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Disturbo borderline di personalità
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==Origine e storia== Il DBP per un lungo periodo non venne riconosciuto nella nomenclatura psichiatrica. In lingua inglese, la parola ''borderline'' veniva inizialmente utilizzato per riferirsi a pazienti cui comportamento era peggiore di quello dei compagni, oppure a soggetti i quali presentavano i sintomi delle due psicosi maggiori: la schizofrenia e la nevrosi.<ref>Gunderson, ''Disturbo di Personalità Borderline'', 2010, p. 19.</ref> Nessuno all’epoca considerò una forma che si sarebbe potuta collocare in una via intermedia tra la psicosi e la nevrosi. Questa concezione mutò quando i neuropsichiatri si resero conto che vi erano pazienti con forme di psicosi diverse da quelle classiche, più morbose e refrattarie. Nel 1930 il termine "borderline" indicava pazienti difficili sia da analizzare che da curare. I primi studi cominciarono ad essere condotti nel 1938 da A. Stern, uno dei ricercatori che contribuì maggiormente alla diffusione del termine. Nel frattempo i trattamenti utilizzati, ovvero la psicoanalisi e l’ipnosi, si rivelavano spesso inefficienti e talvolta peggioravano la condizione dei pazienti, i quali venivano dunque definiti “troppo disturbati”.<ref>Gunderson, ''Disturbo di Personalità Borderline'', 2010, p. 20.</ref> Un grande contributo fu dato tra il 1953 e il 1967 da R. P. Knight e O. Kernberg. Quest'ultimo è stato il primo a parlare di: “organizzazione della personalità borderline”. Un'ipotesi ideata nel 1968 riconduceva il DBP ad una schizofrenia non psicotica e successivamente a una variante del disturbo post-traumatico da stress. Tutte queste definizioni furono però smentite. Con il progressivo interessamento e le continue ricerche, dagli anni Settanta in poi, i medici cominciarono ad attuare nuovi trattamenti, con la speranza che si rivelassero efficaci. Ne sono un esempio le terapie cognitivo-comportamentali, le stesse utilizzate con i pazienti che soffrivano di depressione, ma con alcune modifiche per poterle applicare ai disturbi di personalità. Le problematiche di questa condizione assunsero sempre più rilievo nella società e molti desideravano definirne i sintomi a livello sia clinico che empirico in modo da poter, diagnosticare con sicurezza questo disturbo.<ref>Migone, ''Il Ruolo Terapeutico'', 1990, pp. 30-34.</ref> Nel 1980 il disturbo borderline entrò a far parte del ''Manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, 3<sup>a</sup> edizione'', come disturbo di personalità sull’AsseII. Il Manuale conteneva otto criteri diagnostici ben precisi, aggiornati dopo due decenni nell’edizione successiva, per riuscire a fare una diagnosi più rigorosa.<ref>Gunderson, ''Disturbo di Personalità Borderline'', 2010, pp. 4-5.</ref>
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