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== Famiglia == Alcune informazioni sulla famiglia Alighieri vengono fornite da Dante nel canto XV del ''Paradiso''. Lì, Dante fa parlare il trisavolo Cacciaguida che rivela di essere vissuto al tempo dell’imperatore Corrado III e di essere stato ordinato cavaliere da quest’ultimo in occasione della seconda crociata, tra il 1146 e il 1148, alla quale partecipò e morì. In una società come quella fiorentina del XIII secolo era di grande importanza poter vantare la presenza di un cavaliere in famiglia.<ref>Barbero, ''Dante'', pp. 28-29.</ref> Nello stesso passo del Paradiso, Dante informa sull’esistenza di un figlio di Cacciaguida dal quale la famiglia prese nome: Alaghieri, il bisnonno di Dante. Alaghieri viene citato anche in due diversi documenti notarili del tempo: il primo lo vede impegnato in una trattativa con la chiesa di S. Martino assieme a un’altra famiglia magnatizia del vicinato, decisamente più importante, i Donati; l’altro riguarda un atto pubblico del comune al quale presenziò come garante dell’accordo. Da questi documenti emerge che era quantomeno un personaggio di rilievo nella società fiorentina. L’unico figlio di Alaghieri conosciuto è Bellincione, il nonno di Dante. Bellincione fu molto presente nella vita politica del comune: partecipò alle riunioni, probabilmente come dirigente dell’arte delle corporazioni mercantili e artigiane e presenziò ad atti comunali di rilievo. Gran parte dei documenti in cui è menzionato proviene da un notaio di Prato, città dove probabilmente Bellincione aveva terre ed interessi economici. In ogni caso, la sua principale attività, alla quale introdusse anche i figli, fu quella di prestatore di denaro. La partecipazione di Bellincione al governo cittadino, durante il regime del Primo Popolo dal quale erano escluse le grandi famiglie nobiliari di Firenze, lo colloca tra i cittadini più facoltosi di Firenze ma ben lontano dalla nobiltà. Un figlio di Bellincione, Alighiero, compare con i fratelli e il padre in una serie di atti notarili che riguardavano la vendita di terreni e prestiti, con interessi elevati, ad altri gentiluomini. È necessario fare una precisazione sul lavoro di prestatore di denaro: infatti, al tempo era condannabile come usura, ma di fatto era socialmente accettato se la trattativa avveniva tra uomini di un certo livello sociale. Un ulteriore indizio della fama degli Alighieri è il fatto che dal 1260 detenevano un cognome, cosa assai rara per il tempo; infatti, lo zio di Dante Burnetto è citato nel ''Libro di Montaperti'' come “Burnettus Bellincionis Alaghieri”. Comunque a Montaperti Burnetto combatté soltanto come fante e non come cavaliere come la totalità dell’élite fiorentina.<ref>Barbero, ''Dante'', pp. 31-45 e Pellegrini, ''Dante Alighieri'', pp. 26-29.</ref> Alighiero probabilmente morì quando Dante aveva tra gli 8 e i 14 anni; ciò contribuirebbe a spiegare la totale assenza di riferimenti al padre nelle opere di Dante. La madre invece, monna Bella, potrebbe aver fatto parte della famiglia degli Abati ma l’attribuzione è quanto meno incerta.<ref>Barbero, ''Dante'', pp. 50-51.</ref>
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