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== Origini e contesto storico == Il movimento del “free software”, da cui deriva il concetto di open source, nasce negli Stati Uniti all'inizio degli anni Ottanta su iniziativa di Richard Stallman. Solo alla fine degli anni Novanta, per motivi soprattutto comunicativi e strategici, si diffonde il termine “open source software” per indicare un modello simile, ma con un’enfasi maggiore sugli aspetti pratici e collaborativi dello sviluppo. <ref name="oshistoryieee"></ref> === La definizione di software fino agli anni Sessanta === Fino alla fine degli anni Sessanta, il software veniva condiviso liberamente tra gli addetti ai lavori e distribuito insieme all’'''hardware''' <ref>''Definizione di Hardware'', Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/hardware/</ref>: i programmi venivano considerati infatti strumenti accessori e non prodotti con un proprio valore commerciale. '''IBM''' <ref>''Sito dell'azienda IBM'', https://www.ibm.com/it-it</ref>, per esempio, forniva il software insieme alle macchine senza costi aggiuntivi permettendo agli utenti finali di studiarlo, condividerlo, modificarlo e adattarlo alle proprie esigenze. <br> Questo approccio favoriva un ambiente collaborativo tra ricercatori, ingegneri e sviluppatori, in particolare all’interno delle università. Si trattava di fatto di una prassi che anticipava gran parte dei principi dell’'''open source''', nonostante non vi fosse una formalizzazione '''ideologica''' e '''giuridica'''. === Separazione hardware e software, l’inizio del copyright === Il modello di software proprietario nasce con la separazione tra hardware e software, nel 1969, quando '''IBM''' annuncia la separazione di alcuni software dal catalogo principale, vendendoli separatamente rispetto all’hardware. <br> Il software in quel momento ha assunto un proprio valore economico e commerciale. Questo cambiamento aprì la strada alla nascita dell’'''industria del software indipendente''', in cui numerose aziende cominciarono a sviluppare e commercializzare programmi destinati a funzionare su hardware prodotto da terzi. Questa evoluzione rese necessaria la definizione di leggi specifiche per tutelare i diritti degli sviluppatori, facendo sì che l’utilizzo di programmi informatici fosse soggetto a '''licenze''' e '''restrizioni d’uso'''. Nei primi anni, la protezione giuridica del software si basava quasi esclusivamente sul diritto d’autore, soprattutto nei paesi europei, come l’Italia, dove il software è tuttora considerato alla stregua di un'opera dell’ingegno, assimilabile ai testi o alle composizioni artistiche. Negli Stati Uniti, invece, a partire dagli anni Ottanta, si è assistito a un crescente uso del '''brevetto''' come strumento di tutela del software, in particolare per proteggere algoritmi, processi e funzionalità implementate nei programmi. Questa differenza ha avuto un impatto profondo sull’evoluzione del settore: mentre il '''copyright''' tutela ''l’espressione'' del codice (cioè la forma con cui è scritto), il '''brevetto''' si concentra su ''funzionalità tecniche'' o ''idee implementative'' originali, purché soddisfino criteri di novità e utilità industriale. In Italia, e più in generale in Europa, l’approccio rimane orientato al diritto d’autore, e i brevetti software sono ammessi solo in casi molto specifici e con maggiore cautela rispetto al contesto statunitense. <ref>''Is software protected by copyrights or patents?'', Miller IP, https://lawwithmiller.com/blogs/patents/is-software-protected-by-copyrights-or-patents</ref> === Prima distribuzione di software “libero” (anni Ottanta) === Nonostante la vendita di software proprietario fosse ormai una prassi già a metà degli anni Settanta, alcuni programmi, già agli albori degli anni Ottanta, vengono distribuiti in modo simile al concetto che oggi chiamiamo '''FOSS''' (Free Open Source Software). Tra questi i nomi che spiccano maggiormente sono: * '''SPICE''' (Simulation Program with Integrated Circuit Emphasis) * '''TeX''' * '''Unix''' '''SPICE''', sviluppato da Donald O. Pederson <ref>David A. Hodges and A. Richard Newton, ''Donald O. Pederson (1925–2004)''. ''Biographical Memoirs'', National Academy of Sciences. https://www.nasonline.org/directory-entry/donald-o-pederson-nuhefs/. </ref> presso l’'''Università della California''', era un software ideato come supporto didattico per l’insegnamento della progettazione di circuiti integrati. Già nel 1973 il programma e il codice sorgente erano disponibili pubblicamente per volere dell’autore, in modo da permettere il libero accesso a studenti e ricercatori. <br> In maniera analoga, '''TeX''', un sistema di composizione tipografica e ''markup'' sviluppato da Donald Knuth <ref>Knuth, D. E. (n.d.), ''Fletcher Jones Professor of Computer Science'', ''Emeritus''. Stanford University. http://www-cs-faculty.stanford.edu/~knuth/</ref>, venne distribuito liberamente insieme al codice sorgente. <br> '''Unix''' <ref>Pavel, Misha. (1982). ''Introduction to Unix''. Behavior Research Methods & Instrumentation. 14. 135-136. 