da cui ebbe cinque figli. Si dedicò alla famiglia e all’azienda. Vide la ripresa dell’industria della seta, iniziata nel 1870 grazie ai semi portati dal Giappone e andata a pieno regime intorno al 1880. Morì il 7 aprile 1915, a 86 anni. Il suo diario, scritto dal 1887 al 1905, riporta il racconto dei numerosi viaggi dell’autore, vissuti con determinazione e curiosità intellettuale, e testimonia i suoi valori sociali e familiari. Nel 1967 fu istituita la Fondazione Pompeo e Cesare Mazzocchi di Coccaglio, per testamento del figlio Cesare, con il mandato di gestire l’ingente patrimonio, destinandolo alla costruzione di una casa di riposo a Torbole-Casaglia, agli anziani di Coccaglio e al futuro Museo di Coccaglio che avrebbe conservato il patrimonio artistico raccolto da Pompeo nei suoi viaggi.
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