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Hannah Arendt
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== Biografia == Hannah Arendt nasce nel 1906 a Hannover da una famiglia ebrea ricca e perfettamente integrata nella società tedesca. All’età di tre anni la famiglia si trasferisce a Königsberg <ref> [https://www.giorgioperlasca.it/hannah-arendt Giorgio Perlasca, ''Hannah Arendt'', «Giorgio Perlasca. Giusto tra le Nazioni», <https://www.giorgioperlasca.it/hannah-arendt>] </ref>, città natale di Immanuel Kant, dove cresce sotto la guida della madre, le cui idee erano di stampo socialista e la cui formazione era di tipo marxista. Nonostante Hannah Arendt aderisca inizialmente all’ideologia della madre, poi si distacca da essa. Tra il 1924 e il 1929 studia teologia e filosofia a Marburgo, Friburgo e Heidelberg, seguendo le lezioni di Bultmann, Husserl, Heidegger e Jaspers. Con Heidegger intreccia una relazione amorosa. In una lettera del 1925, scritta nella Selva Nera, Heidegger la rappresenta così: “Quando la bufera sibila intorno alla baita mi viene in mente la "nostra tempesta" – o ripercorro il silenzioso sentiero che costeggia il Lahn – o trascorro una pausa di tranquillità sognando l’immagine di una fanciulla che con l’impermeabile, il cappello calcato fin sopra i grandi occhi quieti, entrò per la prima volta nel mio studio e, timida e riservata, diede una breve risposta a tutte le domande – ed è allora che riporto l’immagine agli ultimi giorni del semestre – e solo allora capisco che la vita è storia.”<ref> Hannah Arendt, Martin Heidegger, ''Lettere 1925-1975 e altre testimonianze'', a cura di M.Bonola, Torino, Einaudi, 2007 </ref> Con Jaspers, relatore della sua tesi sul ''Concetto di amore in Sant’Agostino'', Hannah Arendt instaura invece un rapporto “filiale”, che continuerà anche nel dopoguerra. Nelle loro lettere emergono frequentemente i temi della colpa, della responsabilità morale e dell'insensatezza della violenza nazista. La tesi viene pubblicata nel 1929. Tuttavia, a causa delle sue origini ebraiche, nel 1933 a Hannah Arendt viene negata l'opportunità di conseguire l'abilitazione all'insegnamento nelle università tedesche. Nello stesso anno sposa il filosofo Günther Anders, anch’egli allievo di Heidegger e Husserl, da cui si separa nel 1937. Nel 1933, con l'ascesa del nazismo, si rifugia a Parigi, dove collabora con organizzazioni sioniste impegnate nell'emigrazione di bambini ebrei verso la Palestina. Durante il suo esilio in Francia, si dedica ad aiutare gli ebrei in fuga dalla dittatura hitleriana e collabora con giornali sionisti come “Aufbau” ('edificazione'). <br> A Parigi, inoltre, incontra e stringe amicizia con Benjamin, da cui nel 1941 riceve il manoscritto delle ''Tesi sul concetto di storia''. Successivamente, si sposa nel 1940 con il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui ha deciso di emigrare negli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra mondiale incontra Heidegger a Friburgo e decide di fare chiarezza sul suo rapporto con il regime, sulle sue azioni e anche sul senso della loro relazione. Decide, inoltre, di testimoniare a suo favore in un processo in cui Heidegger viene accusato di aver favorito il regime nazista. Nel 1951 ottiene la cittadinanza americana e decide di integrarsi pienamente nella vita culturale del paese che l'ha accolta, adottando l’inglese come lingua principale, pur continuando a considerare il tedesco come la sua lingua materna. Durante la sua collaborazione con giornali ebraici di lingua tedesca, sviluppa una visione fortemente critica della politica nazionalistica della comunità ebraica, proponendo invece l'idea di uno Stato condiviso tra ebrei e arabi in Palestina. Inoltre, si dedica alla traduzione e alla pubblicazione delle opere di Kafka, Benjamin, Jaspers e Heidegger. Nello stesso anno pubblica ''Le origini del totalitarismo'', un'opera che raccoglie le sue riflessioni sull'antisemitismo e le critiche al movimento sionista. A queste si aggiungono le analisi sul nazionalsocialismo, sul comunismo sovietico e, più in generale, sui totalitarismi emersi nel vecchio continente all'interno della società di massa. <br> Insegna a Princeton, Berkley e Chicago, poi pubblica numerosi saggi, tra cui ''Vita Activa'' (1958), ''Tra passato e futuro'' (1961) e ''Sulla rivoluzione'' (1963). Tra il 1960 e il 1962 si interessa al processo di Adolf Eichmann, un ufficiale delle SS a capo della logistica dei campi di sterminio nazisti. Analogamente al medico Josef Mengele, noto per gli esperimenti sui prigionieri di Auschwitz, anche Eichmann era riuscito a evitare il processo di Norimberga. Fu catturato più tardi in Argentina dai servizi segreti israeliani e portato in Israele, dove, al termine del processo, venne impiccato. Hannah Arendt prese spunto da tutta la vicenda per la stesura del volume ''La banalità del male'' (1964). <br> Nel 1971, tuttavia, la filosofa politica torna a riflettere sulla figura di Eichmann, che descrive come un piccolo borghese, burocrate obbediente agli ordini e incapace di un pensiero autonomo. Sottolinea che il male consiste nell'assenza e nel rifiuto del pensiero; un uomo privo di coscienza morale non può essere considerato un "essere pensante", poiché pensare significa mantenere aperto quel dialogo interiore che ci obbliga a scegliere tra il giusto e l'ingiusto. Pertanto, il pensiero è l'unico antidoto alla barbarie. Hannah Arendt muore nel 1975 a causa di un attacco cardiaco e viene sepolta nel cimitero del Bard College a New York.
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