10.3758/BF03202142. </ref>, sviluppato inizialmente nei laboratori '''Bell''' <ref>Nokia. (2025). Nokia Bell Labs, https://www.nokia.com/bell-labs/</ref>, fu distribuito tra le istituzioni accademiche negli anni Settanta, favorendone lo sviluppo e la collaborazione tra ricercatori. Questi tre esempi rappresentano le prime manifestazioni del concetto di software libero, ponendo le basi per la cultura della '''condivisione''' e della '''collaborazione''' nel campo dello sviluppo software. === L’avvento di Internet e il suo impatto sul “free software” === La creazione di '''internet'''<ref>Leiner, B. M., Cerf, V. G., Clark, D. D., Kahn, R. E., Kleinrock, L., Lynch, D. C., Postel, J. B., Roberts, L. G., & Wolff, S. S. (2003). ''A Brief History of the Internet''. https://groups.csail.mit.edu/ana/A%20brief%20history%20of%20the%20internet%20-%20p22-leiner.pdf</ref> e la sua diffusione all’interno delle università ha rappresentato una svolta fondamentale nella diffusione del ''free software''.<br> Internet infatti rese più facile la collaborazione e la condivisione del codice sorgente su scala globale. In precedenza la circolazione del software libero avveniva principalmente tramite supporti fisici in ambienti accademici '''ristretti'''; con internet, invece, divenne possibile distribuire gli aggiornamenti dei programmi, la documentazione e gli '''strumenti di sviluppo''' necessari. Fu inoltre possibile una più ampia diffusione dei principi promossi dalla '''Free Software Foundation (FSF)''', del relativo manifesto e delle iniziative legate al movimento ''open source''. La nascita di portali come [https://sourceforge.net/ '''SourceForge'''], [https://github.com/ '''GitHub'''] e [https://about.gitlab.com/it-it/ '''GitLab'''] contribuì significativamente ad amplificare l’impatto del Free Software, trasformando queste piattaforme in veri e propri ''hub'' per la gestione collaborativa dei progetti software.<ref>''How the Internet transformed the software industry’’, Anthony I. Wasserman, https://jisajournal.springeropen.com/articles/10.1007/s13174-011-0019-x</ref> === L’open source oltre il software: sfide nei contesti educativi === Perché un progetto open source abbia successo, soprattutto in contesti non specialistici come quelli educativi o accademici, è necessario che adatti le sue caratteristiche distintive — come la collaborazione aperta, la modificabilità del contenuto e l’uso di licenze libere — alle pratiche consolidate di altri settori. Questo comporta l’allineamento con criteri di valutazione della qualità, sistemi di reputazione, modelli di attribuzione del merito e differenti regimi di proprietà intellettuale. Un esempio significativo è quello della piattaforma '''Connexions''', poi evoluta in '''OpenStax CNX''' (attiva fino al 31 dicembre 2022), creata per offrire e distribuire contenuti educativi aperti. Il progetto richiedeva che gli autori pubblicassero i materiali sotto licenza '''Creative Commons''', così da permetterne la visualizzazione, la distribuzione e la derivazione, a condizione di una corretta attribuzione. Tuttavia, il trasferimento delle pratiche tipiche dell’open source (come il riuso e la modifica libera) in ambiti con consuetudini più conservative ha mostrato dei limiti, specie quando mancava una cultura condivisa intorno al concetto di riutilizzo. La libertà di accedere e modificare il codice sorgente, elemento '''cardine''' nel software open source, si basa su un equilibrio tra norme tecniche (come i sistemi di versionamento quali Git) e norme culturali (come il consenso sui modi corretti di contribuire). Tuttavia, in altri ambiti mancano regole chiare su cosa costituisca un riuso legittimo, su come si debba documentare una modifica o su come distribuire meriti e compensi. Questo genera incertezza sia per gli autori, che temono di perdere il controllo sul proprio lavoro, sia per gli utenti, che non sanno fino a che punto possano intervenire sui contenuti. Connexions ha sperimentato direttamente queste criticità. L’assenza di linee guida consolidate per la modifica e la mancanza di una cultura diffusa sul riuso, unite a vincoli tecnici, hanno contribuito al progressivo abbandono delle logiche open source all'interno della piattaforma stessa. Nonostante queste difficoltà, la diffusione degli ideali del free software ha inciso profondamente sulle modalità di produzione della conoscenza: ha ridefinito il '''ruolo''' dell’autore, rimesso in discussione le '''gerarchie del sapere''' e promosso modelli di cooperazione fondati su coordinazione tecnico-sociale. Questa ha portato alla nascita di ''pubblici ricorsivi'', ovvero '''comunità''' capaci di sviluppare software e licenze che garantiscano la propria stessa sopravvivenza. È proprio questa flessibilità, legata alla pianificazione condivisa e alla possibilità di proporre alternative operative, che permette ai progetti open source di adattarsi e prosperare. <ref>Si veda Kelty, Christopher M., ''Two Bits: The Cultural Significance of Free Software'', Duke University Press, 2008.</ref>
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